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Pier Paolo Cardia, guardia forestale, padre. Uccide la moglie con un colpo d’arma da fuoco davanti alla figlia di 6 anni. Condannato a 14 anni e mezzo, dopo 6 è libero per indulto, chiede la pensione di reversibilità della moglie uccisa e intenta una causa per ottenere anche la proprietà della casa. La figlia lo rinnega, cambia cognome e fa approvare una legge per impedire che il padre abbia i soldi della donna che ha ucciso

Nuoro, 3 Dicembre 1998


Titoli & Articoli

Uccide la moglie, lo liberano e gli danno pure la pensione (il Giornale – 19 febbraio 2010)
Ha ucciso la moglie e ora ha diritto alla pensione. L’incredibile verdetto arriva dalla Sardegna. Secondo l’Inpdad, il vedovo può ricevere la pensione di reversibilità dell’ex compagna. Che però è stata uccisa propria da lui.
Non è finita qui: l’Inpdad non rileva neppure l’esistenza di una orfana ancora minorenne che per dodici anni, fino al mese scorso, ha percepito la pensione della madre. È uno scherzo di cattivo gusto della burocrazia, che non tiene mai conto di omicidi, processi o condanne. L’assassino ha scontato la pena, 14 anni e mezzo, mentre la figlia minorenne vive con la famiglia degli zii materni. Che adesso denunciano «questa vicenda vergognosa» della quale informeranno pure «il Capo dello Stato».
Irene Mele è di Nuoro. È la sorella di Annamaria, impiegata al ministero del Lavoro, uccisa il 3 dicembre 1998 dal marito Pierpaolo Cardia, guardia forestale: un litigio in casa. L’uomo aveva utilizzato la pistola d’ordinanza, appoggiato la canna alla tempia della moglie e fatto fuoco. La figlia di sei anni era nella stanza a fianco.
L’assassino, dopo aver portato la bambina dai nonni, era poi andato a costituirsi dalla polizia. Era stato processato con il rito abbreviato e condannato a 14 anni e mezzo. Ma è fuori dal 2007 grazie all’ indulto. Pochi giorni dopo aver lasciato la cella, l’uomo aveva già chiesto la pensione di reversibilità della moglie.
La famiglia della donna uccisa, oggi è pronta a portare in prima pagina la vicenda e ad aprire una campagna. Da sempre la condanna di Pierpaolo Cardia è sembrata troppo debole ai parenti di Annamaria. La coppia era in crisi da tempo, aveva più volte deciso di restare unita per via della figlia, ma quando è saltata fuori l’esistenza di una relazione extra-coniugale dell’uomo, la moglie aveva deciso di trasferirsi a Sassari portando con sé la bambina. A questo si era opposto Pierpaolo, che ai giudici ha parlato di una separazione che non voleva; da qui il litigio che poi ha portato all’uccisione della donna.

