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Alexandro Riccio, 39 anni, operatore sanitario, padre. Massacra moglie e figlio di 5 anni con decine di coltellate e 50 oggetti che gli scaglia addosso, tra cui una televisione. Si lancia dal secondo piano ma sopravvive. Suicida in carcere

Carmagnola (Torino), 29 Gennaio 2021

 


Titoli & Articoli

Carmagnola, i mille volti di Alexandro: padre premuroso in pubblico, depresso e aggressivo in casa (La Stampa – 30 gennaio 2021)
Ecco il ritratto dell’uomo che, l’altra notte, ha trucidato moglie e figlio. Sui social scriveva: “Ho fatto soffrire la mia famiglia. È tutta colpa mia”

 

Uccide moglie e figlio di 5 anni: “Vi amo e vi porto via con me” (il Giornale – 30 gennaio 2021)
Il delitto dopo una lite in casa, poi l’uomo ha tentato il suicidio gettandosi dal balcone. Il messaggio in un biglietto
«Vi porto via con me», ha scritto Alexandro Riccio prima di uccidere sua moglie e il suo unico figlio, Ludovico di cinque anni. Ma il suo piano di morte ha fallito proprio nella sua parte finale e l’uomo – 39 anni, rappresentante di commercio torinese – dopo la strage in famiglia non è riuscito a suicidarsi, nonostante abbia provato prima ad avvelenarsi e poi a gettarsi giù dal balcone. Ricoverato all’ospedale Cto di Torino, ha una prognosi di sessanta giorni – si è fratturato lo sterno, una caviglia e ha riportato un trauma vertebrale e non sarebbe in pericolo di vita – e un’accusa di duplice omicidio che gli è valsa l’arresto da parte dei carabinieri.
La tragedia si è consumata in piena notte, quando Alexandro ha aggredito la moglie, Teodora Casasanta – 39 anni psicologa – colpendola con violenza con più oggetti reperiti in casa, mentre lei già dormiva nella loro camera da letto. La donna, svegliata dall’aggressione ha disperatamente cercato di difendersi ma la furia del marito ha avuto il sopravvento. Poi l’uomo è andato nella stanza accanto dove dormiva il bimbo e lo ha prima colpito in testa con un corpo contundente ed infine lo ha sgozzato.
Finita la mattanza Alexandro ha tentato di togliersi la vita ingerendo del liquido ma, non riuscendo nel suo intento, si è gettato dal balcone. Dopo il volo dal secondo piano ha ancora avuto la forza di rialzarsi e fare le scale per rientrare in casa. I carabinieri – chiamati dai vicini che hanno sentito il tonfo nel silenzio della notte – lo hanno trovato sul pianerottolo e, quando hanno aperto la porta di casa, hanno realmente capito cosa era accaduto.
Secondo le indagini degli inquirenti, il movente è da ricercarsi nell’incapacità dell’uomo di accettare la fine del matrimonio. La coppia era sposata dal 2014 e aveva già avuto – e apparentemente superato – una crisi sentimentale, tanto che, alcuni anni fa, Alexandro era tornato a vivere da solo. E forse, anche se dopo alcuni mesi erano tornati insieme, non erano stati in grado di superare del tutto le difficoltà.
Negli ultimi giorni lui aveva scritto alcuni post su Facebook, poi cancellati, in cui diceva di avere dei problemi che lo stavano logorando e attribuendosi anche delle colpe. Chi lo ha incontrato nei giorni prima della mattanza, lo ha però descritto tranquillo e gentile come sempre, soprattutto affettuoso nei confronti del figlio Ludovico, con il quale andava spesso a passeggio in città.
Teodora Casasanta era originaria di Roccacasale, in provincia dell’Aquila e si era trasferita in Piemonte dopo essersi laureata in psicologia per lavorare nel Torinese, dove aveva conosciuto Alexander e se ne era innamorata. Attualmente prestava servizio al Cufrad di Sommariva del Bosco, in provincia di Cuneo, dove ci si occupava di alcolismo, tossicodipendenza e problemi psicologici.
A Roccacasale, dove Teodora tornava spesso anche perché vivono ancora la madre ed il fratello, saranno celebrati i funerali dopo che il medico legale avrà portato a termine l’autopsia. In questi ultimi mesi, la provincia di Torino ha visto consumarsi diverse stragi familiari. Il duplice omicidio di Riccio sembra ricalcare quello altrettanto drammatico accaduto ai primi di novembre in un centro a pochi chilometri di distanza da Carmagnola, nel comune di Carignano: un uomo aveva ucciso la moglie e i due figli gemelli, poi si era sparato. A Rivara Canavese, invece, un operaio, prima di suicidarsi, ha sparato al figlio di 11 anni. Agghiacciante il biglietto che aveva lasciato: «Noi partiamo per un lungo viaggio e nessuno ci potrà piu separare». Anche in questi casi, la depressione e l’incapacità di accettare la fine del matrimonio, è il movente che ha trasformato mariti e padri in crudeli assassini.

