Lorena Cultraro, 14 anni, studentessa. Violentata, presa a botte, strangolata, bruciata e gettata in un pozzo con una pietra legata alla pancia da tre minorenni

lorenacultraroNiscemi (Caltanissetta), 30 aprile – 13 maggio 2008
Quella di Lorena è una delle storie più brutte che si possano leggere. Lorena era poco più che una bambina, aveva appena 14 anni.
Le storie che girano sul suo conto sono varie: chi dice che fosse fidanzata con un 40enne che girava in macchina, chi racconta che il fidanzato la prestasse agli amici, chi mette in giro la voce che lei volesse accusare uno dei tanti con cui era andata di essere il padre del bambino che aveva in pancia. Chiacchiericci che Lorena non può più contraddire, che non trovano conferme neppure nelle autopsie, ma che girano fino ad essere stampati sui giornali e vengono presentati come se potessero costituire la motivazione di tre minorenni che la sequestrano, la violentano, la menano a calci e pugni, la strangolano, la bruciano e gettano il suo piccolo corpo offeso e massacrato in un pozzo, con una pietra legata alla vita.

Domenico Di Modica, 17 anni, carrozziere. Giuseppe, 16 anni, operaio nelle serre. Alessandro, 15 anni, studente. Mentre di Lorena si conosce anche il risultato del test di gravidanza, dei suoi violentatori e assassini non vengono rivelati neppure i cognomi (il cognome di Domenico viene rivelato solo in seguito, quando è maggiorenne e una nuova indagine lo accusa di altre violenze su minori).
Dei colpevoli è vietato diffondere le foto e 20 anni di reclusione sono il massimo della pena che è possibile infliggere.

 

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Il Mattino di Padova
Tre ragazzi confessano l’omicidio di Lorena – L’hanno uccisa perché ha detto loro di essere incinta. L’hanno picchiata, l’hanno strangolata con un cavo per la corrente elettrica e, alla fine, dopo aver dato fuoco ai brandelli di vestiti, hanno cercato di eliminare il suo cadavere. Prima hanno tentato di bruciarla. Poi hanno legato il suo corpicino nudo con una corda a un masso e l’hanno gettata dentro a una cisterna. Gli assassini di Lorena, la ragazza di quattordici anni trovata semi-carbonizzata dentro a un pozzo due giorni fa nella campagne di Niscemi, hanno i volti di tre minorenni del suo paese.
Domenico ha 17 anni e fa il carrozziere. Giuseppe, di anni ne ha 16 anni e lavora nelle serre, mentre Alessandro, 15 anni, frequenta un istituto superiore. Dopo una notte sotto la pressione degli investigatori hanno confessato di averla uccisa. Prima è crollato uno, poi gli altri. «Ha detto che era incinta di uno di noi e che l’avrebbe detto a tutti», hanno detto agli inquirenti.
L’hanno uccisa per scelta. Non un delitto passionale, non un gesto d’impeto. Era con loro che Lorena giocava a fare la grande in quel casolare nella vallata. E a loro, tutti fidanzati con altre ragazzine, piaceva giocare con lei. Ma la gravidanza non potevano accettarla. Alessandro, il più piccolo del gruppo, ha ricostruito quel pomeriggio agli investigatori: «Conoscevo Lorena da cinque mesi – ha detto il quindicenne – e con lei avevo avuto anche un rapporto sessuale. Ero davanti alla scuola di Niscemi insieme con Giuseppe e Domenico. Lorena era lì e quando ci ha visto arrivare ci ha detto che era sua intenzione incolpare uno di noi tre del fatto che era incinta. Domenico mi inviò un sms nel quale mi diceva più o meno che dovevamo “ammazzare Lorena”. Da quel momento è scattato il piano nelle campagne alla periferia di Niscemi». Così quel pomeriggio del 30 aprile Lorena è salita a bordo del motorino di Domenico diretta in quel casolare a due chilometri da casa. Con loro, a bordo di un altro scooter, c’erano anche Giuseppe e Alessandro. E si è fidata.
«All’interno del casolare – ha raccontato ancora l’indagato – Domenico e Giuseppe hanno iniziato a spogliare Lorena, che in qualche modo cercava di fare resistenza soprattutto verbale, dicendo che non voleva essere spogliata. Giuseppe e Domenico hanno proseguito e sono riusciti a spogliare del tutto Lorena, e a turno, prima Giuseppe, poi Domenico e per ultimo io, abbiamo avuto rapporti con lei. Poi Giuseppe e Domenico hanno iniziato a prenderla a calci e pugni, perché aveva messo in giro false notizie nei loro confronti creando problemi con le loro rispettive fidanzate. Ad un certo punto ho notato Giuseppe o Domenico, non ricordo esattamente chi dei due, anche per la rapidità del gesto, che passavano al collo di Lorena un filo di corrente elettrica o un cavo tv, ed entrambi glielo stringevano fortemente a tal punto da soffocarla. Io me ne stavo in disparte a guardare, e Giuseppe e Domenico mi hanno detto di tapparle la bocca, perché Lorena cercava di gridare aiuto. Preso dalla paura che potevano anche farmi del male, le ho messo la mano sulla bocca fino a quando non ci siamo accorti che Lorena non respirava più e le usciva anche sangue dalla bocca».
Il padre di Lorena, Giuseppe Cultraro, imbianchino e vigile del fuoco volontario, non si dà pace per la sua «bambina» come continua a chiamarla. «Se questi ragazzi sono colpevoli non devono uscire più dalla galera», ha ripetuto per tutto il giorno.
Dopo l’omicidio i tre ragazzi sono tornati in paese a bordo dei loro scooter, come se niente fosse. Per tredici giorni hanno vissuto con questo peso, ma non hanno ceduto. Anzi. Sarebbero stati loro a depistare le indagini, dicendo di aver visto Lorena salire a bordo di una Golf grigia. Ma gli inquirenti hanno messo i tre ragazzi sotto osservazione. Era bastato guardare i tabulati telefonici per vedere che tutti e tre avevano avuto contatti con la ragazza il giorno della sua comparsa.
Domenico, Giuseppe e Alessandro sono tre ragazzi «normali». Amici fin da piccoli, vengono da famiglie di condizioni economiche modeste ma che niente hanno mai avuto a che fare con la criminalità. Ieri i loro genitori, per la vergogna, hanno abbandonato le proprie abitazioni.

