Laura Giannarini, 44 anni. Uccisa a colpi di pistola dal fidanzato

Piazza di Brancoli (Lucca), 17 aprile 2011
Stavano insieme da un anno, ma era un rapporto difficile, fatto di continui litigi ed incomprensioni. Anche quella sera si erano visti in macchina, in una strada poco distante dalla casa dove lei abitava con la mamma, e avevano litigato. Lei è scesa dalla macchina, lui l’ha raggiunta e si è piazzato davanti a lei con la pistola puntata come ha imparato a fare al poligono di tiro e ha sparato, sei colpi, tutti a segno, di cui l’ultimo al volto quando Laura era già morta.

 

 

Igor Paolinelli, 40 anni. Ha telefonato alla polizia e gli ha dato appuntamento a casa.

 

 

 

 

 

 

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Lo Schermo
L’ho uccisa perché non ne potevo più di lei”. Ha usato queste paroleil 40enne che ha freddato la scorsa notte … la fidanzata …scaricandole addosso l’intero caricatore (6 colpi, di cui due sparati alla schiena) del suo revolver Smith & Wesson 38 Special per motivare il suo folle gesto alla Polizia.L’omicidio, in attesa di ulteriori particolari che potrebbero emergere dalle indagini attualmente in corso, pare quindi catalogabile sotto la voce “delitto passionale”, …. Quello che emerge è una relazione complicata, burrascosa: la vittima e l’omicida stavano insieme da poco più di un anno, ma continui dissapori e incomprensioni avevano messo da tempo il loro rapporto in crisi. Pare che Paolinelli, in particolare, si dimostrasse sempre più geloso e possessivo nei confronti della sua ragazza e che i due avessero provato ripetute volte a lasciarsi, su iniziativa dell’uomo, senza però riuscire – come spesso capita – a troncare la loro relazione.
Una quotidianità tormentata dai continui litigi, dunque, quella che ha portato al tragico epilogo … Tutto sembrava procedere nella sfera dell’ordinario, compresa l’ennesima discussione che i due hanno avuto (secondo le parole di Paolinelli) nell’auto dell’uomo prima del fatto di sangue. Poi la tragedia: la donna scende dalla vettura e il fidanzato fa lo stesso, subito dopo di lei. La raggiunge, le si para davanti, estrae la pistola e preme il grilletto colpendola frontalmente con quattro colpi. Altri due, le vengono esplosi alle spalle. Tutti vanno a colpire organi vitali.
Adesso, considerando che quella pistola non doveva uscire dall’abitazione del Paolinelli, si fa avanti la strada della premeditazione. E emergono altri particolari, forse significativi, della vita dell’omicida. In particolare una passione per le armi … E’ emerso poi che il Paolinelli si recava saltuariamente presso il poligono di via del Tirassegno per esercitarsi a sparare, da qui si presume possa essere spiegata la precisione dei colpi sparati contro la vittima.Nessuno, a quanto pare, ha visto o sentito qualcosa …

Corriere del Veneto
«A mia sorella quell’uomo non era mai piaciuto» …  parla la zia della vittima: «Cercava di convincere Laura a non vederlo»
Io lui non l’ho mai conosciuto – prosegue nel racconto Giulia Alverà -, ma posso assicurare che con Laura non ha mai avuto la benché minima relazione: si era invaghito di lei ma non era contraccambiato. Laura lo manteneva a distanza, come un semplice amico. Niente di più». E l’avvicinamento tra i due non era vista di buon occhio neppure dalla madre di Laura, Pia Maria, che dopo aver conosciuto Paolinelli ne aveva subito preso le distanze: «A mia sorella lui non è mai piaciuto – continua la zia -. L’ha tenuto a distanza fin da quando l’aveva conosciuto ed aveva cercato di convincere Laura a non vederlo più. Da quella volta non lo fece neppure più entrare in casa».
Il triste ricordo di Laura si mischia poi alla rabbia al solo sentire parlare del malocchio più volte evocato da Paolinelli durante l’interrogatorio seguito all’assassinio. Una fattura negativa che Paolini ha più volte giurato fosse stata fatta dalla sua compagna e di cui lui sarebbe rimasto vittima: «Sono tutte menzogne – assicura Giulia Alverà -, mia nipote non ha mai avuto a che fare con queste cose. Sono rituali che appartengono a tempi ormai antichi e che non hanno di certo nulla a che fare né con la mia famiglia né tantomeno con mia nipote».
di Bruno Colombo

 

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