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Massimo Parlanti, 43 anni, ex titolare di un sugherificio fallito, padre. Aggredisce l’ex moglie a calci e pugni, la colpisce ripetutamente alla testa e infine la strangola, poi va a prendere i figli a scuola e li porta dai nonni come se niente fosse. Interrogato, dà la colpa dei graffi che ha sul naso al figlio. Condannato a 18 anni con rito abbreviato

Nievole di Montecatini Terme (Pistoia), 13 Dicembre 2012

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Omicidio Beatrice Ballerini, confessa l’ex marito Massimo Parlanti: “è stato un incidente” (Crimeblog)
Colpo di scena nelle indagini sull’omicidio di Beatrice Ballerini: l’ex marito, Massimo Parlanti, 43 anni, ha confessato il delitto sostenendo che si è trattato di un incidente, la sua intenzione non era quella di uccidere l’ex consorte. La svolta è arrivata nel tardo pomeriggio di ieri, quando Parlanti si è presentato in Caserma, accompagnato dal suo legale, per delle dichiarazioni spontanee e nel corso di un interrogatorio durato oltre ore ha ammesso la sua responsabilità ricostruito nei particolari gli eventi di giovedì pomeriggio, quando si è incontrato con Beatrice e, nel corso dell’ennesima lite, l’ha uccisa.
L’ha aggredita a calci e pugni, poi l’ha strangolata a morte con il foulard che aveva al collo. Infine, come emerso già nei giorni scorsi, è andato a prendere i figli a scuola e si è comportato come se nulla fosse successo.
La confessione ha giocato di anticipo rispetto agli inquirenti, che sarebbero arrivati alla verità da qui a poche ore. Già le analisi del medico legale avevano collocato la morte di Beatrice tra le 15.30 e le 16 di giovedì, proprio quando l’uomo aveva detto di essersi recato a trovarla. Poi ci sono le analisi sugli abiti indossati da Parlanti, consegnati dall’uomo pochi giorni fa, e l‘esame del DNA sui lembi di pelle rinvenuti sotto le unghie di Beatrice. I risultati, attesi a breve, avrebbero comunque puntato il dito contro Parlanti, che sarebbe comunque stato arrestato e accusato del delitto. Al termine dell’interrogatorio Parlanti è stato condotto nel carcere di Pistoia con l’accusa di omicidio aggravato dal rapporto di coniugio con la vittima.

Delitto Montecatini, ex marito confessa (il Secolo XIX – 18 dicembre 2012)
Quattro giorni di “pressing” dei carabinieri, poi lui stesso ha deciso di anticiparli andando in caserma e ammettendo le sue responsabilità. «Sì ho ucciso io mia moglie, ma non volevo»: così Massimo Parlanti, 43 anni di Montecatini Terme, ha cominciato a confessare agli inquirenti l’omicidio della ex moglie Beatrice Ballerini, 42 anni, giovedì scorso nel casolare dove avevano vissuto coi loro due figli fino alla separazione. Parlanti è stato condotto in carcere a Pistoia dopo che il pm Claudio Curreli ha disposto, nella notte di ieri, un decreto di fermo per omicidio, aggravato dal rapporto di coniugio con la vittima. Il provvedimento è stato firmato dal magistrato al termine di un lungo interrogatorio durante il quale Parlanti ha più volte pianto.
«Non riesco più a tenere questo segreto», avrebbe anche detto ai carabinieri dopo essersi presentato in caserma a Montecatini, ieri sera, con i suoi legali, all’inizio solo per fare delle dichiarazioni spontanee. Ma gli investigatori dell’Arma, quando hanno compreso l’intenzione di Parlanti di voler confessare il delitto, hanno avvisato il sostituto procuratore Curreli alla cui presenza, dopo le 20, è iniziato un lungo interrogatorio concluso verso l’1.
Parlanti si sarebbe liberato del peso dell’omicidio un pò per volta, riferendo agli inquirenti anche del rapporto e del matrimonio con la ex moglie, non solo del fatto del delitto. Da quanto emerge delle dichiarazioni di Parlanti, giovedì scorso nel pomeriggio tra i due ex, marito e moglie, c’è stato un litigio nella casa di Bolognola di Nievole, dove si sono incontrati. Lite durante cui i due avrebbero avuto una colluttazione dopodichè Parlanti avrebbe poi colpito e strangolato la donna, che ha cercato di difendersi. Tracce di pelle erano rimaste sotto le unghie della donna e i risultati del Dna erano attesi a giorni. L’ex marito, sentito a lungo subito dopo la scoperta del cadavere e poi anche successivamente, aveva inizialmente fornito un alibi, legato al fatto che era andato a riprendere i figli a scuola.
Aveva anche giustificato le lievi lesioni che aveva al volto con il fatto di essere stato graffiato da uno dei figli. Un alibi che nei due colloqui precedenti avuti coi carabinieri, non aveva pienamente convinto gli investigatori, soprattutto per gli orari. Poi ieri sera e nella notte le prime ammissioni, fino ad una confessione più ampia. Parlanti ha detto di aver colpito mortalmente la moglie e di non essersene reso bene conto subito.
Anche la casa messa a soqquadro, più che un depistaggio per giustificare un tentativo di rapina, sarebbe stato frutto della sua disperazione, di un suo stato confusionale dopo aver colpito Beatrice Ballerini con violenza mortale.
Quindi la reazione di dover andare a prendere i bambini a scuola e portarli dai nonni, come previsto e come ha fatto, per crearsi un alibi. Massimo Parlanti ha retto i sospetti per quattro giorni. Poi ieri la decisione di recarsi dai carabinieri per rendere spontanee dichiarazioni, fino ad ammettere le sue responsabilità. Gli inquirenti, nel corso di una conferenza stampa stamattina nella caserma dei carabinieri di Pistoia, hanno dichiarato di pensare che si tratti un omicidio d’impeto, non premeditato, conseguenza dell’ennesima lite.

