Maria Pia Labianca, 19 anni, studentessa universitaria. Soffocata e accoltellata dall’ex fidanzato che poi la trascina in un casolare e la abbandona nuda con i piedi legati e le braccia aperte a croce

Gravina di Puglia (Bari), 24 febbraio 1999 Maria Pia esce e scompare. Viene ritrovata tre giorni dopo in un casolare, in mezzo a scritte sataniche. Non è stata picchiata né violentata. È morta strangolata e poi accoltellata al cuore.

 

 

 

Giovanni Pupillo, 23 anni. Messo sotto torchio confessa nel corso di un interrogatorio, poi tenta di ritrattare. Viene condannato a 21 anni di carcere, confermati in appello (nel frattempo, è rimasto libero per sette anni)

 

 

 

 

 

Titoli & Articoli

Corriere della Sera
Maria Pia soffocata: “Era incinta”- L’ autopsia: forse al secondo mese di gravidanza. La coltellata al cuore un depistaggio. “Assassini abbiate il coraggio di confessare”. “L’ ex fidanzato: la mia coscienza e’ pulita. L’ ho vista domenica per l’ ultima volta
L’ autopsia: forse al secondo mese di gravidanza. La coltellata al cuore un depistaggio Dopo aver fatto il test a Padova la giovane era tornata in paese otto giorni prima della sua scomparsa Dubbi anche sull’ allarme lanciato la sera al padre col telefonino
Pezzi di verita’ dentro grandi buchi neri. Il “giallo perfetto” dell’ assassinio di Maria Pia Labianca va avanti cosi’ , tra mille dubbi e clamorose novita’ , nemmeno fosse la sceneggiatura di un “caso” di quelli affrontati, e spesso risolti, da Dylan Dog, “l’ indagatore dell’ incubo”.
Secondo l’ autopsia, Maria Pia non e’ stata uccisa con una coltellata. Il coltello gli avrebbe si’ trapassato il cuore con “precisione chirurgica”, ma quando la ragazza era gia’ morta, uccisa per soffocamento. Non strangolata, dunque, perche’ sul suo corpo non ci sono segni di strangolamento. Ma soffocata. E poi pugnalata. Una volta sola, con la forza della zampata di una belva. Perche’ ? Forse perche’ uccidendo Maria Pia, non sarebbe nato il bambino che lei aspettava? E’ questo infatti l’ altro responso dell’ autopsia. I medici sottolineano che “non c’ e’ ancora la certezza matematica”, ma sembra proprio che Maria Pia fosse incinta. Forse al secondo mese. E che sia tornata in paese, otto giorni prima della sua scomparsa, dopo l’ esito positivo del test di gravidanza fatto a Padova. Ma si puo’ davvero dire che questo epilogo chiarisce le cose? O piuttosto non le ingarbuglia, intrecciandosi agli altri pochi indizi “certi” finora raccolti? Come i peli, “maschili” dice la perizia, trovati sul suo seno. O come l’ ultima cena consumata da Maria Pia con tranquillita’ , insieme al suo o ai suoi carnefici, prima di essere ammazzata. O ancora, come l’ ora del delitto, avvenuto giovedi’ mattina dopo le cinque, cioe’ dopo la telefonata che Maria Pia avrebbe fatto a suo padre dal proprio cellulare. Se davvero quel “Papa’ aiutami, aiutatemi” lo ha pronunciato lei. Ma se la voce non era la sua? Tante, troppe cose in questa storia sembrano dimostrare che ci troviamo di fronte a un delitto “raffinato”. Che non consente di escludere nulla perche’ sembra l’ opera, da qualsiasi parte la si guardi, di una mente abile. Abile nel depistaggio, fino