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Alessandro Milan, 24 anni, camionista, padre. Uccide la moglie a colpi di fucile, ferisce un uomo che ritiene l’amante e si suicida

Conselve (Padova), 13 Giugno 2008


Titoli & Articoli

AMORE INSANGUINATO Post n°880 pubblicato il 14 Giugno 2008 da psicologiaforense
” Come geloso, io soffro quattro volte: perché sono geloso, perché mi rimprovero di esserlo, perché temo che la mia gelosia finisca col ferire l’altro, perché mi lascio soggiogare da una banalità: soffro di essere escluso, di essere aggressivo, di essere pazzo e di essere come tutti gli altri.” Barthes, Roland

LA NOTIZIA:

Dramma della gelosia a Conselve, località in provincia di Padova. Spara al basso ventre del rivale, uccide la ex compagna con un colpo alla nuca e poi si toglie la vita puntandosi in bocca la carabina calibro 22. Pochi istanti andati in onda ieri intorno alle 14.15 di un calmo pomeriggio.
La follia omicida è esplosa nella testa di Alessandro Milan, 24enne, impiegato come camionista alla ditta Berto di Monselice e residente a Candiana in via Straelle, un paesino a una decina di chilometri da Conselve. Insieme alla ex ragazza, Chiara Bernardi di 25 anni operaia della cooperativa “Primavera”, verso le 14 è entrato nei locali dell’Ulss 23 di piazza Cesare Battisti dove, nell’ufficio dello Spisal, stava lavorando l’amante di Chiara, Massimo Sturaro di 42 anni residente a Terrassa Padovana in via Marconi.
Chiara e Massimo si frequentavano da circa un mese e si erano conosciuti al lavoro. Infatti la cooperativa dove era impiegata la ragazza effettua dei servizi per l’Ulss locale. Alessandro Milan salito al primo piano della struttura, in quel momento deserta, ha subito incrociato lo sguardo di Sturaro e in tono minaccioso gli ha ricordato che gli aveva portato via la donna. Massimo Sturaro ha cercato di rispondere, ma il ragazzo ha estratto dalla giacca della tuta la carabina e ha fatto fuoco. Un colpo che ha preso l’uomo all’inguine. Sturaro, ferito, si è allontanato e ha avuto la forza di chiamare il Suem 118.
Intanto Milan ha inseguito Chiara, che ha tentato invano di mettersi in salvo dalla pazzia dell’ex fidanzato. É stata raggiunta da una pallottola alla nuca che l’ha uccisa sul colpo. L’ex l’ha freddata senza nemmeno vederla in volto. Alessandro Milan, capito quanto aveva fatto, ha poi deciso di infilarsi la canna del fucile in bocca e di premere il grilletto.
Da tre anni Chiara e Alessandro convivevano a Candiana nella casa di lui. Lasciano una bambina di un anno e mezzo. 
Chiara da almeno una settimana aveva abbandonato Alessandro, ed era tornata a vivere dai suoi genitori in via Levà a Conselve. Con lei si era portata la piccola. Tra i due i rapporti erano molto tesi e poi Chiara si era innamorata del tecnico dello Spisal, Massimo Sturaro.
Alessandro aveva capito tutto e la gelosia lo ha sopraffatto. Forse non voleva ucciderla. Forse il suo vero e unico obiettivo era il rivale. Ma quando si è trovato dentro gli uffici dello Spisal nella sua mente qualcosa è cambiato. Si è accorto che Chiara e Massimo si amavano davvero e non è più riuscito a controllarsi. Probabilmente, non voleva neppure ucciderle Sturaro, ma evirarlo. Invece tutto è andato storto.
Massimo Sturaro, che è rimasto cosciente fino alla fine, è stato trasportato con l’elisoccorso all’ospedale di Monselice e dopo un intervento chirurgico è stato dichiarato non in pericolo di vita.
Una tragedia che per qualche ora ha avuto anche i connotati del razzismo e della xenofobia. I conselvani, appena accaduto il fatto, erano convinti che l’autore dell’insano gesto fosse un marocchino. Erano pronti a scagliarsi contro la comunità nordafricana che abita in paese. Poi la verità è venuta a galla. Alessandro Milan, l’omicida-suicida, era di carnagione scura e basso di statura. Quando l’aspetto a volte inganna.
Sul luogo del dramma prima è arrivata la fidanzata del fratello di Milan, che lavora a due passi dalla piazza. Disperata e in lacrime, si è lasciata sfuggire un “lo sapevo”, quasi a confermare la tesi che Alessandro covava da giorni un piano di vendetta. Verso le 18 si è visto il fratello di Chiara, Andrea. Un ragazzo robusto, con una felpa senza maniche e un grande tatuaggio sul braccio destro. Tranquillo, ma frastornato non ha voluto parlare. Un amico lo ha preso sottobraccio e lo ha portato via.
Prima delle 19 sono scese le due bare metalliche. Un po’ di curiosi e molto silenzio. Chiara e Alessandro sono arrivati insieme e sono andati via insieme. Nelle prossime ore i carabinieri proveranno a raccogliere delle testimonianze, ma nel palazzo a quell’ora non c’era nessuno tanto che non una persona ha sentito i tre spari.

