Tiziana Falbo, 37 anni. Uccisa dal compagno che l’ha prima strangolata e poi le ha conficcato un cacciavite in gola

Montalto Uffugo (Cosenza), 14 novembre 2010
Nicola è fortemente provato dalla malattia reumatica e dal pensiero di un pignoramento richiesto dalla ex moglie per il pagamento degli arretrati dovuti per il mantenimento della figlia. Come se non bastasse, ci si mette Tiziana, che vuole sposarsi e pure avere dei bambini. Lui non ci vuole manco pensare e si mette in poltrona davanti alla televisione. Lei gli dice “Sei un uomo ridicolo” (la stessa frase che pronunciano altre donne prima di essere uccise) scatenando il raptus in cui lui la strangola e poi tenta di salvarla con una maldestra manovra di apertura della bocca tramite cacciavite al fine di praticarle la respirazione bocca a bocca.

 

Nicola Sorgato, 50 anni, impiegato. Si cambia d’abito prima di scappare. Condannato a 16 anni con rito abbreviato, con esclusione dei futili motivi per le cause di cui sopra, ha scontato solo pochi mesi di carcere per essere ricoverato in una struttura sanitaria date le sue condizioni psicofisiche

 

 

 

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Qui Cosenza
Quel verdetto che non piace. Il sostituto procuratre generale della Corte d’Appello di Catanzaro, Eugenio Facciolla, ha presentato ricorso ai giudici del Tdl di Catanzaro, per chiedere la riapplicazione della custodia cautelare in carcere per Nicola Sorgato. L’uomo, reo confesso dell’omicidio della compagna … condannato per quel delitto a sedici anni di reclusione, è stato ristretto ai domiciliari.
Una decisione, assunta dal gup del Tribunale di Cosenza, davanti al quale s’è celebrato il procvesso con il rito abbreviato, per via di quelle condizioni di salute, ritenute dall’avvocato Maurizio Nucci, legale dell’omicidia e dai consulenti di parte, incompatibili con il regime carcerario.
Secondo il sostituto procuratore d’Appello, l’omicida deve ritornare in carcere. È stato condannato a sedici anni di reclusione Nicola Sorgato. Come si ricorderà Tiziana Falbo, 37 anni, originaria di Rende, fu trovata cadavere all’interno di un appartamento di Montalto Uffugo, che divideva col suo compagno, il cinquantenne Nicola Sorgato, di Bologna. La donna fu strangolata. L’uomo, subito dopo l’assassinio, era fuggito alla volta di Bologna, dove vive la sorella. Fermato dalla polizia per un semplice controllo, ammise l’omicidio tra lo stupore degli stessi agenti. Nel corso dell’interrogatorio dinanzi ai magistrati emiliani Sorgato ammise di aver strangolato Tiziana Falbo e di aver poi cercato di rianimarla utilizzando un cacciavite per aprile la bocca e praticare quindi la respirazione bocca a bocca. Un maldestro tentativo, che, come accertato dall’autopsia (eseguita dalla dottoressa Marta Segreti), ha provocato un’emorragia interna, con la Falbo morta soffocata dal suo stesso sangue.
Sempre secondo i rilievi autoptici la donna è stata uccisa tra le 14.30 e le 15 di domenica 14 novembre, dopo aver pranzato con Sorgato. Secondo le indagini effettuate dalla difesa della famiglia Falbo l’uomo avrebbe perso la testa una volta che Tiziana gli aveva nuovamente detto di voler interrompere la loro relazione. La vittima in passato avrebbe manifestato tale intenzione anche ai suoi familiari e ad alcuni amici. Nessun omicidio d’impeto, dunque. Le stesse indagini hanno accertato che Sorgato, ex dipendente di Infocamere, non lavorava da agosto e che da settembre usufruiva del Tfr.

