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Dilva Francescati, 92 anni, mamma. Uccisa a coltellate dal genero, che ferisce anche la moglie e il gatto (ma loro si salvano)

Milano, 23 Novembre 2020


Titoli & Articoli

Milano, la furia dell’ex operaio: decine di coltellate a moglie e suocera, sono in fin di vita (Milano Today – 22 novembre 2020)
La follia all’alba in una casa di via Lambruschini. L’uomo ha poi cercato di uccidersi. I fatti
Si è avventato contro di loro colpendole più e più volte. Lo ha fatto con violenza, ferocia, per uccidere, per ammazzare. Poi ha cercato di fare lo stesso con se stesso, ma probabilmente gli è mancata la forza, il coraggio. E a quel punto ha dato l’allarme. Sono questi i terribili frame dell’alba di sangue che si è consumata domenica in un appartamento nel condominio al civico 29 di via Lambruschini a Milano, alla Bovisa. Quella casa è stata il teatro della follia messa in scena da un uomo di 66 anni, che ha accoltellato la moglie 62enne e la suocera 92enne prima di cercare, inutilmente, il suicidio.
La prima telefonata al 112 è arrivata proprio dall’aggressore, un ex operaio in pensione che nel suo passato non ha mai avuto problemi con la giustizia. Quando i soccorritori del 118 e i carabinieri del Radiomobile e dalla Pmz Magenta sono arrivati sul posto si sono trovati davanti una scena raccapricciante.
La 62enne, che lavora come archivista Rai, aveva numerosi fendenti al busto con alcune ferite molto profonde, segno evidente della violenza dei colpi. Sua madre aveva i segni di oltre 20 coltellate ricevute tra il torace e l’addome. Soccorse immediatamente, entrambe sono state portate in ospedale: l’archivista è finita al Niguarda per essere operata, mentre la 92enne è stata accompagnata al San Carlo e anche lei è immediatamente entrata in sala operatoria.  L’ex operaio – che nella sua sete di sangue ha ferito a coltellate anche il gatto – è invece stato ricoverato al Niguarda per essere medicato: dopo la mattanza si è accoltellato, ma si è procurato soltanto ferite superficiali, anche se non è escluso che la sua intenzione fosse qulla di uccidersi. L’uomo, nel pomeriggio, è stato dichiarato in arresto con l’accusa di tentato omicidio. L’appartamento è stato sequestrato su disposizione dell’autorità giudiziaria, che ha delegato le indagini al nucleo operativo della stazione Milano Porta Magenta. Dai primi accertamenti, sembra che non ci siano vecchi interventi delle forze dell’ordine a casa della coppia, che non ha figli. Il movente di un raid tanto violento resta per ora ancora un mistero.

Accoltellata dal genero ex operaio: morta per le ferite (Milano Today – 23 novembra 2020)
La donna aveva 92 anni. In via di miglioramento invece la moglie dell’uomo, che lunedì ha lasciato il reparto di terapia intensiva dove era stata inizialmente ricoverata
Non ce l’ha fatta la suocera di Giuseppe Luciano Bianco, il 66enne che all’alba di domenica ha accoltellato lei e sua figlia (moglie dell’uomo) in una violentissima aggressione avvenuta nel loro appartamento di via Lambruschini, zona Bovisa. La donna, che si chiamava Dilva Francescati e aveva 92 anni, è deceduta all’ospedale Niguarda di Milano per le ferite riportate dopo aver ricevuto almeno 20 coltellate.
Migliorano invece, per fortuna, le condizioni della moglie dell’omicida. La donna, che lavora come archivista alla Rai e ha 62 anni, non sarebbe più in pericolo di vita: lunedì ha lasciato il reparto di terapia intensiva dove era stata inizialmente ricoverata. Soltanto lievi, invece, le ferite che l’uomo si era auto inferto: domenica stessa era stato dimesso dopo essere stato soccorso in codice verde.
Bianco è stato arrestato, con l’accusa di duplice tentato omicidio – quando la signora Francescati era ancora in vita – e al momento si trova in carcere a San Vittore. Il 66enne, ex operaio in pensione, ha confessato davanti al pubblico ministero Cecilia Vassena di aver accoltellato moglie e suocera, apparendo, secondo quanto trapelato, “lucido e capace di intendere e di volere”