Yahoo Answer
Ragazzi avete sentito la notizia di lorena cultraro?ki sa darmi delle informazioni più approfondite?risp!? niscemese

  • 5 anni fa
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SINCERAMENTE IO ORA HO PAURA DI USCIRE DI CASA
Hanno confessato il delitto i tre minorenni di 15, 16 e 17 anni di Niscemi in provincia di Caltanissetta accusati di aver ucciso Lorena Cultraro, scomparsa di casa il 30 aprile e trovata morta carbonizzata in un pozzo. L’accusa per loro è di omicidio premeditato e occultamento di cadavere. Sul movente del delitto i carabinieri non si sono sbilanciati. L’autopsia dovrà chiarire se la ragazza fosse davvero incinta di uno dei tre come aveva detto. Oppure, se la furia omicida sia stata scatenata dalla minaccia di Lorena di rivelare a tutti le avventure con i tre e quindi scatenare la reazione delle rispettive fidanzatine.
Pedinati da giorni: avevano tentato di depistare le indagini – “Li abbiamo seguiti – hanno spiegato i carabinieri – in tutti questi giorni. Conducevano una vita normale. Sono tre studenti, incensurati, figli di operai, non hanno nessun legame con le cosche mafiose del territorio”. Sono stati loro a dire ai carabinieri che la ragazza era stata più volte vista in compagnia di un ragazzo che possedeva una ‘Golf’. Si tratterebbe di un quarantenne di Vittoria, con il quale – si dice in paese – la ragazza avrebbe allacciato una relazione sentimentale. Fatti anche questi tutti da accertare. E proprio quest’ultimo elemento avrebbe indotto i genitori a nutrire una flebile speranza, a ipotizzare la classica fuga d’amore.
La confessione dei ragazzi – Messi sotto torchio, i tre minorenni hanno infine ceduto e raccontato ai magistrati di aver dato appuntamento a Lorena nel pomeriggio del 30 aprile. “Abbiamo perduto la testa. L’abbiamo perduta quando ci ha detto “sono incinta di uno di voi'”, hanno raccontato il ragazzo che passava per il fidanzato di Lorena e due suoi compagni adesso sospettati di avere strangolato e ucciso la quattordicenne di Niscemi. La ricostruzione e le prove trovate nel luogo del delitto infine li ha messi all’angolo. Lorena che accetta di uscire ancora una volta in compagnia dei tre. In scooter arrivano fino alla stradella di Vallo Giummarra e fino al casolare degli orrori, con l’obiettivo di spassarsela.
Festini a luci rosse? – Era accaduto in altre occasioni, in una sorta di gioco assurdo e crudele: non era la prima volta che il ragazzo indicato come il fidanzato la “cedeva” agli altri due compagni. Solo che adesso volta Lorena avrebbe fatto la terribile ammissione: “Sono incinta di uno di voi”. Poi l’altra frase che ha fatto scattare la molla omicida: “Lo dirò che è stato uno di voi”. Perdono la testa e pensano che devono metterla a tacere. Prima l’avrebbero stretta fino a strangolarla. Poi il tentativo di carbonizzarla per cancellare ogni traccia. Infine legano al cadavere due massi lanciandolo nel pozzo, credendo di averla fatta sparire per sempre.
Il padre di Lorena: “Voglio l’ergastolo” – “Se questi ragazzi sono colpevoli non devono uscire più dalla galera. Quello che hanno fatto è terribile. Non ci credo che mia figlia era incinta, non ne aveva parlato né con me né con sua madre. Sono solo falsità. Lorena era solo una bambina, tranquilla, affettuosa e sempre allegra”. “Abbiamo perso la speranza – continua il genitore – per me il mondo non esiste più e la vita non ha più senso. Siamo tutti distrutti, è una storia terribile, orribile. Lorena era solo una bambina, una ragazza buona
Ritrovata con i vestiti bruciati – Lorena Cultraro è stata trovata carbonizzata all’interno di un pozzo. La scomparsa risale al 30 aprile, ma la denuncia è stata formalizzata il 5 maggio. La ragazza si sarebbe allontanata da casa, alle 15.30, volontariamente. Il suo corpo senza vita è stato rinvenuto mercoledì pomeriggio, all’interno di un pozzo. Nonostante avesse la vita legata da una fune e all’estremità vi era un masso, il corpo sarebbe emerso dall’acqua. Le erano stati bruciati i vestiti. I tre ragazzi e la vittima, si sarebbero recati nel casolare di Valle Giummarra, di comune accordo. Fra i tre non vi era nessun fidanzato, ma solo delle frequentazioni. Sulla vicenda indagano sia la Procura dei Minori di Catania sia la Procura di Caltagirone, competenti per territorio