 

Geloso uccide l’ex compagna e poi si spara con il fucile (La provincia pavese – 14 giugno 2008)
Non ha retto alla separazione dalla compagna e ha reagito nel modo peggiore, uccidendola e ferendone l’amante, prima di togliersi la vita. Protagonista della vicenda è Alessandro Milan, 24 anni, camionista di Conselve (Padova), che ieri ha sparato alla compagna Chiara Bernardi, di un anno più vecchia, colpendo poi quello che riteneva l’amante di lei, M.S., un collega di 44 anni. Milan, armato di fucile calibro 22 da tiro con cannocchiale, si è presentato negli uffici dello Spisal di Conselve, dove la donna e il suo presunto amante lavorano. Vi è entrato accompagnato dalla donna, nascondendo il fucile nella giacca della tuta da ginnastica. In corridoio ha incontrato quello che riteneva il suo rivale e che non aveva mai visto prima, gli ha rivolto solo qualche parola prima di estrarre l’arma e sparargli all’inguine. L’uomo, sia pur ferito, si è trascinato in un ufficio per dare l’allarme. Pochi attimi e sono rimbombati due spari. Secondo la ricostruzione dei carabinieri, Milan ha sparato al volto della donna uccidendola all’istante e quindi ha infilato la canna dell’arma in bocca e si e’ ucciso. Un gesto distruttivo in tutti i sensi, che lascia sola una bambina di meno di due anni.

 

