Susanna Cara, 51 anni, collaboratrice domestica. Uccisa a martellate dal marito

susanna caraMilano, 3 luglio 2005
Era impossibile passare davanti alla porta della loro casa senza sentirli urlare. Ma da qualche giorno c’era silenzio, eppure nessuno ci aveva fatto caso. Lui l’aveva uccisa a martellate e l’aveva lasciata a testa in giù nella doccia, per due giorni o una settimana.

 

 

 

logoGiancarlo Brusa, 54 anni, imbianchino una tantum. Un uomo tranquillo, ha dovuto farlo prima che lo facesse lei.

 

 

 

Titoli & Articoli


Corriere della Sera
Uccide la moglie a martellate e la nasconde in casa –  la donna assassinata dopo una lite. Il corpo chiuso nella doccia per giorni. «Dovevo farlo o mi avrebbe ammazzato lei»
L’ ennesimo litigio. E quegli insulti della moglie che pesavano come macigni. Accuse continue di essere un buono a nulla, di non portare mai a casa i soldi, di essere un fallito. Così, forse con la complicità dell’ alcol che aveva in corpo, è scattata la molla della follia omicida.
Giancarlo Brusa, 54 anni, imbianchino una tantum, ha afferrato un martello e si è scagliato contro la moglie, Susanna Cara, 51 anni, colpendola con violenza alla testa, uccidendola. L’ ha poi svestita, lavata e adagiata nella doccia dove sarebbe rimasta per una settimana. Fino a ieri alle 13, quando l’ uxoricida si è costituito ai carabinieri della stazione «San Cristoforo» di via Bianca Milesi. «L’ ho ammazzata, altrimenti mi avrebbe ucciso lei mentre dormivo».
Ai militari dell’ Arma, coordinati dal capitano Valerio Liberatori, non è rimasto altro che andare a verificare il racconto dell’ imbianchino. Così si sono recati in piazzale Selinunte 3, nel bilocale al piano terra della scala A, in un palazzo Aler, dove la coppia viveva. Il corpo di Susanna Cara era a testa in giù, adagiato sul piatto della doccia, così come aveva detto l’ omicida. Sul giorno del delitto, invece, Giancarlo Brusa, potrebbe aver detto «una settimana fa», perché ancora in stato confusionale. Secondo il medico legale, infatti, la donna potrebbe essere stata uccisa martedì o al massimo lunedì. In zona, poi, molte persone si ricordavano di aver visto Susanna al mercato rionale lo scorso sabato. «Non più di quattro giorni fa – ricorda la signora Maria, titolare del bar lì vicino – marito e moglie erano venuti nel mio locale, come facevano spesso e, come sempre, avevano alzato il gomito, litigando tra loro. Poi, si erano messi a litigare anche con i clienti e, a quel punto, li ho mandati via. Tra l’ altro, non pagavano mai».
Il vizio del bere era conosciuto da tutti. Così pure il carattere forte e irascibile della vittima. La chiamavano «Sissi del bar», per via di quella sua abitudine a frequentare i locali dove si poteva bere un bianchino e scambiare due parole con chi giocava a carte. «Qualche anno fa – ricorda Gian Antonio, 35 anni – era una bambolina. Noi giovani le facevamo tutti il filo. Era veramente bella. Ma quel figlio malato le ha stravolto la vita».Quel figlio si chiamava Massimiliano. E’ morto nel 1989, quando aveva 17 anni, per via di una distrofia muscolare. La stessa malattia che affligge i due fratelli della vittima, ricoverati in ospedale.
Dunque un omicidio che nasce e matura in uno scenario di grande disagio sociale ed economico. Lei che, per arrotondare, lavorava ad ore in casa di persone del quartiere. Lui che non ha uno stipendio fisso e che, molto spesso, si faceva fare dei prestiti.
«Mi chiedeva sempre denaro e sigarette – ricorda Alberto, 60 anni -. La settimana scorsa gli avevo prestato 40 euro perché avrebbe dovuto restituirmeli appena gli sarebbero arrivati i soldi di un lavoro che aveva eseguito in Fiera. Insomma, sapevo che era una scusa, ma non riuscivo a dirgli di no».
E Franco, 75 anni di cui 45 passati in quel palazzo, ricorda di altre scenate: «Erano già intervenuti i carabinieri, per mettere fine ad una lite furibonda. Del resto il vizio del bere fa spesso brutti scherzi».
Susanna, ragazza madre, era arrivata in piazzale Selinunte 3 nel 1981, dopo essere stata sfrattata per morosità da un alloggio di via Reina. E, per un tragico caso del destino, le fu assegnato il bilocale della scala A. Lo stesso nel quale era stata uccisa la pensionata che lo abitava.
di  Michele Focarete