alla maniacalita’ della messinscena. Ma anche abile nella brutalita’ di una scelta che sembra una sfida: invece di far semplicemente sparire il cadavere, l’ assassino lo fa ritrovare. Nudo, in posizione supina, con le gambe chiuse e le braccia aperte, come fosse in croce. Dentro un casolare vicinissimo a quella sorta di “casa degli spiriti” che e’ il Casino dei Meninni, un rudere che una volta era un palazzo nobiliare. Riavvolgiamo il nastro di questo film nero, allora. E cerchiamo di capire. Maria Pia Labianca, vent’ anni, Pia per gli amici, studia Psicologia a Padova. Tutto bene, tutto regolare fino a mercoledi’ 17 febbraio, quando decide di fare una sorpresa ai suoi – cosi’ dice per telefono a suo padre – e di tornare a casa per un po’ di giorni. “Approfitto di un passaggio dei familiari di Luciana (l’ amica, piu’ grande di lei, che frequenta la stessa facolta’ , n.d.r.) – spiega Maria Pia – che sono venuti a Verona per alcune faccende e poi passano da Padova a trovarci”. Primo interrogativo: perche’ questo ritorno a sorpresa? Maria Pia ha gia’ il risultato del test di gravidanza in tasca? Tornata a casa, la ragazza incontra Renzo Tucci, un anno piu’ di lei e come lei studente di Psicologia a Padova. I due, il pomeriggio di domenica 21 febbraio, insieme a un loro amico, Checco Sacchetti, vanno a bere una birra al Gallery Pub. Qui c’ e’ Giovanni Pupillo, ex fidanzato di Maria Pia, diplomato, militare di carriera. Sorrisi, abbracci, pacche sulle spalle. Ma soprattutto grande affettuosita’ tra Maria Pia e il suo ex, nonostante la presenza del nuovo fidanzato. Dopo la morte della ragazza, l’ ex dira’ in tv: “Io e Pia ci vedevamo anche dopo esserci lasciati e facevamo l’ amore”. Secondo interrogativo: si puo’ sospettare di Renzo Tucci, il fidanzato attuale? Difficile, se e’ vero che il ragazzo e’ partito per Padova proprio il giorno in cui Maria Pia e’ scomparsa, mercoledi’ 24. Ha preso il treno partito da Bari alle 21.28, ma e’ andato via da Gravina nel pomeriggio presto e fino alla partenza e’ stato a casa di un suo amico di Bari, Michele Colafiglio. Il quale lo ha chiamato a Padova (a un’ utenza telefonica fissa, non a un cellulare) il giorno successivo, per avvertirlo del ritrovamento di Maria Pia e chiedergli di tornare. Se fosse cosi’ , Renzo Tucci avrebbe un alibi di ferro. E Giovanni Pupillo, l’ ex? Dice di aver visto per l’ ultima volta Maria Pia quella domenica al pub. E di aver trascorso tutta la giornata di mercoledi’ in casa. Versione confermata da suo padre e ribadita da lui stesso in ore e ore di interrogatorio. Sia Renzo Tucci, sia Giovanni Pupillo dicono di non sapere che Maria Pia era incinta. Punto e a capo, e nuovo interrogativo: chi ha messo incinta la ragazza? E ancora: il suo assassino e’ chi l’ ha messa incinta? O un’ altra persona? E ancora: perche’ ucciderla due volte, prima soffocandola e poi accoltellandola? Per essere sicuri di averla uccisa, per depistare o per la lucida follia propria delle menti esaltate, non importa se per colpa del “satanismo” o di analoghe perversioni? Postilla: se non si fosse perso tempo prezioso nelle indagini, avremmo qualche interrogativo in meno.
di Carlo Vulpio