«E’ tutta colpa di quell’uomo» (il Mattino di Padova – 16 giugno 2008)
CANDIANA.«Io glielo avevo detto a quello li. Lascia in pace Chiara. Tu stai rovinando tre famiglie. Glielo avevo detto in faccia. Abbiamo avuto anche in battibecco in piazza XX Settembre a Conselve».
«Quello li» è Massimo Sturaro, il tecnico dello Spisal ferito con un colpo di carabina all’inguine venerdi scorso da Alessandro Milan, 25 anni, il giovane che subito dopo ha ammazzato la sua ex convivente Chiara Bernardi e poi si è suicidato al primo piano della palazzina dell’Usl 17 a Conselve.
A parlare cosi è Luciano Milan, 58 anni, camionista in pensione, papà di Alessandro. Luciano Milan e sua moglie Simonetta Caldin da venerdi non dormono più. Non mangiano più. Non vivono più. Luciano Milan vorrebbe giustificare Alessandro, ma non può. Vorrebbe rimettere a posto le cose ma sa bene che non è possibile. Il suo pensiero torna sempre a qualche tempo fa, quando nella sua casa a Candiana regnava l’armonia.
Lui e sua moglie al piano di sotto. Sopra Alessandro, Chiara e la loro figlia. Immagini, frammenti della memoria che stridono con la realtà e che fanno male. Chiara Bernardi e Alessandro Milan non ci sono più. Lui ha ucciso lei poi si è suicidato. Quindi Luciano Milan si attacca all’unico appiglio che ha. «Da quando ha conosciuto quel signore le cose nella mia famiglia sono cambiate – continua l’uomo – Si incontravano sempre più spesso e mio figlio li aveva anche visti insieme. Prima c’era armonia nella mia famiglia. Chiara era venuta a vivere da noi contenta. Poi era nata la piccola. Una gioia immensa. Voi non potete capire».
Sta giustificando ciò che ha fatto suo figlio?
«No. Non lo giustifico. Ma Alessandro era diventato geloso. Aveva anche seguito Chiara. Cioè non l’aveva seguita veramente. A volte, però, era passato per vedere dove fosse parcheggiata la sua automobile. E cosi facendo li aveva visti insieme. Mio figlio stava impazzendo. Io ne avevo parlato anche con la famiglia di Chiara. Loro mi avevano detto che con quello li erano solo amici. Amici? Gli amici non si incontrano anche di notte. E comunque voi in questi giorni avete scritto cose non vere. Avete sentito amiche che la Bernardi, Chiara insomma, non vedeva e non sentiva da mesi. Perché non corrisponde al vero che Alessandro e Chiara litigassero spesso. Non è vero. Erano discussioni, diciamo cosi, fra moglie e marito. Nulla più».
Suo figlio ha ammazzato la sua compagna. Le ha sparato e poi si è ucciso.
«Lo so. Ha fatto una cosa orribile. Di cui pagheremo tutti le conseguenze. Io per primo. Ma si metta nei miei panni. Era mio figlio. Il mio unico figlio. La luce dei miei occhi. Io ho sempre fatto tutto per lui. A lui e a Chiara avevo costruito una casa. Stavano bene. Erano felici. Poi 30-40 giorni fa è cambiato tutto. Nell’ultima settimana Alessandro continuava a ripetere: non ce la faccio più. La faccio finita».
Non ha pensato che fosse pericoloso lasciare che Alessandro tenesse armi in casa in una situazione del genere?
«Si. Ci avevo pensato. Ma se gliele avessi tolte forse sarebbe stato peggio. Il medico di famiglia gli aveva ordinato di prendere antidepressivi. Nessuno di noi pensava che sarebbe accaduto ciò che è successo. Anche perché sapevamo che Alessandro aveva la passione del tiro al piattello. Aveva comprato la carabina 2 mesi fa dopo averla vista alla fiera delle armi di Brescia. E’ un’arma con una doppia impugnatura, tipo mitra, molto corta. Non è vero che gli aveva segato la canna».
Due mesi fa? Quando l’ha comprata lei non si è allarmato?
«No. Quando ha acquistato la carabina non c’erano ancora problemi con Chiara. Poi lei aveva deciso di interrompere la relazione perché aveva incontrato quello li».
Mi scusi: ma interrompere una relazione è una colpa cosi grande da meritare di essere punita con la morte?
«No. Cerchiamo di capirci. Alessandro era un bravo figlio. Non era per nulla cattivo. In queste settimane abbiamo fatto di tutto per cercare di sistemare le cose. Io ho parlato per ore al telefono con Chiara. Ci siamo anche incontrati in mezzo a un vigneto per discutere di quello che stava accadendo. Chiara per me era come una figlia. Io non volevo fare mancare nulla alla famiglia. Erano cosi felici. E poi era nata la piccola».
Ha sentito in questi giorni i familiari di Chiara?
«Ho parlato con suo fratello Andrea. Anche i familiari di Chiara adoravano Alessandro. Ora cercherò di riavvicinarmi a loro, piano piano. In questo momento è tutto cosi difficile. Cercate di capirmi. Alessandro non voleva assolutamente perdere Chiara. Faceva tutto per lei. La sua mente non funzionava più da qualche tempo. Ora non c’è più. E in questo momento ho solo una preghiera: non scrivete male di Alessandro. Non aggiungete dolore al dolore. Chiedo solo questo».


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