Cinquanta oggetti per una strage. La furia omicida a Carmagnola (la Repubblica – 31 gennaio 2021)
La ricostruzione della notte di sangue del rappresentante che ha ucciso moglie e figlio di 5 anni. Domani per l’uomo, ancora in ospedale dopo il tentato suicidio, udienza di convalida dell’arresto
Le cinquanta buste di plastica che la scientifica dei carabinieri porta via dalla casa di Carmagnola, dove sono stati uccisi Teodora Casasanta e il figlio di 5 anni Ludovico, raccontano la violenza assurda con cui Alexandro Riccio ha sterminato la sua famiglia. Sono i cinquanta oggetti che, secondo gli investigatori, l’uomo potrebbe aver usato come armi per massacrare moglie e figlio: una borraccia, un cavatappi, una cornice e decine di attrezzi che domattina il medico legale Roberto Testi dovrà confrontare con le ferite sui corpi della donna e del bambino per stabilire quali abbiano inferto le ferite mortali. Domani l’uomo comparirà davanti al Gip del tribunale di Asti per l’udienza di convalida. Per la prima volta gli sarà chiesto di ricostruire cos’è successo nell’appartamento al terzo piano di via Barbaroux.
«Una violenza inaudita e disumana » , commenta lo zio di Teodora, Agostino De Simone, vicesindaco di Roccasale, il paesino d’origine di Teodora, ora sotto shock per quello che è successo e stretto intorno al dolore della mamma e del fratello della donna. Il sindaco ha già annunciato che nel giorno dei funerali, che verranno celebrati a Roccacasale, sarà lutto cittadino. E lo sarà anche a Carmagnola per decisione della sindaca Ivana Gaveglio. « Vogliamo esprimere tutta la nostra vicinanza a questa famiglia — dice — Questa vicenda deve farci riflettere se non esista un modo per intervenire per tempo, prima che cose simili possano accadere».
C’è un altro aspetto che l’autopsia dovrà chiarire, se non sarà Riccio stesso a farlo durante l’interrogatorio. La scena che gli investigatori si sono trovati davanti nell’appartamento rende impossibile stabilire in quale ordine si siano svolti i fatti e se l’omicida si sia accanito prima sulla moglie o sul figlio. È possibile che l’uomo abbia voluto che sua moglie si rendesse conto di cosa fosse successo al suo bambino prima di ucciderla? La donna era a letto, il piccolo ancora con i jeans addosso, sul pavimento. Ci sono segni di lotta nell’appartamento. Potrebbe essere passato molto tempo tra il momento dell’omicidio e il tentativo di suicidio dell’uomo che ha provato per tre volte a togliersi al vita.
Intanto i carabinieri stanno passando al setaccio i suoi profili social per ricostruire la sua personalità e mettere in fila tutti i segnali e le stranezze che in tanti avevano colto senza rendersi conto che potessero essere indicatori di qualcosa di più grave. Riccio era sembrato cupo e taciturno, a chi lo conosceva bene. A settembre aveva perso il lavoro con un ristorante per cui faceva il rappresentante, aveva provato a riciclarsi on line nella vendita di vini. Il suo carattere irascibile e aggressivo era peggiorato con il passare del tempo.
Tanti in queste ore ricordano Teodora, la psicologa venuta a Torino per lavoro: « Una ragazza premurosa, solare, simpatica » , dice un’amica d’infanzia. « Era preoccupata » , raccontano però le sue colleghe nella comunità per tossicodipendenti di Sommariva Bosco dove la donna ha lavorato per dieci anni. Aveva colto quei segnali e stava cercando di allontanarsi.

