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Tino Bellinello, 87 anni, benzinaio in pensione, ex ciclista, padre. Uccide la moglie con un colpo di pistola e si suicida

Rovigo, 14 Febbraio 2020

 


Titoli & Articoli

Tino e Renata: assieme una vita, assieme per l’ultimo, grande viaggio (La voce di Rovigo – 19 febbraio 2020)
Venerdì alle 15 l’addio ai due coniugi, conosciuti e amatissimi
Dopo una vita passata fianco a fianco, affronteranno uniti anche l’ultimo viaggio. Sarà venerdì, alle 15, nella chiesa della Madonna Pellegrina, affacciata su piazzale Cervi, il funerale di Tino Bellinello, 87 anni, e Renata Berto, 78 anni, marito e moglie. I due coniugi, amatissimi e molto noti in città, protagonisti dell’omicidio suicidio che, nel giorno di San Valentino, ha scosso la Commenda.
Nella notte, secondo le prime ricostruzioni, Tino avrebbe preso la pistola che regolarmente deteneva, avrebbe sparato alla moglie, uccidendola sul colpo, nell’abitazione di viale Gramsci al civico 45, poi avrebbe rivolto l’arma contro di sé e avrebbe fatto fuoco, per morire alcune ore dopo, in ospedale. A monte di tutto, secondo una lettera ritrovata dagli investigatori, scritta da una unica mano ma con, in calce, entrambi i nomi, di Tino e Renata, ci sarebbe la volontà di farla finita. Per non soffrire più. Un messaggio che ha sconvolto gli stessi familiari, legati ai genitori, che vedevano quotidianamente, o quasi, e che non erano assolutamente al corrente di problemi di questa portata.
Sapevano che Tino era in cura per una forma di depressione e che Renata aveva avuto qualche problema di salute, ma non si parla di nulla di irrecuperabile, anzi. Ieri è stata la giornata in cui l’inchiesta, di fatto, si è chiusa. Dissequestrata l’abitazione, con la rimozione dei sigilli che erano stati apposti dopo il primo sopralluogo della polizia, concesso da parte della Procura il nulla osta per procedere alle esequie dei due coniugi. Queste si terranno, come detto, nella chiesa maggiore della Commenda, venerdì alle 15.
Tino e Renata affronteranno l’ultimo viaggio assieme, come assieme avevano trascorso tutta la vita. I vicini, infatti, parlano di una coppia unitissima, nota per la passeggiata assieme che sempre faceva col cane di famiglia. Anche i familiari hanno parlato di una coppia che si era amata per tutta la vita, intensamente, nei momenti facili come in quelli difficili.
Dal punto di vista delle indagini, il caso appare chiuso. Tutto, in questi giorni, ha confermato quella che era l’ipotesi iniziale: un omicidio suicidio. Dal momento che anche chi, secondo questa ricostruzione, ha sparato non è più in vita, non c’è nessuna indagine da portare avanti per la Procura. Ora, tutta la Commenda, ma non solo, si appresta a dare l’ultimo saluto e Tino e Renata. Uniti nell’addio come per tutta la vita. L’ex campione di ciclismo che aveva gestito per decenni il distributore Shell di fronte all’hotel Cristallo e la moglie, che aveva condotto la lavanderia sotto casa e che era innamorata del suo orto e della sua abitazione.

Addio a Tino a Renata. “Dormivano ancora mano nella mano” (La voce di Rovigo – 21 febbraio 2020)
La Commenda in lacrime per i due anziani, la straziante lettera dei figli
La foto scelta per l’addio li ritrae mentre, sorridenti e giovanissimi, stanno scendendo da un’auto bianca, vestiti da sposi. Da quel giorno, non si sono più lasciati. “Dormivano ancora tenendosi la mano”, ha ricordato la figlia Maria, durante il funerale, squassata dal pianto.
E’ arrivata tutta la Commenda “storica”, per dare l’addio a Tino Bellinello, 87 anni, ex campione di ciclismo ed ex gestore del distributore di carburanti Shell, di fronte all’Hotel Cristallo, e alla moglie Renata Berto, 78 anni, che a lungo ha gestito la lavanderia sotto l’abitazione, al civico 45 di viale Gramsci. E’ qui, in casa, che, secondo le prime risultanze, Tino, il giorno di San Valentino, avrebbe sparato alla moglie, con la sua pistola, per poi rivolgerla contro se stesso. Lei è morta subito, lui poche ore dopo.
Un episodio che ha sconvolto tutti coloro che conoscevano e amavano i due anziani, unitissimi, così come erano uniti ai loro familiari, i figli Mauro e Maria, la nuora Micaela e il genero Antonio, che ha scoperto la tragedia, i nipoti Alessio e Stefano.
Una cerimonia sobria, l’addio, con i due feretri affiancati, di fronte all’altare. Chiusa dalla lettera che Maria ha voluto scrivere e leggere ai tanti presenti, facendosi portavoce anche dei pensieri di Mauro, l’altro figlio. Una straziante spiegazione dell’accaduto, senza rancore, senza giudizi o condanne, venata da un enorme dolore e senso di perdita, ma ancora e per sempre piena di un infinito amore verso i genitori.
“Mamma e papà si sono amati dal primo momento in cui si sono conosciuti – ha detto ai presenti – dormivano ancora mano nella mano. Amavano tantissimo noi figli e i nipoti, ci sostenevano in ogni modo”. Poi, il racconto dell’ultimo periodo, difficile, lì dove forse si annidano le radici della tragedia. “Papà negli ultimi tempi si era avvilito, sentiva venire meno la sua straordinaria vitalità. A mamma si era presentata la malattia, ma reagiva, si prendeva cura della casa, assisteva papà. Lui non sopportava di vederla soffrire, io lo incoraggiavo, noi lo incoraggiavamo, ma non voleva darci un peso. Purtroppo, nella sua grande riservatezza, è arrivato a questo estremo gesto di disperazione”.
Un racconto senza condanne, senza che l’amore di una vita sia rimasto intaccato da questo dolorosissimo epilogo, con un monito, che però nulla toglie all’affetto, che durerà per sempre: “Non vogliamo che si pensi che quello scelto da papà sia il modo di risolvere i problemi”. Poi, uno straziante messaggio d’amore e d’ammirazione verso i genitori: “Mamma e papà, mi mancate tantissimo. Vi terremo nel nostro cuore per tutta la vita. Mamma, papà, grazie per tutto l’amore che ci avete insegnato”
Infine, l’ultimo viaggio, fianco a fianco, per sempre, come per tutta la vita. Come quando scendevano da quella macchina bianca, sorridenti, giovanissimi. Forse sapevano già che non si sarebbero mai più lasciati.


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