Lisa Puzzoli , 22 anni, mamma. Uccisa a coltellate dall’ex che la minacciava da tempo

Clipboard01Villaorba di Basiliano (Udine), 7 dicembre 2012
Si è attaccato al citofono come un pazzo, diceva che doveva discutere dell’assegno di mantenimento per quella bambina a cui dicono che volesse bene anche se non aveva voluto riconoscerla e che aveva visto solo poche volte in due anni, o che invece lei non voleva fargli riconoscere mentre lui aveva chiesto anche l’affido esclusivo. Luca, il fratello di Lisa, ha provato a convincerla di non scendere, ma lei è scesa. E Vincenzo l’ha uccisa.

 

 

 

 

imageVincenzo Manduca, 27 anni, ex macellaio, appassionato di criminologia su facebook.

 

Figli: una bambina di due anni

 

 

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Udine Today
Omicidio Lisa Puzzoli: un delitto annunciato dopo anni di sofferenze? La giovane aveva già denunciato diverse volte il suo carnefice, ma non è stato sufficiente a tenerlo lontano dalla sua vita. La cronaca di un triste episodio che segna la tranquillità di Villaorba
Lisa Puzzoli, 22enne di Villaorba di Basiliano, ha trovato la morte sull’uscio di casa venerdì sera. A procurargliela è stato l’ex convivente Vincenzo Manduca, 27enne forlivese con cui nel 2010 aveva avuto una bambina. I due si erano conosciuti nella cittadina romagnola, dove la ragazza si era trasferita per lavoro. Poi la fine della relazione e il ritorno a casa.
Manduca, denunciato dalla ragazza diverse volte per stalking, minacce e lesioni, si era presentato a casa della giovane con la scusa di discutere aspetti legati al mantenimento della figlia. Malvolentieri Lisa ha accettato di ascoltarlo, ma dopo pochi minuti di battute Manduca ha estratto un coltello da macellaio di 20 centimetri e l’ha freddata con almeno cinque colpi.
Il fratello 20enne di Lisa, Luca, era in casa con la bambina in quel momento. Dopo aver sentito le urla della sorella si è precipitato sul luogo dell’accaduto per fermare Manduca ma questi, dopo una breve colluttazione, è riuscito a fuggire a bordo della sua auto. La corsa, proseguita nei campi, si è interrotta nella piazza del paese dove, dopo una telefonata di autodenuncia, i carabinieri di Campoformido hanno fermato l’uomo. Il lavoro degli inquirenti è stato coordinato dal Sostituto procuratore Marco Panzeri della Procura di Udine.
Dopo l’interrogatorio il 27enne è stato portato dai carabinieri sul luogo del delitto,  in via Indipendenza, per un sopralluogo. Poi, verso mezzanotte, è stato formalizzato il fermo di indiziato di delitto. Lisa Puzzoli era nata a San Vito al Tagliamento e si era diplomata allo Stringher di Udine.  Dopo la nascita della figlia aveva deciso di stare a casa, dedicandosi completamente alla piccola.
Vincenzo Manduca è residente a Santa Sofia di Forlì, ma è siciliano d’origine. Aveva lavorato a Ravenna, come macellaio. Sul suo profilo Facebook aveva appena scritto di essere appassionato di criminologia.

