Sara Washington, 22 anni, commessa. Uccisa con un pugno poi chiusa in un sacco dell’immondizia e gettata nel fiume dal suo migliore amico

Beinasco (Torino), 27 settenbre 2007
Nando era innamorato, innamoratissimo, ossessionato da Sara. Lei era molto carina, lui l’amava ma lei voleva essere solo un’amica. Per questo, per una forma malata di bene e perché non voleva che si drogasse,  l’ha colpita con un pugno in piena faccia tanto forte che l’ha uccisa, l’ha messa dentro un sacco dell’immondizia e l’ha gettata nel fiume. Poi ha preso dalla sua borsetta le chiavi di casa ed è entrato furtivamente in casa, ha tentato di strangolare anche la madre della ragazza e rubarle dei soldi.

 

 

Fernando (Nando) Lo Campo, 25 anni, operaio. Incensurato, disperato e pentito. “Non serve arrestarlo, dovevate darlo a me” dice il padre di Sara. Condannato a 26 anni che diventano 17 e 4 mesi  con rito abbreviato e arrivano a 20 anni in appello.

 

 

 

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Partiamo dalla fine e procediamo a ritroso. Come riporta L’Espresso:
Il giudice Dezani ha condannato Nando Lo Campo per omicidio volontario semplice, e, senza aggravanti, ha inflitto il massimo della pena: 24 anni di carcere. Ha aumentato la pena per l´occultamento di cadavere e per aver somministrato cocaina alla vittima: 26 anni in tutto. Scontati per il rito abbreviato di un terzo, a 17 anni e quattro mesi. Ha considerato poi reati autonomi e non in continuazione con l´omicidio quelli commessi nei confronti della madre della vittima.
E’ nella notte tra il 27 e il 28 settembre 2007 che la 26enne Sara Wasington scompare da Beinasco, in provincia di Torino. Passano due giorni prima che le indagini conducano all’amico Fernando Lo Campo, 25 anni, incensurato, operaio nella ditta di ponteggi del padre.
Dopo 13 ore di interrogatorio il giovane cede e confessa tutto: ha ucciso Sara con un fortissimo pugno alla testa, poi ha tenuto nascosto il suo corpo in cantina prima di sbarazzarsene gettandolo in una discarica in una stradina di campagna a Borgaretto, chiuso in un sacco nero.
Sara mi piaceva molto, ma lei voleva essere soltanto una mia amica” è stata la motivazione fornita dal giovane alle autorità. Ma non è finita qui perché Lo Campo, subito dopo l’omicidio, in preda al panico decide di fuggire ma per farlo ha bisogno di soldi.
Così, dopo aver chiuso il corpo nella sua cantina, prende le chiavi dalla borsetta dalla giovane e si introduce in casa sua sperando di trovare dei soldi: lì viene sorpreso dalla madre di lei, Caterina Iannino.
Lo Campo la aggredisce, la colpisce in testa con un posacenere poi tenta di soffocarla, prima a mani nude infine con un cuscino. Poi si calma e spiega alla donna di essere disperato per la scomparsa di Sara.
Il giorno dopo, per coprire il tutto, girerà con la donna per tutta la città in una finta e disperata ricerca della ragazza. Poi l’intervento delle autorità di cui sopra e la confessione firmata.
Oggi, dopo più di un anno, la condanna: 18 anni e dieci mesi, senza considerare l’aggravante di aver agito con crudeltà, quella di aver approfittato della minorata difesa della vittima e anche quella del tentato omicidio di Caterina Iannino.
Sono pentito e disperato. Io, Sara l’amavo: per questo non volevo che si drogasse e l’ho colpita con un pugno. Ma le volevo bene e ieri sera ho pianto tutto il tempo perché alla tele ho sentito la canzone “Eccoti” degli 883. L’ascoltavo, pensavo a Sara e quindi piangevo