“Erano una bella famiglia”, uccide moglie e figlio a coltellate: gli omicidi delle ‘persone tranquille’ (Picchio News – 7 febbraio 2021)
15 coltellate alla moglie, otto fendenti al figlio.  Poi la furia selvaggia ed ulteriori colpi inferti al corpo agonizzante della moglie, con ogni suppellettile che si trovava a portata di mano: una cornice, lampade, persino un televisore ed una bottiglia per sfigurarla. Un cavatappi con il quale ha colpito il figlio alla gola, oltre alle coltellate sul suo piccolo corpicino, come raccontano i coltelli sporchi di sangue rinvenuti nell’abitazione. 30 in tutto gli oggetti sporchi di sangue sequestrati nell’appartamento dove risiedeva la famiglia.
Lei era Teodora Casasanta, 38 anni. Abruzzese di origine, psicologa, si era trasferita 10 anni fa a Torino dove aveva trovato impiego presso un centro di recupero dalle dipendenze. Qui aveva incontrato Alexandro Riccio, che all’epoca faceva l’operatore sanitario. Si erano innamorati, sposati, e la famiglia si era allargata cinque anni fa con l’arrivo di un figlio, Ludovico.   Due anni fa la prima crisi matrimoniale, la prima rottura, ma Teodora decise di perdonare il marito riaccogliendolo in casa; ultimamente la coppia attraversava un nuovo periodo di crisi e sembrerebbe che lei volesse separarsi.
Secondo la ricostruzione dei Carabinieri, la  sera del 28 gennaio i coniugi avrebbero avuto una violenta discussione.
Teodora è andata a dormire ma il marito  più tardi l’ha raggiunta e l’ha  colpita nel sonno: molteplici coltellate alla schiena che però non l’hanno uccisa. Teodora è morta sotto il lancio furioso di oggetti di ogni tipo che con violenza venivano scagliati dal marito sul suo corpo agonizzante. Il figlio, è stato sgozzato e colpito più volte dal padre. E’  stato ritrovato all’ingresso della camera da letto, a poca distanza dalla sua mamma dove il suo corpo era stato trascinato dal padre lungo il corridoio sino a li .
Alle 2.29 di notte un tonfo sveglia del tutto i vicini che chiamano il 112:  l’ assassino si è gettato dal balcone, dopo aver cercato di togliersi la vita anche tagliandosi i polsi, senza riuscirci. Riccio, sopravvissuto, è stato arrestato per duplice omicidio con l’aggravante della crudeltà;  ora ricoverato nel reparto detenuti delle  Molinette con una prognosi di 60 giorni .
“Sembrava una persona tranquilla” . E quindi? Raptus? “Gesto folle”?
Prendendo a prestitole parole dell’avvocato penalista e criminologo Dario Bosco:” la malattia mentale, nel proprio corso, ha “suoi sintomi, suoi segnali, sue crisi acute” e raccontare “che esiste un soggetto assolutamente sano, che impazzisce improvvisamente commettendo un orribile delitto in preda ad un non meglio precisato raptus e che subito dopo ritorna allo stato antecedente di assoluta normalità e razionalità, significa raccontare qualcosa di molto simile ad una barzelletta.” L’azione criminale ha sempre un suo percorso e l’analisi del comportamento omicidiario deve partire sempre dall’analisi di atteggiamenti precedenti e sintomatici di ciò che sarebbe poi accaduto alla vittima.
Qualora la storia clinica di un soggetto e la perizia psichiatrica escludano una malattia mentale, e quindi l’incapacita’ totale o parziale di intendere e di volere al momento della commissione del reato, la ricerca del “perchè” di un comportamento omicidiario spesso parte da molto lontano, da disturbi nei rapporti parentali che hanno causato uno sviluppo psicologico problematico. L’ iperdipendenza, le forme reattive violente, il disagio negli adulti nascono proprio nell’età  in cui si viene a formare la personalità dell’individuo.
L’ ipercura del bambino tanto quanto l’ incuria , la sua infantilizzazione quanto l’ adultizzazione, il sottoporlo a frequenti litigi di coppia (per non parlare di  situazioni ancor più gravi di abuso a danno del minore, quali abusi sessuali, violenza assistita, violenza domestica), è stato concordemente accertato sono alcune delle dinamiche che lo porteranno ad essere un adulto capace di intendere e di volere ma incapace a  gestire le sue emozioni secondo modelli etici e sociali adeguati: lo consegneranno ad una vita adulta in cui sarà maggiore per lui la probabilità di creare legami tossici, spesso violenti e di tipo sado-masochistico.
“Amiamo come siamo stati amati”. Non una giustificazione, ma una spiegazione ed un ‘invito alla riflessione e soprattutto  alla prevenzione. Discutere su come intervenire è molto suggestivo ma individuarne la soluzione è difficile e qualunque deterrenza legale è nulla poiché chi compie questi omicidi o si suicida a propria volta o accetta tutte le conseguenze quasi soddisfatto di aver raggiunto il proprio scopo. L’unico intervento che si può fare è culturale, indirizzando i giovani verso un nuovo sistema valoriale: insegnare loro ad elaaborare la sconfitta in amore, la rabbia, la gelosia e non mostrare il proprio disagio con distruttive esplosioni di violenza.