Massimo Parlanti. Un brutale omicida che fra dieci anni sarà di nuovo libero… e noi saremo ancora qui a discutere su come fare per fermare il femminicidio (Volandocontrovento – 18 dicembre 2012)
Un appuntamento con l’ex moglie, un omicidio, un depistaggio condito di menzogne e, cosa peggiore di tutte, la finzione di fronte ai figli a cui un’ora prima aveva tolto per sempre l’amore della loro mamma. Ecco quanto ha confessato Massimo Parlanti al Pm Claudio Curreli. La donna, madre di una bimba di 10 anni e di un bimbo di 7, è stata uccisa giovedì 13 dicembre alle 15.30.
Dal momento dell’omicidio a quello in cui l’assassino si è presentato ai carabinieri con due avvocati al seguito, sono passate più di cento ore… e ci vengono a dire che ha inframmezzato il pianto alla confessione? Troppo facile piangere a posteriori, troppo facile pentirsi quando non si hanno soluzioni migliori. E questo omicida in lacrime, non per come ha ucciso ma per come si è comportato di fronte ai suoi figli, non merita alcuna pietà.
La vita di coppia non è facile neppure nelle migliori famiglie, quella di una coppia scoppiata con prole al seguito lo è ancor meno; ci vuole calma e sangue freddo quando si odia una madre ma si amano i suoi figli, perché i litigi possono capitare ad ogni incontro e l’ira può arrivare ad armare le mani di chi è abituato ad alzarle, di chi non ha argomenti validi con cui confrontarsi e non trova soluzioni che non contemplino l’uso della violenza. La ragione non tutti l’hanno incorporata al cervello, una sola briciola non basta a far capire in anticipo il male che si sta per fare e può capitare che a volte si senta dire: “Ha ucciso senza volerlo”.
Un discorso del genere è accettabile quando si parla di chi è psichicamente instabile, ma rapportarlo a chi ha solo rabbia in corpo e non malattie nella mente, è un pessimo eufemismo, perché per ogni persona assassinata ce n’è almeno un’altra che ne voleva la morte.
Volendo trovare a tutti i costi una giustificazione, si può dire che anche l’omicidio rientra nella logica umana ed è parte integrante delle conoscenze e dei rapporti interpersonali. L’essere umano si confronta continuamente con le diverse concezioni mentali, con le diverse educazioni e le diverse esperienze di vita. E la diversità mal sopportata, specialmente in casa o in ambiente lavorativo, nella persona di indole violenta non crea quell’indifferenza che porta all’isolamento del soggetto estraneo incompatibile col proprio modo di essere, al contrario genera nervosismo, scontro continuo e quella voglia di rivalsa che a volte sfocia in un delitto.
Ma chi uccide in queste situazioni e si pente, non cerca di nascondersi dietro un depistaggio, chiama un’ambulanza, anche se crede non ci sia più nulla da fare, e chiede perdono a chi dovrà subire il dolore del suo gesto inconsulto, specialmente se sono i propri figli. Ad un’ora dall’omicidio non va davanti a una scuola fingendo che niente sia accaduto e tutto vada bene. Non dice a chi lo interroga che i graffi sul viso li ha fatti il bimbo giocando e non riporta i nipotini ai nonni materni, che ancora non sanno della tragedia ma sono comunque anime in pena e attendono con impazienza la figlia irrintracciabile, con il sorriso sul volto. Chi uccide e poco dopo riesce a comportarsi in questa maniera con chi di certo soffrirà le pene dell’inferno per la mancanza della figura di riferimento, è capace anche di cercare soluzioni che possano migliorargli un grigio futuro.
Ed infatti l’ex marito di Beatrice Ballerini, grazie a leggi stupide, leggi da applicare con la calcolatrice che condonano anni ed anni a chi, presentandosi spontaneamente e confessando, fa risparmiare tempo e denaro allo Stato (le indagini costano), ha trovato il modo più semplice per uscire presto di galera. Anche perché furbizia vuole fosse l’unica strada da poter percorrere, visto che la situazione non gli dava più vie di scampo… avesse trovato una scappatoia si sarebbe rintanato sulla sua prima testimonianza, magari puntando anche l’indice sul primo sfigato a disposizione, ed avrebbe continuato a mentire ai figli ed ai genitori della sua vittima.
