Giuliana Drusin, 66 anni, pensionata, mamma. Uccisa a colpi di fucile dal marito

Case di Manzano (Udine), 15 aprile 2011
Erano sposati da decenni ma lui era geloso come il primo giorno. Dopo uno scambio di battute e l’ipotesi di un ammiccamento tra la moglie e un vicino di casa lui imbraccia il fucile e le spara

 

 

 

 

 

Gianfranco Turolo, 72 anni. Un uomo mite e disponibile che dopo aver ucciso la moglie si reca di persona dai carabinieri portando con sé l’arma

 

 

 

 

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Messaggero Veneto
Sono le 9.43 del 15 aprile: rientrato a casa, una villetta a Case di Manzano, il più giovane dei tre figli di Giuliana Drusin, 66 anni, e Gianfranco Turolo, 72, trova la madre a terra e priva di sensi. A nulla varranno i tentativi di rianimazione dei sanitari del 118. Nel frattempo, il padre è già nella caserma dei carabinieri: è andato a costituirsi, per l’omicidio della moglie, compiuto poco più di un’ora prima.
Pentito e affranto, racconta di averle sparato tre colpi con il proprio fucile da caccia. E di averlo fatto per gelosia. Quella provata da sempre nei confronti della sua Giuliana e culminata quella mattina, a causa del sospetto di una sua relazione con un vicino di casa, un uomo di una trentina d’anni più giovane di lei.
Trasferito in carcere, a Udine, Turolo è accusato di omicidio volontario, aggravato non soltanto dal vincolo coniugale, ma anche dai motivi abietti e dalla crudeltà. Aggravanti che il sostituto procuratore Andrea Gondolo, titolare dell’inchiesta, gli ha contestato, nonostante che la perizia psichiatrica effettuata dal proprio consulente avesse dichiarato l’uxoricida totalmente incapace d’intendere e con una capacità di volere fortemente scemata. Un soggetto pericoloso più verso se stesso, insomma, che non verso gli altri. (l.d.f)

Messaggero Veneto
“Mi hai tradito?”, e le spara tre colpi
Tragedia della gelosia. Giuliana Drusin, 66 anni, è stata uccisa in casa dal marito, Gianfranco Turolo, di 72 anni. L’uomo le ha sparato con il fucile. Si è poi costituito ai carabinieri, portando con sé l’arma. Increduli i parenti, che descrivono Turolo come un uomo mite e disponibile
Ennesima tragedia familiare in Friuli. Colto da un raptus di gelosia, Gianfranco Turolo, 72 anni, pensionato ha imbracciato il fucile e ha sparato tre volte contro la moglie Giuliana Drusin (66, pensionata), uccidendola. La tragedia si è consumata ieri poco dopo le nove a Case di Manzano, dove la coppia, sposata da decenni, viveva. Poi l’uomo, portando con sè l’arma e anche il necessario per farsi la barba, si è presentato dai carabinieri del paese per costituirsi. E qualche ora più tardi è stato arrestato con l’accusa di omicidio e condotto nel carcere di Udine.
I soccorsi. Verso le 9.40 nella villetta familiare, che si trova al 34 di via Isola d’Istria, è rientrato il più giovane dei tre figli, Stefano, che spesso trascorre dai genitori il fine settimana. È stato lui, vedendo la madre stesa a terra nel tinello, ferita e priva di sensi, a chiamare il 118 alle 9.43. In pochi minuti sono arrivati l’elicottero e un’ambulanza. Medici e infermieri hanno effettuato disperate manovre di rianimazione. Ma tali sforzi, purtroppo, a nulla sono serviti.
La confessione. Gianfranco Turolo ha raccontato ai carabinieri (stanno seguendo il caso, sotto il coordinamento dei pm Raffaele Tito e Andrea Gondolo, il Nucleo investigativo, la Compagnia di Palmanova e la stazione di Manzano) che ieri, verso le 8, ha avuto un breve scambio di battute con la moglie, alla presenza di una delle nuore e di una vicina di casa. In quell’occasione lui avrebbe manifestato gelosia riferendosi a un episodio del giorno precedente (venerdì) quando, a suo avviso, la moglie avrebbe avuto un atteggiamento eccessivamente confidenziale con un vicino. E la signora avrebbe ribattuto: «Finiscila con questi timori ingiustificati».
Il dramma. Dopo quella conversazione, secondo la ricostruzione dei Cc, Turolo sarebbe salito in camera, avrebbe preso il fucile dall’armadio e avrebbe raggiunto nuovamente la moglie, che stava sbrigando le faccende domestiche al piano terra. A quel punto, sempre seguendo la prima ricostruzione degli inquirenti, l’uomo avrebbe detto «Mi hai tradito? Se mi hai tradito ti sparo». «La moglie avrebbe risposto «Non spararmi, non spararmi». Poi l’epilogo drammatico.
L’arma. Giuliana Drusin è stata uccisa con un fucile da caccia a canne sovrapposte marca “Gamba”, calibro 12, regolarmente detenuto. Turolo l’ha consegnato ai militari di Manzano dichiarando di averlo appena utilizzato contro la moglie. L’arma era stata caricata con pallini da 10, quelli solitamente utilizzati dai cacciatori per la piccola selvaggina. Le ferite. I tre colpi sono stati esplosi da un distanza molto ravvicinata. I primi due hanno raggiunto la vittima al collo e vicino al cuore. Poi il fucile è stato ricaricato e il terzo è stato rivolto basso ventre. Le prime indagini esterne condotte sul corpo della donna non hanno evidenziato segni di colluttazione.
Nella giornata di ieri Turolo, assistito dal legale d’ufficio Claudia Gottardo, è stato sottoposto a interrogatorio. I carabinieri hanno anche ascoltato le testimonianze dei tre figli, delle nuore, dei vicini e del medico curante. Dal quadro che ne è emerso non risulta che Turolo avesse mai espresso alcuna intenzione violenta. Anzi, tutti quanti lo descrivono come un uomo mite e disponibile.
I parenti ricordano qualche manifestazione di gelosia che, però, è sempre stata considerata una sorta di battuta. L’abitazione di via Isola d’Istria è sotto sequestro, come fucile e munizioni. L’autopsia. «L’incarico di svolgere l’esame autoptico sarà affidato oggi, probabilmente al dottor Carlo Moreschi, il medico legale che ieri ha fatto un lungo sopralluogo a Case di Manzano. L’esperto lavorerà all’obitorio dell’ospedale di Palmanova, dove è stata trasportata la salma.
di Anna Rosso

Udine 20
E’ stato assolto oggi dal Gup del Tribunale di Udine Gianfranco Turolo, 74 anni, pensionato di Case di Manzano (Udine) che il 14 aprile 2011, in preda alla gelosia, uccise a colpi di fucile la moglie, Giuliana Drusin (67).
Il giudice Paolo Alessio Vernì ha optato per l’assoluzione perché, pur avendo commesso il fatto, ha ravvisato il dubbio che al momento l’imputato fosse capace di intendere e volere, e ne ha disposto il ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario per 10 anni.
L’imputato verrà subito trasferito in una delle strutture attive in Italia, in applicazione provvisoria della misura di prevenzione, con la revoca della custodia cautelare in carcere. La misura andrà rivista semestralmente dallo psichiatra Marco Stefanutti, consulente della Procura che aveva ritenuto Turolo incapace di intendere e volere. Il pm Andrea Gondolo aveva chiesto una condanna a 14 anni di reclusione. La difesa si era battuta invece per l’assoluzione per incapacità di intendere e di volere.

 

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