La Stampa
Torino, uccisa e gettata in un canale – Ferdinando L., 25 anni, ha confessato l’omicidio – La vittima è una commessa di 26 anni. Confessa l’omicida: lei non mi voleva
Uccisa e abbandonata in un sacco nero nel bosco a due passi da Torino. Sara Wasington, 26 anni, commessa in una crêperie del centro era scomparsa nel nulla giovedì sera. E si era subito temuto il peggio. Ieri notte, purtroppo, la svolta. Il cadavere della giovane è stato ritrovato dalla polizia a poche decine di metri dall’Isola del Pescatore, un laghetto a Villaretto, una località tra Torino e Borgaro. Il corpo era stato abbandonato dall’amico che l’aveva assassinata, Nando B. Il ragazzo è stato interrogato per alcune ore in questura. Alla fine è crollato e ha indicato ai poliziotti della sezione omicidi della Squadra Mobile il punto esatto. E il giallo di Sara si è così concluso, nel modo più tragico.
Sara era un ragazza minuta, molto carina. Viveva con la mamma Caterina, in via Rosta 25, alle spalle del quartiere di San Donato. Figlia unica di una famiglia normale, di grandi lavoratori, che si erano comperati con fatica l’alloggio al quinto piano dello stabile Anni 70. Faceva la commessa, aveva una vita specchiata, senza ombre. Le piaceva soltanto andare in discoteca. Spesso lo faceva con il fidanzato storico, Simone. Talvolta anche con una compagnia di amici suoi. E così è avvenuto anche giovedì sera.
Simone, il ragazzo con la quale stava da sei anni, alto e magro, tatuaggi sulle braccia, orecchini e occhiali da sole con la montatura bianca, amante delle auto sportive e della palestra, ha trascorso con lei una parte del tardo pomeriggio. «Alle 20 ci siamo salutati, lei mi ha detto che andava a prendere un cocktail nel solito bar e poi, dopo, sarebbe andata al The Beach, ai Murazzi, con i soliti amici». «Saretta» è andata davvero al bar. E qui ha incontrato Nando, un suo amico, soltanto amico, con il quale non aveva nessuna relazione sentimentale. Hanno bevuto insieme qualche cocktail e poi lui l’ha accompagnata a casa. Due ore dopo i due decidono di rivedersi. L’appuntamento è davanti all’ospedale Maria Vittoria. Lei arriva con la sua auto, una Fiat Punto bianca. Dopo essersi trovati ripartono nella notte a bordo dell’auto di lui, una Fiesta verde. Vagano per le strade, a lungo, discutono. Alla fine scoppia una lite furiosa. Lui probabilmente è innamorato di lei, e di fronte ad un rifiuto perde la testa. La aggredisce e la colpisce violentemente alla testa. Troppo forte. Perché la uccide. Quando capisce che Sara non respira più chiude il corpo in un sacco di plastica nero. Cerca di uscire dalla città, senza sapere dove. Vuole fuggire anche dal buco nero che ora ha in testa. Le strade sono deserte. Arriva alla periferia. Vede un bosco e decide di abbandonare lì il cadavere. Poi torna a casa.
Nella casa di Sara, invece, serpeggia l’angoscia. Lei non rientra. E non è mai stata fuori la notte senza avvertire. Il suo cellulare è muto. I genitori, preoccupati, si rivolgono alla polizia. E agli inquirenti il caso appare subito complesso. Iniziano le indagini non per una fuga volontaria. Ma per omicidio. L’auto di Sara, oltretutto, viene ritrovata chiusa, parcheggiata di fronte al Maria Vittoria.
Per tutta la mattinata di ieri, e fino alle 8 di sera, la polizia ha cercato Nando, operaio che si occupa del montaggio di stand. Di lui nessuna traccia. In questura, intanto, sfilavano gli amici e i conoscenti di Sara. Ognuno raccontava quel che sapeva. Frammenti di storie. Alibi inconsistenti. I genitori, intanto, sempre più disperati aspettavano negli uffici della Squadra Mobile. Ci sono rimasti per tutto il giorno. Sperando che arrivasse qualche buona notizia. Con loro, anche il fidanzato Simone. Alle 20 una pattuglia della Omicidi ha bloccato Nando e l’ha portato in questura. Due ore di interrogatori davanti al capo della mobile, Sergio Molino, e a quello della Omicidi, Marco Basile, l’hanno fatto crollare. In lacrime, pentito, ha raccontato il suo folle omicidio.
Pochi minuti prima delle due di stanotte il furgone della mortuaria ha portato via il cadavere di Sara. Nando, invece, è stato accompagnato da una volante in carcere. Disperato, pentito, in lacrime, dice «Non volevo farlo, non so perché l’ho fatto. Io le volevo bene».
di Lodovico Poletto e Massimo Numa

