Teresa Bottega, 34 anni, imprenditrice, mamma. Scompare. 22 anni dopo, il marito confessa di averla strangolata e gettata in un fiume

Clipboard02S. Teresa di Spoltore (Pescara), 6 o 7 marzo 1990
Era mattina, forse il 6 o il 7 marzo. Giulio Cesare non ricorda bene. ricorda solo il cartello con scritto “Bombeno”. Lì, dopo quattro ore di macchina, si ferma. Prende il cesto in cui ha messo il corpo piccolo piccolo di sua moglie, e l’adagia nel fiume. Per 22 anni Teresa è ufficialmente solo scomparsa, forse i suoi resti già riposano senza nome in qualche cimitero. Il figlio non saprà mai che la mamma non lo aveva abbandonato, perchè anche lui, nel frattempo, è morto.

 


Clipboard01Giulio Cesare Morrone
, imprenditore, 33 anni. Culturista, amava la vita esuberante. Confessa 22 anni dopo di aver ucciso la moglie ma non va in carcere perchè il reato è ormai prescritto.

 

 

 

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PESCARA «Io, esasperato, ho ucciso mia moglie Teresa Bottega». E’ un pugno nello stomaco la confessione di Giulio Cesare Morrone, l’uomo che per 22 anni ha serbato il segreto della sorte della moglie, una «donna minuta», come la descrive, fino a quando un giorno di dicembre si siede nell’ufficio della questura che sta indagando sulla sorte della donna e si libera del peso, sorretto da don Giuseppe Femminella che, poco prima, l’ha spinto a svuotarsi perché così avrebbe guadagnato «il paradiso». C’è anche la coscienza che riaffiora nell’inchiesta gambero per omicidio, quella che dalla confessione dello scorso anno di Giulio Cesare Morrone – pescarese di 57 anni – è andata a ritroso fino al 1990, ribaltando il caso di una donna scomparsa a 35 anni a quello di una moglie che sarebbe stata uccisa. Ed è da quella confessione che gli uomini della squadra mobile guidati da Pierfrancesco Muriana sono ripartiti indagando per omicidio Morrone e offrendo un conforto alla famiglia Bottega, rassegnata per un ventennio al mistero sulla fine della sorella.

Ecco il verbale del primo interrogatorio di Giulio Cesare Morrone del 6 dicembre 2012. L’uomo confessa agli investigatori della squadra Mobile di aver ucciso nel 1990 la moglie Teresa Bottega di 35 anni. Sei giorni dopo Morrone viene interrogato per la seconda volta in procura e ammorbidisce la sua posizione dicendo che non voleva uccidere la moglie. (segue verbale)

 

