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Paolo Rao, 30 anni, ingegnere, padre separato. Già denunciato per lesioni sulla figlia, uccide con 51 coltellate l’ex convivente ferendo anche la bambina e minacciando di ucciderla. Capace di intendere e di volere, viene condannato in primo grado a 16 anni e 8 mesi, ridotti in Appello a 12 anni e 4 mesi di reclusione. Ma una nuova perizia ritiene incompatibile il carcere con la salute e viene ricoverato in una casa di cura

Padova, 7 Ottobre 2012


Titoli & Articoli

Uccide la compagna e poi tenta il suicidio, tragedia familiare a Padova (Il Mattino di Padova – 7 ottobre 2012)
Una lite all’origine della tragedia in via Canestrini. L’uomo, Paolo Rao, 30 anni, ha ucciso la compagna, Erica Ferrazza, di 29 anni, e poi ha tentato di impiccarsi. La loro figlia, una bimba di 3 anni, è incolume. La coppia era in crisi. Lui è uno dei figli dell’ex direttore generale dell’Usl 16: soffriva di depressione
Tragedia familiare in via Canestrini a Padova. Una donna è stata uccisa dal compagno, che poi ha tentato il suicidio ed è stato soccorso. Si trova ricoverato in fin di vita all’ospedale di Padova. Entrambi sono giovanissimi: hanno 29 e 30 anni. La loro figlia, una bimba di 3 anni, è incolume. L’episodio è accaduto attorno alle 7 del mattino in un appartamento dei condomini al civico 145. Sul posto gli agenti della squadra mobile assieme al Pm Vartan Giacomelli.
L’uomo avrebbe colpito la donna, di 29 anni, con dieci coltellate, usando un coltello da cucina. Fendenti profondi al torace, ma anche alle braccia e alle mani, con cui Erica ha provato a difendersi. La donna è stata finita poi sul divano del soggiorno. Ad un primo esame medico, presentava una dozzina di ferite.
Dopo essersi affacciato al balcone urlando frasi di minaccia contro i condomini, Rao ha preso un lenzuolo, ha fatto un cappio rudimentale attorno alla ringhiera della scala interna dell’appartamento e si è impiccato. Poliziotti e vigili del fuoco sono riusciti a salvare l’uomo, che si trova attualmente sotto sedazione nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale: i medici si sono riservati la prognosi. Oltre ad un principio grave di soffocamento, il 30enne presenterebbe alcuni tagli alle braccia. La compagna è morta prima dell’arrivo dei soccorsi.
L’autore del folle gesto è Paolo Rao, uno dei figli di Fortunato Rao, ex direttore generale dell’Usl16 di Padova, morto un anno fa a 66 anni dopo un infarto. La vittima si chiamava Erica Ferrazza, una giovane di Gallarate (Varese), ma che da tempo viveva a Padova.
Sembra dai primi accertamenti, che la coppia fosse in crisi da tempo tanto che i due non convivevano più già da un paio d’anni. Paolo Rao soffriva da tempo di depressione ed era in cura per disturbi della personalità. Prima dell’intervento della polizia e dei vigili del fuoco, dei vicini hanno sentito delle urla da parte dell’uomo che proferiva minacce contro tutti. La piccola però è stata trovata nella sua cameretta e forse non si è neanche resa conto di quanto era successo.

Rao un anno fa ferì la figlia con un coltello: fu denunciato (Corriere della Sera – 8 ottobre 2012)
Precedente inquietante, ma il fatto forse è stato accidentale
C’è un precedente inquietante nell’omicidio di Erica Ferrazza, la 28enne uccisa domenica a Padova dall’ex compagno, Paolo Rao: l’uomo aveva già ferito con un coltello, forse accidentalmente, la loro figlioletta nell’estate 2011, quando la bimba aveva 2 anni. Un fatto avvenuto l’8 agosto all’interno della pizzeria di un camping di Marina di Bibbona (Livorno). Per quell’episodio Rao era stato denunciato da Erica, e deferito dai carabinieri alla Procura di Livorno per lesioni personali. Una vicenda riemersa oggi, mentre si sta scavando per cercare di capire cosa sia scattato nella mente del giovane laureato in ingegneria, che domenica dopo l’aggressione mortale alla donna, ha cercato di suicidarsi, impiccandosi. Una sequenza choccante quella dell’omicidio di via Canestrini, che ha visto come vittima impotente del raptus di Rao anche la figlia di tre anni. Gli investigatori l’avevano trovata nella sua stanzetta, ma dal racconto dei testimoni (alcuni vicini di casa) emerge che il padre l’aveva vicina a sè quando è uscito urlando su un terrazzino della casa, dopo aver accoltellato l’ex compagna.
L’episodio del 2011, invece, era avvenuto mentre mamma e figlioletta era in vacanza in Toscana, assieme ai nonni. Paolo si era recato al camping «Free Beach» di Bibbona per salutare l’ex compagna e la figlia. Durante la cena in pizzeria aveva ad un certo punto sollevato la bimba dal seggiolone, mentre teneva in mano un coltello, e l’aveva ferita alla gola, forse involontariamente. La bambina aveva avuto poi 7 giorni di prognosi. Una dinamica mai chiarita; davanti ai carabinieri i familiari avevano ricostruito la dinamica di un incidente, una lesione colposa. Ma la madre della piccola aveva sporto denuncia, e il giovane era stato deferito alla magistratura. Visto oggi quell’«incidente» potrebbe essere stato la spia di qualcosa di pericoloso che minava lo stato psicologico di Rao. Già all’epoca lui ed Erica non vivevano più assieme, anche se lei, originaria di Gallarate, era rimasta a Padova, assieme alla figlioletta. (Ansa)