IL VESCOVO AI FUNERALI “Assassini, abbiate il coraggio di confessare” – Una sola rosa blu posata sulla bara bianca dall’ ex fidanzato di Maria Pia, Giovanni Pupillo. Il giovane entra in chiesa, abbraccia disperato il feretro e sussurra: “Ti ricordi Pia, il blu era il tuo colore preferito e questo fiore e’ il mio ultimo regalo per te”. Poi scoppia in lacrime. Un malore lo costringe a lasciare la chiesa, sorretto a fatica dai suoi genitori che si fanno spazio tra la gente. Duemila persone hanno portato in chiesa tante rose bianche per dare l’ ultimo saluto ad una ragazza che era amica di tutti, che amava la danza, il canto, la poesia. La cattedrale di Gravina di Puglia era stracolma di gente, in molti sono stati costretti a rimanere fuori. Un’ intera citta’ ha partecipato allo strazio dei genitori di Maria Pia. Il vescovo di Gravina, monsignor Mario Paciello, durante l’ omelia, definisce questo delitto come “una tragedia orrenda e inimmaginabile” intravedendo nella cattedrale “l’ ombra cupa delle mani che hanno colpito”. “A te o a voi che avete alzato la mano omicida – ammonisce – mi rivolgo ora. Non siete sicuramente qui dentro, ma sappiate che se doveste riuscire ad eludere la condanna di un giudice, la vostra coscienza vi ha gia’ condannato finche’ non riconoscerete la vostra colpa”. Il vescovo ha esortato gli assassini a pentirsi ed a confessare. “Abbiate la dignita’ di riconoscere il vostro delitto e di uscire allo scoperto; abbiate la dignita’ – ha aggiunto – di confessare e pentirvi davanti a Dio e ad un giudice”. Il prelato si e’ anche posto un interrogativo: “Un dubbio mi martella dall’ inizio. Maria Pia era un bersaglio prescelto o quello che e’ successo poteva capitare a chiunque?”. “In ogni caso – ha detto – la sua morte interpella i giovani”. Poi il vescovo trasforma l’ omelia in una requisitoria. Alza l’ indice accusatorio contro “certa stampa”, contro “quelle penne dall’ inchiostro inquinato che fanno di una popolazione che conosce la fatica del vivere, il sudore della fronte e l’ onesta’ della vita, un covo di non so che cosa”. Il prelato difende le forze dell’ ordine impegnate nelle indagini, ma non rivolge nemmeno una parola di ringraziamento al pm Gaetano De Bari, a quella magistratura che, il giorno prima, egli stesso aveva criticato chiedendo che fosse “piu’ immediata e tempestiva nelle indagini”, per “non dover piu’ scoprire cadaveri”. Interviste trasmesse dalle Tv e riportate dai giornali che monsignor Paciello ieri ha bollato a sorpresa ritornando sui suoi passi. “Sono affermazioni che contraddicono la verita’ dei fatti, offendono la persona del vescovo e la strumentalizzano. Perche’ sono frasi che non mi appartengono e che feriscono le uniche persone che si stanno impegnando con tutte le proprie forze contro l’ orrendo crimine compiuto”. Ma le parole che vanno dritte al cuore e fanno piangere tutti non sono quelle del vescovo, ma del padre di Maria Pia, Nicola Labianca. In piedi, affranto, davanti alla bara bianca della figlia, affida a sorpresa i microfoni della cattedrale il suo dolore piu’ grande: “Pia, scusami per non essere riuscito a raggiungerti e grazie per avermi fermato l’ altra sera, quand’ ero disperato. Mi sono fermato solo grazie al tuo intervento. Mi devi perdonare, papa’ ti ha cercato dappertutto, ovunque, ma non c’ e’ riuscito. Eri la’ , a due passi da me. Scusami Pia, scusami”. Ai funerali hanno partecipato anche l’ ultimo fidanzato di Maria Pia, Renzo Tucci, e gli amici di Padova della ragazza: quaranta studenti della facolta’ di psicologia che sono rimasti attoniti davanti alla bara della loro amica. A loro Maria Pia, prima di tornare a Gravina, aveva detto: “Non preoccupatevi, ritorno il primo marzo”. Ora, anche per loro restera’ solo il ricordo di una ragazza che amava sorridere e vivere a passo di danza. “Un’ ottima persona – dicono le amiche – a cui confidare i propri segreti”. “I segreti – sussurra una di loro – chissa’ se sono stati proprio i segreti a soffocarla”.
di Roberto Buonavoglia