Milano, accoltella moglie e suocera, poi tenta suicidio: sono gravissime. «Un piano meditato» (Corriere della Sera – 22 novembre 2020)
Un uomo di 66 anni ha tentato di uccidere a coltellate la moglie di 62 anni a cui da poco era stata diagnosticata una grave malattia, e la suocera di 92 in un appartamento di via Lambruschini. Le due donne sono al Niguarda
Le ha accoltellate all’alba, mentre erano a letto. Giuseppe Bianco, 66 anni, un’esistenza senza ombre, s’è svegliato nel suo appartamento al primo piano di una palazzina di via Lambruschini 29, alle spalle del Politecnico Bovisa, e ha impugnato un grosso coltello preso dalla cucina. Ha infierito sui corpi della moglie e della suocera con più di venti coltellate. Una ferocia che per gli investigatori non è il frutto della rabbia di una lite degenerata, quanto piuttosto di un piano lucido e a lungo meditato. Un piano per chiudere tutto.
La vita della suocera ormai 92enne e inferma Dilva F. e quella della moglie Cinzia B., 62 anni, archivista alla Rai e una grave malattia diagnosticata da poco. Ma anche la sua, quella di un ex operaio oggi in pensione che poche settimana fa aveva acquistato un’auto nuova e che sabato sera, poche ore prima della sua strage, ha salutato come sempre un vicino di casa uscendo a buttare la spazzatura. Non c’è riuscito, anche se le due donne sono in condizioni critiche. Prognosi riservata per la moglie, che ha subito un intervento delicato a causa delle diverse coltellate all’addome e al torace; la donna sarebbe per il momento fuori pericolo. Gravissima invece la suocera, trasferita domenica pomeriggio nello stesso ospedale dal San Carlo per essere anche lei sottoposta a un delicato intervento. Ma le 20 coltellate in diversi punti del corpo hanno debilitato ancora di più il suo fisico già provato.
Il piano di Giuseppe Luciano Bianco doveva chiudersi anche con la sua morte. Ma le coltellate che ha rivolto verso di sé sono state deboli, forse fiaccate da uno choc che lo ha portato a realizzare quanto aveva compiuto: non hanno leso organi vitali ed è stato lui stesso alle 6.30 di domenica mattina a chiamare il 112 per avvertire i carabinieri. «Ho accoltellato mia moglie e mia suocera», ha detto semplicemente. Quando i militari sono arrivati in via Lorenzini, Bianco ha raccontato di aver colpito anche il gatto. L’animale è stato ritrovato ferito alcune ore dopo: è stato preso solo di striscio. È stato affidato alle cure veterinarie dell’Ats. Come se nel suo progetto di chiudere ogni conto ci fosse, appunto, l’idea di non lasciare in vita nessuno. Di non lasciare alcun legame con questo mondo.
Ora Bianco è in arresto per duplice tentato omicidio. Nel tardo pomeriggio, dopo una visita psichiatrica, è stato interrogato dal pm Cecilia Vassena alla quale ha cercato di motivare le ragioni di un gesto che nessuno poteva immaginare. Anche se i vicini del piano terra oggi raccontano di liti — «ma non negli ultimi tempi» — in cui Bianco inveiva soprattutto contro la suocera urlandole «ma quando muori!». Ma si tratta di episodi che solo adesso vengono riletti in questa chiave. Nessuno ha mai chiamato polizia o carabinieri e le liti non sono mai apparse così violente da richiedere l’intervento delle forze dell’ordine. «Una persona gentile. In passato è capitato che mi chiedesse aiuto per sistemare il cellulare — racconta un giovane vicino —. In queste settimane ero chiuso in quarantena e lui si è offerto di farmi la spesa. Eppure…».
L’anziana suocera «non usciva mai di casa, ma si intravedeva dall’appartamento», racconta un altro vicino. Domenica sera sul tardi Bianco, dimesso dall’ospedale vista la lieve entità delle lesioni autoinflitte, è stato portato al carcere di San Vittore.
La casa è di corte: due piani, un piccolo patio interno che oggi è completamente occupato dalle impalcature e dai materiali dei muratori che stanno rifacendo ballatoi e parti comuni. Una palazzina dove, al netto di qualche famiglia straniera, più o meno ci si conosce tutti. E nei ricordi di comuni la famiglia di Giuseppe Bianco è sempre stata lì, senza figli e senza grandi visite di parenti. Insieme avevano anche trascorso questo doppio lockdown. La moglie da tempo lavorava in smart working. A volte si vedeva una badante.
Domenica mattina i carabinieri della compagnia Porta Magenta, guidati dal capitano Ilaria Campeggio, sono riusciti a rintracciare un anziano fratello della 92enne. Lo hanno chiamato al telefono dicendo che la sorella era stata ricoverata in ospedale per un malore. Lui inizialmente ha pensato a un tentativo di truffa. Poi ha raccontato che da anni non sentiva la sorella, che i due non avevano alcun rapporto. Di lei s’era sempre occupata la figlia Cinzia e il marito che non avevano mai avuto figli.


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