Miriam Tambaro, 33 anni, mamma. Uccisa con un colpo di pistola dall’ex

Valloria (Savona), 12 luglio 2009
La pedinava, la spiava, la tormentava. e appuntava maniacalmente tutto ciò che Miriam, la sua ex, faceva nel corso della giornata. Lei aveva sporto denuncia, poi l’aveva ritirata. Lo ha incontrato di nuovo, è salita con lui in auto e mentre poi cercava di scappare lui le ha sparato.

 

 

 

 

Roberto Tobia, 61 anni, benestante, di buona presenza, in libertà vigilata e con precedenti penali, possedeva armi e fucili regolarmente dichiarati. Si è suicidato.

 

 

 

 

 

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Omicidio-suicidio a Savona: morbosamente spiata prima di essere uccisa La seguiva, la pedinava, la spiava. Ogni singolo movimento, ogni azione, ogni minimo comportamento, abitudinario o meno che fosse finiva per essere appuntato e repertoriato. Roberto Tobia, l’autore dell’omicidio di Miriam Tambaro, morto suicida subito dopo l’azione criminale, teneva un’agenda sulla quale registrava la cronaca degli appostamenti maniacali con cui violava la vita privata dell’ex compagna.
L’agenda è stata trovata dagli inquirenti durante la perquisizione dell’abitazione dell’uomo, sessantunenne, che ha agito accecato dalla gelosia, sotto l’impulso di una passione morbosa per l’avvenente panettiera di quasi trent’anni più giovane. Tobia annotava ogni fatto che riguardasse la giovane: “Oggi l’ho vista parlare con…”, “Alle 11 ha preso un caffè con…”, e via dicendo.
Tutto morbosamente scritto: orari, amicizie, uscite. E con dovizia di particolari.
Pregiudicato, sorvegliato in libertà vigilata, Tobia intratteneva con la 33enne un legame sentimentale che, ufficialmente finito per volontà di lei, era sfociato in un rapporto persecutorio. I due continuavano a vedersi in un litigioso tira e molla. La donna a dicembre aveva ritirato la querela per molestie a carico dell’uomo, ma quest’ultimo continuava a inondarla di chiamate e di messaggi, anche quando la stessa mostrava la più radicale resistenza.
Il sessantunenne pretendeva di uscire il sabato sera, quando lei preferiva invece vedere le amiche; le faceva regali di ogni genere, anche costosi; voleva a tutti i costi un sentimento eslcusivo. Il tarlo della gelosia lo perseguitava. Questa sera il ritrovamento dei due cadaveri all’interno di un pick-up Mitsubishi L200 nella zona di Valloria.
Secondo la ricostruzione dei carabinieri, l’uomo ha esploso tre/quattro colpi di pistola alla nuca, alla spalla e al torace della donna che stava cercando di uscire dall’abitacolo. Quindi ha rivolto l’arma contro se stesso e si è sparato al mento. Il revolver che ha usato, secondo una prima risultanza, sarebbe stato rubato l’anno scorso a Torino. Nell’abitazione del sessantunenne, invece, sono stati trovati tre fucili regolarmente dichiarati. Resta da capire come facesse l’uomo con i notevoli precedenti penali a possedere ancora regolare porto d’armi e relativi fucili.
di Felix Lammardo