 

Repubblica
Maria Pia, ultima cena con il suo assassino – L’assassino l’ha presa per mano, ha cenato con lei, forse, chissà, hanno anche fatto l’ amore. E poi l’ha uccisa, con un colpo solo, una lama di 15 centimetri che le ha perforato la carne diritta al cuore. Aveva da poco gridato aiuto Maria Pia, aveva chiamato a casa, un’invocazione strozzata al padre e poi più niente. Poche ore dopo, all’alba di giovedì veniva massacrata, il suo corpo trascinato nella masseria tra gli ulivi, in mezzo a carogne di animali e scritte sataniche.
Sono questi i primi sconvolgenti risultati dell’autopsia sul corpo di Maria Pia Labianca, studentessa di psicologia scomparsa di casa la sera di mercoledì 24 febbraio, e ritrovata morta alle 6 del mattino di tre giorni dopo. Maria Pia non è stata violentata, non è stata picchiata, e la sera prima di essere uccisa aveva anche consumato un intero pasto (ma potrebbe avere avuto un rapporto d’amore consensuale). Dunque Maria Pia conosceva chi l’ha attirata nella trappola mortale, si è fidata di qualcuno che si è trasformato in carnefice, e le ha spezzato la vita, lei che era “un fiore bianco troppo presto reciso” come si legge nei manifesti a lutto appesi in ogni angolo del paese.
Crollano così tesi e polemiche, alla luce di un’autopsia che chiarisce almeno una parte del mistero. Maria Pia è stata ammazzata subito dopo la telefonata al padre, forse proprio a causa di quella chiamata, e non il venerdì, come era stato detto in seguito alle prime analisi sul corpo. Ieri è stata una giornata di svolta per il delitto di Gravina di Puglia. Oltre i risultati dell’autopsia eseguita dall’istituto di medicina legale di Bari, si sono susseguite indagini a ritmo serrato che iniziano a far diradare il buio sull’inchiesta. Gli elementi chiave sono tre: la testimonianza di un giovane che avrebbe visto Maria Pia ancora viva accanto alla casa dell’ex fidanzato, la sera di mercoledì intorno alle 20.
Quindi i tabulati della Telecom, dai quali risulta che l’ultima telefonata al padre arrivava proprio dal cellulare di Maria Pia. E infine la “pista degli insospettabili”, gente più adulta di Maria Pia, apparentemente perbene, tra i quali si sarebbe potuto celare l’assassino. Ma l’elemento più importante è la testimonianza di un carpentiere di 24 anni, bloccato dai carabinieri mentre si trovava a bordo di una Fiat Tipo con altri due coetanei di Gravina, e ascoltato in caserma per sei ore. Il giovane ha descritto Maria Pia “sorridente come al solito”, vicino all’abitazione del suo ex, Giovanni Pupillo, in via Palermo. L’auto di quest’ultimo verrà ritrovata carbonizzata proprio il giorno dopo. A quell’ora quindi Maria Pia si trovava ancora in paese. Poco dopo si sarebbe allontanata per non tornare mai più.
Il filo delle indagini continua. Alle 4 del mattino di giovedì Maria Pia riesce a formare il numero di casa. Risponde il padre, Nicola: “Aiutatemi”, grida. La chiamata è del suo cellulare, proviene da un’area non lontana da Gravina e Altamura. Resta l’ultimo sentiero d’inchiesta: la “pista degli insospettabili”. Maria Pia Labianca, questa è la tesi, avrebbe frequentato un giro di persone pià adulte, gente in vista, che le forze dell’ordine non fermerebbero mai per un controllo… Per questo forse, la sera della sua scomparsa, sorprendendola in compagnia di uno di questi insospettabili, nessuno avrebbe potuto notare qualcosa di stridente nel suo comportamento. Sia carabinieri che polizia sono concordi nello smentire però qualunque legame con i riti satanici che si svolgono in molte di queste cascine diroccate, facendo invece affiorare l’ipotesi che i rituali di lode al Maligno non siano altro che un depistaggio.
Gli aguzzini di Maria Pia cioè avrebbero proprio scelto una stalla poco lontana dal “casino Mennini”, vecchia dimora nobiliare in rovina e luogo storico di spiritisti, proprio per confondere le tracce. Sono stati oltre cento i ragazzi sentiti in questi giorni dagli inquirenti. Giovani coetanei di Maria Pia che ancora si chiedono il perché di quel delitto assurdo, e ieri, davanti alla casa della ragazza dicevano con rabbia: “Li troveremo noi i killer“. Oggi pomeriggio alle 15 tutto il paese si stringerà alla famiglia nella cattedrale per dire addio a Maria Pia.
di Maria Novella De Luca

 AdnKronos
La Corte di Appello del Tribunale di Bari ha condannato a 21 anni di carcere Giovanni Pupillo, il presunto assassino I giudici hanno in sostanza confermato la sentenza di primo grado, mentre il sostituto procuratore generale, Vincenzo Ardito, aveva chiesto di inasprire la pena portandola a 28 anni: l’accusa, durante la requisitoria, aveva sostenuto che a Pupillo non dovessero essere riconosciute le attenuanti generiche.