4 Minuti
Sara Wasington uccisa da un giovane ossessionato da lei – … la ragazza 22enne scomparsa a Torino giovedì scorso, è stata uccisa da Nando Locampo, un giovane che si era invaghito di lei, al punto di farne un’ossessione. E’ stato lo stesso Locampo a confessare tutto alla polizia, dopo un interrogatorio-fiume durante il quale è stato messo alle strette. L’assassino ha portato gli agenti sul luogo nel quale aveva occultato il cadavere: un rivolo d’acqua, nel quale giaceva il corpo di Sara, avvolto in un telo di plastica e coperto da sterpi e da un frigorifero abbandonato.
L’omicidio si è consumato la sera stessa della scomparsa. giovedì. Sara aveva accettato di uscire col suo assassino: in macchina hanno avuto un violento diverbio, probabilmente generato dal fatto che Locampo voleva una relazione con la ragazza, che però era già fidanzata. La 22enne è stata uccisa da un solo, violentissimo pugno al volto: così ha detto Locampo e la sua versione sarebbe stata confermata dal medico legale. Dopo l’omicidio, l’assassino ha occultato il cadavere nel rivolo, poi ha pensato di rubare il possibile dalla casa della ragazza per pagarsi la fuga. Ha preso le chiavi di casa dalla borsa di Sara ed è entrata in casa sua, dove però ha trovato la madre. Locampo ha tentato di uccidere anche la donna, colpendola con un posacenere alla testa, ma preso dal panico ha desistito, fuggendo.
Ci sono voluti tre giorni perché la verità venisse a galla, visto che la madre di Sara non voleva denunciare Locampo, nella speranza (vana) che questi le restituisse la figlia scomparsa.

