Rosina Lavrencic, 60 anni, collaboratrice domestica, mamma. Massacrata con 10 coltellate dal convivente pochi giorni prima del loro matrimonio

Clipboard01Staranzano (Gorizia), 7 giugno 2012
Era tutto pronto, anche il buffet. Stavano insieme da dieci anni, erano una coppia tranquilla, affiatata. Ma secondo Claudio, Rosina voleva lasciarlo, quindi l’ha uccisa.

 

 

 

luiClaudio Varotto, 57 anni, cantierino portuale in pensione. La voleva di più, tutta per sè

 

 

 

 

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La convivente uccisa con dieci coltellate – Un improvviso raptus poco prima di cena. Fendenti quasi tutti mortali – All’arrivo dei militari Claudio Varotto ripeteva inebetito: «Voleva lasciarmi»
Dieci coltellate, quasi tutte mortali. Un raptus ha accecato
Claudio Varotto, 57 anni, ex cantierino e portuale in pensione, quando la sua compagna Rosina Lavrencic, 60 anni, gli ha detto che voleva andarsene, che il matrimonio, programmato per lunedì alle 12 nel municipio di Staranzano, forse non ci sarebbe stato.
Dieci coltellate inferte con un coltello da cucina, la lama di una ventina di centimetri. Fendenti che non hanno dato scampo a Rosina Lavrencic, sua compagna da 10 anni, divorziata con due figli.
Claudio Varotto, l’uomo che sarebbe diventato suo marito tra qualche giorno, pure divorziato con un figlio, l’ha massacrata: le ferite riportate dalla donna erano tante e tali che i sanitari del 118 non hanno potuto fare nulla per salvarla. Il delitto s’è consumato mercoledì scorso attorno alle 17.30 nella villetta della coppia in via Marconi a Staranzano. Alle 21 è scattato l’arresto di Varotto per omicidio.
La villetta è stata posta sotto sequestro. Varotto è ora in carcere a Gorizia assistito dall’avvocato Elisa Berlasso. Le indagini, affidate ai carabinieri di Staranzano e di Monfalcone, sono state assunte dal sostituto Enrico Pavone, che ieri ha confermato la lite scaturita per motivi interni alla coppia.
Il magistrato ha anche escluso che l’omicida reo confesso sia stato ottenebrato da problemi di natura psichiatrica. Ma, evidentemente, l’altro pomeriggio qualcosa è scattato dentro Claudio Varotto. La paura di perdere la sua compagna. Quanto è accaduto nella decorosa villetta ereditata dai genitori del 57enne, è stata una tragedia per la quale nessuno riesce a capacitarsi. Rosina e Claudio dovevano sposarsi proprio lunedì, nel municipio di Staranzano. Tutto era pronto, anche il rinfresco. Dopo oltre dieci anni di convivenza, avrebbero coronato ufficialmente la loro unione.
E invece tutto s’è spezzato in pochi attimi. La lite, in cucina, al piano terra. Lei che, forse spinta dalla rabbia del momento, in qualche modo ha fatto capire al suo uomo di aver cambiato idea sul matrimonio. Le parole che Claudio Varotto ha continuanto a ripetere ai carabinieri sono state: «Voleva lasciarmi». È questo atroce convincimento che gli ha armato la mano, il pensiero insostenibile che, con tutti i suoi problemi di salute, gli sarebbe mancata all’improvviso la donna che rappresentava tutta la sua vita. Il mondo gli è caduto addosso.
Così il 57enne ha brandito il coltello da cucina, e ha infierito sulla compagna con dieci coltellate. Erano le 17.30. Poi l’uomo ha atteso del tempo prima di chiamare i carabinieri. «Venite a prendermi», ha detto alla fine al telefono. Quindi è rimasto in cucina, accanto alla compagna ferita a morte.
E quando i militari sono giunti nell’abitazione ha proferito le parole «Voleva lasciarmi», parole che non l’hanno più abbandonato. Una tragedia consumatasi tra le mura di casa che non ha destato alcun sospetto tra i vicini, malgrado fossero le 17.30, allarmatisi solo nel momento in cui, poco dopo le 18, sono arrivati in forze i carabinieri, assieme all’ambulanza. «Ero in giardino, ma non ho sentito nulla – ha raccontato un vicino, tra l’incredulità generale degli staranzanesi -. Avevo parlato con Rosina poco prima. Mi aveva spiegato che attendeva il medico per le 15.30».
Il dottore, in effetti, è arrivato, ed è rimasto in casa per almeno mezz’ora. Rosina lo ha poi accompagnato al cancello e si è ritirata. Il vicino ha aggiunto che la donna diceva di dover uscire con l’auto, ma il suo compagno non voleva.
Ricorda Rosina come una donna semplice, solare, sempre sorridente. Faceva le pulizie nelle abitazioni, nei negozi, rientrava dal lavoro anche la sera tardi. Forse Claudio per questo si sentiva solo. Forse le chiedeva più attenzioni. I suoi problemi di salute non gli avevano mai reso le cose facili. Era stato operato diverse volte. Anni fa aveva avuto un’emorragia allo stomaco. Poi è stata la volta di un rene, che gli è stato asportato. E ultimamente problemi polmonari lo costringevano a muoversi con l’ossigeno.
Il fratello di Claudio, Enzo, lo accompagnava spesso a Trieste per visite mediche. Ieri mattina ha raggiunto la villetta di via Marconi appena ha saputo. I carabinieri lo hanno invitato a rivolgersi alla Compagnia per avere ragguagli sull’accaduto. Rosina si prendeva cura di colui che tra pochi giorni sarebbe diventato suo marito. Non gli faceva mancare affetto e assistenza. Si preoccupava. Capitava che ad Andrea, l’unico figlio del suo compagno, con il quale la donna era in buoni rapporti, Rosina gli dicesse: «Si sente solo, portalo in giro». Rosina sapeva, o comunque sentiva, che Claudio voleva di più. Che la voleva tutta per sè. Forse è proprio per questo che il loro amore è sfociato in tragedia.
di Laura Borsani

 

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