Gravina Life
Confermata in Appello la sentenza di primo grado: 21 anni a Giovanni Pupillo – Il giovane accusato dell’omicidio della studentessa Maria Pia Labianca
È già sera quando in aula, annunciati dal trillo di un campanello, entrano i giudici. A leggere la sentenza è il presidente della Corte d’Appello di Bari, Raffaele Di Venosa. Poche parole, per confermare il verdetto di primo grado: Giovanni Pupillo va condannato a 21 anni di reclusione perché riconosciuto colpevole, anche in secondo grado, dell’omicidio della studentessa universitaria Maria Pia Labianca.
Non c’è spazio, dunque, per l’aumento di pena richiesto nella sua requisitoria dal procuratore generale Vincenzo Ardito, che aveva auspicato il disconoscimento delle attenuanti generiche in favore di una condanna a pena più grave. Porte chiuse anche alle ragioni della difesa, rappresentata dall’avvocato Francesco Paolo Sisto. Tutto resta come prima. Dolore compreso. Quello che Gravina vive dal 24 febbraio del 1999. Inizia quel giorno la tragedia che sconvolge la città: Maria Pia Labianca torna a casa dall’università di Padova, dove studia psicologia, per trascorrere qualche giorno in famiglia. Si fa sera: la fanciulla esce di casa. Svanisce nel nulla. E a nulla portano le disperate ricerche di amici, familiari e forze dell’ordine. Tre giorni più tardi il suo esile corpo senza vita viene ritrovato da un contadino all’interno di un casolare di campagna, in contrada Guardialto piccolo. La scena è raccapricciante: la ragazza è nuda, pancia in su e con le braccia aperte in segno di croce, le caviglie legate da una sciarpa ed il torace segnato da una coltellata. Sulle prime si pensa ad un rito satanico, ma da subito gli investigatori scartano l’ipotesi, ritenuta frutto di un tentativo di depistaggio: la morte, accerterà l’autopsia, è infatti sopraggiunta per asfissia da strangolamento. I riflettori si accendono sull’ex fidanzato della donna, il suo compaesano all’epoca ventitreenne Giovanni Pupillo. Nel corso di un interrogatorio, il giovane confessa. Ma appena una settimana dopo, da dietro le sbarre arriva il ripensamento. Con la ritrattazione delle dichiarazioni autoaccusatorie e la rivendicazione dell’estraneità ai fatti. L’inchiesta torna così in mano agli inquirenti, che alla fine tirano le somme chiedendo il rinvio a giudizio del ventitreenne gravinese. Accusato di un omicidio volontario maturato al culmine, secondo la Procura, di una violenta discussione accesa da motivi passionali.
La famiglia della vittima, assistita dall’avvocato Rino Vendola, si costituisce parte civile. Il processo di primo grado, che si apre nel maggio del 2000, si porta via sette anni e si conclude con una condanna a 21 anni di reclusione. Troppo blanda, secondo la Procura. Troppo severa, per la difesa. La battaglia si sposta allora in Appello. Quattro anni dopo, infine, la nuova sentenza. Certo ancora non l’ultima di una storia le cui ferite resteranno probabilmente aperte e sanguinanti anche quando su di essa sarà sceso il silenzio della giustizia e degli uomini.
di Gianpaolo Iacobini

Antenna Sud
28 anni di carcere: è la richiesta di condanna in secondo grado per il 33enne Giovanni Pupillo, imputato per l’omicidio di Maria Pia Labianca, la 20enne di Gravina in Puglia uccisa il 24 febbraio 1999. Pupillo, presente in aula durante la discussione del sostituto procuratore generale Vincenzo Ardito, è stato condannato in primo grado a 21 anni di carcere con sentenza emessa il 13 luglio 2007 dalla Corte d’Assise di Bari, a otto anni dal delitto. Ricostruendo il movente che avrebbe scatenato l’ira omicida del ragazzo, ex fidanzato della vittima, il magistrato ipotizzò un litigio tra i due.
Maria Pia aspettava da poche settimane un figlio da un altro uomo e si sarebbe più volte rifiutata di riallacciare con l’imputato una relazione sentimentale. Il corpo della ragazza venne trovato tre giorni dopo in un casolare, completamente nudo, con le caviglie strette con una sciarpa e le braccia aperte, come a simulare una crocifissione. Sotto il seno sinistro c’era una ferita di arma bianca con la quale il presunto omicida, secondo l’accusa, avrebbe voluto simulare l’esecuzione sacrificale. Pupillo fu fermato il 6 marzo e dopo 22 ore di interrogatorio confessò l’omicidio. Qualche giorno dopo ritrattò tutto. E’ libero da 7 anni per scadenza dei termini di custodia cautelare e lo resterà in attesa della sentenza definitiva.
di Isabella Maselli

 

 

 

 

 

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