Vincenza Visone, 17 anni, studentessa, mamma. Uccisa dall’ex mentre andava a scuola

vincenzavSant’Antimo (Napoli), 14 maggio 2004
La mamma la stava accompagnando a scuola, in macchina. Lei non aveva smesso di studiare, anche se era diventata mamma, e si dava tanto da fare per costruirsi un futuro. Lui si è affiancato col motorino e le ha sparato.

 

 

 

 

logoRaffaelle Buonanno, 22 anni. Lo sapevano tutti che si faceva di cocaina.

 

 

 

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Ansa – Internapoli
Un colpo al petto mentre andava a scuola: e’ morta cosi’ a 17 anni Vincenza V., giovanissima madre, uccisa per gelosia dall’ ex fidanzato, Raffaele Buonanno, 22 anni, dal quale aveva avuto un bambino che ora ha un anno. Lui e’ stato arrestato dopo una breve fuga: ad armargli la mano sarebbe stata la fine di quella storia d’amore alla quale non si era rassegnato, ma all’origine dell’omicidio vi sarebbero anche contrasti sorti sull’affidamento del bimbo. Il delitto e’ avvenuto questa mattina a Sant’Antimo, un paesone a Nord di Napoli, in via Petrarca. La ragazza era a bordo di una ”Y10” guidata dalla madre, Rosa Russo, di 47 anni, rimasta ferita in maniera non grave nella sparatoria. Madre e figlia erano appena uscite di casa, una palazzina della periferica via Macchiavelli, per raggiungere la scuola di Vincenza, un liceo pedagogico nella vicina provincia di Caserta. All’improvviso l’utilitaria, che aveva percorso appena un paio di chilometri, e’ stata bloccata dal giovane, giunto a bordo di un motorino.
L’ex fidanzato deluso, secondo la ricostruzione dei carabinieri, e’ cosi’ diventato un assassino: senza pronunciare nemmeno una parola, ha estratto da una tasca della giacca una pistola facendo fuoco contro Vincenza e ferendo anche la madre. Poi la fuga a bordo dello scooter. A terra sono stati ritrovati cinque bossoli, le tracce dei colpi esplosi l’uno dietro l’altro, a distanza ravvicinata. Per Vincenza e la madre non c’e’ stata alcuna possibilita’ di fuga. La ragazza e’ stata raggiunta da un sol colpo che le ha trafitto il petto. Soccorsa da alcuni passanti, e’ stata portata al vicino ospedale ”San Giovanni di Dio” di Frattamaggiore ma per lei non c’e’ stato nulla fare: e’ morta qualche minuto dopo il ricovero. La madre, invece, e’ stata condotta all’ospedale di Giugliano dove e’ tuttora ricoverata. Guarira’ nel giro di qualche settimana: non sono gravi, infatti, le ferite che ha riportato al torace. Nei due ospedali sono giunti parenti ed amici in preda allo sconforto per una tragedia che in pochi avrebbero immaginato possibile. Gli investigatori hanno sentito alcuni testimoni che hanno consentito di indirizzare le indagini prevalentemente sulla pista passionale.
D’altra parte le modalita’ del delitto ed il passato della vittima e quello della sua famiglia hanno indotto immediatamente a scartare, nel giro di qualche ora, le altre ipotesi. Il papa’ di Vincenza, ultima di tre figli, e’ uno stimato piccolo imprenditore edile. Una famiglia ritenuta al di sopra di ogni sospetto. Dopo la sparatoria, secondo la ricostruzione dei carabinieri, Raffaele Buonanno, elettrauto, figlio di un artigiano dello stesso paese, senza alcun problema con la giustizia alle spalle, e’ fuggito. Gli investigatori hanno provato a rintracciarlo lungo le strade di Sant’Antimo, nelle vicinanze dell’abitazione dei suoi genitori, ma senza esito. Nella zona sono stati istituiti numerosi posti di blocco da parte della polizia e dei carabinieri: si sapeva che l’assassino non sarebbe riuscito ad allontanarsi troppo da Sant’Antimo.
Buonanno e’ stato infatti rintracciato qualche ora piu’ tardi a San Marcellino, un piccolo comune della provincia di Caserta a pochi chilometri di distanza da Sant’Antimo, dove era a giunto a bordo del motorino. Non era armato, ed era all’interno di una officina meccanica di alcuni amici. Da qui e’ stato trasferito al comando del gruppo di Castello di Cisterna dove, in stato di fermo, e’ stato a lungo interrogato. Secondo gli inquirenti avrebbe ucciso per gelosia. Non sopportava che la storia d’amore, nata solo qualche anno prima con Vincenza – una ragazza, alta, bruna e bella e con un sorriso solare – fosse finita cosi’ precipitosamente. I due si erano conosciuti a Sant’Antimo: e” stato un amore a prima vista, ma finito presto, dopo l’attesa di un figlio, la decisione di tenere il bambino, un periodo di convivenza seguito da una separazione che Raffaele, sospettano gli inquirenti, non avrebbe in realta’ accettato. Voleva tornare con Vincenza e forse avrebbe fatto di recente qualche tentativo in tal senso, poi fallito. La ragazza, nonostante l’impegno del bambino, aveva continuato a studiare frequentando il liceo pedagogico nel Casertano. E continuava a frequentare gli amici di sempre, quelli conosciuti in piazza e nella Villa Comunale. In paese circolano voci secondo le quali la giovane aveva un nuovo fidanzato e aspettava un altro bambino: ma entrambe le circostanze sono state smentite in maniera decisa dai familiari. Ma quelle voci potrebbero essere giunte anche all’ex ragazzo di Vincenza, facendogli perdere la testa. E sullo sfondo, vi sarebbe anche qualche contrasto tra Vincenza e Raffaele sorto negli ultimi tempi per l’affidamento del piccolo che viveva con la madre a casa dei nonni materni.

