Jessica Filianti, 17 anni, studentessa. Massacrata con 43 coltellate dal fidanzato all’uscita da scuola

Reggio Emilia, 14 marzo 1996
Oggi Luca compie 20 anni, va a prendere la fidanzata a scuola, con la macchina. Ma, dice, la vede salire sull’auto di un altro e per questo non ci vede più. Così, senza vederci, trova un coltello e sempre senza vederci la colpisce 43 volte.

 

 

 

Luca FerrariLuca Ferrari, 20 anni. Tra una cosa e l’altra torna libero dopo 16 anni, ha un lavoro e una famiglia e chiede di essere dimenticato. Chi non può essere dimenticata è Jessica.

 

 

 

 

Titoli & Articoli

La Gazzetta di Reggio
“Per favore, dimenticatemi” Parla il giovane che 16 anni fa uccise l’ex fidanzata Jessica Filianti «Ho pagato quello che dovevo pagare, e non solo con la giustizia. Non posso dimenticare quello che è successo».
A parlare con la voce rotta dal rimorso è Luca Ferrari. Sono passati 16 anni da quando andò a prendere a scuola la fidanzatina sedicenne, Jessica Filianti. La vide salire sull’auto di un amico e perse la testa. Massacrò la giovane a coltellate. Un delitto efferato, brutale, che le cronache non hanno mai dimenticato. Ora Luca – a 36 anni – è di nuovo un uomo libero. O quasi. «Mi manca meno di un anno, sono in prova». Vive in un paese della provincia di Parma insieme alla famiglia. Impossibile continuare a stare a Campegine. Dopo la semilibertà, negli anni ha ottenuto dal Tribunale di Sorveglianza l’affidamento in prova ai servizi sociali. Così è tornato a dormire a casa, senza dover più rientrare in carcere a Parma la sera. Lì ha scontato la sua pena e da lì vuole ripartire per rifarsi una vita. Il passato però non si cancella, ed è un incubo che torna appena nominiamo Jessica. Respira forte. Dà l’impressione di voler scappare. Poi si sfoga, come se aspettasse da tempo l’occasione di buttare fuori tutto il peso di quella follia criminale.
«Negli anni si sono dette tante cose sbagliate su di me – esordisce con la voce incerta – Quali? Non mi va di riparlarne. Ora ho solo voglia di riprendermi, di essere dimenticato». Respira forte. «Sto cercando di riprendermi – ripete – di rifarmi una vita, di ritrovare la normalità». Ripete spesso questa parola, «normalità». «Per questo ho trovato un lavoro. No, non vi dico cosa faccio. Cerco di stare in pace, tranquillo». A Jessica e a quella giornata terribile, quando punì con una infinita serie di coltellate la fidanzata che voleva lasciarlo, pensa ancora. Ci pensa ogni anno. Quel giorno, il 14 marzo 1996, era il suo ventesimo compleanno. Una ricorrenza che non festeggia più.
«Non posso dimenticare quello che è successo, ma è una cosa andata – dice tutto d’un fiato – Ho pagato il mio conto, non solo con la giustizia. Ora voglio rifarmi una vita, almeno provarci».
Jessica non ha avuto una seconda opportunità. Avrebbe potuto non averla nemmeno il suo assassino, ma in appello la condanna di primo grado all’ergastolo fu ridotta a 23 anni. Conti alla mano, tra indulto e sconto di pena garantito dalla buona condotta (circa tre mesi per ogni anno trascorso in cella), avrebbe già dovuto essere un uomo libero da vincoli. Ma non è così. «Sto finendo di scontare la mia pena, mi manca meno di un anno. Ho perso parte dello sconto in carcere». Cosa è successo dietro le sbarre di via Burla? Una esperienza dura, di cui però Luca non vuole parlare. «Ora lasciatemi andare».
di Davide Bianchini e Tiziano Soresina

 