Ma loro avevano capito, loro sapevano chi aveva ucciso Beatrice perché testimoni involontari degli eventi. La coppia infatti non aveva un passato tranquillo, le liti continue si erano amplificate dopo la separazione e destavano una certa preoccupazione. Certo è che dal litigare al credere di andare ad un appuntamento con la morte ce ne corre. Ma questo è un male umano, male che fa pensare siano solo “gli altri” a subire certe situazioni ed a morire per mano di chi non si ama più e porta in sé mille rancori. E’ un male che aveva anche Beatrice Ballarini, perché andando sola in quella casa, a quell’appuntamento, ha dimostrato di non temere affatto per la sua vita.
Ed ora tutti i media parleranno del “femminicidio infinito”, delle 120 donne già uccise quest’anno dai mariti, dagli ex o dai partners del momento. Certo, ne parleranno ed alzeranno l’audience, ma cosa faranno per evitare o mitigare il fenomeno? Ciò che han fatto fino ad oggi? Si raccomanderanno con le donne a rischio chiedendo loro di fare attenzione e chiamare il telefono rosa o una delle tante organizzazioni presenti sul territorio? Oppure si aggrapperanno alle “4 P”? To prevent, promote, punish, protect (prevenzione, promozione, punizione e protezione). O forse chiederanno di amplificare mediaticamente una campagna nazionale?
Ma ditemi, seriamente, queste iniziative avrebbero potuto salvare Beatrice? Non credo proprio, visto che a quanto pare lei non si sentiva in pericolo quando litigava con l’ex marito. Sono tante le donne nella sua situazione e sembra assurdo chiedere loro di fare attenzione. Dopo anni di litigi continui quale attenzione si può fare? E poi: perché chiedere alle donne di essere le uniche a mediare, di essere le uniche a cercare di prevenire il dramma? Perché non iniziare ad istruire gli uomini cercando di farli ragionare, di sensibilizzarli. A loro, parlo degli adulti, sì che servirebbe una campagna di sensibilizzazione. Ma non per inculcare il rispetto del sesso debole, ormai hanno una mente formata e poco a certuni gliene frega delle donne, bensì per impaurirli spiegando a chi non ha cervello, e chi uccide la madre dei propri figli non ne ha di certo, che un gesto inconsulto porta in carcere. Però si deve lavorare in sinergia e le pene devono essere vere pene, non sgravi travestiti da condanna.
Ed inoltre, perché non iniziare dalle scuole medie ad istruire chi un domani si formerà una famiglia, famiglia che dovrà educare i futuri uomini. Perché non mostrare ai figli di quegli esseri affetti dalle manie patriarcali di una sotto-cultura che non cede il passo, cosa diventeranno quando si troveranno a convivere con una donna? Da decenni si parla di uomini che maltrattano e da decenni le uniche soluzioni trovate da chi può decidere portano alla fuga dal male, magari sotto protezione in strutture idonee dotate di personale qualificato e formato a norma. Come se un pastore che si trovasse ad avere un lupo vicino al gregge, invece di eliminare il male ed uccidere la bestia, urlasse alle sue pecore di scappare e nascondersi in un ovile in cui guardiani idonei toglieranno loro la paura. Creando così altro panico ed alimentando i timori su quanto potrà accadere in un imminente futuro, una volta fuori dalla sicurezza che da il guardiano.
Siamo certi che quelle sinora adottate siano le soluzioni giuste? Perché non incentiviamo il personale qualificato ad andare per un paio d’ore la settimana nelle varie classi dove si studia di tutto tranne che cosa significa vivere in coppia? Perché non esiste un libro di testo che spieghi cosa significhi essere una coppia, avere una famiglia e dei figli?
Per finire, oggi, 19 dicembre, a Firenze ci sarà un convegno chiamato: “Violenza su donne e bambini, figli di un dio minore”. L’incontro si prefigge di analizzare quanto fatto in Italia per limitare le violenze, nonché di chiedere al Governo di fare passi idonei, perlomeno quelli che si ritengono essere idonei, affinché anche il nostro paese si adegui alle normative già in vigore in altri Stati. Ma sin dal primo punto in agenda ci sarà uno scoglio ostico da superare, dato che chiede alle istituzioni di verificare quale sia stata l’efficacia del Piano Nazionale contro la violenza, piano varato nel 2011 e risultato una burla dato che, senza bisogno di scomodare nessuno, tutti sappiamo non esserci stati miglioramenti.
I convegni a volte servono, non lo discuto, ma perché invece di far incontrare cento persone in un salone, il Parlamento europeo, che contribuisce a sponsorizzare gli incontri, o anche solo quello italiano, non crea un libro da regalare agli studenti, una materia nuova da portare agli esami? L’istruzione è l’arma migliore che l’essere umano possegga per correggere i propri errori, per quale motivo non viene quasi mai usata? (Massimo Prati)