Internapoli
Si è difeso a denti stretti. Per oltre cinque ore ha tenuto testa al pm che gli poneva domande con ritmo incalzante. Un duro faccia a faccia iniziato poco dopo le venti e concluso a notte fonda. Raffaele Buonanno, l’ex fidanzato di Enza Visone, pesantemente indiziato dell’omicidio della ragazza, ha raccontato la sua versione di come ha trascorso il venerdì. Assistito dall’avvocato Antonio Gravante, ha snocciolato il nome dei posti dove sarebbe stato e delle persone che avrebbe visto prima e dopo quel tragico minuto che ha segnato la fine di quella bella ragazza dalla quale aveva avuto un bambino e tanti no a ritornare insieme. Per gli investigatori la storia è chiusa, anche se le indagini restano aperte. Nessuno tra gli inquirenti ha infatti ancora dei dubbi su chi sia stato ad ammazzare con un colpo di pistola al cuore la bella Enza. Quest’ultima, venerdì, dopo aver dato un bacio al piccolo Antonio, suo figlio, è andata incontro alla morte, mentre la madre, Rosa Russo, ha avuto una mandibola fracassata e altri danni seri dalla gragnuola di colpi. Ora bisogna trovare l’arma del delitto, e per questo i militari della compagnia di Giugliano, diretta dal capitano Gianluca Trombetti, hanno perlustrato con la pazienza ostinata delle formiche, tutti i fossi, le siepi e la miridade di piccole discariche tra Sant’Antimo e San Marcellino dove poi è stato arrestato in un’officina di parenti il presunto assassino. Il meccanico è stato sottoposto all’esame dello Stube, per accertare la presenza sulle mani e gli indumenti di quelle particolari sostanze che vengono rilasciate dalla miscela dell’innesco dei proiettili delle pistole. E ieri presso il tribunale di Santa Maria Capua Vetere si è svolta l’udienza che ha convalidato il fermo di Raffaele Buonanno. Un punto a favore dell’accusa, che inevitabilmente peserà nel processo e sulla posizione di Raffaele Buonanno. Ieri mattina presso il centro di medicina legale del grande Ipogeo è stata eseguita l’autopsia che ha accertato che l’unico proiettile che ha colpito Enza, le ha praticamente spaccato in due il cuore. Forse oggi stesso, se il magistrato darà il nulla osta, si celebreranno i funerali in una Sant’Antimo listata a lutto. La città è ancora anestetizzata da quanto è accaduto. «Radio piazza» è tutta per la povera Enza, mamma a 16 anni, che ha potuto godere la gioia di un figlio per appena pochi mesi. I commenti questa volta sono a voce alta e non bisbigliati come quando ad aver ammazzato è stata la camorra. «Quello (Raffaele Buonanno n.d.r.) era un poco di buono che si voleva ”sistemare” con la famiglia Visone. Gente per bene e grandi lavoratori», dice un pensionato all’ombra del castello in piazza. «Aveva messo in giro la voce che Enza era incinta e che passava da un’avventura all’altra», è il commento stizzito di una donna carica di buste delle spesa. «Qui lo sapevano tutti che lui si faceva cocaina mentre Enza cercava si rifarsi una vita e dimenticare quel balordo»
di Marco Di Caterino

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