Il Centro Tirreno
Ieri pomeriggio il gup di Cosenza, Lucia Angela Marletta, ha inflitto la condanna a 16 anni, con la formula del rito abbreviato, a Nicola Sorgato …
Delusi i familiari della vittima, che si aspettavano la pena massima per chi ricorre all’abbreviato, ossia 30 anni, ma sarebbe stata esclusa l’aggravante dei futili motivi. Secondo il legale della famiglia della vittima, il rapporto tra Sorgato e Falbo era ormai fortemente indebolito e logoro, causa situazione economica disastrosa, continui lamenti del Sorgato per la sua asserita malattia (problema alle articolazioni), e per il pericolo di pignoramento da parte dell’ex moglie per il recupero da parte della stessa degli arretrati non corrisposti per il mantenimento della figlia; e ancora tra la cause, la voglia di Tiziana di sposarsi e avere dei figli, non corrisposta ed anzi ostacolata dal suo compagno. Infine il forte carattere prepotente e di sopraffazione dell’omicida sulla vittima.
Quella domenica, il tutto pare sia nato da una frase pronunciata dalla donna al compagno ossia: «Sei un uomo ridicolo…». Quella frase avrebbe scatenato la reazione omicida di Sorgato che dopo aver compiuto il gesto tentò, disse all’epoca dei fatti, di rianimare la donna, ma invano. Poi si cambiò d’abito e scappò in auto alla volta di Bologna. Pienamente accolta dunque, la richiesta del pubblico ministero Giuseppe Casciaro, che aveva appunto chiesto 16 anni di reclusione e il riconoscimento delle attenuanti equivalenti alle aggravanti. Il gup ha poi dichiarato Sorgato interdetto in perpetuo dai pubblici uffici, disponendo che, dopo aver scontato la pena, lo stesso venga sottoposto alla libertà vigilata per tre anni. La sentenza sarà depositata tra 90 giorni.

Calabria Ora
Ai domiciliari il killer di Tiziana Falbo – Nicola Sorgato … resterà in clinica e non farà ritorno in cella. Almeno per ora. Ieri, infatti, il consulente medico incaricato dalla Corte d’assise di valutare se le condizioni psico-fisiche del detenuto fossero o meno compatibili con la detenzione in carcere, ha depositato la sua relazione, in cui si afferma che il cinquantenne è affetto da “depressione maggiore”. L’uomo, dunque, resterà ai domiciliari in un letto d’ospedale fino a completa guarigione. Nessuno può prevedere se rimetterà o meno piede in carcere.
Sorgato, originario di Padova, ma da tempo trapiantato in Calabria, era già in ospedale da alcuni giorni, su indicazione del garante dei diritti dei detenuti. Bisogna tener presente infatti che, lo scorso 31 maggio, l’uomo, allora detenuto nel penitenziario di Bologna, aveva tentato il suicidio, salvandosi solo grazie al pronto intervento dei suoi compagni di cella. Già in precedenza, i giudici avevano disposto la sua assegnazione a un istituto di pena munito di struttura clinica in grado di accogliere pazienti come lui. Questo perché nella sentenza che lo dichiarava colpevole dell’omicidio di Tiziana, condannandolo a sedici anni di reclusione, si rimarcava come, al momento del fatto, l’uomo fosse sì capace di intendere e di volere, ma al tempo stesso affetto da un disturbo della personalità, accentuato dalla depressione di cui soffriva da tempo. Non a caso, l’ultima lite con la sua convivente, quella che poi innescò la sua furia omicida, era nata proprio per le parole sferzanti che Tiziana aveva rivolto al suo compagno, da tempo disoccupato e reo di aver assunto un atteggiamento parassitario nell’ambito della vita di coppia. Con ogni probabilità, la donna aveva intenzione di mollarlo, ma purtroppo non ne ebbe il tempo.  Quel 14 novembre, infatti, Nicola, in preda a un raptus le piantò un cacciavite nella gola, lasciandola sul pavimento della cucina dove, poche ore dopo, Tiziana morirà, soffocata dal suo stesso sangue. E mentre lei esalava l’ultimo respiro, l’assassino intraprendeva un lungo viaggio in auto, senza una meta, spingendosi quasi per inerzia fino alle porte di Bologna. Proprio da quelle parti, più precisamente a Casalecchio,venne fermato dalla Stradale, nei pressi di un casello autostradale e ai poliziotti confessò subito il reato da lui commesso poco prima, a 800 chilometri di distanza. Agli uomini in divisa, spiegò anche di averlo fatto perché si sentiva deriso dalla sua donna, esasperata dagli insuccessi professionali del compagno. E mentre lui ammetteva le sue colpe, in Calabria si consumava il macabro rinvenimento del corpo di Tiziana Falbo, 37 anni all’epoca dei fatti. La trovarono lì, nell’abitazione di Montalto Uffugo che, da un biennio, divideva con il suo convivente. L’amara scoperta, la mattina stessa della tragedia, toccò ai suoi colleghi che, non vedendola arrivare sul posto di lavoro (una ditta di assistenza informatica di Rogliano) si erano allarmati al punto da andarla a cercare direttamente a casa. Dopo aver bussato inutilmente alla porta, avevano deciso di avvertire sua madre, che deteneva una chiave dell’appartamento. Il resto fu solo orrore e disperazione.
di Marco Cribari 

