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Arianna, 7 anni. Sgozzata dal padre

Legnago (Verona), 21 Gennaio 2000


Titoli & Articoli

Sgozza la figlia di 8 anni per punire l’ ex moglie (la Repubblica – 22 gennaio 2000)
L’ ha sgozzata nel letto, mentre dormiva. Un lungo coltello per tagliare la gola di Arianna, la figlia di otto anni. Lui, il padre, si chiama Alessandro Montanaro, un tossicodipendente di 32 anni separato dalla moglie da pochi mesi. Dopo aver ucciso la figlia Alessandro Montanaro ha tentato il sucidio, ma con poca convinzione. Sulla sua gola la lama ha lasciato solo una ferita poco profonda, tanto che i carabinieri, dopo l’ arresto e l’ interrogatorio, l’ hanno trattenuto in infermeria per poche ore e subito dopo l’ hanno portato in carcere.
Perché uccidere una bambina? “Ti tolgo quello che hai di più caro così avrai il rimorso per tutta la vita”, ha scritto Montanaro alla moglie Isabella che, dopo la separazione, frequentava un altro uomo. Poi ha lasciato quel biglietto, insieme a una lunga lettera, vicino al letto insanguinato. Montanaro si bucava, da anni tirava a campare. Alle spalle qualche precedente penale per piccoli furti e droga. Anche il carcere non era servito. E Isabella aveva deciso di troncare quel rapporto logorato dall’ eroina. Anche gli esperti della comunità di recupero avevano seguito quella famiglia sfortunata. Ma come spesso accade, lui s’ era stufato presto. Andava e veniva dai centri di recupero e accettava a fatica le prescrizioni dei medici, i colloqui con gli psicologi, i consigli degli assistenti sociali. Fino a quando lei, sua moglie, ottiene la separazione e trova un nuovo compagno. Volano parole grosse, minacce anche. Ma sembrano solo spacconate, nemmeno le prime.
Madre e figlia sono abituate da tempo a quell’ uomo dal viso torvo, gli occhi perduti, le scenate improvvise quando la crisi riaffiora. L’ altra sera, l’ epilogo. Alessandro Montanaro saluta l’ anziana madre, con la quale era tornato a vivere, e raggiunge l’ appartamento della moglie. Prende in consegna la piccola Arianna e va nella casetta bianca di due piani dove, fino a otto mesi prima, avevano vissuto insieme. La prima a intuire il pericolo è la nonna. Forse per un presentimento, esce di casa intorno a mezzanotte e raggiunge il figlio. Suona il campanello, ma il portone resta chiuso. Allora sbatte i pugni, urla, lo chiama per nome. Lui esce sporco di sangue. Non si sa come ma la donna trova il coraggio di attaccarsi al telefono e compone il 118. “Quando siamo arrivati, l’ uomo era immobile davanti al corpo esangue della bambina” racconta il capitano dei carabinieri Marco De Donno. Insieme arriva anche l’ ambulanza ma la piccola, già priva di conoscenza, muore poco dopo. All’ alba i carabinieri raggiungono la madre. Isabella sente suonare il campanello, ma crede sia il marito in collera. E non apre. Ci vuole un’ ora per convincerla che sono i carabinieri, per farla salire sull’ Alfa bianca e blu. Le dicono che c’ è un problema col marito. Solo in caserma le raccontano la verità. Lei ascolta con gli occhi fissi, il volto terreo. Poi crolla sul tavolo grigio della caserma. (di Danilo Castellarin)

 

Corriere della Sera – 22 gennaio 2000


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