Moira Squaratti, 26 anni, assistente in uno studio dentistico e volontaria Avis. Picchiata, strangolata e uccisa con 15 coltellate dal fidanzato

Paspardo (Brescia), 1 aprile 2002
Moira avrebbe voluto sposarlo, ma si rendeva anche conto di quanto fosse difficile la vita con Luigi. Lei si sentiva in colpa perchè pagava una palestra, la sua passione, invece di risparmiare per il matrimonio, e intanto lui continuava a bere e giocare a dadi. Il padre la trova in un lago di sangue, ormai morta, dopo essere stata menata, strangolata e infine accoltellata.

 

 

Luigi Marchetti, 39 anni, barista. Arrestato dopo poche ore si costituisce dopo un mese di fuga, convinto da un sacerdote, e dichiara di non essersi reso conto di aver ucciso Moira. I legali affermano che l’uomo soffre di un disturbo del sonno. Condannato a 24 anni, diventati 14 con rito abbreviato, è libero dopo 8. I genitori di Moira lo hanno perdonato subito e non si sono costituiti parte civile.

 

 

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L’Eco di Bergamo
Luigi Marchetti, il barista di Pianico di 39 anni che nel 2002 uccise la fidanzata Moira Squaratti, di Paspardo, in Vallecamonica (Brescia), usufruisce di permessi per uscire dal carcere in cui sta scontando la pena di 14 anni alla quale era stato condannato per il delitto … Marchetti fu arrestato qualche ora dopo il delitto. In questo periodo di detenzione, a quanto è dato sapere, in carcere si è comportato bene. Ora, quindi, come prevede la legge, può usufruire dei permessi, per andare a lavorare come falegname.
Moira, che aveva 26 anni, venne accoltellata e strangolata nella notte tra il 31 marzo e il 1 aprile, tra Pasqua e Pasquetta. Per il giudice si trattò di omicidio volontario non aggravato dai futili motivi. A Marchetti sono state concesse le attenuanti generiche: così dai 24 anni previsti dal codice penale la pena è scesa a 21 anni e grazie alla scelta del rito abbreviato è calata ulteriormente a 14.
Il delitto fu scoperto il giorno successivo dal padre di lei: la giovane era stata picchiata, accoltellata e strozzata. Del fidanzato nessuna traccia. Una fuga protrattasi per un mese, prima in Sardegna e poi in Francia. Poi Marchetti cominciò a valutare l’idea del rientro in Italia: contattò anche un sacerdote, che lo convinse a costituirsi. Chiamò allora l’avvocato Giuseppe Frigo, tornò a Brescia e fu arrestato.
Marchetti raccontò di non essersi reso conto di aver ucciso la fidanzata e di essere fuggito in preda allo choc. Spiegò di aver agito come se si fosse trovato «in un sogno», senza mai fornire un movente.
Quando Marchetti era in fuga, il padre di Moira, Giustino Squaratti, non esitò a perdonarlo. Un perdono “umano, cristiano” insieme alla richiesta di consegnarsi alle forze dell’ordine e spiegare cos’era successo. Marchetti s’assunse la responsabilità del delitto ma finora non si è mai rivolto ai familiari della ragazza. La famiglia di Moira, che seguì tutte le fasi del processo con l’avvocato Ivan Facchini, non si mai è costituita parte civile e nessun ricorso è quindi stato possibile.

Corriere della Sera
Tra la gente di Paspardo sconvolta dal delitto che ha infranto la tranquillità del piccolo paesino del Bresciano – Gli amici: «Moira era una ragazza semplice, tutta casa e lavoro. Amava lo sport e la forma fisica» Lo zio : «Ci sembra un incubo». E’ il terzo omicidio in dieci anni – Settecento anime a Paspardo, poco più di ottantamila in tutta la Valcamonica. E’ raro sentir pronunciare la parola «omicidio» in queste zone alle pendici dell’ Adamello, simbolo di tranquillità per antonomasia.
La scoperta, ieri mattina, del cadavere di Moira Squaratti, 26 anni, uccisa nella sua abitazione con numerose coltellate, ha quindi avuto un’ eco notevolmente più rimbombante rispetto agli omicidi che colpiscono realtà cittadine. Via Roma, luogo dell’ efferato delitto, è la classica via centrale di un paesino montano. Stretta come tante. A tratti impervia e in salita prima di raggiungere il municipio. Due i posti di ritrovo degli abitanti, il bar e la tabaccheria.
E proprio la tabaccaia trova il coraggio di parlare, non senza un po’ di timore di fronte alla folla di cronisti e carabinieri: «Proprio non ci credo – confida – vedevo spesso Moira e sono buona amica della mamma. Qualche giorno fa la signora era entrata in negozio con volto soddisfatto e mi aveva annunciato che la figlia il prossimo anno si sarebbe sposata. Chi mai avrebbe potuto prevedere ».
Il riferimento è diretto all’ ipotesi, tutta da riscontrare per il momento, che a sferrare le 15 coltellate alla gola della giovane assistente dentista sia stato il fidanzato: «Non lo si vedeva spesso – continua la donna -. Ma l’ auto del ragazzo molte sere era parcheggiata lungo la strada».
Così era stato anche lunedì quanto un’ amica di Moira, verso le 23, passando in via Roma aveva notato la presenza del fuoristrada di proprietà del fidanzato dell’ amica. Di fronte il civico 16. Dietro l’ appartamento ristrutturato da poco, teatro dell’ omicidio. E in quella via ieri pomeriggio, attoniti si sono assiepati in molti nel tentativo di capire cosa può avere portato ad una tragedia di queste dimensioni: «Era una ragazza tranquilla e piuttosto introversa – dice una coetanea di Moira – la si vedeva ogni tanto correre a piedi. Era un po’ robusta e aveva il pallino della buona forma fisica. Per il resto era una giovane donna tutta casa e lavoro».
E a rimanere incredula di fronte a quanto accaduto è un’ intera valle, non soltanto un piccolo paese. Da sempre la realtà camuna si distingue per l’ unione e lo stretto rapporto di similitudine che lega le singole realtà. I paesi che compongono la valle che dal lago d’ Iseo porta a Trento sono 42. Tutti simili, tutti a convivere da sempre con gli stessi disagi e le stesse situazioni. Molta gente si è quindi identificata nel pensiero dello zio di Moira Squaratti che per tutto il pomeriggio ha collaborato con le forze dell’ ordine per cercare di dare una spiegazione al delitto: «Non ci sono parole – confida l’ uomo – certe cose si sentono tutti i giorni leggendo la cronaca, ma mai avremmo pensato che potessero colpire anche noi».
Mai prima di ieri, dal momento nel quale Giustino Squaratti ha fatto la macabra scoperta della figlia riversa in camera da letto in un bagno di sangue. Paspardo, come il resto della valle famosa per avere dato il simbolo alla Regione Lombardia, incassa ma non capisce. Assiste ma non accetta. Le ferite – lo raccontano gli altri due omicidi dell’ ultimo decennio, uno a Lovere e l’ altro a Piancamuno – in Vallecamonica non si rimarginano.
di Emanuele Turelli

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