Repubblica
Uno degli accusati, Alessandro ricostruisce le ultime ore di vita di Lorena Cultrato
L’omicidio deciso per paura che la ragazza incolpasse uno dei tre per la gravidanza
Il racconto di uno dei tre assassini – “La decisione di uccidere via sms – La quattordicenne soffocata con un cavo tv
È stato un sms a decidere della vita di Lorena Cultrato. Il mittente, Domenico, 16 anni, l’ha inviato agli altri due minorenni accusati dell’omicidio della quattordicenne, con l’ordine di uccidere la ragazza. A rivelare il retroscena agli inquirenti è stato uno dei tre fermati, Alessandro, 15 anni. “Conoscevo Lorena da cinque mesi – racconta Alessandro – e con lei avevo avuto anche un rapporto sessuale“.
Dalla testimonianza del ragazzo la ricostruzione delle ultime ore di vita di Lorena Cultraro. “Ero davanti alla scuola di Niscemi – continua Alessandro – insieme a Giuseppe e Domenico. Lorena era lì, e quando ci ha visto arrivare ci ha detto che era sua intenzione incolpare uno di noi tre del fatto che era incinta“. Proprio l’intenzione della ragazza avrebbe scatenato la furia dei tre.
“Giuseppe mi disse – spiega il ragazzo – che dovevamo ammazzare Lorena per quello che aveva detto e cioè che voleva incolpare uno di noi tre di averla messa incinta”. Un proposito che inizia a prendere forma in un messaggio sul telefonino. “Domenico – conclude Alessandro – mi inviò un sms nel quale mi diceva più o meno che dovevamo ammazzare Lorena. Da quel momento è scattato il piano nelle campagne alla periferia di Niscemi”.
La ragazza sarebbe stata trasportata sul posto da uno dei tre, Giuseppe, con il suo ciclomotore. “All’interno del casolare – aggiunge l’indagato – Domenico e Giuseppe hanno iniziato a spogliare Lorena, che in qualche modo cercava di fare resistenza soprattutto verbale, dicendo che non voleva essere spogliata. Giuseppe e Domenico hanno proseguito e sono riusciti a spogliare del tutto Lorena, e a turno, prima Giuseppe, poi Domenico e per ultimo io, abbiamo avuto rapporti con Lorena”.
Dopo i rapporti sessuali esplode la violenza
. “Finito il mio rapporto con Lorena – aggiunge Alessandro – Giuseppe e Domenico hanno iniziato a prendere a calci e pugni Lorena, perché  aveva messo in giro false notizie nei loro confronti creando problemi con le loro rispettive fidanzate”.
“Ad un certo punto – spiega l’indagato – ho notato Giuseppe o Domenico, non ricordo esattamente chi dei due, anche per la rapidità del gesto, che passavano al collo di Lorena un filo di corrente elettrica o un cavo tv, ed entrambi glielo stringevano fortemente a tal punto da soffocarla. Io me ne stavo in disparte a guardare, e Giuseppe e Domenico mi hanno detto di tapparle la bocca, perchè Lorena cercava di gridare aiuto. Preso dalla paura che potevano anche farmi del male, le ho messo la mano sulla bocca fino a quando non ci siamo accorti che Lorena non respirava più e le usciva anche sangue dalla bocca”.

