Laila Mastari, 24 anni, cameriera. Uccisa con 19 coltellate e gettata nel Po dal fidanzato

20120905_leila-uccisa-poTorino, 2 settembre 2012
Lavoravano insieme e stavano insieme da circa un anno, ma lei aveva deciso di lasciarlo e lui non poteva accettarlo. Così l’ha accoltellata nel parcheggio della discoteca dove lavoravano, l’ha coperta con un telo viola che aveva portato insieme al coltello e ad un carrello per la spesa con cui dopo il lavoro ha trasportato quel corpo di 94 chili fino al greto del Po.

 

 

Clipboard01Mohamed Nour Eldin, 30 anni, barista. Incensurato ma non in regola con il permesso di soggiorno. Chiesto il giudizio immediato

 

 

 

 

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Repubblica
Laila, uccisa al Valentino  19 coltellate date con rabbia
Identificata la marocchina assassinata e ripescata nel Po: aveva 24 anni, era “sparita” ad aprile da un alloggio che occupava con una connazionale. L’autopsia porta a credere a un delitto commesso in un raptus passionale. Il cadavere trasportato forse da più di una persona
Ha un volto e un’identità la giovane donna trovata morta avvolta in un telo viola domenica mattina sulle sponde del Po accanto alla passeggiata del Parco del Valentino. Si chiamava Laila Mastari, aveva 24 anni ed era cittadina marocchina. E’ stata assassinata – lo ha stabilito l’autopsia conclusa in mattinata – con 19 fendenti inferti con un coltello dalla lama di dodici centimetri. Il killer si è accanito in modo particolare sulla zona del collo, colpendo la donna per sette volte anche dopo la sua morte. Questo particolare induce gli inquirenti a ritenere che il delitto possa essere stato commesso in preda a una sorta di raptus, forse di origine passionale.
Il cadavere di Laila Mastari non presentava invece segni di violenza sessuale o che facessero pensare a una colluttazione. La marocchina, inoltre, era una donna piuttosto corpulenta: il suo peso, circa 90 chili, suggerisce l’ipotesi che il corpo sia stato trasportato da almeno due persone.
Chiariti gli aspetti legati all’identificazione e alle modalità di uccisione di Laila Mastari, pochissimo si sa invece della sua vita qui in Italia. Qualche mese trascorso in un appartamentino di ringhiera al terzo piano di via Grassi 15, Cit Turin, assieme a una connazionale, Fouziya, all’incirca sua coetanea.
Le tracce della ragazza trovata uccisa con una decina di coltellate e gettata nel fiume svaniscono nel mese di aprile, quando Laila improvvisamente decise di traslocare. Racimolò le sue poche cose e lasciò la casa, senza che i vicini quasi se ne accorgessero, qualche giorno dopo che nell’appartamento era deceduto un uomo, un marocchino di circa sessant’anni, mentre stava consumando un rapporto sessuale con l’amica.
Il padrone di casa racconta che a quel punto era stata rimpiazzata da una terza ragazza, ma per un breve periodo perché il 1° maggio l’appartamento era già affittato a nuovi inquilini, gli attuali, che di Leila e Fouziya non sanno nulla.
Gli uomini della Squadra mobile lavorano in queste ore per rimettere insieme i pochi tasselli che riguardano il passato della vittima. E cercano di rintracciare la coinquilina, anche lei apparentemente svanita nel nulla, nella speranza di ottenere qualche indizio che possa condurre sulle tracce dell’assassino. Di certo c’è solo il contratto di affitto regolare a loro intestato in via Grassi, e c’è la richiesta di permesso di soggiorno presentata alla questura di Cuneo. Nessun precedente penale, e nessuna prova che le due donne si prostituissero, anche se i vicini raccontano i mesi della loro presenza nel condominio come un incubo, fatto di un continuo via vai di uomini e di liti violente fuori e dentro l’appartamento.
La Polizia sta ora indagando su alcuni personaggi del giro frequentato dalla ragazza, cui è risalita in base alle testimonianze raccolte in queste ore.
di Federica Cravero e Ottavia Giustetti