Il Messaggero
Uccisa 22 anni fa, il marito confessa «L’ho strangolata e buttata nel fiume»
Teresa Bottega, madre di due figli, aveva 34 anni. La scomparsa venne denunciata dalle sorelle. Sette medi dopo un cold case risolto dalla polizia
Marzo ’90, governa Andreotti e l’Italia si prepara ai mondiali. Alla vigilia della festa delle donne Teresa Bottega, 35 anni, e il marito Giulio Cesare Morrone, 34, litigano di brutto.Non è la prima volta. Sarà l’ultima: lui la uccide e fa sparire il corpo.
La denuncia la fanno i fratelli Bottega, aspettano ottobre e c’è una ragione: la donna si era già una volta allontanata da casa, avrebbe potuto aver fatto il bis. Per lo stesso motivo le indagini si fermano. Teresa è adulta, può assentarsi e fare un giro con un amico da poco conosciuto come appunto era accaduto di recente. Ai famigliari però i conti non tornano. Il papà, ora defunto, più volte si affaccia in Questura a chiedere: ci sono novità? Per andar via, sconsolato.
A ottobre 2012, 22 anni dopo, un signore si presenta in Questura e dice agli investigatori della Mobile qualcosa che suona così: «E’ stato un omicidio, non una scomparsa volontaria. C’è un prete che sa tutto».
In Questura, a dicembre, il prete viene convocato come persona informata sui fatti, le cose le sa per confidenza, parlare non vìola il sacramento della confessione. Conferma. Viene convocato Morrone. Alla fine ammette, davanti al procuratore aggiunto Tedeschini e al Pm D’Agostino. Il giorno successivo accompagna gli investigatori nel Ferrarese, sostiene di aver buttato il corpo in un fiume che però non riconosce. Morrone, accusato di omicidio volontario aggravato, non viene arrestato: non c’è timore che fugga, ripeta il reato o cancelli le prove. In teoria, mancando il cadavere e l’arma, è libero di far marcia indietro come il caso di Avetrana insegna.
Come è maturato l’omicidio lo spiegano Pierfrancesco Muriana e Dante Cosentino, capo e vice della Mobile, con gli ispettori Iervese e Camerano. Sposati dal ’76, Giulio e Teresa hanno due figli adolescenti, vivono in casa di proprietà, lui piccolo imprenditore nel campo degli impianti di sicurezza, lei collabora in azienda.
Giulio, «culturista, esuberante, imponente», ama la bella vita. Lei, minuta, bionda, occhi azzurri, no. Litigano. Nei mesi successivi alla scomparsa, la famiglia Bottega parla di maltrattamenti, Morrone dice che la moglie frequenta un tossico. Nonostante mistero e dolore, nonostante dissapori e sospetti, la vita va avanti. Morrone continua a lavorare, vende la casa e frequenta la chiesa. I bambini si fanno adulti.
La figlia Annamaria si sposa, il figlio Antonio morirà, a 31 anni, in un incidente in montagna il 17 luglio 2010, senza aver mai saputo che la mamma non li aveva abbandonati, era stata uccisa. Per il Questore Passamonti la storia racconta soprattutto questo: «Nessuno può pensare di essere impunito, quel che si deve pagare si paga».
«L’ho uccisa in casa, era mattina ma il giorno preciso non lo so, domandate alle sorelle, loro ricordano». Comincia così la confessione di Giulio Cesare Morrone, 56 anni, davanti agli uomini della Mobile. «Le ho stretto le mani al collo, lei ha smesso di respirare».
La famiglia viveva in una palazzina di Santa Teresa di Spoltore, in via Lago di Garda 6. Quella mattina del 6 o del 7 marzo 1990, i coniugi sono soli in casa. La figlia di 13 anni è a casa dei nonni paterni, il figlio di 11 aspetta sotto casa che il papà lo porti a scuola.
«E ho fatto così. L’ho accompagnato, poi sono tornato a casa. Il corpo l’ho messo in un cesto grande e con quello sono sceso in garage attraverso una scala interna». Doveva augurarsi di non incontrare nessuno e nessuno ha incontrato. A quel punto ha caricato il corpo nel bagagliaio e si è messo in macchina: «Non sapevo dove andare, ero in trance, ho guidato senza sapere dove andare. Mi sono ritrovato in autostrada, direzione nord e poi a Ferrara ma non lo so perchè mi sono fermato in quel posto». Quel posto sarebbe Bombeno: «Mi ricordo il cartello, ho dimenticato tutto, il cartello no».
Riapre il bagagliaio, prende il cesto, pesa poco: la donna negli ultimi tempi era dimagrita, pesava 50 chili. E butta il canestro in un fiume: «Non lo so se era un fiume, poteva essere un torrente, un canale». Rientra in macchina e guida verso Pescara: «Sono arrivato che era buio». Per andare quattro ore e quattro per tornare.
