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Gimino Chirichella, 48 anni, padre, operaio, pluripregiudicato per violenza sessuale, prostituzione ed esplosivi, padre. Riempie due taniche di benzina, quando rientra la casa va a fuoco e la compagna muore dopo 20 ore di agonia. Lui muore in carcere prima del processo

Sala Consilina (Salerno), 3 Novembre 2018


Titoli & Articoli

Ritorno sul luogo di un delitto dimenticato (Internazionale – 4 febbraio 2019)
Il giorno che il suo compagno ha incendiato casa mentre lei era dentro con i tre figli, Violeta Senchiu, 32 anni, non ha chiamato sua madre come faceva ogni mattina, quando lui era fuori o al lavoro. Lo aveva fatto la sera prima e per questo Dumitra Ungureanu, che tutti chiamano Lilli, non si è preoccupata. Negli ultimi tempi sua figlia non parlava tanto con lei, diceva solo di sentirsi stanca, tanto stanca. Spesso le raccomandava di non dire nulla che potesse irritare il compagno, Gimino Chirichella, 48 anni, così da evitare che poi lui se la prendesse con lei, una volta soli. Una strategia che, a quanto pare, non sempre funzionava. “Nonna, sapessi quante volte litigavano per te”, ha detto a Lilli uno dei tre nipoti .
Senchiu non ha chiamato neanche quando Chirichella, intorno alle 13.30 di sabato 3 novembre 2018, è uscito di casa, al secondo piano di una palazzina nuova nella parte bassa di Sala Consilina, nel sud della Campania. La ragazza, secondo la ricostruzione della madre, non voleva che il compagno andasse a pranzo con alcuni colleghi del Consorzio di bonifica, dove lavorava come operaio “trattorista”. Lui non deve averla presa bene, anche se non sappiamo con certezza cosa sia successo. Fatto sta che a quel pranzo non ci è mai andato.
Mezz’ora dopo, alle 14, era a Silla, una frazione del comune di Sassano che condivide con Sala Consilina una stazione ferroviaria abbandonata, terreni sempre meno coltivati e uno sviluppo urbano disordinato. Le telecamere di una stazione di servizio lo hanno inquadrato mentre riempiva due taniche di benzina da cinque litri ognuna. Non era solo. C’era un’altra persona con lui.
A sorprendermi con questa rivelazione è il titolare del bar Colpo grosso, dove i due sono entrati dopo aver sistemato le taniche nell’auto. Nessuno mi aveva parlato di un secondo uomo. “Hanno preso un caffè, salutato alcune persone e sono andati via, senza mostrare alcun segno di nervosismo”, racconta. La videocamera della stazione di servizio conferma le sue parole.
Il bar Il bar Colpo grosso si trova al pianterreno di un edificio incompiuto con i pilastri di cemento armato lasciati scoperti ad annunciare un primo piano mai realizzato. Si affaccia sul distributore di benzina, vicino a una strada provinciale. Accanto al locale c’è una sala giochi, una delle tante disseminate in questa vallata incuneata tra il Cilento e la Basilicata. Per capire quanto facciano parte del panorama e della vita locale, bisogna tenere a mente qualche numero. Secondo le dichiarazioni Irpef del 2016 il reddito medio dei 64mila abitanti della zona, chiamata Vallo di Diano e divisa in una quindicina di comuni, è di 1.200 euro al mese. La media delle giocate alle slot machines, secondo i dati del 2016 elaborati dal gruppo editoriale Gedi, a Sala Consilina raggiunge i 1.261 euro pro capite all’anno. A Sassano sfiora i 2.800 euro, più di due stipendi. Chirichella era un cliente abituale della sala slot del Colpo grosso. In passato aveva avuto più di un guaio con la giustizia, ma il barista assicura che nel suo locale non aveva mai creato problemi. Eppure, quando tra le 15 e le 16 qualcuno ha chiamato la caserma dei carabinieri di Sala Consilina per segnalare un incendio a casa sua, nessuno dei militari ha pensato che si trattasse di un incidente.
Il compare Al bar l’uomo era andato per abitudine, o forse per crearsi un alibi. Sarebbe stato più semplice, per lui, fare benzina a un distributore che si trova giusto dietro a casa sua. A piedi sono più o meno duecento metri e non avrebbe avuto bisogno di farsi accompagnare da nessuno. Invece, ha chiamato un amico e gli ha chiesto di accompagnarlo fino alla pompa davanti al bar Colpo grosso. Non era la prima volta che Chirichella si rivolgeva a quello che ora è un testimone chiave dell’inchiesta. Ha anche fatto da padrino al figlio. Gli inquirenti finora non ne hanno rivelato l’identità, ma lo chiamano “il compare” per indicare l’esistenza di un rapporto più solido e più profondo dell’amicizia. Per spiegare fino a che punto i due fossero legati, Lilli racconta che una volta Chirichella l’ha tirato giù dal letto alle 3 del mattino, dopo l’ennesima sfuriata con la moglie. Forse è stata l’abitudine a questi suoi gesti, o magari un’eccessiva sudditanza psicologica, a non fargli immaginare che qualche tempo dopo Chirichella avrebbe rovesciato la benzina sul pavimento di casa o direttamente sulla compagna – questo lo stabiliranno i periti dell’inchiesta – e avrebbe appiccato il fuoco.

