Simona Melchionda, 25 anni. Uccisa con un colpo di pistola alla testa e gettata nel fiume dall’ex fidanzato

Oleggio Castello (Varese), 6 giugno 2010
“Portami i capelli e i denti di Simona che ne faccio una spugna per il bagno”. A parlare non è Grimilde, la perfida matrigna di Biancaneve, rivolta al cacciatore, ma Ilaria, rivale in amore di Simona, rivolta a Luca, ex della ragazza e forse ancora combattuto fra le due. Luca era prima il fidanzato di Simona, poi l’aveva lasciata per Ilaria, poi era tornato con Simona ma poi l’aveva lasciata di nuovo quando ha saputo che Ilaria aspettava un figlio e che lui era il padre. Luca fa tutto, o quasi, quello che gli ordina Ilaria, è più obbediente del cacciatore. Spara a Simona e la getta nel fiume.

 

 

Luca Sainaghi, 29 anni, carabiniere. Spinto dalla convivente, Ilaria Mortarini, ha ucciso Simona con la pistola d’ordinanza. Condannato all’ergastolo.

 

 

 

 

Ilaria Mortarini, 30 anni, casalinga e mamma di due figli, rivela una cattiveria fuori dal comune e viene condannata a 30 anni di reclusione con rito abbreviato.

 

 

 

 

 

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Simona Melchionda, uccisa da chi aveva amato … Dopo un mese di vane ricerche l’ex fidanzato confessa di averla uccisa e gettata nel Ticino
Simona Melchionda, giovane di 25 anni di Oleggio Castello, scompare da casa il 6 giugno del 2010. È una domenica sera. Simona ha trascorso la serata con degli amici in un locale ma ha fatto rientro a casa presto ed è nervosa. Nel ricostruire le ultime ore passate con la figlia i genitori hanno raccontato di una telefonata ricevuta nel pomeriggio. Una chiamata animata, degenerata in lite. Simona è arrabbiata e al padre che le chiede conto di quella sfuriata dice che si trattava dell’ex fidanzato.
Quella stessa sera chiede alla madre di prestarle l’auto per andare a un appuntamento fissato per mezzanotte. Alle 2.25 arriva l’ultimo messaggio al telefonino della madre. Un sms che proviene dal numero di Simona: “Dormo fuori”. Sono quelle due parole le ultime notizie di Simona. Da quel momento ha inizio un black out che durerà per quasi un mese.
Il telefono cellulare risulta sempre spento mentre l’auto della ragazza viene ritrovata parcheggiata vicino al ristorante “Voce del mare” di Pombia, un comune nelle vicinanze. Le ricerche durano fino a luglio. Gli amici non vogliono perdere la speranza e fanno circolare la notizia su Facebook, viene anche diffuso un appello attraverso la trasmissione di Rai Tre “Chi l’ha visto”. Ma il 3 luglio tutto si blocca: è il giorno in cui viene ritrovato senza vita il corpo di Simona. Il cadavere era incastrato tra i rovi, sulla sponda del Ticino. Ed è stato proprio l’ex fidanzato a indicare il luogo. Si tratta di Luca Sainaghi, 28 anni, ex carabiniere. Ha raccontato di averle sparato un colpo di pistola alla testa e di aver gettato il corpo nel fiume. L’uomo era stato ascoltato nei giorni precedenti dagli inquirenti e aveva negato tutto, cadendo però più volte in contraddizione. Alla fine è crollato e ha indicato alle forze dell’ordine il punto dove avrebbero potuto ritrovare Simona, vicino alle rive del Ticino, all’altezza di San Giorgio Pombia (di fronte a Vizzola Ticino). Insieme a Sainaghi è stata indagata e condannata anche Ilaria Mortarini, l’attuale compagna residente a Lisanza.

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Omicidio Simona Melchionda, l’ex ragazzo condannato all’ergastolo
Si liberò della giovane fidanzata di soli 25 anni per iniziare una storia con la sua nuova fiamma, che pretese, come prova d’amore, i capelli e i denti della ragazza, con i quali avrebbe creato una spugna per lavare il bagno. Il carabiniere Luca Sainaghi è stato condannato all’ergastolo
La nuova compagna gli aveva chiesto di uccidere l’ex e lui l’ha fatto. Il carabiniere Luca Sainaghi, 29 anni, residente a Valenza, ammazzò Simona Melchionda, di 25 anni, solo per far contenta la nuova fiamma, gelosa del suo passato. Prova d’amore che il militare doveva estrarre da questo barbaro omicidio erano i capelli e i denti della vittima, che la nuova ragazza di Sainaghi intendeva utilizzare per creare “una spugna per pulire il cesso, come emersa da un’intercettazione fatta dagli inquirenti. Simona è stata uccisa il 6 giugno 2010: il suo corpo fu ritrovato tre mesi dopo nelle acque del Ticino, impigliato tra alcuni rami. La sera di quel giorno di inizio estate, la venticinquenne uscì di casa per incontrare il suo ex ragazzo Luca e non vi fece più ritorno.
Secondo il giudice Claudio Siclari, per il carabiniere non potevano esserci attenuanti e, pertanto, lo ha condannato all’ergastolo, con rito abbreviato, che ha permesso al Sainaghi di usufruire dello sconto dell’isolamento diurno.
L’ergastolo fu richiesto dal pm Nicola Serianni, il quale nella requisitoria, evidenziò i particolari del delitto, caratterizzato da forte crudeltà, per il quale Luca Sainaghi non si è mai detto pentito: la ragazza, infatti, fu uccisa con un colpo di pistola in pieno volto. Nel primo mese di indagini, il carabiniere cercò, in tutti i modi, di sviare le indagini. Da un’intercettazione fatta tra Sainaghi e un compagno di cella emerse, però, la convinzione di aver agito giustamente, poiché “in fin dei conti, è stata colpa di Simona che ci ha rovinato” e, pertanto, l’uomo non provava rimorso per l’atroce delitto commesso.
Il legale del giovane carabiniere, Piero Monti di Alessandria, ha annunciato un appello, affinché possa essere presa “in considerazione la personalità dell’imputato, distrutto dal dispiacere, e la sua giovane età: è giusto che si rifaccia una vita, che abbia una possibilità di recupero”.
La famiglia di Simona è soddisfatta della sentenza emessa nei confronti dell’ex fidanzato della ragazza. Il padre Leonardo, il fratello Roberto e la mamma Giovanna hanno richiesto, da subito, che fosse fatta chiarezza sull’assurda morte della loro Simona: “Una sentenza giusta, Lo meritava, doveva essere tutore della legge e invece, dopo essere diventato pure lui padre, ci ha privato di una figlia”, queste le parole dei genitori della vittima.
Il processo di primo grado su Luca Sainaghi è chiuso, ma ora gli occhi sono puntati sulla compagna di lui, attualmente agli arresti domiciliari, che la Procura di Novara considera la “determinatrice” del delitto, in quanto ha incitato il carabiniere a commettere l’omicidio.
di Daniela Caruso

 

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