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Pierluigi Petit, 58 anni, broker assicurativo in pensione. Massacra la convivente colpendola alla testa a colpi di martello e manubrio da palestra e rimane a vegliarla per giorni. Assolto per incapacità di intendere e di volere, viene rinchiuso per 8 anni in un Opg

Verona, 6 Dicembre 2011


Titoli & Articoli

Uccide la compagna in un raptus di follia, in carcere 58enne (Verona Sera – 6 dicembre 2011)
Ha messo fine ad una convivenza che durava da 20 anni in una maniera molto tragica. Pierluigi Petit, 58 anni, è in stato di fermo per omicidio aggravato con l’accusa di aver ucciso la sua convivente, Daniela Bertolazzi. L’indagato, che a quanto si apprende si troverebbe in uno stato di alterazione psichica, è stato sottoposto ad interrogatorio dal pm Federica Ormanni. A scoprire il delitto è stata una vicina della coppia, che ha notato il corpo della donna riverso a terra in una pozza di sangue. La vittima, 60 anni, sarebbe stata uccisa da colpi sferrati con un martello. La vicina di casa ha subito dato l’allarme al 113 spiegando che il 58enne le avrebbe confermato di aver ucciso lui la sua compagna; l’omicidio sarebbe avvenuto sei giorni fa e poi l’uomo avrebbe vegliato il cadavere. Daniela Bertolazzi e’ stata uccisa con ripetuti colpi inferti alla testa, che le hanno causato lesioni mortali. L’omicidio sarebbe maturato al termine di una violenta lite tra la coppia. Pierluigi Petit è stato rinchiuso nel carcere di Montorio.

Uccide convivente a martellate e la veglia per cinque giorni (l’Arena – 12 dicembre 2011)
QUARTIERE PINDEMONTE. Pierluigi Petit, 58 anni, ha massacrato Daniela Bertolazzi, 60, nella notte tra martedì e mercoledì. Ora è a Montorio. Vivevano insieme da 20 anni. L’uomo è rimasto sul divano sconvolto: «Non so perché l’ho fatto». È stata la madre di lei a scoprire il terribile omicidio
Uccisa a colpi di martello. Una furia omicida arrivata dall’uomo con cui aveva trascorso gli ultimi vent’anni della sua vita. È così che è morta Daniela Bertolazzi, 60 anni, residente in quartiere Pindemonte, in via Carso 22, con il compagno di una vita Pierluigi Petit, 58 anni. La donna dovrebbe essere stata uccisa martedì notte alle 2.30. Da quella notte il compagno non è più uscito di casa. Ieri mattina l’ha trovato la suocera seduto sul divano: «L’ho uccisa, non so perché. Quando? Otto giorni fa, credo».
Daniela era una broker di assicurazioni, così pure il suo compagno, che però era già in pensione. Lei era prossima. Anche se da tempo, dicono i vicini, non lavorava più. Abitavano in quel condominio cresciuto a ferro di cavallo. Soltanto due piani, una quarantina di appartamenti in dieci blocchi. La coppia abitava nella palazzina «L», siepi verdi e praticello attorno.
La palazzina «L», è proprio di fronte la guardiola del custode. Una vita «normale» come quasi sempre in casi analoghi. La coppia che fino a sette mesi fa circa usciva mano nella mano, oppure portando fuori il piccolo cane di una vicina che abita all’ultimo piano. Così per fare qualcosa, per interrompere quella monotonia fatta di spesa, pulizia di casa. E che pulizia: una casa linda, ordinata, quasi asettica.
Perfino ieri mattina, quando verso mezzogiorno l’ottantatreenne signora Bertolazzi ha deciso di recarsi a casa della figlia, visto che da giorni la chiamava al cellulare, ma rispondeva sempre Pierluigi: «Lo sa, quando Daniela ha la raucedine perde la voce e non riesce a parlare». Infatti Daniela non avrebbe potuto perdere la voce. La voce gliela aveva già tolta lui per sempre con un martello in acciaio, quasi nuovo, acquistato già anni fa, di quelli che da una parte hanno il mazzuolo, dall’altra la coda di rondine per togliere le viti. Forse otto colpi, chissà, forse dieci, per eliminare per sempre quella donna. La sua donna.
«Era depresso», dice qualche vicino di fretta, «da sette o otto mesi non era più lui. Prima uscivano sempre di casa insieme. Nell’ultimo periodo vedevi che la coppia era scoppiata. Lei usciva verso le 17.30/18 da sola. Lui era taciturno, ultimamente. Depresso? mah, Daniela ha detto che c’era qualche problema, ma non amava raccontare gli affari suoi. Pare che lui dovesse andare da uno specialista, ma non era seguito. Anche qualche anno fa avevano avuto dei problemi, ma lei non l’aveva neanche confessato a sua madre».
Sua madre, ottantatreenne, fibra fortissima. Non ha vacillato ieri mattina trovando la figlia stesa a terra. Adosso soltanto gli slip e i collant, come se fosse stata colta di sorpresa alle spalle, mentre aveva deciso di spogliarsi per andare a letto. «Non mi succederà niente», rassicurava l’anziana ieri i poliziotti, «se non mi è successo niente quando l’ho vista a terra così, cosa volete che mi succeda adesso?

