Rachida Rida, 35 anni, mamma. Uccisa a martellate dal marito che le ha fracassato il cranio sul pavimento della cucina

1561439-rachida-datiSorbolo Levante di Brescello (Reggio Emilia), 19 novembre 2011
Stavolta non è il solito raptus di gelosia: qui siamo di fronte ad un tentativo di conversione al cattolicesimo. I giornali tentano di spiegare – con inconsapevole gravissima superficialità – quello che potrebbe essere solamente l’ennesimo femminicidio, come una tragica punizione che un musulmano infligge alla moglie colpevole di essersi avvicinata troppo alla religione cattolica.
Rachida in quellla chiesa è davvero entrata e ha persino parlato con il parroco, in cerca di un aiuto concreto per la sua famiglia disagiata, soprattutto per le due bambine. Questioni materiali, di quelle che una mamma cerca sempre di risolvere, con qualsiasi religione possibile.

 

mohammedMohammed El Ayani, 39 anni, facchino. Condannato a 30 anni

 

Figli: 2 bambine di 4 e 11 anni

 

 

 

Titoli & Articoli

Il Resto del Carlino
Rachida, “Pronti a farci carico del trasferimento della salma”. L’Associazione donne marocchine (…) ha anche avviato le pratiche per chiedere la costituzione di parte civile …
Acmid, l’Associazione donne marocchine in Italia, e’ pronta a farsi carico del trasferimento in patria della salma e delle esequie di Rachida … Lo ha fatto sapere la parlamentare Pdl Souad Sbai, fondatrice e presidente di Acmid.
L’associazione ha avviato le pratiche per chiedere la costituzione di parte civile e Sbai ha voluto smentire il disinteresse dell’associazione e della famiglia sulla vicenda: ‘’I genitori attendono ancora in Marocco il visto per l’Italia e per riavere la salma della figlia. Su questo invitiamo il Ministero degli Esteri ad adoperarsi affinche’ questa procedura vada in porto al piu’ presto’’.
La parlamentare ha criticato il modo in cui questa tragica storia e’ stata riportata dai mezzi di informazione, aggiungendo che il percorso di conversione di Rachida alla religione cattolica, indicata come causa dell’uxoricidio, ‘’a noi peraltro non risulta’’. Non ci si rende conto, ha spiegato la presidente Acim, che parlando di conversione si mettono a rischio di vita anche le figlie e i familiari.
‘’Rachida – ha concluso – e’ una donna che, come altre, ha sperimentato sulla propria pelle l’estremismo domestico solo perche’ reclamava in silenzio il suo diritto ad esistere e ad integrarsi. La sua memoria merita non questo indegno balletto di notizie, ma una giusta informazione di fronte alla dignita’ di una donna che ha avuto il coraggio di sfidare a viso aperto la violenza di un marito estremista’’.
Da quanto si e’ appreso, i primi risultati dell’autopsia rivelano che il marito, Mohammed El Ayani, ha infierito sulla donna con una decina di martellate, sfondandole il cranio. Sabato la figlia maggiore, 11 anni, e’ tornata a scuola per la prima volta dopo la tragedia. Resta affidata a una famiglia del paese, in attesa di una decisione definitiva dei servizi sociali, come la sorella di quattro anni che era in casa quando il padre le ha ucciso la madre. Con lei in braccio El Ayani ando’ poi a costituirsi ai carabinieri.

Il Resto del Carlino
Rachida, uccisa a martellate Il marito condannato a 30 anni – Non è stata riconosciuta la premeditazione, è stata invece riconosciuta l’aggravante della crudeltà … il pm Maria Rita Pantani, in occasione dell’udienza con rito abbreviato, aveva chiesto l’ergastolo.
La donna (madre di due bimbe di 4 e 11 anni) sarebbe stata uccisa dall’uomo perche’ troppo integrata con la cultura occidentale e perché pare volesse avvicinarsi al cristianesimo. Gli accertamenti medico-legali avevano rilevato che Mohammed El Ayani infierì sulla moglie, colpendola con il martello da cucina con oltre dieci colpi, fino a sfondarle il cranio sul pavimento della cucina. Il marito disse che era stato spinto dalla gelosia, ma poi si scoprì che Rachida era entrata in contatto con la parrocchia di Brescello, dalla quale aveva ricevuto aiuto per i problemi economici della famiglia

La Gazzetta di Reggio
Rachida era pronta a una conversione – s’indaga sui contatti con la parrocchia per capire se il marito ha ucciso non per gelosia ma per motivi religiosi
I primi esiti dell’autopsia effettuata ieri– a Modena – aggravano la posizione del marocchino 39enne Mohamed El Ayani (difeso dal legale Noris Bucchi), perché gli accertamenti medico-legali dicono che avrebbe infierito non poco sulla moglie Rachida Rida, arrivando a colpirla con il martello da cucina con oltre dieci colpi, sfondandole il cranio.
Un responso autoptico (quello definitivo verrà depositato dai medici Maria Cristina Cuoghi ed Erian Radeski) che dà contorni ancora più agghiaccianti all’aggravante della crudeltà già contestata dal pm Luciano Padula all’omicida che, invece, nella confessione avrebbe parlato di solo due martellate alla moglie poi morta sul pavimento della cucina-tinello della mansarda … Ma come sta emergendo in questi giorni, i riscontri degli inquirenti sulla confessione dell’uxoricida stanno prendendo diverse strade. E una pista interessante si starebbe concentrando su un cammino verso la conversione al cattolicesimo che potrebbe aver contrassegnato l’ultimo periodo di vita della vittima, apertasi al modo di vivere all’occidentale (non solo per sè ma anche per le due figlie) ed entrata in contatto con la parrocchia brescellese nel contesto di una solidarietà toccata con mano per la sua famiglia che certamente non navigava in buone acque economiche.
Contatti con la parrocchia che potrebbero spiegare l’arrivo sul luogo del delitto del parroco don Giovanni Davoli poco dopo che la tragica notizia si era sparsa in paese. Una pista investigativa ancora in essere che, se provata, cambierebbe anche gli scenari del movente. Sin dal primo momento il marito ha sostenuto di aver ucciso la moglie perché accecato dalla gelosia, roso dal sospetto che lei avesse un altro e volesse la separazione proprio per iniziare un nuovo rapporto. E se, invece, El Ayani ha agito perché non accettava che la moglie volesse abbracciare una nuova religione, da quella musulmana alla cattolica?
Dubbi anche sul ruolo della figlia di 4 anni: ha assistito all’omicidio della madre (come sembrano indicare le macchie di sangue sul pigiamino) o non si è accorta d nulla perché era al piano di sopra (come sostiene il padre)? Una confessione, quindi, che lascia scettici gli investigatori, come ha confermato ieri il procuratore capo Giorgio Grandinetti nel consueto incontro settimanale con i cronisti.
Il numero uno della procura ha elogiato il lavoro del pm Padula per poi specificare alcuni aspetti dell’indagine: «Se la bimba è stata effettivamente presente al delitto, ciò inciderà sulla valutazione della personalità dell’omicida. Va capito se la cultura araba ha pesato in questa storia e andrà sentita anche la figlia maggiore per ricostruire meglio il contesto familiare. So che El Ayani, messo alle strette, ha un po’ tentennato».

 

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