Maria Rita Russo, 31 anni, maestra e mamma. Bruciata viva dal marito, è morta dopo dieci giorni di agonia. Ustionati anche i due gemellini di 3 anni

Giarre (Catania), 12 novembre 2009
«È stato Salvatore, toglietegli i bambini, vi prego!» ha detto Maria Rita prima di morire.

 

 

 

 

 

Salvatore Capone, 36 anni, sergente dell’aviazione. Dopo aver cosparso la moglie con liquido infiammabile, le ha dato fuoco provocando un incendio che ha investito anche i due bambini, di appena tre anni. Lui non si è fatto nulla. Ergastolo in primo grado, pena ridotta a 30 anni in appello.

 

 

 

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Ha lottato contro la morte per dieci giorni sognando di riabbracciare le sue gemelline di tre anni. Alla fine Maria Rita Russo, 31 anni, si è arresa. È deceduta domenica pomeriggio nel suo letto d’ospedale nel reparto grandi ustionati del Cannizzaro. Troppo gravi le ustioni di secondo e terzo grado (che hanno interessato l’80% del corpo) provocatele dal marito.
La donna, all’alba del 12 novembre scorso era stata vittima di un dramma coniugale.
Al culmine di una violenta lite con il marito (erano in procinto di separarsi), un sergente dell’aviazione, Salvatore Capone di 36 anni, è stata ripetutamente colpita al volto e alla testa dall’uomo che le ha dato fuoco, dopo averle gettato addosso del liquido infiammabile.
Nel piccolo incendio che ne è scaturito, all’interno di un appartamento in via Rocca, a Giarre, erano rimasti leggermente ustionati anche i figli della coppia, due gemelli un maschio e una femminuccia, di 3 anni, ora in custodia della nonna materna.
Capone finito in ospedale per una leggera intossicazione da fumo, era stato poi arrestato dai carabinieri del Norm con l’accusa di tentato omicidio aggravato. Adesso dovrà rispondere di omicidio volontario aggravato.
Ad accusare il marito era stata la stessa povera Maria Rita. Qualche istante prima di perdere i sensi, ad un vicino di casa avrebbe sussurrato: «È stato Salvatore, toglietegli i bambini, vi prego!» Capone dal 12 novembre si trova rinchiuso nel carcere di Piazza Lanza, l’uomo dopo un iniziale mutismo aveva deciso di rispondere alle domande del gip, fornendo la propria versione. Sul fronte delle indagini i carabinieri della Compagnia di Giarre lavorano per ricostruire l’esatta dinamica dell’omicidio. Un contributo fondamentale alle indagini ci si aspetta dai Ris di Messina che hanno eseguito i rilievi all’interno dell’appartamento.
di Mario Previtera

Valore Donna
Tragedia familiare stamane a Giarre, in provincia di Catania: un sottufficiale dell’Aeronautica militare, Salvatore Capone, di 36 anni, al culmine di una lite ha cosparso la moglie, Maria Rita Russo, di 31 anni, di alcol e le ha dato fuoco.
E’ accaduto intorno alle 8 nell’appartamento della coppia, in via Sacerdote Rocco. Nel piccolo incendio che né è seguito, e che è stato spento dai vigili del fuoco, sono rimasti lievemente ustionati anche i figli della coppia, due gemelli, un maschietto ed una femminuccia, di tre anni, che sono stati medicati in ospedale.
L’uomo è stato arrestato con l’accusa di tentativo di omicidio plurimo aggravato. I motivi del gesto del sottufficiale non sono ancora chiari.
Soccorsa da uno dei vicini di casa, che hanno chiamato il 112 e il 118, la donna ha detto: “E’ stato mio marito”. Salvatore Capone, di fronte alle domande pressanti degli investigatori, si é rifiutato di ripondere e di spiegare i motivi del suo gesto. I vicini di casa, parlando con i giornalisti, hanno tuttavia riferito che i due coniugi avevano deciso di comune accordo di separarsi. L’elicottero del 118, chiamato dai vicini di casa, ha soccorso tutte e quattro i componenti del nucleo familiare.
Maria Rita Russo, maestra in un asilo di Giarre, è stata ricoverata in gravissime condizioni dapprima nel Reparto grandi ustionati dell’ospedale Cannizzaro di Catania, dove è stata sottoposta ad un delicato intervento chirurgico a causa delle ustioni di 2/o e 3/o grado che hanno interessato il 75 per cento del corpo, e poi ricoverata nel reparto Rianimazione.
Il marito, prima di essere arrestato, è stato medicato in ospedale per problemi respiratori non gravi causati dalle esalazioni di fumo.
I due figli, che hanno riportato ustioni di primo grado alle mani per avere toccato oggetti resi incandescenti dalle fiamme, e anche perché la madre li avrebbe presi per mano per farli uscire da casa, sono stati invece dimessi e affidati a una nonna. I carabinieri, che conducono le indagini, stanno adesso cercando di ricostruire la dinamica dell’accaduto. Nella camera da letto dell’appartamento sono state trovate tracce di sangue. La moglie, tentando di sfuggire alla furia omicida del marito, avrebbe rotto il vetro di una finestra e si sarebbe ferita.
Quella di Giarre è la seconda tragedia familiare che si è consumata in poche settimane nel Catanese. Il 26 ottobre scorso a Catania, in via dell’Iris, nel popoloso rione di San Giorgio, Carmelo Sanfilippo, di 48 anni, operaio in una ditta di onoranze funebri del fratello, forse roso dal tarlo della gelosia, uccise con un coltello da cucina la moglie Maria Grazia Drago, una casalinga di 35 anni, e la figlia di otto, ferendo la primogenita di 13. Sanfilippo poi tentò il suicidio con la stessa arma, colpendosi ripetutamente all’addome. (Ansa)

 

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