Monica Savio, 36 anni, operaia, mamma. Spappolata in un parco pubblico con 40 minuti di Kickboxing dal fidanzato

Arluno (Milano), 9 gennaio 2010
Viene ritrovata da un passante, morta in un giardino pubblico, completamente sfigurata. Le telecamere riveleranno che Monica è stata massacrata dal compagno, appassionato di Kickboxing, con 40 minuti consecutivi di pugni che le hanno distrutto tutte le ossa del viso. Roberto l’aveva infine strangolata e abbandonata lì.

 

 

logoRoberto Cecchetti, 28 anni, grafico. Dichara che è stato lei a seguirlo e ad iniziare una discussione per aver trovato un sms di un’altra donna sul suo cellulare. Una lite come tante.

 

 

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Il Giorno
“Non volevo uccidere Monica è stata la reazione ad una lite” – «Non volevo ucciderla. Mi si è spenta la luce e ho combinato un disastro». Un momento di follia, quello che … ha descritto agli inquirenti. «Una ricostruzione precisa dei fatti – … l’avvocato difensore … È stato un raptus di cui il ragazzo si è pentito un attimo dopo». Ieri per il presunto omicida è stato il giorno dell’udienza preliminare … «Il mio assistito si è assunto la responsabilità del gesto – spiega il legale … Valuteremo quale strategia processuale adottare. Non è stato un omicidio premeditato: le conseguenze sono andate al di là della volontà … Secondo la difesa, Monica Savio sarebbe stata vittima di un delitto preterintenzionale. «Il ragazzo sostiene che la tragedia sia avvenuta in seguito a una discussione accesa … Una lite come tante che è degenerata ed è finita come non avrebbe mai dovuto finire, dopo un aperitivo in un pub».
«Il ragazzo dice di esser sceso dall’auto – racconta Bosco – e di esser stato offeso. A scatenare il raptus sarebbe stato il lancio del telefonino da parte della donna. A quel punto il mio assistito ha picchiato la ragazza. Quando se ne è andato, il corpo era ancora in vita. Era convinto di non averla uccisa». A quel punto Cecchetti si sarebbe allontanato da via Mazzini per rientrare a casa, probabilmente a piedi, come lascerebbe intendere il ritrovamento dell’auto della donna vicino ai giardinetti. A sostegno del racconto dell’imputato ci sarebbero alcuni rilievi fotografici che attestano lievi graffi sul collo del giovane. Se la dinamica lascia spazio ormai a pochi dubbi – la ragazza è morta in seguito ai pugni scagliati con una violenza inaudita, come recita nel capo di imputazione il pm Pradella, e a uno strozzamento, dopo che l’ex fidanzato sarebbe stata a guardarla un quarto d’ora in stato agonizzante – restano da chiarire ancora tanti particolari, a cominciare dai rapporti tra il presunto omicida e la vittima.
Secondo
i familiari della donna, infatti, tra Roberto e Monica ci sarebbero stati solo pochi mesi di «normale frequentazione in compagnia». La difesa, invece, parla di una «relazione di 7-8 mesi interrotta da qualche tempo e di un riavvicinamento nelle ultime settimane». La vittima ha cambiato numero di cellulare per non essere più cercata, come raccontato dalla sorella Cesarina, oppure tra i due vi sarebbe stato un legame tale da giustificare una pizza ultimamente?
di Luca Balzarotti

 