Repubblica
Svolta nel giallo di Laila – Il killer ha confessato
Ha condotto gli inquirenti sul luogo del delitto l’ex fidanzato della marocchina di 24 anni trovata senza vita nel Po domenica. Lei voleva lasciarlo e per questo Mohamed Nour Eldin, egiziano di 30 anni, l’ha uccisa a coltellate. Poi ha nascosto il cadavere e dopo il lavoro ha gettato il corpo nel fiume. Per gli investigatori è stata un’azione premeditata
E’ stato il fidanzato egiziano 30enne Mohamed Nour Eldin, ad uccidere Laila Mastari, la donna marocchina di 24 anni assassinata con 19 coltellate e gettata nel fiume Po.
L’uomo ha spiegato agli inquirenti che avrebbe ucciso la ragazza venerdì scorso intorno 22. Insieme agli inquirenti è anche andato presso il ‘Punto Verde’ nel quartiere Lingotto dove la ragazza lavorava come barista. Intanto i sommozzatori dei vigili del fuoco si sono immersi nel Po, all’altezza dell’ospedale Regina Margherita: qui l’uomo ha indicato di aver lanciato il coltello con cui ha ucciso Laila Mastari.
I due si erano conosciuti lavorando in un locale torinese nel 2011 e si frequentavano da circa un anno. Entrambi erano poi andati a lavorare come camerieri al Punto verde del Lingotto. La coppia era fidanzata da un anno circa. Tutti e due avevano iniziato, poco dopo l’inizio della relazione, a lavorare al Punto Verde. Lei però da un po’ di tempo era insofferente della relazione e aveva manifestato l’intenzione di lasciarlo e per questo lui l’ha uccisa. E’ stato lo stesso giovane egiziano a confessarlo.
Mohamed Nour Eldin ha raccontato del loro ultimo incontro, venerdì sera al Punto verde. L’ennesima lite nel parcheggio intorno alle 22, poi lui ha tirato fuori il coltello che aveva in tasca (per questo gli inquirenti pensano di tratti di un’azione premeditata) e si è accanito sulla donna che amava ma che voleva abbandonarlo. Poi l’ha caricata su un carrello della spesa e ha lasciato il corpo dietro gli alberi del parcheggio, sul retro del Lingotto. A questo punto si è cambiato ed è tornato a lavorare al Punto Verde.
Solo a fine turno, cinque ore dopo, è tornato sul luogo del delitto, ha avvolto il corpo in un telo recuperato lì vicino e, dopo aver percorso almeno un chilometro per arrivare sull’argine del Po all’altezza dell’ospedale Regina Margherita, si è liberato del corpo, del coltello e dei vestiti sporchi di sangue. Sulla riva del fiume gli inquirenti hanno trovato il telo e alcune impronte. E’ stato l’aggressore stesso a condurli lì. Poi dalla sponda del Po ha accompagnato gli inquirenti nel parcheggio dove ha ucciso Laila. Dopo il sopralluogo è stato interrogato in questura davanti al magistrato.
Secondo la squadra mobile di Torino, un altro motivo che dimostra la premeditazione è che l’uomo la sera del delitto aveva con sé un ricambio di abiti e il coltello con cui ha infierito sulla donna. L’egiziano venerdì scorso stava lavorando al Punto Verde e aveva dato appuntamento alla fidanzata, che invece non lavorava quella sera, intorno alle 22. I colleghi della coppia hanno visto sia lui che lei allontanarsi dal chiosco. Grazie a queste testimonianze, e a quelle di altri conoscenti della coppia che sapevano dei numerosi litigi tra i due, gli inquirenti sono riusciti a incastrare l’uomo e a farlo confessare. “Io ti amo, ma non sono più la donna di prima e non possiamo più stare insieme” è stata una delle ultime frasi dette da Laila al fidanzato. Lui da mesi era ossessionato dalla gelosia, e non accettava il fatto di essere lasciato.

 

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