Omicidio Erica Ferazza via Canestrini Padova: Paolo Rao condannato a 16 anni di reclusione (Padova Oggi – 19 luglio 2014)
Massacrò la sua ex a coltellate, ora è arrivata la sentenza: Paolo Rao dovrà scontare 16 anni e 8 mesi di reclusione per l’omicidio, nel 2012, di Erica Ferazza nell’appartamento di via Canestrini 145. L’accusa aveva chiesto 19 anni. L’uomo, che aveva rifilato alla ex compagna più di quaranta coltellate sotto gli occhi della figlia, ferita anch’essa, è stato ritenuto capace di intendere e volere. Dovrà risarcire anche economicamente i familiari della giovane vittima.

«Rao, una tragedia annunciata» (Corriere della Sera – 21 ottobre 2014)
Depositate le motivazioni della condanna del figlio dell’ex direttore dell’Usl «Gelosia e incapacità di gestire le emozioni, l’omicidio di Erica era già scritto»
«Questa è una notiziona! bisogna brindare», era stata l’esplosione di gioia di Erica quando Paolo aveva annunciato che il lunedì successivo, l’8 ottobre 2012, avrebbe iniziato a lavorare. Perché Erica Ferazza, ignara che due giorni dopo quel brindisi sarebbe morta per mano dell’ex compagno, non si era arresa alle difficoltà e, seppur decisa nel non voler riprendere una relazione, era ostinata nell’aiutare il padre della sua bambina di 3 anni: rivoleva quel «Paolo che ho conosciuto e che mi chiedo dove sia». Gliel’aveva pure scritto in una lettera che Paolo Rao conservava sempre nel portafoglio; una lettera in cui Erica, 27 anni, mentre si difendeva dall’accusa di egoismo e domandava al suo ex compagno «Che ti succede? Che ti scatta ogni tanto nella mente?» era pronta a rassicurare quell’uomo in difficoltà, alle prese con problemi psichici che quattro periti di un tribunale chiameranno «depersonalizzazione » rendendolo «altro da sé»,ma non del tutto incapace di staccarsi dalla realtà di ciò che stava facendo.
«Desiderio, fiducia, sincerità. Questo è Amore e questo provo per te», aveva scritto Erica a chiusa del foglio che il suo ex compagno portava sempre con sé e che aveva anche tra le 6.43 e le 7.10 del 7 ottobre 2012 mentre nell’appartamento di via Canestrini 145, la uccideva con 51 coltellate, prima di minacciare di morte la figlia e tentare di impiccarsi alla scala a chiocciola dell’appartamento.
Parte da qui, dall’ambiente quotidiano il tratteggio dipinto dal giudice Domenica Gambardella nelle 115 pagine con cui motiva i 16 anni e 8 mesi inflitti lo scorso 19 luglio a Paolo Rao – figlio del compianto Fortunato, direttore dell’Usl 16 – e accusato dell’ omicidio dell’ex compagna. Il lavoro del giudice è una ricostruzione certosina di una «tragedia annunciata e in parte già scritta» il cui germe «si rinviene già nei fatti di Bibbona», quando il 9 agosto 2011 il giovane ingegnere in vacanza in Toscana con la famiglia ferisce al collo la figlia con un coltello. «Le due vicende – scrive il giudice – non si possono leggere separatamente. Hanno una comune matrice: la gelosia e l’incapacità di gestire queste emozioni».
Perché tanto a Bibbona quanto in via Canestrini nei giorni prima dei fatti, Paolo Rao si rende conto – ricostruisce ancora la sentenza – dell’arrivo della «crisi» di depersonalizzazione «tanto da prenotare una visita» con il medico che lo cura. «Tardi» a Bibbona, «troppo tardi per Erica»: per il gup il suo vero obiettivo, la mano cercata al risveglio dal coma, la donna che lui amava ma «il cui amore non riusciva ad avere tutto per sé» per le molte attenzioni che la 27enne rivolgeva alla loro piccola. Anche il tentativo di suicidio per il giudice Gambardella è la volontà di riannodare il filo con le frasi dette dopo l’accoltellamento della figlia: «Ho tentato duemila volte di ammazzarmi, di suicidarmi e forse lo farò», e poi «volevo ammazzare mia figlia per non farla diventare come me perché ho pensato duemila volte a come andarmene». Propositi latenti di morte, diventati realtà la mattina del 7 ottobre 2012: ai poliziotti che fuori dalla porta dell’appartamento gli chiedevano il nome, lui rispondeva «io non mi chiamo».