Corriere della Sera
Uccise la fidanzata a pugni: 30 anni  … Con il rito abbreviato l’uomo ha evitato l’ergastolo
Appassionato di kickboxing, per quaranta minuti aveva colpito a pugni in faccia la donna con cui da un anno aveva una relazione. La terribile morte di Monica Savio, 36 anni, era stata in parte ripresa dalle telecamere di un parco ad Arluno. Quelle immagini sono costate a Roberto Cecchetti, grafico di 29 anni, la condanna a 30 anni di reclusione per omicidio volontario aggravato dalla crudeltà. Una condanna inflitta con rito abbreviato, dunque con lo sconto di pena, che altrimenti sarebbe stata l’ergastolo. L’omicidio della donna era stato particolarmente efferato: dopo averla pestata fino a spaccarle la mandibole, l’assassino l’aveva strangolata ed era rimasto a lungo a guardarla mentre agonizzava. Per il perito la morte sarebbe avvenuta sia per soffocamento, sia per le ferite. Il pm Grazia Pradella, nel corso della requisitoria, ha descritto la scena del pestaggio come un «film dell’orrore, agghiacciante, mai visto». La donna, ha spiegato il pm, aveva la «faccia spappolata».
GELOSIA FATALE
– Il giudice ha accolto la richiesta di pena formulata dal pubblico ministero, pur facendo cadere l’aggravante dei futili motivi contestata nel capo di imputazione. Il corpo agonizzante di Monica Savio era stato ritrovato da un passante intorno alle 22 nel parco vicino all’autostrada dove Cecchetti era arrivato con lei in macchina. Invano il passante aveva chiamato il 118: la 36enne era morta ancora prima di essere portata in ospedale. Il tutto, aveva raccontato lo stesso Cecchetti dopo essersi costituito il giorno successivo, a causa di un litigio scoppiato per la gelosia della stessa vittima, che aveva visto sul cellulare del compagno il numero di telefono di un’altra donna. Quando gli investigatori erano giunti sul posto, non erano riusciti a identificare subito la 36enne, perché era senza documenti e aveva il viso completamente sfondato.
IL GIALLO DEL RITROVAMENTO
– In un primo momento avevano pensato che potesse trattarsi di una prostituta sudamericana: indossava pochi indumenti nonostante il freddo, ma le sue impronte non risultavano registrate nella banca dati delle forze dell’ordine. Si è poi ricostruito che faceva l’operaia, viveva a Vittuone con un figlio piccolo avuto dal marito da cui si era separata e da un anno aveva una difficile relazione con Cecchetti, con cui era tornata insieme dieci giorni prima di essere uccisa. Il grafico si era costituito il giorno dopo ed era stato fermato dal pm dopo l’interrogatorio. Da allora si trova in carcere. E’ stato condannato a risarcire subito le parti civili, assistite dall’avvocato Giovanni Parini: un milione di euro al figlio della vittima, 200mila al marito e 100mila euro alla sorella e ai genitori.

Il Giornale
«Picchiò la fidanzata per 40 minuti» – Quaranta, interminabili minuti di ferocia. Una furia che le spacca la mandibola, devasta gli occhi, spappola in naso. Fino a ucciderla …
Una relazione difficile, quella tra i due. Un rapporto che andava avanti da un anno fra alti (pochi) e bassi (molti). Fino alla rottura e al tentativo di riconciliazione. Finito nel peggiore dei modi, in un parco. Dove la donna, 36 anni, è stata aggredita con una violenza inaudita. Secondo quanto ricostruito dal pm, per quaranta minuti Cecchetti l’ha presa a pugni, solo in faccia, riducendole il naso e gli occhi a una poltiglia e rompendole la mandibola. E più volte le sbattuto la testa sul terreno, prima di cercare di strozzarla, non riuscendoci a causa di una menomazione alla mano destra parzialmente amputata per un vecchio incidente avvenuto in un oratorio. Poi è rimasto a lungo a guardarla mentre moriva per dissanguamento a causa dell’emorragia al naso. Infine l’ha caricata in macchina e ha gettato il corpo nei giardini vicino all’autostrada dove, intorno alle 22, un passante l’ha vista e invano ha fatto intervenire il 118.
Monica Savio, operaia, che viveva con un figlio piccolo avuto da un altro uomo a Vittuone, è morta ancora prima di essere portata in ospedale. Non è stata identificata subito perché era senza documenti e aveva il viso tumefatto. In un primo momento gli investigatori hanno pensato potesse trattarsi di una prostituta sudamericana. Indossava pochi indumenti nonostante il freddo, ma le sue impronte non risultavano registrate nella banca dati delle forze dell’ordine. Cecchetti si è costituito il giorno successivo e, al termine dell’interrogatorio, il pm ne ha disposto il fermo. Secondo quanto dichiarato dal grafico, a scatenare l’aggressione sarebbe stata la gelosia della 36enne, che avrebbe cominciato a litigare dopo aver visto sul cellulare del compagno il numero di telefono di un’altra donna.
Ora tocca al gip Enrico Manzi decidere se disporre il giudizio immediato per il grafico, saltando l’udienza preliminare.

 

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