 
Blog Sicilia
Un bellissimo fiore strappato alla vita troppo presto. Lorena Cultraro aveva solo 14 anni e tanti sogni nel cassetto, infranti precocemente da tre ragazzi. La sera del 30 aprile del 2008, in un casolare di contrada “Giummarra” venne barbaramente violentata e successivamente uccisa da tre “baby carnefici”. Martoriata e ammazzata perché immaginava di aspettare un bambino da uno dei tre ragazzi. Il suo corpo fu ritrovato 12 giorni dopo galleggiante in una vasca di acqua irrigua poco distante dal “casolare della morte”.
In quel macabro luogo gli aguzzini avevano seviziato la ragazza. Sul suo corpo, scaraventato con una pietra all’addome nella vasca, ogni sorta di sacrilegio era stato compiuto. Un omicidio eseguito con una crudeltà inaudita che lasciò sgomenta non solo Niscemi ma l’intera Italia.
La sua comunità la ricorda sempre con diverse iniziative nelle scuole, sul tema della violenza sulle donne. Una giornata in memoria di Lorena Cultraro è stata voluta anche dall’amministrazione comunale. Il suo ricordo deve essere sempre vivo perché nessun fiore venga più deturpato dalla mano violenta dell’uomo

Live Sicilia
Si pente uno degli assassini – Violentò e uccise Lorena Cultraro “Sono stato un animale, perdonatemi”
”Ancora oggi ho tanti rimorsi per quanto successo… Quando ripenso a questa storia mi viene da paragonarmi ad un animale, perchè animale alle fine lo sono stato, senza testa e senza cuore”. Lo afferma dal carcere Giuseppe, uno dei tre ragazzi condannati a vent’anni di reclusione per aver violentato e ucciso Lorena Cultraro, la 14enne di Niscemi il cui corpo fu trovato l’11 maggio del 2008 in un pozzo. Giuseppe, all’epoca minorenne, parla con una lettera inviata a News Mediaset, l’agenzia di notizie tv del Gruppo Mediaset. ”Ancora oggi – scrive – non riesco a spiegarmi come ho potuto avventarmi contro una ragazza come Lorena, perchè era indifesa e soprattutto non meritava una fine così orrenda… Le donerei la mia vita – aggiunge Giuseppe nella missiva – per farla rivivere con tutta la gioia che non le mancava mai”.
Lorena fu uccisa perchè raccontava di aspettare un figlio da uno del gruppo, raccontarono i tre assassini. Creava problemi con le fidanzate e così decisero di ucciderla. La perizia della procura stabilì però che non c’era alcuna gravidanza.
Nelle due pagine scritte a mano il 18enne chiede perdono ora anche alla famiglia Cultraro. ”Mi reputeranno un mostro – scrive – e gli do pienamente ragione perchè gli è stata strappata per sempre una figlia ancora 13enne…”. Tra quattro giorni la cassazione deciderà sulla condanna a vent’anni di reclusione comminata ai tre ragazzi che, per il padre di Lorena, ”meritano l’ergastolo”. ‘‘Vorrei avere – conclude Giuseppe – un’altra opportunità… Sacrificare la mia vita per fare del bene a chi è in difficoltà… Mi pento, mi pento e mi pento. Chiedo perdono e spero che Lorena non sarà mai dimenticata”.

Blog Sicilia
Domenico Di Modica, 22 anni, uno dei tre assassini che stanno scontando 20 anni di carcere perchè nel 2008, a Niscemi, violentarono e uccisero la 14/enne Lorena Cultraro, occultandone il cadavere, avrebbe partecipato, nel 2007, a un precedente episodio di violenza carnale con altri tre complici.
L’hanno scoperto gli uomini del commissariato di polizia dopo otto mesi di indagini, scattate quando la vittima, in questo caso una ragazza di 16 anni oggi maggiorenne, si è decisa finalmente a denunciare i fatti. Nei primi mesi del 2007, Di Modica e un suo amico, con un espediente, avrebbero attirato la minorenne in un appartamento della periferia dove c’erano altri due complici ad attenderli, tra cui il proprietario della casa. I quattro, all’epoca minorenni, l’avrebbero violentata, a turno, per poi lasciarla andare, imponendole il silenzio con minacce di gravi ritorsioni.
Dopo cinque anni di paura sono scattate la denuncia e l’inchiesta, denominata ‘colpo di coda’ per la presenza del Di Modica sia nell’omicidio della Cultraro che nella violenza alla 16enne. Tutti gli indagati sono stati denunciati a piede libero e oggi sono stati sottoposti a interrogatorio di garanzia presso la procura della Repubblica del tribunale dei minori, competente per territorio e per la loro giovane età all’epoca dei fatti.

 

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