Uccisa perché voleva mandare il compagno dallo psichiatra (l’Arenza – 14 dicembre 2011)
IL DELITTO DI VIA CARSO. Interrogato Pierluigi Petit: non ricorda la fase più violenta, ma ha dato un movente all’assassinio di Daniela Bertolazzi. Lei era già in analisi perché depressa e avrebbe voluto che Pier la ascoltasse. Era preoccupata del suo comportamento violento
A due giorni dal suo arresto e dal primo interrogatorio sostenuto davanti al pm Federica Ormanni, Pierluigi Petit ieri davanti al giudice per le indagini preliminari Isabella Cesari non ha aggiunto nulla, nessun particolare. Ha ripetuto di ricordare il prima, ovvero il litigio più violento del solito con la compagna, e il dopo, cioè il fatto di averla vita a terra in una pozza di sangue.
Quel che è avvenuto in mezzo, cioè quella ventina di colpi inferti con un martello e con un manubrio (l’attrezzo utilizzato in palestra per potenziare i muscoli) alla nuca e sulla fronte di Daniela Bertolazzi per lui, al momento, non esiste.
Ha risposto solo dicendo che si era arrabbiato perchè lei aveva insistito affinchè andasse dalla psicologa, dalla stessa con cui aveva appuntamento Daniela. Anche lei nell’ultimo periodo era depressa e aveva chiesto il supporto della professionista. Un incontro che doveva avvenire alle 14 di lunedì 5 dicembre. Daniela voleva che Pier, come lo chiamavano in famiglia si facesse vedere da uno specialista perchè da tempo non usciva più di casa, si era chiuso in sè stesso e non voleva frequentare nessuno. Solo questo. Null’altro.
E al termine dell’interrogatorio avvenuto a Montorio, dove Petit è detenuto dalla sera di domenica, ricoverato in infermeria e sotto controllo medico, il giudice per le indagini preliminari ha convalidato l’arresto e mantenuto la misura della custodia cautelare in carcere.
Questa mattina i suoi difensori, gli avvocati Francesca Perini e Lorenzo Ferraresi, depositeranno la nomina di un consulente, la dottoressa Silvana Carraroli, psichiatra, che affiancherà il collega Gianfranco Parolin, lo specialista incaricato dal sostituto procuratore Federica Ormanni, di verificare il grado di capacità di Petit e stabilire se è o meno imputabile e punibile.
Un omicidio, quello avvenuto in un appartamento al secondo piano in via Carso, sul quale sono ancora in corso accertamenti per verificare non tanto le responsabilità di Petit quanto l’esatto svolgimento dei fatti, ovvero la cronologia di quella follia.
Infatti i vicini di casa, quelli che abitano sotto la casa della tragedia hanno detto di aver sentito la notte tra martedì e mercoledì un tonfo pesante e altri colpi. Poi più nulla da quell’abitazione. Invece secondo la ricostruzione della polizia, supportata dalla testimonianza di ieri mattina, resa da Petit, l’omicidio potrebbe essere avvenuto lunedì 5, prima dell’appuntamento con il medico.
«Mi ricordo che è successo che c’era chiaro, era giorno», ha detto Petit, anche se era convinto di aver commesso l’omicidio 8 giorni prima. Secondo questa tesi, l’uomo avrebbe aggredito la sua compagna probabilmente prima dell’appuntamento. L’ipotesi sarebbe confortata dal fatto che lunedì alle 13.55 Petit chiama la psicologa dicendo che la compagna non si sarebbe recata all’appuntamento perchè influenzata. E la psicologa si risente evidenziando che l’appuntamento avrebbe dovuto essere annullato in anticipo. Quindi Petit al termine del litigio con la compagna, l’aggredisce mentre in camera da letto si prepara ad andare dalla psicologa.