Vanessa Cardia, nuorese di 18 anni, ne aveva 6 quando il padre sparò su Annamaria Mele. Ora grazie alla sua battaglia è passata alla Camera una legge che nega la reversibiltà della pensione agli uxoricidi
Finalmente Vanessa sorride: la legge approvata ieri alla Camera dei deputati, grazie alla sua battaglia, non consentirà più agli uxoricidi come suo padre, ma anche ai parricidi, ai matricidi e a chiunque si macchi di un delitto in famiglia, di beneficiare delle pensioni di reversibilità delle vittime. Il sorriso è liberatorio,
non triste come quello del febbraio scorso quando si era presentata a Mi manda Rai 3 per spiegare all’Italia il dramma che stava vivendo. La pensione di reversibilità della madre Annamaria Mele (ammazzata dal marito Pierpaolo Cardia il 3 dicembre del 1998 a Nuoro) la percepiva lui, l’ uxoricida, che aveva nel frattempo scontato una pena più mite dei 14 anni e mezzo a cui era stato condannato, e che uscito dal carcere nel novembre 2007 non aveva avuto remore a presentare domanda all’Inpdap ottenendo quel 60% che gli spettava per legge e lasciando a Vanessa il 20%.
Una storia che ha indignato l’Italia e spinto i parlamentari a mettere mano al testo di legge. «Finalmente dopo tanto clamore ce l’abbiamo fatta – sospira Vanessa – Posso dire che oggi sono felice non per il valore dei soldi, ma per la soddisfazione che mio padre non percepirà più i denari frutto del lavoro di mia madre. Si è macchiato di un delitto orrendo, ha privato mamma della vita, mi ha strappata al suo affetto, poi mi ha reso orfana un’altra volta togliendomi il diritto alla pensione che mi consente di andare avanti e studiare. La nuova legge rende giustizia alla memoria di mia madre e soprattutto a tutte quelle persone che si trovano nella mia condizione ma hanno pudore di denunciare». Lei, combattiva com’è, non ha esitato a farsi da paladina e sfruttare le occasioni offerte dai media dopo la prima apparizione a Mi manda Rai 3. La sua storia è stata raccontata da una docufiction nella trasmissione Amori criminali e pochi giorni fa nel salotto televisivo di Paola Perego. «E’ grazie a queste uscite in tv che hanno smosso le coscienze se oggi ho ottenuto questa vittoria». La legge è stata licenziata dal primo ramo del parlamento alle 14,30 di ieri. Prima firmataria Amalia Schirru, parlamentare sarda de Pd. Il testo iniziale della legge da lei proposto è stato integrato da alcuni parlamentari di Fli: oltre che per gli uxoricidi l’impediemento di percepire pensioni delle vittime è stato esteso anche ad altri componenti del nucleo familiare che si macchino di delitti dei propri congiunti.«Nella mia dichiarazione finale ho citato Vanessa, perché attraverso la sua testimonianza abbiamo colto il vuoto legislativo», ha commentato Amalia Schirru. «In questi casi bisogna prima di tutto pensare a riscattare il diritto dei minori – ha proseguito – Questa legge ha trovato l’accordo di tutti i partiti e passerà a giorni anche in Senato».
Dice Agostino Mele fratello di Annamaria, la vittima, che insieme a sua moglie ha adottato la piccola Vanessa dopo la tragedia che ha devastato la famiglia: «Abbiamo ottenuto giustizia in un tempo breve, ringraziamo Amalia Schirru per l’impegno e i deputati che si sono prodigati insieme a lei».
Vanessa ha compiuto 18 anni il 22 settembre. Frequenta l’ultimo anno del liceo classico, vive a Mamoiada con i suoi zii che la amano come una figlia. Ora per lei si annunciano altre battaglie. Pierpaolo Cardia, che ora vive con un’altra donna, è perseverante: ha già presentato istanza al giudice perché lo riconosca unico usufruttuario della casa di piazza Veneto dove ha compiuto l’omicidio togliendo la vita ad Anna Maria Mele e distruggendo quella della figlia. Quando l’assassino freddò la moglie colpevole di voler mettere fine all’inferno di una vita matrimoniale fatta di violenze e abusi, Vanessa, che aveva appena sei anni, era nella stanza accanto.

 

“Mio padre uccise mamma, io avevo 6 anni. Ora studio da criminologa in suo onore” (Leggo, 18 febbraio 2016)
Uno dei tanti casi di femminicidio: un uomo che prende la sua pistola e spara a sua moglie, uccidendola, davanti alla sua bambina di 6 anni. La vittima si chiamava Anna Maria Mele, il marito killer Pier Paolo Cardia, la figlioletta Vanessa, ed era il 3 dicembre del 1998. L’uomo uccise la moglie, poi prese per mano lei e chiamò i carabinieri: “Ho ammazzato mia moglie, venite a prendermi”. Lui finì in carcere, lei con gli zii materni: un’infanzia felice, in cui non le hanno mai fatto mancare niente, per quanto felice possa essere una bimba che ha perso la madre in quel modo terribile.
Ne parla oggi il Corriere della Sera. Vanessa adesso vive a Liverpool, e come mestiere ha scelto di fare la criminologa, un omaggio a sua madre e a quella brutta storia di cronaca. “Mi piacerebbe lavorare nel settore criminal justice, cercare di aiutare persone che hanno vissuto la mia situazione e far loro capire che si può andare avanti”.
Nel Regno Unito dal 2011, Vanessa, una dei tanti giovani italiani che hanno cercato (e trovato) fortuna all’estero, ha studiato prima in Galles, adesso a Liverpool, per un master. “Mi interessa indagare sui meccanismi che creano certe situazioni, sulla vittima che non ha colpa. Dovrei presentare entro quest’anno il mio progetto di ricerca, poi lavorerò da assistente sociale con le vittime o in carcere con chi commette i reati, anche se forse per questo passaggio non sono ancora pronta”.
Anni dopo quel delitto, suo padre si è anche fatto vivo, per conoscerla. “Mi ha inviato una email, voleva essere un messaggio di pace – racconta – mi diceva di aver saputo che ero all’estero, che era contento per me e che voleva conoscermi. Gli ho risposto che non ero interessata e che non volevo averci niente a che fare”. 
Ora lui è libero, scarcerato dopo dieci dei 14 anni a cui era stato condannato: appena fuori dal carcere, chiese addirittura la pensione di reversibilità della moglie ammazzata, ma una lunga battaglia da parte delle associazioni e della stessa Vanessa portò a una modifica della legge. Adesso vuole anche quella casa, la casa del delitto, vuota da quel 3 dicembre, e ha messo in piedi una lunga causa civile per riprendersi la proprietà. 


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