Loading

Francesco Rizzi, 61 anni, rappresentante di commercio in pensione, padre. Spara alla moglie, la veglia per un giorno e mezzo e poi si spara

Miane (Treviso), 20 Aprile 2010


Titoli & Articoli

Delitto di Miane, uccisa con colpo alla nuca (la Tribuna di Treviso – 22 aprile 2010)
Rizzi ha esploso sei colpi alla moglie, l’ultimo verso di sé: è ancora in fin di vita al Ca’ Foncello
È stato un proiettile che l’ha colpita tra il collo e la nuca a uccidere Laura Leduc. La 50enne parigina ha tentato di scappare al suo carnefice, il marito Francesco Rizzi, ma è stata uccisa da due colpi di pistola mentre cercava di scendere dal letto. La stessa arma che poi l’uomo ha usato per spararsi alla tempia. Rimane in condizioni stabili ma quasi disperate al Ca’ Foncello.
L’uomo è accusato di omicidio volontario aggravato dai vincoli di parentela, e al momento il pubblico ministero Claudio Pinto non ha contestato la premeditazione. Secondo le indagini degli investigatori, infatti, non c’erano minacce significative, soltanto screzi e litigi giudicati normali per qualsiasi coppia in fase di separazione. Nulla, quindi, che potesse far prevedere un epilogo tanto drammatico. Secondo le prime ricostruzioni degli investigatori, all’interno della camera da letto della villetta di via IV Novembre, Francesco Rizzi sarebbe entrato impugnando la sua 7.65, regolarmente detenuta, e sparando immediatamente dopo aver aperto la porta. Il primo colpo non sarebbe andato a segno, finendo vicino all’armadio. Alla vista del marito armato, Laura Leduc si sarebbe destata, tentando di avvicinarsi all’uomo e riuscendo ad arrivare fino ai piedi del letto. Ma a quel punto Rizzi si era già avvicinato, sparando altri due colpi.
Uno, quello letale, ha colpito la donna tra il collo e la nuca, il secondo si è conficcato sulla spalla destra. L’agonia della donna è stata breve: sarebbe morta in pochi minuti. I carabinieri l’hanno ritrovata in pigiama, con il corpo carponi sul letto e la testa rivolta verso il pavimento. Un raptus omicida che ha già trovato movente: Rizzi non voleva che la moglie lo lasciasse e che partisse per Parigi, voleva rimanere con lei per sempre. Non era un esperto di armi. Nonostante tenesse in casa quella pistola calibro 7.65 e quel fucile conservato in soffitta, un’eredità del padre Pietro, ex guardia giurata, non le usava mai. Per questo ha esploso cinque colpi contro la donna, due andati a segno – l’esame autoptico rivelerà se c’è un terzo colpo – e altri finiti nella stanza, con schegge ritrovate nell’armadio e sul soffitto.
I carabinieri della compagnia di Vittorio Veneto, guidati dal capitano Giancarlo Carraro, hanno già inviato l’arma del delitto ai Ris, che ora compiranno un esame balistico sulla semiautomatica calibro 7.65. Un’arma che può venir caricata con sette colpi nel tamburo: l’uxoricida ha tenuto per sé l’ultimo proiettile, sparandosi poi alla tempia, verso il basso, dopo aver vegliato a lungo la donna. I militari dell’Arma hanno effettuato anche un esame Stub su entrambi i corpi, analizzando e certificando la presenza di polvere da sparo sulle mani per accertare l’utilizzo di un’arma da fuoco grazie a un reagente su mani e braccia. Anche ieri i carabinieri di Vittorio Veneto sono tornati nell’abitazione di viale IV Novembre, alla caccia di altri indizi e di altre testimonianze. Ma nessuno, secondo quanto raccolto dagli investigatori, avrebbe sentito gli spari: né l’uxoricidio né il tentato suicidio sono stati sentiti dai residenti della zona, nonostante la villetta appena sopra il centro di Miane non si trovi in una zona isolata. Solo la vittima ha sentito gli spari che le hanno tolto la vita.

 

 

MORTO L’UXORICIDA FRANCESCO RIZZI (Oggi Treviso – 13 maggio 2010)
Aveva ucciso la moglie e tentato il suicidio sparandosi alla tempia
Ieri, mercoledì 12 maggio, si è spento anche Francesco Rizzi che tre settimane  fa – era il 20 aprile – aveva, in un raptus di follia, ucciso la moglie, Laura Leduc 49enne, a colpi di pistola. Dopo il tragico gesto e dopo aver vegliato la donna per oltre un giorno, Francesco Rizzi aveva puntato alla sua tempia la pistola e aveva cercato così di porre fine anche alla sua vita. Ritrovato dai figli, era stato soccorso dal 118 e trasferito, in gravi condizioni, all’ospedale di Treviso. Dopo l’intervento chirurgico per l’asportazione del proiettile, Rizzi era rimasto in coma farmacologico. Ieri il suo cuore ha smesso di battere. Il suo cervello aveva subito danni irreversibili.


Link