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Francesco Mazzega, 36 anni, impiegato. Uccide la fidanzata e porta il cadavere in auto alla polizia. Condannato a 30 anni di reclusione confermati in appello, con riserva per ulteriori 3 anni di libertà vigilata, resta a casa col braccialetto elettronico. Prima del ricorso in Cassazione si impicca in giardino

Palmanova (Udine), 1 Agosto 2017

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Titoli & Articoli

I parenti dell’assassino: «C’è lo zampino del demonio, è un gesto inspiegabile» (Udine Today – 1 agosto 2017)
C’è lo zampino del demonio, ha perso la testa. Si tratta di un gesto inspiegabile, era un bravissimo ragazzo». Le parole per commentare la triste vicenda dell’assassinio di Nadia Orlando, rotte dal dolore, sono della zia diFrancesco Mazzega – Antonietta Mazzega, sorella del padre, residente a Palazzolo dello Stella -, presentatasi al comando della Polstrada di Palmanova assieme ai genitori dell’uomo che si è auto accusato del delitto. Si sono trovati a Palmanova e hanno raggiunto assieme la stazione nei pressi dell’uscita autostradale. «Almeno non ha fatto come tutti gli altri bastardi, non ha occultato il cadavere» ha commentato la donna.
«Siamo una famiglia unita» Nadia Orlando era stata presentata in famiglia l’estate scorsa: «Siamo una famiglia unita – dice la zia – che ogni tanto si ritrova come tutte, e proprio in una di quelle occasioni Francesco aveva fato conoscere la sua ragazza». I genitori – Lorenzo ed Eda, entrambi pensionati e particolarmente attivi nella comunità di Muzzana del Turgnano (lui è molto credente) – apparivano evidentemente sconvolti dalla vicenda. «Ho saputo della vicenda da Facebook – ha chiuso la zia-»I parenti di Mazzega, arrivati poco prima delle 16, hanno abbandonato la sede dela Polstrada dopo le 17.30.

“Temo di aver ucciso la mia ragazza”. All’origine dell’omicidio di Nadia la differenza di età con il fidanzato (HuffPost – 2 agosto 2017)
Nadia Orlando, la ragazza uccisa a Palmanova (Udine) il 31 luglio dal fidanzato, Francesco Mazzega, aveva 21 anni. L’omicida 35. Una differenza di età che, come ha spiegato al Corriere Massimiliano Ortolan, capo della Mobile di Udine che indaga sull’omicidio, “sembra che creasse qualche conflitto fra i due ma nulla che fosse degenerato in gesti di violenza”. Anche i familiari della vittima erano in apprensione, sempre per quei 14 anni di differenza che creavano spesso inquietudine, soprattutto al padre di Nadia, che aveva espresso qualche perplessità.
Nessuno avrebbe mai potuto pensare a un epilogo del genere. La coppia, stavano insieme da un anno, era appena rientrata da una vacanza, e le amiche di Nadia la ricordano felice. Quella sera, come spiegano gli inquirenti al Corriere, i due si erano incontrati per parlare nei pressi del fiume Tagliavento, incrociando anche altre persone, e si sarebbero fermati su un muretto per risolvere una discussione avuta qualche giorno prima.
Poi, alle 9.15 di martedì mattina, dopo che la coppia non aveva lasciato tracce, sparendo per quasi 24 ore, la scoperta di quanto accaduto. Francesco Mazzega citofona al distaccamento della polizia stradale di Palmanova.
“Temo di aver ucciso la mia ragazza, andate nella piazzola di sosta dove ho parcheggiato la mia auto e la troverete nel sedile del passeggero”. L’incredulo agente del distaccamento riceve la segnalazione e dà subito l’allarme. Dopo aver ucciso la sua ragazza, ha vagato per tutta la notte con la sua utilitaria lungo le strade statali del Friuli con accanto il corpo di Nadia Orlando.
L’omicidio sarebbe avvenuto tra le 21 e le 23. Mazzega non pensava di averla uccisa, sperava solo che “si fosse assopita”, ha raccontato nel corso dell’interrogatorio. “Ma poi, preso dal panico, ho girato la macchina e ho iniziato a vagare».
Un viaggio sino al confine con la Slovenia, poi la decisione di tornare indietro e di costituirsi al comando della Stradale di Palmanova. Intanto, di primo mattino, i genitori di Nadia, non avendola vista rincasare, dopo aver cercato di contattarla sul telefonino (trovato spento accanto al cadavere), ne avevano denunciato la scomparsa ai carabinieri. Un’attesa durata poco perché la Stradale li ha subito avvertiti della confessione del fidanzato.
Mazzega dice che la sua vita “è finita”. La zia, Antonietta Mazzega, non riesce a darsi una spiegazione di quanto accaduto: Non so proprio spiegarmi come possa essere accaduto a mio nipote che è educato, mai una volta che abbia litigato, si era laureato in economia a Trieste e aveva trovato lavoro, poi con Nadia mi sembrava felice“. Il 35enne ora si trova nel carcere di Udine con l’accusa di omicidio aggravato da futili motivi.