Il Secolo XIX
Ore 16 di domenica 12 luglio: si sarebbe consumato in quel momento il drammatico gesto di Roberto Tobia nel parcheggione di via Olivetta, in Valloria.
Gli investigatori non sembrano avere dubbi. La calibro 38 clandestina ha fatto fuoco su Miriam Tambaro, 33 anni, a quell’ora. Sotto il sole di una domenica pomeriggio sonnecchiosa e deserta. Non tanto però da far passare inosservati i rumori dei cinque colpi esplosi dall’ex imprenditori sulla ragazza che non voleva perdere e poi su se stesso. Una volta diffusa la notizia dell’omicidio-suicidio, alcuni abitanti della zona hanno infatti ricordato quelle insolite esplosione udite nel cuore del pomeriggio. Cinque boati, sicuramente ovattati dall’abitacolo dell’auto di Tobia, che forse al momento dei fatti non avevano attirato particolarmente l’attenzione.
Di fronte alla notizia la memoria di alcuni cittadini ha ricostruito i fatti e lo hanno dichiarato ai carabinieri che da lunedì mattina stavano cercando con insistenza la donna. Proprio le testimonianze ha permesso alla procura di mettere un momento importante nella vicenda. Anche perché il medico legale intervento la stessa sera del ritrovamento dei due cadaveri aveva ipotizzato un percorso a ritroso di massimo dieci-dodici ore. Un’ulteriore conferma potrebbe arrivare oggi dall’esame autoptico, ma le dichiarazioni dei testimoni sarebbero una garanzia.
Anche sull’accertamento del movente del delitto avrebbe avuto un ruolo un altro gruppo di testimonianze raccolte dei carabinieri a Varazze. «Hanno litigato violentemente prima di allontanarsi in auto» sarebbe stata le versione di alcuni passanti trovatisi a passeggiare domenica pomeriggio poco dopo le 14 nel budello di San Nazario dove Miriam Tambaro si era fatta fare un tatuaggio nello studio di Fulvio Zacco.
Un litigio per motivi di gelosia, sostengono gli investigatori. Un’ossessione in grado di annebbiare i pensieri di quel sessantunenne benestante, di buona presenza che da due anni aveva una relazione con Miriam. Un’ossessione che domenica ha spinto ad armare la mano di un uomo che forse non riusciva a sopportare l’idea di veder naufragare una storia che aveva finito per compromettere anche il suo matrimonio.
Alcune persone avrebbero quindi assistito al litigio nella strada varazzina, prima che i due si allontanassero, e lo hanno riferito ai carabinieri che nel frattempo avevano appurato anche questo filone della vicenda nella perquisizione in casa di Tobia. Secondo gli inquirenti le agende contenevano i risvolti quella malattia. Roberto Tobia sembra avesse registrato anche sul computer di casa i movimenti, gli spostamenti, gli incontri di Miriam e con Miriam con una frequenza e una precisione in grado di mettere in allerta i militari che di fronte alla denuncia di scomparsa della ragazza da parte dei genitori hanno avviato immediatamente le ricerche. «Abbiamo sospettato un sequestro di persona» puntualizzano in procura, ipotesi che avrebbe trovato conferma proprio con i contenuti dei diari dell’uomo.
Ma nella ricostruzione delle ultime ore di vita della coppia c’è poi anche l’incredibile errore in cui sarebbero finite le apparecchiature tecniche del gestore telefonico del telefonino della ragazza che incredibilmente nella tarda mattinata di lunedì indicava una cella di Finale impegnata dal telefonino di Miriam. «Un errore» spiegano al comando dell’Arma.
Un errore che ha però convogliato per ore le ricerche nel ponente, mentre il corpo della sfortunata mamma giaceva già da ore nell’abitacolo del pick up del suo carnefice. Se la dinamica e soprattutto i tempi della tragedia dovessero trovare conferma anche dagli accertamenti tecnici che verranno effettuati oggi dal professor Ventura anche un riscontro veritiero del tracciamento del telefonino di Miriam si sarebbe rivelato inutile a salvare la sua vita e quella di Roberto Tobia. Perché se la famiglia Tambaro si è trovata catapultata in un tunnel senza luce e con i soli sobbalzi provocati dalla rabbia e dal dolore per la perdita improvvisa di una figlia, di una mamma, anche la famiglia dell’ex impreditore savonese è rovinata. Sotto tutti i profili. È vero, è lui ad aver sparato, ma la situazione sposta di poco il problema.
Ed in attesa della conclusione dell’inchiesta penale che rapidamente andrà in archivio restano aperti due soli aspetti: la provenienza della pistola usata per il delitto e l’eredità di Tobia.
Se per l’arma è in corso una perizia balistica da parte della polizia scientifica del gabinetto di Genova, il capitolo civilistico non ha ancora girato la prima pagina. E la speranza è che non si trasformi in un romanzo giallo. C’è il figlio di sei anni di Miriam da tutelare. Sotto ogni profilo. Anche quello del risarcimento del danno.
Ma c’è tempo per questi aspetti che, purtroppo, in una vicenda del genere prenderanno ben presto lo spazio principale, nonostante non siano più in grado di ridare indietro l’affetto e il sorriso dei due protagonisti di una vicenda che ha scosso l’intera città dove Roberto e Miriam erano conosciutissimi. Nel fine settimana potrebbero essere fissati i funerali delle due vittime della tragedia di Valloria.

 

 

 

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