 Massimo Parlanti, che che è stato giudicato con rito abbreviato, venne arrestato due giorni dopo il delitto dai carabinieri. A suo carico è stata esclusa la premeditazione.
È stato condannato a 18 anni di reclusione Massimo Parlanti, l’uomo che ha confessato di aver ucciso la ex moglie Beatrice Ballerini il 13 dicembre 2012 a Pieve a Nievole località poco distante da Montecatini Terme. Parlanti, che è stato giudicato con rito abbreviato, venne arrestato due giorni dopo il delitto dai carabinieri. A suo carico è stata esclusa la premeditazione. Il pm, Claudio Curreli, aveva chiesto una condanna a 30 anni. Sconcerto e amarezza da parte della famiglia della vittima. Il fratello Lorenzo però si limita a  commentare: “Mi aspettavo una sentenza più giusta”. Senza andare oltre, senza esprimersi sul fatto che si aspettasse una condanna più dura per l’ex cognato che giusto un anno fa gli aveva ammazzato la sorella.   All’epoca dell’omicidio Beatrice Ballerini lavorava a Prato nella filiale del Banco popolare di Lucca di via Roma a Grignano.


Omicidio Ballerini, appello conferma condanna a 18 anni per l’ex marito (la Repubblica – 27 novembre 2014)
La Corte d’Appello di Firenze ha confermato la condanna a 18 anni di carcere per omicidio aggravato nei confronti di Massimo Parlanti, l’imprenditore che il 13 dicembre 2012 uccise l’ex moglie Beatrice Ballerini aggredendola a calci e pugni e poi strangolandola nel casolare di famiglia a Nievole, nella campagna di Montecatini Terme (Pistoia). Sia il pm Claudio Curreli che i difensori di Parlanti, gli avvocati Luca Bisori ed Enrico Zurli, avevano presentato appello contro la sentenza di primo grado emessa il 14 novembre 2013, al termine del rito abbreviato, dal gip del Tribunale di Pistoia Alessandro Buzzegoli.
L’accusa chiedeva l’aggravante della premeditazione per Parlanti, i legali dell’imputato la concessione delle attenuanti generiche, ovvero uno sconto di pena. I giudici hanno rigettato entrambe le richieste, confermando la condanna di primo grado così come peraltro aveva chiesto il sostituto procuratore generale di Firenze Giuseppe Nicolosi. “Mi dispiace che non si sia voluta cercare la verità fino in fondo  –  lamenta Lorenzo Ballerini, il fratello di Beatrice che insieme ai genitori si è costituito parte civile nel processo  –  avevamo chiesto un supplemento istruttorio, di riesaminare approfonditamente alcuni atti, perché secondo noi c’erano altre prove sulla premeditazione del Parlanti che purtroppo sono state lasciate lì ad ammuffire”.
Beatrice Ballerini, 42 anni, impiegata bancaria, si era separata da Massimo Parlanti un anno prima di essere uccisa. Dopo la separazione era tornata a vivere a Campi Bisenzio, dove era nata e cresciuta, insieme ai figli. Lui invece abitava con la sua nuova compagna a Borgo a Buggiano. Uccisa l’ex moglie, probabilmente strozzandola con un foulard dopo averla aggredita a calci e pugni, Parlanti andò a prendere i figli della coppia, un bimbo di 7 e una bambina di 10 anni ora affidati agli zii materni, e li portò dai suoceri come se nulla fosse successo. L’uomo, 44 anni, ex titolare di un sugherificio fallito, si costituì quattro giorni dopo: “è stato un incidente, non volevo ucciderla” disse agli investigatori che stavano per incastrarlo grazie alle intercettazioni e ai frammenti del suo Dna trovato sotto le unghie di “Cice”.  


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