Udine, omicidio Nadia Orlando: condannato a 30 anni il fidanzato (la Repubblica – 11 luglio 2018)
Francesco Mazzega dopo avere ucciso la ragazza 21enne nel luglio dell’anno scorso passò la notte in auto accanto al corpo. La giudice ha riconosciuto l’aggravante dei futili motivi
UDINE – È stato condannato a 30 anni di reclusione in primo grado Francesco Mazzega, l’uomo di 36 anni accusato di aver ucciso, la sera del 31 luglio dello scorso anno, la giovane fidanzata. Nadia Orlando aveva 21 anni e Mazzega l’aveva strangolata mentre erano in auto; poi aveva girato per tutta la notte con il corpo della donna prima di costituirsi.
La Gup, Mariarosa Persico, ha dunque confermato la richiesta fatta dalla Pm Letizia Puppa, titolare del fascicolo, che aveva appunto chiesto una condanna a 30 anni di reclusione. Mazzega e la sua vittima erano colleghi di lavoro alla ‘Lima’ di San Daniele del Friuli, in provincia di Udine, una ditta specializzata in protesi ortopediche. Secondo le ricostruzioni l’uomo aveva strangolato la fidanzata dopo una lite.
Alla sentenza si è arrivati dopo un paio d’ore di camera di consiglio, al termine del processo che è stato celebrato con il rito abbreviato. La giudice ha riconosciuto Mazzega colpevole del reato che gli era stato contestato dalla Procura, l’omicidio volontario aggravato dai futili motivi. La giudice ha dichiarato l’uomo interdetto in perpetuo dai pubblici uffici e in stato di interdizione legale della pena. Lo ha condannato anche al risarcimento dei danni in favore delle parti civili costituite, da quantificare in separato giudizio, con una provvisionale di 200 mila euro ciascuno ai genitori di Nadia e 100 mila euro al fratello.
“Grazie a tutte queste persone. Hanno fatto veramente di tutto per aiutarci”, ha ringraziato la mamma di Nadia, Antonella, abbracciando in aula, dopo la pronuncia della sentenza, gli investigatori della Squadra Mobile della Polizia di Udine che hanno condotto le indagini. Ad affiancare la famiglia Orlando c’erano anche il sindaco di Dignano, Riccardo Zuccolo, e gli avvocati del Comune e dell’associazione Voce Donna Onlus di Pordenone costituiti parte civile. “Manca la parte principale. Manca Nadia”, ha detto il papà Andrea commosso all’uscita dal tribunale.

Uccise la fidanzata, confermata la condanna a 30 anni in Appello per Mazzega (il Piccolo – 29 novembre 2019)
La decisione del collegio, presieduto da Igor Maria Rifiorati, è arrivata dopo più di cinque ore di camera di consiglio: accogliendo la richiesta della pubblica accusa, il tribunale ha disposto al termine dei trent’anni tre anni di libertà vigilata
La Corte d’Assise d’Appello di Trieste ha confermato nel pomeriggio di venerdì 29 novembre la condanna a 30 anni per Francesco Mazzega, 38 anni di Muzzana, confermando la sentenza di primo grado. L’uomo aveva confessato di aver ammazzato la ragazza, 21 anni, nella notte tra il 30 e il 31 luglio di due anni fa. La decisione del collegio, presieduto da Igor Maria Rifiorati (a latere Mimma Grisafi e i sei componenti della giuria popolare) è arrivata dopo più di cinque ore di camera di consiglio: accogliendo la richiesta della pubblica accusa, il tribunale ha disposto al termine dei trent’anni tre anni di libertà vigilata.
Il collegio si è riservato invece sull’inasprimento della misura cautelare. “Non merito il perdono. Ho paura anche a chiederlo, vista la gravità di quanto fatto“. È il senso del concetto espresso da Francesco Mazzega in aula in una dichiarazione spontanea resa prima che la Corte d’Assise d’Appello di Trieste si ritirasse in camera di consiglio per decidere se confermare o riformare la sentenza di condanna pronunciata in primo grado nei suoi confronti dal Gup del tribunale di Udine. «Ci riserviamo di vedere la motivazione. Riteniamo sia possibile rivedere la conclusione cui è arrivata la Corte d’Assise d’appello di Trieste davanti alla Corte di Cassazione», ha detto l’avvocato della difesa Mariapia Maier all’esito della sentenza. «Eravamo molto preoccupati – ha aggiunto l’avvocato Maier – per la questione mediatica che si era creata intorno a questa vicenda. Secondo me la giustizia deve essere applicata cercando di dare la pena che spetta e non soltanto una pena che deve portare serenità o tranquillità al dolore che purtroppo c’è e c’è in tutti».