 
Il Resto del Carlino
Aveva comprato il coltello la mattina. Poi quei nove colpi per uccidere Lisa
«DOV’È la caserma più vicina? Voglio consegnarmi. Ho appena ucciso la mia fidanzata». Dopo queste parole, è calato il silenzio sulle labbra di Vincenzo Manduca, il 27enne di Santa Sofia che ha ucciso e subito confessato la morte di Lisa Puzzoli, 22 anni. Nell’interrogatorio dei carabinieri di Udine (il delitto è avvenuto a Villaorba, frazione di Basiliano) Vincenzo si è avvalso della facoltà di non rispondere. Ha saputo solo dai militari della morte di Lisa.
E intanto l’accusa è stata formalizzata: omicidio volontario, con le aggravanti della premeditazione e di aver colpito una vittima di stalking. Stando agli investigatori friulani, su Manduca pendeva ancora infatti un’accusa di questo tipo, formalizzata proprio da Lisa, la ragazza con cui aveva abitato brevemente anche nel Forlivese e da cui aveva avuto una bimba.E per questo si tratterebbe di un gesto premeditato. Ma perché lo ha fatto? Mentre Vincenzo resta chiuso in se stesso — domani sarà interrogato nel corso dell’udienza di convalida; lo stesso giorno si tiene l’autopsia della vittima — pare che fosse recente una decisione del tribunale che gli consentiva di vedere solo per brevi lassi di tempo la bambina, alla quale (dice chi lo conosceva) voleva bene. Potrebbe essere questo il motivo che ha fatto esplodere la violenza venerdì all’imbrunire. Secondo le prime ricostruzioni, Vincenzo avrebbe colpito la sua vittima con nove coltellate. La prima all’addome. Le ultime due alle spalle, quando Lisa si era girata per tornare in casa, e intimare al fratello di scappare con la bimba. L’ultimo pensiero della mamma è stato per la piccola. Vincenzo però se ne è andato. Ha chiamato i carabinieri, che lo hanno raggiunto nella piazzetta di Villaorba, poco lontano da lì. I familiari hanno lasciato Santa Sofia per raggiungerlo a Udine.


Today.it
Lisa, 22 anni: ennesimo femminicidio, altra morte annunciata. Un’altra ragazza massacrata a coltellate. A scatenare la furia omicida dell’ex fidanzato è la situazione riguardante l’affidamento della figlioletta di due anni. Per ucciderla ha percorso 350 chilometri con un coltello in macchina
E’ partito per ucciderla. Per porre fine all’aspra questione relativa all’affidamento della loro figlia di due anni. Ha percorso 35o chilometri, da Santa Sofia (Forlì) a Villa Orba di Basiliano (Udine). In macchina, un coltello. Il coltello che userà per distruggere quello che raccontava essere l’amore della sua vita.
Accecato dalla rabbia e dalla gelosia,
Vincenzo Manduca, 27 anni, si è messo alla guida della sua Mazda ed ha raggiunto il paese in cui si era rifugiata la sua ex.
E potrebbe essere stata la situazione riguardante l’affido della figlioletta di 2 anni la motivazione che ha scatenato la furia omicida di Vincenzo Manduca, 27enne residente a Santa Sofia, che venerdì mattina è partito a bordo della sua Mazda grigia in direzione Udine per uccidere la sua ex fidanzata, la 22enne Lisa Puzzoli, massacrata con un coltello da macellaio lungo più di 20 cm.
Pare infatti che Manduca nei mesi scorsi avesse chiesto attraverso il proprio avvocato al Tribunale di ottenere l’affido esclusivo della figlia e la decadenza della patria potestà della madre. Manduca, nel ricorso, avrebbe specificato che la bimba avrebbe vissuto con lui a Santa Sofia. Non solo: la madre avrebbe avuto la possibilità di una stanza proprio nella stessa abitazione, forse un modo per riconciliarsi con la ex fidanzata.
IL TRIBUNALE DICE NO – Ma così non è andata. Il Tribunale dei Minori, il 14 novembre scorso, aveva deciso delle limitazioni nelle modalità di visite alla figlia. Vincenzo avrebbe potuto incontrarla solamente una volta a settimana, con il sostegno obbligatorio di uno psicologo e dei servizi sociali. Nella decisione del Tribunale, molto probabilmente, pesano le tre denunce per stalking dell’ultimo anno e la pesante conflittualità tra i due genitori. Un provvedimento che forse ha scatenato la furia omicida del 27enne residente a Santa Sofia.
L’ULTIMA CHIAMATA – Secondo quanto riportato da “Il Messaggero Veneto”, pare che martedì Vincenzo abbia chiamato Lisa per chiederle di vedere la figlia. Si sarebbe presentato il giorno dopo (mercoledì) ma Lisa le avrebbe spiegato che non avrebbe potuto farlo se non con la mediazione dei servizi sociali e di uno psicologo, come dettato dal Tribunale dei Minori. Manduca avrebbe risposto a male parole, buttando giù il telefono e facendo preoccupare la giovane. Il viaggio di Vincenzo, però, è stato rimandato di sole 24 ore.
Venerdì mattina Manduca è partito a bordo della sua auto da Santa Sofia, molto probabilmente già deciso ad uccidere la ragazza. L’avvocato della ragazza, Enrica Lucchin, spiega al ‘Messaggero Veneto’ che “due mesi fa avevo depositato in Procura la proposta di applicazione di una misura cautelare nei confronti di Manduca, affinchè gli fosse impedito di avvicinarsi alla casa di Lisa. Ma l’ordinanza non risulta ancora emessa. Ora è troppo tardi. Spero almeno che questa tragedia serva come monito per evitare che altre giovani facciano la stessa fine”.
I PRECEDENTI: BOTTE E SEQUESTRI – “In agosto Manduca l’aveva picchiata, rompendole alcune costole. Il mese dopo era tornato a Basiliano di Udine e aveva chiuso Lisa e la figlia in auto per ben due ore” spiega ancora l’avvocato di Lisa. In quel caso erano dovuti intervenire i carabinieri per fargli aprire l’auto, mentre la figlioletta piangeva disperatamente. Negli ultimi due anni erano state tre le denunce per lesioni, minacce, stalking e violenza privata.
E un fascicolo per stalking, nel 2010 (quando ancora la piccola non era nata), era stato archiviato in quanto per il Gip non si trattava di “atti persecutori”: erano stati giustificati da “questioni relative alla gravidanza” sostiene Manuela Pasut (legale di Manduca), che specifica come negli ultimi due anni il 27enne aveva potuto vedere la figlia solamente sette volte.