No alla perizia psichiatrica per l’assassino di Carmagnola (La Stampa – 10 febbraio 2021)
Il 29 gennaio ha ucciso moglie e figlio: da allora è alle Molinette
Non ha ancora sostenuto l’interrogatorio di garanzia di fronte al giudice. Non ha, al momento, spiegato i motivi per cui pochi giorni fa ha, di fatto, sterminato l’intera famiglia uccidendo la moglie e il figlio di 5 anni. Ha una prognosi stimata in 60 giorni ed è ricoverato nel reparto detenuti dell’ospedale Molinette di Torino dopo aver tentato il suicidio. Ergo è incompatibile per un confronto con il gip.
Ma Alexandro Vito Riccio, 39 anni, l’assassino di Carmagnola che lo scorso 29 gennaio ha brutalmente ucciso la moglie Teodora Casasanta 38 anni e il piccolo Ludovico, ha chiesto – attraverso i suoi legali – di poter incontrare uno psichiatra al fine di procedere a una consulenza psichiatrica di parte. La richiesta «finalizzata a verificare lo stato di capacità di intendere e di volere al momento della commissione del fatto», per carità, è legittima in punta di diritto, ma non ha incontrato i favori del pm titolare del fascicolo di inchiesta Laura Deodato. Che ha dato parere contrario: «Non essendo ancora stato svolto l’interrogatorio di garanzia ed essendo l’indagato in condizioni di salute tali da non consentirgli di rispondere alle domande del giudice, rigetto la richiesta non essendo quindi neanche in grado di rispondere ai quesiti del consulente».
Le polemiche, va da se, sono dietro l’angolo. Più che per il merito, per i tempi, forse troppo veloci – ma non formalmente sia chiaro – rispetto alla commissione di una vera e propria mattanza. La richiesta è stata inoltrata dai legali il 2 febbraio, 96 ore dopo il duplice omicidio. Lo stesso giorno emergevano le risultanze dell’autopsia sui corpi delle due povere vittime. Orrore su orrore. Secondo la ricostruzione del medico legale e degli investigatori della scientifica dei carabinieri, Riccio si sarebbe scagliato prima contro la moglie colpendola con 15 coltellate alla schiena e infierendo poi con numerosi oggetti repertati (una trentina). Subito dopo avrebbe rivolto la sua furia omicida verso il figlioletto colpito da otto fendenti. Gli stessi carabinieri del nucleo operativo di Moncalieri intervenuti in via Barbaroux a Carmagnola hanno parlato di una scena agghiacciante.
L’esito dell’esame sui due cadaveri e la richiesta di consulenza psichiatrica è stato quasi contestuale. Cosi la procura di Asti ha risposto l’altroieri: niente da fare. Prima l’interrogatorio col giudice, poi, emmai, il resto. L’incarico conferito dai legali dell’assassino al dottor Enrico Zanalda è comunque ufficiale. Per la cronaca il fermo dell’uomo è convalidato anche se non è stato in grado di sottoporsi all’interrogatorio di garanzia. Cinque giorni fa, a Roccasale, 600 abitanti in provincia dell’Aquila, città di origine di Teodora, sono stati celebrati i funerali della mamma del bambino. Anche a Carmagnola la cittadinanza ha partecipato al dolore dei familiari delle vittime. Un consigliere comunale ha portato la vicinanza della comunità in Abruzzo nel giorno delle esequie, drappi rossi sono comparsi per le vie della cittadina. Una lettera resa pubblica condensava il rimpianto di amici e conoscenti: «Il cuore affranto nel ricordo di un’amicizia speciale e nel rimpianto di non aver colto nei tuoi rumorosi silenzi, un segnale di aiuto»

 

Suicida in carcere l’uomo che ha ucciso la moglie e il figlio di 5 anni (La Stampa – 28 settembe 2021)
Il 29 gennaio a Carmagnola aveva accoltellato la donna che voleva lasciarlo e il bimbo, poi aveva subito tentato di uccidersi.
Si è ucciso nella notte tra sabato e domenica in una cella del carcere di Ivrea (Torino) Alexandro Riccio, il 39enne che lo scorso 29 gennaio, a Carmagnola, ha ucciso la moglie Teodora Casasanta e il figlioletto Ludovico, di appena 5 anni.  Riccio aveva ucciso la moglie e il figlio nel sonno con 23 coltellate per poi tentare il suicidio lanciandosi dal balcone di casa. Riccio si è impiccato con i pantaloni della tuta a una inferriata della cella mentre il compagno dormiva.
La Procura di Ivrea ha aperto un fascicolo.«Lasciatemi farla finita», aveva detto l’uomo ai carabinieri che lo scorso 29 gennaio lo avevano soccorso per primi a Carmagnola, nel Torinese, dopo che si era tagliato le vene dei polsi e lanciato dal balcone di casa.Poco prima aveva ucciso a coltellate la moglie Teodora, sua coetanea, e il figlio Ludovico di appena cinque anni. Dietro la violenza, secondo quanto appurato dalle indagini coordinate dalla procura di Asti, competente per territorio, la decisione della donna di mettere fine al matrimonio. «Vi porto via con me», il biglietto dell’uomo che i carabinieri trovarono nell’abitazione dopo il duplice omicidio. Una intenzione, quella di suicidarsi, che evidentemente l’uomo non aveva abbandonato.


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