Calabria Ora
Questa sera “Amore criminale” racconta l’omicidio di Tiziana FalboSoffocata a morte dal proprio compagno e colpita con un cacciavite. Morì così Tiziana Falbo. La sua tragica storia verrà raccontata nella sesta puntata di “Amore Criminale”, che andrà in onda questa sera su Rai3.
L’omicidio avvenne il 14 novembre del 2010 in un condomonio di Montalto Uffugo (sebbene il ritrovamento del cadavere sia avvenuto soltanto due giorni dopo). Era una domenica pomeriggio. Tiziana e il suo uomo, Nicola Sorgato, vivevano in quella casa da qualche anno.
Si erano conosciuti sul luogo di lavoro in un momento in cui la donna, nel pieno della sua giovinezza, si presentava bellissima, intraprendente, mentre Nicola era un uomo in carriera. Ma il trasferimento di Nicola a casa della sua compagna fa precipitare la situazione. Prima il licenziamento a causa delle continue assenze dal lavoro. Sembra che l’uomo ritenesse di essere impossibilitato a lavorare per problemi di salute causati da un incidente stradale nel quale era rimasto ferito. In realtà era depresso, tanto che passava intere giornate in casa. E così Tiziana diventò la sua valvola di sfogo. Un inferno al quale metterà fine lo stesso Nicola, uccidendola. Eppure lei lo aveva lasciato per poi commettere l’errore fatale di riappacificarsi.
Pochi giorni dopo, era una domenica, i due stavano pulendo casa. Lui aveva addirittura preso gli attrezzi per aggiustare la macchinetta del caffè. A metà pomeriggio Nicola disse di essere stanco, andando a sedersi in soggiorno e accese la tv per guardare il gran premio di formula 1. Tiziana si arrabbiò: «Sei un uomo ridicolo». La frase che secondo la ricostruzione fatta durante il processo fece scattare il raptus fatale.
Il processo di primo grado si è concluso il 10 ottobre scorso con una condanna a 16 anni di reclusione per omicidio volontario, l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, tre anni di libertà vigilata al termine della pena detentiva, il risarcimento danni e il pagamento delle spese processuali in favore della parte civile.

Il Gazzellino della Calabria
Protesta dei familiari di Tiziana per chiedere pena certa
Chiedono giustizia i parenti, colleghi e amici di Tiziana Falbo, riuniti questa mattina, dinanzi al Palazzo di Giustizia di Cosenza. Un sit-in di protesta per chiedere che almeno questa volta, chi si è reso colpevole di un delitto disumano, non la passi liscia grazie ad “escamotage” giuridici …
Oggi è in corso il processo, che vede imputato Sorgato per l’omicidio. La difesa dell’uomo, rappresentato dall’Avvocato Maurizio Nucci, sta tendando la strada dell’infermità mentale. Da qui la protesta della famiglia e degli amici che chiedono pena certa ed equa. “ Dicono no al rito abbreviato e all’infermità mentale. Chiedono il processo in Corte d’Assise ed una giusta pena. Questa mattina, una nuova udienza, andata avanti a colpi di perizie, dinnanzi al Giudice Lucia Angela Marletta. L’avvocato di parte civile, Giampiero Calabrese chiede il massimo della pena.”La memoria di Tiziana – dicono iparenti e gli amici- deve essere onorata con un processo equo. Non si può nascondere la colpa di un delitto abominevole dietro a condoni, perizie pisichiatriche o artifizi legali”. Intanto, una nuova udienza è prevista per il 23 maggio.