Corriere della Sera
Uccisa dall’ex compagno a coltellate. Lisa Puzzoli aveva 22 anni. Lo aveva già denunciato tre volte. All’origini dei litigi l’esame del Dna per il riconoscimento della figlia
Anche stavolta, una tragedia annunciata. Lisa Puzzoli, di 22 anni, è stata uccisa nel pomeriggio di venerdì a coltellate dall’ex compagno, Vincenzo Manduca, di 27 anni abitante a Forlì. È accaduto nell’appartamento di lei in una frazione di Basiliano, in provincia di Udine. Lisa Puzzoli dal 2010 lo aveva denunciato già per tre volte. Vincenzo Manduca, nel tardo pomeriggio è andato a casa di lei e l’ha uccisa con un coltello. Subito dopo l’omicidio ha chiamato i carabinieri, dicendo che aveva ucciso la fidanzata. Ora è in stato di arresto.
I militari lo avrebbero trovato nei pressi della casa poco dopo e fermato con l’accusa di omicidio volontario. Al momento viene vagliata l’ipotesi della premeditazione. Secondo alcune indiscrezioni, infatti, sembra che l’assassinio sia giunto nell’abitazione, dove abitava la ragazza, già con un coltello in tasca. La dinamica dei fatti, però, è in fase di lenta ricostruzione. È invece certo che al momento della colluttazione che si è conclusa con le coltellate, fosse presente anche il fratello della vittima, che dunque sarà chiamato come testimone oculare.
Da tempo i due non vivevano più insieme, grosso modo da quando Lisa Puzzoli ha dato alla luce una bimba che oggi ha due anni. Manduca non era convinto di esserne il padre e non l’ha mai riconosciuta. Ad agosto l’esame del Dna ha sancito che la piccola è figlia della ex coppia. La dinamica della vicenda, non ancora ricostruita nel dettaglio, non si differenza dal cliché del femminicidio: dopo vari episodi di stalking e molestie, nel pomeriggio, forse già con un coltello in tasca, Manduca, partito come spesso faceva da Forlì, raggiunge l’ex fidanzata nella casa di Basiliano, dove la ragazza viveva con la bimba, a pochi metri dall’ abitazione dei genitori e del fratello. Tra lei e l’ex convivente stavolta forse non c’è stata alcuna lite, nessun problema sul fatto che lui vedesse la figlia, come accaduto in passato. Tanto, che tra i due era in corso una vertenza legale.
Al contrario, a freddo, secondo una prima ricostruzione della tragedia, Manduca ha estratto il coltello e l’ha colpita più volte. Sarà l’anatomopatologo a stabilire l’esatto numero di coltellate. Da copione il seguito, forse anche questo già delineato nelle intenzioni dell’omicida: nessun pentimento ma la necessità in qualche modo di scagionarsi, di pagare. Esce di casa, arriva nella piazza del paese e telefona al 112: «Ho ucciso la mia ex fidanzata, ditemi dov’è la caserma che vengo a costituirmi». L’operatore nel dubbio lo trattiene al telefono, quanto basta perché i militari lo raggiungano dalla stazione di Campoformido e lo prendano in consegna. Sono loro a condurre le indagini, insieme con il Nucleo investigativo di Udine che compie i rilievi, tutti coordinati dal sostituto procuratore Marco Panzeri.

