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Laura Adelaide Leduc, 50 anni. Uccisa a colpi di pistola dal marito

Miane (Treviso), 20 Aprile 2010


Titoli & Articoli

Laura massacrata con due colpi (Corriere della Sera – 22 aprile 2010)
Il marito ha vegliato il corpo tutta la notte prima di spararsi. E’ in condizioni disperate
Sei colpi per uccidere e per cercare di morire. Tanti sono stati i proiettili esplosi dalla pistola con cui a Miane, piccolo centro della Vallata, attorno a lunedì il 61enne Francesco Rizzi prima ha ammazzato la moglie 50enne Laura Adelaide Leduc e poi ha provato a togliersi la vita. Ora l’uomo è ricoverato in gravissime condizioni all’ospedale di Treviso, piantonato dai carabinieri con l’accusa di uxoricidio. Cinque spari dalla Beretta calibro 7.65, ereditata dal padre di Rizzi, sarebbero stati mirati (con ogni probabilità senza andare tutti a segno) alla Leduc, rinvenuta cadavere ai piedi del letto, con la testa appoggiata sul pavimento e le gambe distese sul materasso, come se avesse tentato una fuga disperata. I bossoli e alcune schegge del munizionamento sono rimasti incastrati sull’armadio e sul soffitto della camera. Due pallottole sono state invece trovate conficcate nella parte posteriore del collo della donna e quella fatale l’avrebbe raggiunta appena dietro l’orecchio, anche se dovrà essere l’autopsia in programma per quest’oggi a chiarire tanti aspetti della vicenda, fra cui l’orario della morte. Un dettaglio tutt’altro che trascurabile, nella ricostruzione della sequenza temporale dell’omicidio e del tentato suicidio, con l’ultimo colpo del revolver riservato dall’uomo a se stesso, puntandosi l’arma contro la tempia. Scoperto ad agonizzare in un lago di sangue a terra dal figlio 29enne Ronnie, nato come la 39enne Gloria dal matrimonio con la prima moglie Paola, stroncata da un infarto una ventina d’anni fa, l’ex rappresentante è stato sottoposto martedì sera ad un lungo e delicato intervento chirurgico alla testa. Al momento il pensionato si trova ricoverato in prognosi riservata all’ospedale di Treviso.
Nel frattempo dalle indiscrezioni che trapelano dal primo esame effettuato dai due medici legali, incaricati dal sostituto procuratore Claudio Pinto, emerge che la casalinga di origine francese sarebbe stata uccisa tra le 22 di domenica sera e le 3 di lunedì notte, quasi quaranta ore prima dell’allarme lanciato dal secondogenito del killer, allertato dai vicini che sentivano guaire senza sosta il pastore tedesco Kelly. Il particolare sembra così lasciare aperta l’ipotesi che il 61enne possa aver vegliato anche per un giorno e mezzo sul corpo esanime della 50enne, prima di tentare di farla finita e di essere quindi trovato dai familiari, costretti ad abbattere la porta che era stata serrata dall’interno.
Più certo appare intanto il movente del delitto. «Una separazione coniugale, desiderata dalla moglie e rifiutata dal marito», sottolinea il capitano Giancarlo Carraro, comandante dei carabinieri di Vittorio Veneto, riferendosi al biglietto aereo con cui ieri la donna avrebbe voluto tornare a Parigi, città in cui nei dodici anni di nozze aveva spesso trascorso lunghi periodi anche col consorte. Questa volta, invece, avrebbe preteso di partire da sola la bella transalpina conosciuta a Follina, dove alla fine degli anni ’90 entrambi lavoravano e dove risiedeva una zia di lei, di cui lui secondo i parenti «era follemente innamorato e ricambiato». Rimasto vedovo quando i suoi figli erano ancora dei ragazzini, Rizzi aveva sognato di rifarsi una vita accanto alla seconda compagna. Ed invece alla fine la vita a lei l’ha tolta e a se stesso ha tentato di strapparsela altrettanto, in una villetta con giardino che era un eden d’amore e adesso è chiusa con i sigilli della procura.
(di Angela Pederiva)


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