Uccise la fidanzata: Mazzega trovato morto nel giardino di casa (il Piccolo – 1 dicembre 2019)
Il 38enne si è impiccato nella tarda serata di sabato. Trovato dai parenti, inutili i soccorsi. Due giorni fa la sentenza d’Appello a Trieste aveva confermato la condanna a 30 anni
Francesco Mazzega, condannato a 30 anni per la morte di Nadia Orlando, si è suicidato. L’uomo è stato trovato morto ieri sera nel giardino della sua abitazione, in Friuli, dove era agli arresti domiciliari. Venerdì in appello era stata confermata la condanna a 30 anni.
Mazzega, 38 anni, si è impiccato nel giardino di casa nella tarda serata di ieri. Dopo la sentenza di conferma della pena a 30 anni di carcere, l’uomo era tornato a casa dei genitori, a Muzzana del Turgnano, agli arresti domiciliari, con il braccialetto elettronico.
Sono stati i parenti a trovarlo; hanno chiamato i soccorsi e i sanitari del 118, arrivati subito, e per 40 minuti hanno tentato di rianimarlo. Nadia Orlando, di Vidulis di Dignano ( Udine), aveva 21 anni quando fu uccisa a pochi passi da casa la sera del 31 luglio 2017 da Mazzega, che vagò con il cadavere in auto per tutta la notte. La ragazza voleva porre fine alla loro relazione.
«Non merito il perdono, ho paura anche a chiederlo vista la gravità di quanto fatto»
. È il concetto che Francesco Mazzega aveva espresso venerdì in aula in una dichiarazione spontanea davanti ai giudici della Corte d’Assise d’Appello di Trieste e ai familiari di Nadia Orlando. Mazzega aveva ribadito ancora una volta di non riuscire a capacitarsi di quanto aveva fatto e di non sapere come poteva essere accaduto. Aveva aggiunto di non riuscire nemmeno a sentir pronunciare più il suo nome, associato a un fatto tanto grave. E proprio venerdì la Corte d’Assise d’Appello di Trieste aveva confermato la condanna a 30 anni di reclusione inflitta in primo grado applicando anche la misura di sicurezza di 3 anni di libertà vigilata, una volta espiata la pena. Condanna avverso la quale la difesa di Mazzega aveva annunciato l‘intenzione di ricorrere in Cassazione. Nei prossimi giorni i giudici avrebbero dovuto esprimersi sulla richiesta di inasprimento della misura cautelare che avrebbe potuto riportare in carcere Mazzega avanzata dal Procuratore generale Federico Prato.


I genitori di Nadia dopo il suicidio di Mazzega: «Non volevamo vendetta» (Messaggero Veneto – 2 dicembre 2019)
Dignano, il padre e la madre della ragazza sconvolti dalla notizia. Si sono detti vicini alla famiglia dell’uomo: era un figlio anche lui
La notizia del suicidio di Francesco Mazzega, i genitori di Nadia l’hanno appresa a Udine mentre, prima della mezzanotte di sabato 30 novembre, avevano appena terminato in piazza Primo Maggio un giro della corsa Telethon dedicata alla figlia. Senza parole la mamma Antonella. Un «Mi dispiace» detto con un filo di voce, seguito da altri mormorati fra sé e sé. «Che brutta notizia. Non volevamo questo. Non volevamo vendetta. Sto davvero male». Andrea Orlando, il papà, è chiuso nel suo riserbo. I genitori hanno sempre avuto rispetto e fiducia nelle decisioni della magistratura cercando per Nadia non vendetta, ma giustizia attraverso l’applicazione della legge.
Sabato sera, dopo aver appreso la notizia, Antonella e Andrea Orlando hanno deciso subito «in segno di rispetto verso la famiglia» di Mazzega di togliere la foto di Nadia dalle magliette gialle che indossavano le quattro squadre di amici che partecipavano alla corsa di solidarietà. Una corsa che – a loro dire – fino a quel momento si era svolta con serenità. I genitori sostenuti da una grande forza («Ci aiuta Nadia») e 96 cittadini di Dignano sono stati presenti a rotazione alla corsa dalla mattina di sabato fino alle 16 di ieri. Erano affiancati dall’associazione Andos Onlus di Udine, sostenuti dalla presidente Mariangela Fantini che – a proposito dell’epilogo drammatico del suicidio – ha detto che si è trattato di «una tragedia sopra un’altra tragedia».
«Era un figlio anche lui, sono genitori anche loro. Penso che adesso, purtroppo, capiranno ancora di più il nostro dolore. La notizia ci ha fatto male. Non doveva finire così. Non volevamo che finisse così»
dice la mamma di Nadia.
E mentre tante persone si alternano a portare affetto e solidarietà, Andrea Orlando, stanco per aver passato in piedi una trentina di ore per Telethon, non riesce ancora a parlare. Il padre di Nadia ha le lacrime agli occhi e scuote la testa. «Ha fatto tutto lui – afferma il nonno di Nadia, Giovanni Orlando riferendosi a Mazzega – : non vedeva forse via d’uscita. Dispiace per i suoi genitori, non ci sono parole. Quando lo abbiamo saputo eravamo increduli». Conclude con un sospiro, dicendo: «Bisogna rispettare il dolore di tutti».
«Siamo rimasti sorpresi da questa drammatica notizia che aggiunge dolore e sgomento in tutta la comunità dignanese già così duramente provata – dice il vicesindaco del paese, Luigi Toller. Durante il processo di venerdì scorso Mazzega aveva fatto capire che solo togliendo la vita a se stesso avrebbe potuto riparare al male che aveva fatto a tutti, compresa la sua famiglia.
Queste parole avrebbero potuto fare presagire questo epilogo, io pensavo invece fosse una strategia difensiva per giungere a una riduzione della pena. Lui si dimostrava una persona molto sicura, prendeva appunti… Mai avrei pensato una cosa del genere anche perché durante tutta l’udienza il suo atteggiamento non faceva trasparire nulla di grave». Si conclude così, in un contesto complesso, una triste e tragica vicenda che lascia aperte molte riflessioni.