Albatros – Volando contro vento
Vincenzo Manduca ha ucciso Lisa Puzzoli. Una storia di stalking… e le procure alzano bandiera bianca e non sanno che fare…
Vincenzo ha ucciso Lisa. Qualcuno si meraviglia? Io no, visto che su di me pende una querela nata dalla mia esuberanza nel difendere chi si è visto sfondare la porta di casa (mia nipote), sbattere a terra, anzi sulle scale (mia sorella), e portare via dalle braccia un figlio di neppure tre anni ancora in pigiama. Come me non si meravigliano tutte quelle persone che lo stalking lo hanno subito e lo stanno subendo. Uomini e donne che tremano ad ogni sms che ricevono, che si trovano il cuore in gola quando sentono suonare alla porta di casa e quando debbono uscire per andare al lavoro. I
nsomma, viste le tre denunce per stalking presentate da Lisa Puzzoli, pare quasi normale che questa tragedia, l’ennesima, si sia verificata. Il motivo è semplice da capire. In casi del genere si vive e si cammina in equilibrio precario. La vittima, se ne è capace, cerca di mediare, di restare calma per non innescare reazioni, non considerando in maniera ragionata che il molestatore non è in grado di controllare mentalmente i propri impulsi ed ha il “vaso della rabbia” colmo già in partenza. Non considerando che ogni goccia aggiunta trabocca ed esaspera la sua voglia di farsi “giustizia” per ciò che ritiene essere torti. E non è detto che la goccia non se la crei autonomamente nei suoi pensieri malati. Perché è fuor di dubbio che lo stalking, prima ancora che un reato, sia una malattia da curare in strutture idonee. Una mente sana non si metterebbe mai nella situazione di dover aggredire una persona in modo continuativo, né a parole né con le mani né con un coltello o una pistola, e la perseveranza di un simile comportamento fa sempre aumentare il disagio, non lo fa di certo scemare.
Eppure, nonostante sia chiaro che senza un drastico intervento il disagio si amplificherà aumentando le possibilità di nuove aggressioni, c’è ancora chi si meraviglia e crede di non poter far nulla. E’ il procuratore di Udine, Antonio Biancardi.
Lui ad un giornalista del “Il Gazzettino” parla di una vera e propria “emergenza stalking”. Ne parla ma pare non se ne renda conto, oppure che abbia alzato le mani in segno di resa. Prima ci rende partecipi del suo lavoro, dichiarando che ogni settimana sulla sua scrivania arrivano decine di denunce per stalking, poi ci invita a un “fai da te” di tipo hobbistico. Ci invita all’autotutela, quasi basti andare a un “brico” qualunque per poter acquistare l’esperienza che serve ad evitare tragedie e omicidi. Le sue parole fanno intendere che sulle procure italiane sventolino, oltre che la bandiera nazionale ed europea, anche tante bandierine bianche: “Non possiamo mettere la scorta a tutti. L’unica misura efficace sarebbe la custodia in carcere, ma bisogna fare i conti con i poteri e i mezzi a disposizione di gip e pm. Al più si ottiene un divieto di avvicinamento, ma se uno vuole uccidere non basta di certo. Le vittime devono stare attente e tutelarsi. In casi del genere non bisogna avvicinarsi o comunque non è bene farlo da soli”.