 La Gazzetta di Reggio
“Luca non ha mai chiesto perdono”
«Non ci ha mai chiesto perdono l’assassino della mia povera Jessica e ora ha anche il coraggio di parlare e di chiedere di dimenticarlo?». Fa uno sforzo e lo dice tutto d’un fiato Giuliana Reggio, la mamma di Jessica Filianti, la 17enne massacrata con 43 coltellate il 14 marzo 1996. Finora dopo il processo non era mai intervenuta, ma l’intervista all’assassino della figlia pubblicata ieri dalla Gazzetta le ha fatto fare questo ulteriore sforzo.
«Trovo che sia stato di cattivo gusto – continua la madre – e non voglio spingermi oltre, da parte di Ferrari intervenire su questo tema dopo l’uscita dal carcere. Dopo l’assassinio né lui né i suoi familiari in tutti questi anni hanno mai tentato di contattarmi e di propormi un perdono che in ogni caso non ci sarebbe stato. Lui ha distrutto la vita di mia figlia e anche quella di noi genitori. Perché non tace? Per noi è impossibile dimenticare, io ho mantenuto intatta la cameretta da letto di mia figlia e ancora oggi le ex compagne di Jessica vengono nel bar che gestisco a trovarmi».
La dignità di Giuliana è impressionante. E’ anche evidente nei modi di fare e nelle parole scelte per esprimere le sue emozioni, tanto che non si lascia andare a nessuna offesa verso l’ex fidanzato della figlia che straziò il corpo della ragazza con una lunga lama. Ma le parole sono durissime: «L’oblio che Ferrari chiede per sè – continua la donna – è improponibile perché al limite dovrei essere io a perdonarlo. E poi non ho capito cosa intende quando nell’intervista dice che su di lui sono state dette falsità. Quali? Io in ogni caso sapevo che ormai era un uomo libero, ma non mi sono mai permessa di intervenire. Ora lui vorrebbe tornare alla normalità, ma la famiglia di Jessica non può tornarci alla normalità. E dire che erano fidanzati da appena cinque mesi perché mia figlia lo conobbe in quanto giocava a calcetto con l’altro mio figlio Fabiano».
A difendere la madre di Jessica è l’avvocato Alessandro Conti che solleva un’altra parte della vicenda processuale che portò Luca Ferrari prima ad essere condannato all’ergastolo e poi in appello a 23 anni.
«Ferrari dice – spiega l’avvocato – dice di aver pagato quello che doveva. Ma non è vero. Il processo penale si è chiuso, ma è rimasto quello civile nel quale è stato condannato a risarcire circa 700mila euro, 467mila oltre agli interessi. Ferrari risulta essere nullatenente e potremmo iniziare a chiedere il pignoramento di un quinto dello stipendio. Paradossalmente dunque Ferrari non può dire di avere pagato. Però la questione vera è che secondo la mia cliente non doveva utilizzare la parola “dimenticatemi”, ma doveva dire “perdonatemi”. Per riottenere una specie di ritorno a una normalità che comunque mai potrà essere tale Ferrari doveva tentare di contattare la famiglia».
Ferrari, oggi 36enne, dopo essere uscito dal carcere di Parma dove ha scontato la pena, vive con la compagna in un piccolo centro del Parmense distante pochi chilometri dal capoluogo. Qui svolgerebbe la professione di informatico. Ieri nell’intervista Ferrari spiegava di «volersi rifare una vita, di ritrovare la normalità. Per questo ho trovato un lavoro e cerco di stare in pace». La normalità evocata dall’ex fidanzato di Jessica è però vista quasi come una offesa dai familiari della vittima.
«Mi fermo qui – conclude la signora Reggio – ma sarà impossibile attenuare questo dolore. Quello che Ferrari chiede per sé, per noi sarà impossile perché il dolore per la morte di una figlia non può finire»
di Stefano Luppi

 

Link

Voce d’Italia
Informazione
Parma Today

 

Parole chiave