Repubblica
Un pugno in testa dopo l’ennesimo rifiuto: “non volevo, ho perso il cervello, mi dispiace” – E’ stato un bluff a farlo crollare, gli agenti gli avevano fatto credere di aver trovato la vittima.
il corpo di Sara trovato in un sacco – L’amico confessa:”L’ho uccisa, non mi voleva”
Dopo aver nascosto il cadavere in cantina tenta un furto nella casa della madre di lei Voleva rubare i soldi per la fuga ma la donna lo scopre, e lui tenta di soffocarla.
Un pugno in testa dopo l’ennesimo rifiuto: “Sara mi piaceva molto, ma lei voleva essere soltanto una mia amica”. Eccolo il movente. La banalità di un no. Fernando Lo Campo, 25 anni, incensurato, operaio nella ditta di ponteggi del padre, è crollato alla fine di un interrogatorio durato tredici ore. È scoppiato a piangere davanti agli investigatori della squadra Mobile: “Non volevo. Ho perso il cervello, mi dispiace…”. Tutto quello che ha fatto dopo aver ammazzato la sua amica Sara Wasington, 26 anni, commessa in una crepérie, è un racconto dell’orrore.
Mezzanotte di giovedì. Si erano fermati a parlare in auto, davanti al centro commerciale di via Livorno. Lui con le sue speranze, lei gentile ma ferma. “L’ho colpita sulla testa, Sara mi è crollata addosso, non respirava più. Allora le ho messo la cintura di sicurezza, e ho guidato verso casa”. Con il cadavere a fianco, in mezzo alla città. Fino a via Ticino 12, una palazzina di tre piani vicino alla ferrovia. “Mi sono caricato Sara sulle spalle, l’ho chiusa giù in cantina. Era molto agitato, volevo scappare da mio fratello nelle Marche…”. Ma Nando Lo Campo non aveva i soldi per la fuga. Così ha deciso di rapinare la madre della ragazza che aveva appena ucciso. “C’era la borsetta di Sara sul sedile – ha confessato – dentro c’erano le chiavi di casa. Ho guidato fino in via Rosta, sono entrato e mi sono chiuso in camera sua”.
Erano le due di notte. Caterina Iannino nel letto chiamava la figlia per salutarla. Sara non rispondeva. Si è alzata. Ha visto una sagoma scura attraverso il vetro smerigliato della camera: “Andava avanti e indietro come una furia”. Nando Lo Campo le è saltato addosso. Una mano sulla bocca, un cuscino in faccia. Pugni, un portacenere in testa. Volevo sapere il codice pin del bancomat: “Ero fuori dalla grazia di dio, ma poi mi sono calmato”.
Alle tre del mattino la scena era surreale: Fernando Lo Campo quasi piangeva davanti alla madre della ragazza che aveva appena ucciso. Il caffè sul fuoco, Caterina Iannino chiedeva notizia delle figlia, mentre lui si fingeva preoccupato: “So che è andata ai Murazzi. Non l’ho più sentita”. Alle cinque Nando era nel suo letto che dormiva, un piano sopra il cadavere di Sara.
Venerdì mattina: “Alle nove mi sono svegliato, ho preso due sacchi neri dell’immondizia e del nastro da imballaggio”. Sara è una ragazza bella e minuta. Nando le ha legato le mani, l’ha caricata nel bagagliaio della sua Ford Fiesta. Ha guidato fino allo svincolo della tangenziale di Borgaro. Fino alla riva sporca del “Laghetto del pescatore”, picnic e giochi d’acqua. Ha coperto il cadavere con delle sterpaglie, vicino a un vecchio frigorifero abbandonato. Poi è andato a lavorare. Nel pomeriggio di giovedì Nando Lo Campo ha incontrato di nuovo la madre di Sara. Ormai preoccupatissima. Nessuna notizia della figlia. I due telefoni staccati. Anche lui ha partecipato alle ricerche.
La denuncia è di venerdì notte. Sabato mattina gli agenti della mobile, agli ordini del vicequestore Sergio Molino, stavano già sentendo tutti. Parenti, amici, fidanzati, ex fidanzati e colleghi. “Abbiamo capito subito che si trattava di una scomparsa anomala”, spiega Molino. Il racconto di Nando era pieno di contraddizioni. Ma è stata un bluff a farlo crollare: “Abbiamo trovato il cadavere di Sara”, gli hanno detto alle undici di sabato sera. Non era vero. Ma lui è scoppiato a piangere: “Una volta le avevo chiesto di mettersi con me, era bellissima…”.