Dov’è il corpo? L’acqua potrebbe averlo trascinata nel Panaro, e di qui nel Po e in Adriatico. Esiste però la possibilità che il cadavere sia stato conservato in un obitorio e poi sepolto. Le indagini si concentrano su questo, ora. L’appello di Muriana: «Altri sanno e non parlano. Chi può ci aiuti, l’inchiesta non è finita».
di Rosalba Ciancaglini
Il Pescara
Omicidio Teresa Bottega, uccisa e gettata in un canale dal marito Giulio Cesare Morrone
Ventidue anni di segreti, di silenzi, spezzati dalla confidenza fatta ad un parroco di Pescara. Alla fine, messo alle strette dalla Squadra Mobile, Morrone ha confessato: “Ho ucciso Teresa nel 1990”
Una triste vicenda, quella della scomparsa di Teresa Bottega, 34enne che nel 1990 sparì misteriosamente senza lasciare alcuna traccia, abbandonando due figli, ed il marito, Giulio Cesare Morrone.
Una scomparsa che a distanza di 22 anni ha avuto finalmente una soluzione. La più tragica delle soluzioni. Teresa, infatti, non si era allontanata volontariamente, ma era stata uccisa e gettata in un canale proprio dal marito, imprenditore che da sempre si occupava di installazione di allarmi e sistemi di sicurezza.
Morrone all’epoca dei fatti non aveva sporto denuncia, a differenza delle sorelle di Teresa che andarono in Questura per segnalare la scomparsa della donna.
Un segreto del quale qualcuno, direttamente o indirettamente, era a conoscenza. Un parroco, guida spiriturale di Morrone, al quale l’uomo aveva praticamente confessato il delitto una decina di anni dopo. E lo stesso parroco poi rivela la confidenza ad un suo amico, che diventa l’elemento chiave per la Squadra Mobile per risolvere il caso.
“A Pescara un uomo ha ucciso la moglie”, questa la confidenza fatta dal prete all’uomo che subito si recò dalle Autorità per segnalare che in città forse qualcuno aveva ucciso la moglie. Ma non vi erano dettagli utili, non c’erano i mezzi investigativi a disposizione attualmente, e così non iniziò nessuna indagine.
Ma 2 mesi fa lo stesso uomo, elogiato per il suo senso civico dal capo della Mobile Muriana, torna a raccontare di questa confidenza. Ma questa volta la Polizia, grazie a due dettagli fondamentali, capisce quale potrebbe essere l’assassino in questione.
Si tratta di Morrone, amante della “bella vita”, appassionato di culturismo che negli anni in cui viveva con Teresa ha condotto una vita definita dagli inquirenti “esuberante”. Spesso i due avevano litigato, il rapporto era ormai logoro: la donna si era anche allontanata di casa per qualche giorno, per poi fare ritorno dai suoi figli. Un maschio, morto nel 2010 in un incidente in montagna, e una femmina, ormai diventata donna e a sua volta madre di una bambina.
Alcune delle sorelle e dei fratelli di Teresa, negli anni, hanno sempre sospettato che la sorella potesse essere stata uccisa, ma nessun elemento era mai stato trovato per dimostrare la colpevolezza di Morrone. Fino a quando la Polizia non lo ha messo sotto torchio, interrogandolo per diverse ore fino alla confessione.
La Polizia, così, si reca a Bondeno, località del ferrarese, dove l’uomo ha scaricato il cadavere di Teresa in un canale, dopo averla uccisa nella loro casa di Pescara ed aver vagato sull’autostrada senza una meta precisa. Un raptus di follia, non un delitto premeditato quello compiuto da Morrone, che negli anni ha poi cercato di rimuovere completamente il ricordo dalle moglie, arrivando addirittura a strappare tute le foto che lo ritraevano con lei.
Il dirigente della Mobile Muriana ha evidenziato come ci siano delle speranze per il recupero del corpo della donna: se infatti il cadavere è riemerso dopo pochi giorni, potrebbe essere stato rinvenuto e segnalato negli archivi delle Forze dell’Ordine come corpo privo di identificazione. E’ in corso a tal proposito un’intensa attività d’indagine.
Morrone attualmente è indagato a piede libero, mentre la Polizia esorta chiunque possa essere a conoscenza di altri dettagli, soprattutto nell’ambiente della chiesa, a farsi avanti per aiutare a rimettere insieme tutti i pezzi di una brutta e triste vicenda.
Significativa la frase di una delle sorelle di Teresa detta agli inquirenti: “Sarà il Natale più bello dalla scomparsa di Teresa. Finalmente sappiamo la verità”.
di Luca Speranza

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