«Una coppia molto riservata Lei era gentile, lui scontroso» (l’Arena – 14 dicembre 2011)
LE TESTIMONIANZE. In zona Pindemonte ci si interroga sull’accaduto. La donna frequentava molto i negozi della zona
Il quartiere è ancora sotto choc per la tragedia I vicini: «Si vedevano poco insieme, non avevano hobby o abitudini. Ma sembravano sereni»
Era fatta di luci ed ombre la quotidianità di Daniela Bertolazzi e Pierluigi Petit prima del folle gesto che ha messo fine alla vita della donna e distrutto per sempre quella del suo compagno. Lo si percepisce dai racconti di chi, nel quartiere Pindemonte, almeno un po’ li conosceva.
Ombroso era lui, definito «schivo», «scontroso», persino «strano». La luce, nella coppia, doveva essere lei: «Solare, sorridente, cordiale e sempre molto gentile», sono i giudizi che si rincorrono sulle bocche di tutti, mentre ancora non credono a quanto accaduto. Daniela che passeggiava per il quartiere, Daniela che faceva la spesa, Daniela che non lesinava due chiacchiere con la fruttivendola o con l’edicolante, Daniela che, prima di affermarsi come broker, aveva fatto qualche lavoretto come sarta, per far quadrare i conti. Tanto che lunedì non è stato difficile, per molti abitanti della zona, riconoscerla nella foto pubblicata da L’Arena dopo il delitto. Ma nessuno, alla fine dei conti, la conosceva intimamente. E, soprattutto, nessuno ricordava di aver visto il convivente.
Pierluigi e Daniela infatti, «erano una coppia molto casalinga», raccontano alcuni vicini residenti nel complesso di via Carso 22, dove lei viveva dagli anni Ottanta, mentre il compagno l’aveva raggiunta una ventina d’anni fa per iniziare una convivenza dopo la fine del precedente matrimonio della donna. «Facevano qualche passeggiata mano nella mano lungo la vicina pista ciclabile e nient’altro. Anzi, ultimamente si vedevano ben poco insieme», nonostante l’uomo, 58 anni, fosse già in pensione e la compagna, 60, quasi. Sport, hobby, abitudini particolari? «Nessuna. Le uniche assenze da casa solo in occasione di qualche giorno di vacanza». Amici che venissero a trovarli? «Pochissimi, per non dire nessuno». Quasi sempre da soli, insomma, figli unici e senza genitori, salvo la madre ottantatreenne di lei, che domenica mattina è entrata nell’appartamento dell’orrore e ha scoperto l’omicidio.
Tra i due era Daniela a compiere alcune commissioni nel quartiere e a tenere, in qualche modo, i contatti con la comunità. «La ricordo bene, era venuta varie volte da noi a bere un caffè con la mamma o a prendere un biglietto dell’autobus», racconta Enrico Dal Dosso del bar-latteria di via Monte Ortigara.
«E’ stata da noi un mese fa», gli fanno eco dal negozio La Cornice di via Sabotino. «Ha ordinato un quadro con passepartout, le abbiamo dato dei campioni per scegliere il colore: una signora distinta e molto cortese».
Cordialità e gentilezza, quindi, seppur nella riservatezza. «Era nostra cliente assidua da anni, da quando passava di qui tornando dall’ospedale, dove andava ad assistere il padre malato», spiega Stefania Segala del panificio Boscaini di via Cavallotti. «Da allora ogni sabato comprava il pane arabo e la pizza margherita. Una signora davvero affabile. Ormai c’era confidenza, ci faceva anche ordinazioni telefoniche. Ma della sua vita privata non so nulla, a parte che a volte comprava il pane per la mamma. Il compagno? Mai visto».
«Scambiava volentieri due parole con noi e con altre clienti», confermano Roberto Costa e la moglie dell’Ortofrutta Primavera, poco distante. «Niente di troppo personale, però. A volte ci raccontava che il compagno aveva gradito qualche nostro prodotto. Sembrava serena. Chi poteva immaginarsi che questa sorte sarebbe capitata proprio a lei?».

Assolto l’uomo che uccise la compagna e vegliò sul corpo (Verona Sera -19 settembre 2012)
Le perizie di accusa e difesa, durante il processo svoltosi con rito abbreviato, ha prodotto il medesimo risultato, ossia l’accertamento dei disturbi psichici dell’uomo. Il Gip Rita Caccamo, durante il processo con rito abbreviato, ha assolto Pierluigi Petit di 59 anni, che il 5 dicembre scorso uccise la propria convivente Daniela Bortolazzi, di 61 anni, e poi vegliò il corpo per una settimana.
Le perizie di difesa e accusa infatti ha prodotto il medesimo risulta, ossia l’accertamento dei disturbi psichici dell’uomo. Al giudice non è rimasto quindi che assolvere l’imputato per l’incapacità di intendere e di volere e disporre il ricovero forzato di Pierluigi Petit in un ospedale psichiatrico giudiziario per otto anni. L’omicidio era stato commesso nell’appartamento di via Carso, nel quartiere Pindemonte. Una lite, probabilmente scatenata dal fatto che la donna volesse far curare Pierluigi per la sua depressione, aveva fatto scattare il raptus conclusosi in una mortale serie di martellate. 


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