Corriere della Sera
Torino, il corpo nascosto in cantina, poi gettato vicino a un laghetto. Il padre e il fidanzato della vittima: vogliamo vendetta – Trappola con gli sms, Sara uccisa dall’ amico
Confessa l’ assassino, un ragazzo di 25 anni. Dopo il delitto ha cercato di rapinare la madre di lei – Non era una fuga. Sara Wasington, 22 anni, giovedì sera non è più tornata a casa perché era morta, uccisa con un pugno dall’ amico del quale si fidava. Ora il padre e il fidanzato chiedono vendetta e lanciano maledizioni contro Nando Lo Campo, 25 anni, il ragazzo che da tre anni la corteggiava. E che l’ ha uccisa, mentre erano soli in macchina in una strada tranquilla, per poi tentare di rubare in casa sua e nascondere il corpo vicino a un laghetto di periferia. È la storia di una notte di orrore e di follia quella che gli uomini della Questura e la la pm Nicoletta Quaglino hanno ricostruito fino a quando, sabato, il corpo di Sara è stato ritrovato. E forse qualche tassello – magari le sostanze che Nando avrebbe potuto assumere giovedì notte e che solo gli esami medici potrebbero rivelare – manca ancora, soprattutto per spiegare come e perché un giovane che aveva appena assassinato una ragazza sia poi entrato nel suo appartamento e sia riuscito a convincere la madre della vittima a non denunciarlo. Sara era una bella ragazza, minuta ma piena di charme, per mantenersi faceva la cameriera in una creperie. Figlia unica, da quando il padre Damiano se ne era andato abitava con la madre Caterina Iannino in un quartiere tranquillo non lontano dal centro. Il giovedì sera per lei c’ era un appuntamento fisso, il ballo, di solito in uno dei locali alla moda ai Murazzi, lungo il fiume. Ci andava senza Simone, il suo ragazzo da sei anni, perché a lui quel passatempo proprio non piaceva: anche giovedì, i due ragazzi si sono visti e salutati verso le 20, poi Sara ha proseguito per un lungo aperitivo al bar Crystal, dove ha incontrato il solito giro di amici e tra loro anche Nando, che alle 22 l’ ha accompagnata sotto casa. A tutti ha detto che si sarebbe cambiata per andare in discoteca. A tutti, anche a Nando, che di mestiere fa il tecnico allestitore in una ditta a trenta chilometri da Torino, non ha nessun precedente penale e vive in casa con madre, padre, fratello. Lui è andato da amici e si è messo a giocare alla playstation, ma aveva voglia di rivederla e ha cominciato a scriverle, lei a rispondere, come era già accaduto decine e decine di volte. Dopo mezzanotte i due si rincontrano ma lui, alla guida di una Ford Fiesta non prende la strada del centro: «Parliamo». E la discussione degenera, Nando la colpisce al viso, lei sbatte violentemente la testa, forse muore subito, ma il panico è più forte di tutto e il giovane inizia la sua notte di orrore: la porta nella cantina di casa sua, la infila in un grande sacco nero, poi, con le chiavi che ha preso nella sua borsetta, va a casa di lei e inizia a cercare soldi. La mamma di Sara, Caterina, si sveglia e si ritrova faccia a faccia con l’ amico della figlia, che conosce benissimo e che sta chiaramente rubando in casa sua. Lo affronta, gli chiede spiegazioni, l’ altro la aggredisce e cerca di colpirla con un portacenere. Ma i due si calmano e iniziano a parlare, Nando convince la donna che ha rubato le chiavi a Sara ma che non ha preso nulla e che la ragazza sta bene. Caterina è in ansia, ma decide di credergli e non chiama la polizia, lo lascia andare dopo una lunga discussione. Sono le 5 del mattino, Nando torna a casa, aspetta che i genitori escano per andare al lavoro, poi carica in auto il corpo di Sara e parte in direzione Nord-est, come ogni giorno. Lungo la strada, c’ è un laghetto per la pesca sportiva circondato da prati e boschetti, e c’ è un vecchio frigorifero abbandonato. È lì sotto che, sabato notte, farà ritrovate la ragazza ai poliziotti. Nel frattempo, tutti l’ hanno cercata, ma solo venerdì notte la madre è andata alla polizia e sono partite le indagini. Gli uomini della Mobile di Sergio Molino e quelli della Omicidi guidata da Marco Basile capiscono subito che è successo qualcosa di brutto. E in meno di ventiquattr’ ore ricostruiscono la storia. E Nando crolla e confessa. * * * LA RICOSTRUZIONE LA LITE IN AUTO Alle 22 di giovedì sera Sara Wasington e Nando Lo Campo si salutano dopo essere stati insieme al bar. L’ amico le manda sms. Si rivedono alle 23.30, poi la lite in auto *** IL CORPO IN CANTINA L’ amico dice di averla colpita con un pugno. Si accorge che la ragazza è priva di vita, torna a casa e nasconde il corpo in cantina in un grande sacco nero ***A CASA DELLA VITTIMA Nando usando le chiavi di Sara si introduce a casa sua. È sorpreso a frugare nella sua stanza dalla madre della ragazza. Scoppia una lite, poi lui convince la donna a non denunciarlo *** NASCOSTO NEL LAGO Venerdì mattina, verso le sette, carica il cadavere in macchina e va a lavorare. Sulla strada, lascia il corpo della ragazza vicino a un laghetto coprendolo con un frigorifero *** LA CONFESSIONE Nando Lo Campo sabato viene interrogato, in tarda serata confessa l’ omicidio. Intorno all’ una di notte porta gli investigatori sul luogo dove ha nascosto il corpo
di Vera Schiavazzi