Uccise l’ex davanti alla figlia di 3 anni. “Era depresso”: la pena viene ridotta (Leggo – 16 dicembre 2015)
Condanna ridotta per Paolo Rao. La Corte d’Assise d’Appello di Venezia (presidente Daniela Perdibon) ha riformato la sentenza di primo grado rifilando al trentunenne professionista, che il 7 ottobre 2012 ha ucciso con cinquantuno coltellate l’ex compagna, Erica Ferrazza, psicologa e madre di sua figlia, dodici anni e quattro mesi di reclusione, con un sensibile sconto di pena rispetto ai sedici anni e otto mesi del precedente giudizio. È stata la nuova perizia psichiatrica collegiale, sollecitata dal legale dell’imputato, l’avvocato Giovanni Chiello, a ridisegnare il quadro clinico del giovane. Paolo Rao è risultato affetto da un grave stato di depressione con manifestazioni di natura psicotica. (di Luca Ingegneri)


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In memoria di

Uccise la compagna, va in comunità fino al 2020  (Il Mattino di Padova – 28 febbraio 2018)
Condizioni di salute incompatibili con il carcere: Paolo Rao nella “Casa gialla” di Camposampiero. Ridotto il risarcimento
“Tu sempre”, con un cuoricino rosso accanto. Pensieri e preghiere scivolano sulla pagina Facebook di Erica Ferazza con l’inesorabile scorrere del tempo. Più di cinque anni sono trascorsi da quando la furia omicida dell’ex compagno Paolo Rao si portò via il sorriso di una ragazza di 28 anni che era anche il volto rassicurante di una giovane madre.
Dopo una riduzione di pena da 16 a 12 anni, il Tribunale di Sorveglianza sancisce che l’omicida, figlio dell’ex direttore dell’Usl 16 Fortunato Rao, dovrà rimanere agli arresti domiciliari nella struttura residenziale “La Casa gialla” di Camposampiero fino al 28 febbraio 2020. Vengono così certificate le condizioni di incompatibilità con il regime carcerario dell’uomo che il 7 ottobre 2012 massacrò con oltre cinquanta coltellate quella che fino a qualche settimana prima era stata la sua compagna. «Nel 2020 sarà valutata nuovamente la sua condizione di salute», conferma l’avvocato Giovanni Chiello che lo difende. Due anni fa la Corte d’Appello ha ridotto da 16 anni e 8 mesi a 12 anni e 4 mesi la pena detentiva. I giudici hanno deciso di ridimensionare la pena di più di 4 anni basandosi su una perizia psichiatrica che parla di uno stato depressivo più grave rispetto a quello prospettato in primo grado. Diminuita pure l’entità del risarcimento che deve alla mamma di Erica Ferazza: da 250 mila euro a 200 mila. A Rao, ingegnere, è stata confermata la sospensione della potestà genitoriale per la durata della pena.
Cinque anni fa, dunque. Una domenica mattina. Mancavano pochi minuti alle 7. In uno degli appartamenti di via Canestrini 145 c’era una coppia in crisi con una bambina di tre anni e mezzo. Erica Ferazza, psicologa, voleva chiudere. E questo, secondo gli investigatori, è il movente.
La ragazza venne massacrata con 51 coltellate inferte al collo, alla schiena e al torace con ferite mortali al cuore, ai polmoni e al fegato. Dopo il delitto l’uomo si affacciò sul terrazzo, facendo sedere la figlia sul parapetto e minacciò di lanciarla nel vuoto. Infine si tagliò le vene di collo e polsi, impiccandosi con un lenzuolo alla scala a chiocciola nel tentativo, non riuscito, di togliersi la vita. La polizia fece irruzione in casa salvando la bambina da quell’orrore e, di fatto, salvando anche l’assassino.
Oggi Rao ha 36 anni. Da quel giorno non ha più rivisto sua figlia e probabilmente non la rivedrà nemmeno in futuro. La bambina ora vive con i nonni materni in un paesino della Lombardia. Un anno prima dell’omicidio Rao aveva ferito la figlioletta con un coltello durante una vacanza a Bibbona, sulla costa livornese.
(e.ferro@mattinopadova.it)