Nessun fiore per Francesco Mazzega. Muzzana si stringe attorno ai genitori (TeleFriuli – 5 dicembre 2019)
Questo pomeriggio si sono svolti i funerali dell’assassino di Nadia Orlando
Oggi pomeriggio, a Muzzana del Turgnano, si sono celebrate le esequie di Francesco Mazzega, l’assassino di Nadia Orlando morto suicida a poco più di 24 ore dalla sentenza di condanna a 30 anni pronunciata dalla Corte d’Appello il 29 novembre. I funerali hanno avuto luogo alle 14.30 nella Chiesa parrocchiale non appena il feretro è giunto dall’ospedale di Latisana. Numerosi i parenti e i compaesani che si sono stretti attorno ai genitori del 38enne, feriti due volte dalle azioni del figlio, protetto e difeso dalla famiglia pur sempre nella complessità della vicenda.
In chiesa non erano presenti fiori.
La richiesta arrivava dagli stessi familiari che hanno preferito eventuali offerte da donare a Emergency e Medici senza Frontiere.
Il messaggio dell’Arcivescovo di Udine. Qui di seguito il messaggio dell’Arcivescovo di Udine, mons. Andrea Bruno Mazzocato, inviato per i funerali del 38enne: “Partecipo spiritualmente alla celebrazione della Santa Messa di esequie di Francesco Mazzega che con un atto tragico ha concluso la sua tormentata esistenza terrena. “Un baratro è l’uomo e il suo cuore un abisso”. Così il salmo 64 descrive il mistero del cuore di un uomo. Per noi è molto difficile penetrare il segreto del cuore di un’altra persona e Francesco, probabilmente,  non è riuscito a far chiarezza neppure nel suo. Ma ora il tempo delle parole e dei giudizi umani è finito. Resta il silenzio e la preghiera recitata con compassione. Nel salmo 138 troviamo questa preghiera: “Signore, tu mi scruti e mi conosci. Penetri da lontano i miei pensieri”. Preghiamo anche noi perché Francesco, che ha incontrato il Signore Gesù dopo la morte, si senta penetrato fin nel profondo del cuore dal suo sguardo di misericordia che gli offre il perdono; quel perdono che lui, forse, non riusciva a darsi. Affidandosi al perdono del Signore ritrovi la luce della speranza per la vita eterna.
Il mio pensiero e la mia preghiera va, poi, ai cari genitori di Francesco che hanno condiviso i drammi del figlio in un calvario pesantissimo. So che sono persone di fede e invoco per loro l’intercessione della Beata Vergine di Lourdes, a cui sono tanto devoti. Lei, che da Madre amorevole porta conforto a tanti sofferenti nel corpo e nell’anima, asciughi le loro lacrime e dia forza spirituale ai loro cuori prostrati dal dolore. Non posso dimenticare la cara Nadia Orlando. La raccomando ancora alla misericordia di Dio Padre assieme ai suoi genitori tutt’ora provati dal dolore. Invoco su tutti la benedizione di Dio perché ci preservi dal male e ci renda più solidali e compassionevoli gli uni vero gli altri nel timore del Signore.


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