Grazie procuratore, ma le ricordo che a Palermo Samuele Caruso ha ucciso la sorella della sua ex fidanzata proprio a causa del suo consiglio. Spero che non tutti i suoi colleghi la ragionino come lei, spero ci sia chi presto inizierà a chiedere TSO (trattamenti sanitari obbligatori) psichiatrici e non un divieto di avvicinamento. Inoltre curare è meglio che mandare in galera, esperienza buona solo a far aumentare la rabbia e il rancore. A questo proposito le ricordo che a Terracina, Luigi Faccetti non appena uscito dal carcere (andando chissà perché ai domiciliari), ha ucciso chi non era riuscito ad uccidere con dieci coltellate poco tempo prima, Emiliana Femiano. Per quanto riguarda l’omicidio di Lisa Puzzoli, devo dirle che non tutta la colpa ricade sulla sua procura, che aveva in corso di istruttoria un nuovo fascicolo contro il ragazzo, che anche il Gip deve farsi un esame di coscienza, visto che nel 2010 non ha ritenuto che gli innumerevoli messaggi di minaccia del Manduca fossero atti persecutori e li ha archiviati sotto la scritta: giustificati dalla questione relativa alla gravidanza“. Come se le minacce continue si possano giustificare.
Non è un Gip a dover giustificare, è l’avvocato che segue il ragazzo che deve cercare di alleviarne la posizione. Ed a questo servono le sue parole quando rammenta a tutti che Lisa non voleva far riconoscere la bimba al padre. Padre che ha visto per la prima volta sua figlia a tre mesi dalla nascita e che per poterle dare il cognome ha dovuto chiedere il test di paternità. Padre che in due anni ha incontrato la bimba solo sette volte e solo per pochi minuti. Queste, se non ci fosse di mezzo un morto, sarebbero buone giustificazioni e servirebbero a trovar ragione di un torto subìto.
Ma purtroppo Vincenzo ha ucciso Lisa credendo di fare auto-giustizia quando un tribunale gli ha comunicato che anche le prossime visite alla figlia non sarebbero durate che pochi minuti (la goccia in più che toglie altra ragione). Per farlo ha acquistato un coltello, si è presentato alla sua porta con uno stratagemma e per vederla le ha parlato dell’assegno di mantenimento compilato male. Lui è l’omicida, non ci son dubbi, sua era la mano e suo il coltello, ma chi non gli ha impedito di arrivare a questo punto? Chi gli viveva accanto poteva accorgersi del disagio, è indubbio, ma volendogli bene non avrebbe mai potuto credere che quel ragazzone fosse malato al punto da diventare un assassino. Cosa che invece avrebbe dovuto notare chi ha visto la sua storia scritta sui fogli e sulle denunce. Chi era emotivamente fuori e non coinvolto, poteva non pensare che presto qualcosa di brutto sarebbe accaduto e, sfruttando al massimo la legge, chiedere ad uno psichiatra di verificare se la sanità mentale del denunciato fosse intatta o intaccata?
Ora il dolore sarà eterno e toccherà in primis quella figlia contesa rimasta senza più madre né padre, quei genitori che passeranno le loro giornate a portar fiori e lacrime al cimitero e quelli che chiederanno di poter visitare loro figlio in carcere. Simona Pletto, per la Voce di Romagna, ha ascoltato la madre di Vincenzo Manduca: “L’hanno fatto impazzire di dolore. Sì, perché gli hanno sempre negato di vedere la figlia e lui ne soffriva. Soffriva tutte le volte che andava su per vederla, ma invano, ogni volta che si avvicinava una festa. Sono state scritte tante cose non vere… venerdì mattina Vincenzo era nervoso per via di quel documento arrivato dal tribunale, verso mezzogiorno stava uscendo nervoso e quando gli ho chiesto: dove vai, mi ha detto: a te non interessa. Poi è uscito di casa, per andare da lei… Vincenzo è sempre stato un bravissimo ragazzo, nessuno si aspettava una cosa così. E bastava poco per evitare questa tragedia. Hanno abitato qui sei mesi, quando è rimasta incinta, lei al secondo mese di gravidanza è tornata a casa. Non voleva che lui riconoscesse la figlia, Vincenzo non ha mai dubitato di esserne il padre. Lui voleva solo vederla”.