Testimonianze

La lettera di Paolo, amico e collega di Tiziana
Ero collega di lavoro di Tiziana, ma quel maledetto giorno ho perso anche un’amica. Non mi do pace per la profonda ingiustizia di questa vicenda e voglio esprimervi la mia riconoscenza per averle restituito  un briciolo  di testimonianza pubblica.
Le parole sono drammaticamente misere quando cercano di fissare nella memoria il significato di tutta una vita. Ma solo quelle abbiamo. Ne scrissi alcune pochi giorni dopo la sua morte, per cercare di trasmettere il senso della nostra  impotenza ai colleghi e amici di Tiziana.
“Vi sono circostanze enormi, al cospetto delle quali le parole affondano. Vi sono momenti nei quali non dovremmo violare il silenzio, unica descrizione degna del dolore. Le parole sanno essere di sconcia inadeguatezza, di fronte all’irreparabile.
Ciò nondimeno vi userò per un istante questa violenza, parlandovi dell’indicibile, perché questa è l’unica forma di consolazione di cui dispongo. So che lei, bonariamente, lo avrebbe tollerato.
Voglio pensare a Tiziana senza confonderne il ricordo con il dramma di queste ore. La sua esistenza è stata altro, ed è profondamente estranea all’immonda cronaca del suo omicidio. Tiziana deve essere preservata da questo schifo.
La sua vita è stata spezzata, lo so. Ma non accetto di sentir parlare di una vita tragica, o peggio incompiuta. Non si può fare la contabilità dei suoi 37 anni e parlare di speranza tradita, come se lei fosse vissuta invano, come se quei suoi anni non li avessi arricchiti e dilatati di tutta la passione di cui era capace; come se non li avessi condivisi con noi e con tanti altri che come noi le vogliono bene. Non è giusto farle questo torto, noi non dobbiamo permetterlo.
Tiziana ha vissuto una vita piena, è stata una donna anche felice, ha sperato e creduto, non diversamente da tutti noi che vivremo ancora altro tempo. Voi tutti, come me, sentite con stupore il grande vuoto della sua assenza. Tiziana ci manca incredibilmente perché, senza consapevolezza, ci ha segnato. Questo lo può fare solo un’anima grande. Ed è in questo che si misura una vita, non in anni.
Ho avuto il privilegio di conoscerla, di godere del suo sorriso, di affezionarmi a lei, di esserne ricambiato. In Tiziana batteva un grande cuore. Nel mio ci porterò lei. Porterò Tiziana con me, insieme a tutti voi.”
L’assassinio non si porta via solo la tua vita – e quella dei tuoi familiari –  si porta via anche il senso che hai avuto nel mondo. La donna che sei stata viene sostituita con l’immagine di te come vittima. Un caso di cronaca. Come se la tua vita fosse predestinata. E tu non estranea al tuo destino. Che oscenità.
C’è qualcosa che non funziona nel sentimento sociale dinnanzi a questi fenomeni. Qualcosa che si è perso, o forse che non si mai fatto abbastanza strada. L’omicidio è anche un atto contro l’umanità tutta, ed è il più grave che si possa concepire. La pena non potrà mai essere inumana a sua volta.
Ma certo non dovrà essere neppure una farsa, come in questo caso. Chi in Italia parlò dei delitti e delle pene regalando al mondo una lezione di civiltà, affermò anche che una società che punisce l’omicidio nella stessa misura di un piccolo reato smarrisce la propria coscienza. Non vi è coscienza nell’ammassare i carcerati in cella come bestiame, così come non ve n’è alcuna nel  lasciare libero un assassino. Il senso di giustizia si ribella ad entrambe le cose, perché entrambe attentano alla dignità umana.
Ancora grazie per quello che fate.
Paolo

 

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