Libero Reporter
Era un suo amico: Si chiama Nando Lo Campo l’assassino di Sara – Ha riferirlo è la Squadra Mobile di Torino, che ha fermato un uomo di 25, amico della ragazza. Nando Lo Campo, questo il nome dell’assassino, ha confessato e poi ha accompagnato gli agenti sul luogo dove aveva abbandonato la ragazza uccisa. Sara Wasington la 22enne torinese scomparsa da giovedì scorso e stata ritrovata chiusa in un sacco a Borgaro nei pressi di un laghetto. Lo Campo – incensurato, operaio – dopo aver ucciso la ragazza, pare l’abbia nascosta nella cantina della casa dove vive con i genitori per una notte, approfittando che i genitori non erano in casa. L’indomani si è sbarazzato del corpo. L’uomo ha riferito agli inquirenti di aver incontrato Sara giovedì sera. Da molto tempo era ossessionato dalla ragazza, le aveva chiesto varie volte di volere una relazione con lei; la ragazza aveva sempre rifiutato, era fidanzata a un altro uomo. Giovedì sera – gli inquirenti non si sono ancora pronunciati sul movente che a spinto Lo Campo all’omicidio – presumibilmente dopo l’ennesimo diniego, Lo Campo l’ha uccisa, all’interno dell’auto della ragazza, sferrandogli un pugno alla testa. Lo Campo è stato fermato con l’accusa di omicidio, tentato omicidio e tentata rapina.
Secondo quanto affermato dagli agenti della Mobile torinese, la sera dell’omicidio, l’uomo è entrato in casa di Sara, probabilmente per rubare, e ha cercato di soffocare la madre della ragazza, notizia che trova conferma nel racconto della madre. La reazione del padre di Sara, Damiano Wasington, alla notizia dell’arresto è stata piena di dolore e di rabbia: “ Non serve arrestarlo. Dovevate darlo a me”.

 
Repubblica
‘Mia figlia non c’ è più, lui ha lo sconto’ … 20 anni di carcere all’ assassino di Sara… «Sono troppo pochi: solo un anno e due mesi in più rispetto a prima. Non posso accettare che gli sia stato concesso lo sconto del rito abbreviato.
Per un genitore non è concepibile che venga nemmeno dato uno schiaffo al figlio, figuriamoci togliergli la vita. Non è giusto che la legge italiana consenta una tale agevolazione per il reato di omicidio, per giunta provato e anche ammesso».
A differenza del primo grado, Lo Campo è stato ora condannato anche per aver tentato di uccidere lei e di rapinarla. Però non hanno riconosciuto l’ aggravante della crudeltà su sua figlia. Cosa ne pensa?
«Avrei di gran lunga preferito che l’ assolvessero per me ma che lo condannassero al massimo per Sara. Come si fa a non considerare crudeltà quello che le ha fatto? L’ ha picchiata, l’ ha soffocata, l’ ha rinchiusa in due sacchi dell’ immondizia e non sappiamo nemmeno se fosse ancora viva quando l’ ha fatto… E poi l’ ha gettata via. Non voglio nemmeno pensare agli ultimi istanti di mia figlia. E come si fa a non considerare crudele uno che viene da me, prima cerca di uccidermi e poi mi aiutaa cercare mia figlia, mi dà il numero di telefono degli amici, pur sapendo cosa aveva fatto? Quello è un essere senza coscienza morale. Ha tolto la vita a mia figlia, che aveva tutto il diritto di vivere, e ha distrutto le nostre esistenze». Su Facebook c’ è un gruppo di 339 amici di Sara che la ricorda ogni giorno…
«Tutti quelli che l’ hanno conosciuta le hanno voluto bene: Sara era semplice, ma piena di voglia di fare e di vivere. Del resto è stata uccisa proprio per una forma malata di bene, per una crudele fissazione morbosa nei suoi confronti».

 

 

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