Paola Treppo, invece, per “Il Gazzettino” ha ascoltato il fratello di Lisa, Luca Puzzoli: “Ero appena tornato a casa dal lavoro, in casa c’erano la piccola e Lisa. Pochi minuti e ho sentito il campanello. Ho visto l’auto sportiva di Vincenzo e ho detto a mia sorella che sarei andato io ad aprire. Ma lei non ha voluto. Non si aspettava di certo un attacco letale. Li ho visti un attimo parlare vicino al cancello aperto; lei appoggiata con un braccio al portone. Non si vedeva molto perché la luce di casa non illumina tutto il cortile: ho capito che lui era venuto a parlarle per una questione di un assegno di mantenimento scritto in modo sbagliato. Invece era soltanto una scusa. Se in casa ci fosse stato qualcun altro ero pronto a inseguirlo, con la mia auto, e a tagliargli il collo con lo stesso coltello con cui ha massacrato mia sorella. Se non sarà fatta giustizia, ci penserò da solo: se uscirà dal carcere, lo andrò a cercare”. Nell’attesa dell’arrivo dell’ambulanza Luca sente il polso, chiama la sorella: “Niente, non dava più segni di vita. Vedevo solo questo coltello da macellaio infilato nella schiena. Poi, quando i soccorritori le hanno tagliato gli abiti ho notato, con sgomento, una lunga ferita lungo la colonna vertebrale e poi altre davanti, al collo e alla pancia. Ho trovato una cartellina vuota in strada: sono certo che dentro ci aveva nascosto il coltello, non i documenti dell’assegno di mantenimento. Quando sono arrivati i miei parenti l’ira e la rabbia sono salite ancora: mio zio e mio padre volevano inseguirlo per prenderlo a botte, ma credevamo se la fosse data a gambe, quando in realtà stava chiamando il 112 a due passi da casa. Non credo più a niente, né alla giustizia, né nelle istituzioni. Tutti sapevano e nessuno ha fatto nulla. Lisa e Vincenzo s’erano conosciuti in internet: Lui è venuto qui la prima volta a trovarla con tanti regali e i miei genitori l’hanno accolto come un figlio. Poi lei è andata a convivere con lui due mesi a Forlì e solo dopo, rientrata a casa, ci ha confidato che era stata più volte picchiata e minacciata. Aveva minacciato di morte anche noi parenti. Ci aspettavamo un fatto violento ma non adesso, non si è mai pronti… Si spera cambino le cose”.
Nelle sue parole la rabbia e il dolore, la voglia di vendetta e la rassegnazione per ciò che è stato e si poteva evitare.
Vincenzo ha ucciso Lisa, questa è la cruda realtà che ora non si può cambiare. Ci rassegniamo ed alziamo bandiera bianca, come pare abbiano fatto le procure, lasciando che chi vive nell’incubo dello stalking si auto-tuteli, magari munendosi di guardie del corpo private, lasciando che i fratelli delle donne uccise si vendichino a posteriori… o iniziamo col cercare metodi curativi che possano dimostrarsi efficaci ed aiutare sia la vittima che il persecutore?

 

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