 

Sala, omicidio Violet: è morto in carcere Gimino Chirichella (Voce di strada – 15 febbraio 2019)

 

Morte Gimino Chirichella. I familiari sporgono denuncia per chiarire le cause del decesso (Onda News – 2 aprile 2019)
Dopo la morte nel carcere di Foggia lo scorso febbraio di Gimino Chirichella, il 48enne di Sala Consilina accusato dell’omicidio della compagna Violeta Mihaela Senchiu, i familiari hanno sporto denuncia presso la Procura della Repubblica di Foggia per capire le cause dell’improvvisa morte. Secondo i familiari, il 48enne era affetto da una grave cardiopatia e aveva bisogno di farmaci particolari e cure settimanali che non sono state mai effettuate da parte dei sanitari del carcere.
Chirichella, secondo quanto ricostruito dai Carabinieri della Compagnia di Sala Consilina, lo scorso novembre si era recato presso un distributore di carburante acquistando due taniche di benzina e aveva riversato il liquido infiammabile sul pavimento dandogli fuoco nel tentativo di togliere la vita alla compagnia, che poi morì poco dopo nel Centro Grandi Ustionati dell’ospedale Cardarelli di Napoli.

Il giallo di Sala Consilina: «Gimino non uccise la compagna» (il Mattino – 5 giugno 2019)
Secondo i legali di Gimino Chirichella non ha ucciso Violeta Senchiu, omicidio avvenuto a Sala Consilinao scorso  novembre. La tesi è supportata – secondo quanto sostenuto dall’avvocato Bruno La Rosa del Foro di Napili – da diverse prove. «Abbiamo tantissimi elementi che ci fanno propendere che la morte di Violeta Senchiu sia stata provocata da un incidente e non che si sia trattato di un omicidio».
Il tutto avvenne il 4 novembre dello scorso anno a Sala Consilina: Violeta Senchiu di 32 anni resta gravemente ustionata a causa di un incendio in casa, morirà il giorno successivo al “Cardarelli”. Secondo gli inquirenti ad appiccare il fuoco è il compagno (accusato di omicidio pluriaggravato), padre di uno dei suoi tre figli. Gimino viene arrestato in ospedale, in quanto anch’egli resta ferito nell’incendio dell’appartamento. Dopo di che verrà trasferito nel carcere di Foggia dove a febbraio è deceduto in seguito ad un arresto cardiaco. Oltre all’avvocato Larosa, la famiglia ha nominato anche tre consulenti: l’ex generale dei carabinieri comandante dei RIS di Parma, Luciano Garofano, il medico legale Maurizio Saliva e all’ingegnere Luca Scarselli.
«Ci sono molti aspetti poco chiari in tutta questa vicenda – spiega l’avvocato Larosa – , il nostro timore è che possa essere finita in carcere una persona che non ha commesso alcun reato e che poi in carcere è morta. Non ci spieghiamo come mai, dopo 7 mesi, non siano ancora state depositate le relazioni da parte del medico legale per l’autopsia». Secondo l’avvocato «quel sabato pomeriggio di inizio novembre Gimino Chirichella era andato a prendere la benzina per delle mini moto e poi subito dopo era andato ad acquistare le sigarette della marca che fumava la compagna ed  inoltre a confermare che sia stato un incidente c’è un aspetto emerso dalla nostra perizia secondo cui il ferimento e le ustioni della compagna sono state provocate da una esplosione come provato dalle schegge e da parti di intonaco che si sono staccate all’interno della stanza. Noi andremo avanti fino a quando non verrà fuori la verità e non vogliamo che la morte di Gimino venga dimenticata perché siamo convinti che in carcere sia finito un innocente».


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