Il Giornale
L’ammazza a martellate e la veglia due giorni – Ha raccontato che era morta da una settimana. Gli inquirenti non credono alla sua versione
Dopo aver colpito la convivente con una mazza, ha deposto il corpo nella doccia e l’ha vegliato uno, forse due giorni lavandolo e profumandolo, «così non avrebbe generato cattivo odore»; poi è andato a costituirsi alla caserma di San Cristoforo. «L’ho fatto – ha spiegato ai carabinieri – per impedire che fosse lei ad ammazzarmi. Negli ultimi tempi ripeteva sempre che mi avrebbe ucciso nel sonno».
I carabinieri si sono precipitati nell’abitazione della coppia, in piazzale Selinunte 3, e hanno trovato il corpo di Susanna Cara, 51 anni, dove Giancarlo Brusa, 54 anni, aveva indicato. Pulita e profumata. Troppo per essere morta da una settimana come aveva detto Brusa. Infatti il medico legale, in attesa dell’autopsia, farà poi risalire la morte a 24, massimo 48 ore.
Per il resto c’è poco da chiarire in questa triste vicenda di miseria materiale e umana, punteggiata di disgrazie, alcol e continui litigi. Susanna Cara, per tutti semplicemente «la Susy», un tempo era una bellissima ragazza che faceva girare la testa all’intero quartiere. Tanto che, negli anni ’80, il suo precedente compagno ricevette una coltellata da uno spasimante troppo focoso. Nel sua testa c’è tuttavia un tarlo: il figlio handicappato, che poi morirà nel 1989. Forse la ragione che ha fatto naufragare quella prima unione e poi portato la donna a bere.
Sempre alla fine degli anni ’80 «Susy» incontra Giancarlo che per lei lascia moglie e figli e si trasferisce nella casa al primo piano di piazzale Selinunte 3. Si tratta di un enorme complesso dell’Aler, salito agli onori delle cronache un mese fa, quando venne trovato nell’’alloggio di un ingegnere romeno, Iulian Curelea, il piccolo Stefan, bimbo Rom rapito dai genitori in un centro di accoglienza.
La convivenza negli ultimi tempi si era però fatta sempre più difficile. Di soldi in casa ne entravano pochini nonostante lui si prodigasse come imbianchino e lei come domestica a ore. Colpa forse del bere. I due ci andavano giù pesante: la titolare del vicino bar, stanca dei loro continui litigi con gli altri avventori, non li voleva più vedere. Così si erano chiusi nel reciproco rancore, con continui litigi, tanto che più di qualche volta erano dovuti intervenire carabinieri o polizia. Ma soprattutto minacce continue di morte. «Una di queste volte ti ammazzo mentre dormi», ripeteva sempre più spesso «la Susy».
Giancarlo, certo che lei prima o poi l’avrebbe fatto, ha preferito anticiparla. Lunedì o martedì, ma questo forse è un dettaglio di scarsa importanza, ha preso uno dei suoi attrezzi, una pesante mazza, e l’ha colpita quattro o cinque volte in testa. Poi, finalmente «libero» e sereno, è andato a costituirsi ai carabinieri.
di Enrico Silvestri


Repubblica

l’uomo ha tenuto il corpo in bagno. Solo oggi la confessione “L’ho ammazzata io, prima che lo facesse lei. Me l’aveva promesso”
Uccide la moglie a martellate e convive col cadavere per 7 giorni …
Due omicidi in famiglia, vittime sempre le donne. Nella periferia di Milano, un uomo di 54 anni, Giancarlo Brusa, ha ammazzato a colpi di martello la moglie. L’assassinio è avvenuto una settimana fa, ma lui ha nascosto il cadavere in bagno e solo oggi ha confessato il crimine ai carabinieri.  …. “Mi diceva che m’avrebbe ucciso di notte. L’ho fatto io, prima che lo facesse lei”. Giancarlo Brusa ha confessato di aver ucciso a martellate sua moglie Susanna Cara, 51 anni. Ha steso il cadavere nella vasca da bagno e ha sparso del deodorante in casa per evitare che i vicini si insospettissero. L’ha uccisa una settimana fa ma solo oggi si è costituito ai carabinieri. Per sette giorni ha convissuto con il cadavere di sua moglie nel bagno, tra follia e rimorso. Oggi la confessione ai carabinieri.
Da una prima ricostruzione dei fatti, l’uomo, dopo l’ennesima violenta lite, si sarebbe scagliato contro la moglie colpendola con numerosi colpi di martello alla testa, infierendo su di lei quando ormai era già morta.
Il portinaio dello stabile, situato in un quartiere popolare alla periferia di Milano, ha ammesso che i coniugi litigavano spesso: “Nel condominio più volte si sono sentite le loro urla. Già altre volte era stata chiamata la polizia per dividerli”. Lui faceva l’imbianchino, quando trovava lavoro; sua moglie, la donna delle pulizie. Lavoravano poco entrambi, e certo non se la passavano bene.
La voce nel quartiere è unanime: Giancarlo e Susanna erano qualcosa di più di una coppia in crisi. Carla abita sullo spesso pinerotto dei coniugi Brusa: “Era quasi impossibile passare davanti alla loro porta e non sentirli gridare. Lei mi sembrava una donna aggressiva, che si arrabbiava con tutti anche per un nonnulla. Lui, invece, mi è parso un uomo tranquillo” …

 

 

 

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