Francesca Ferraguto, 21 anni, banconista. Uccisa a botte dal suo convivente che poi ha sezionato il corpo con una sega elettrica chiudendo i pezzi in nove sacchi dell’immondizia che ha seppellito in un terreno di famiglia

Augusta (Siracusa), 25 maggio 2009
Francesca è scomparsa misteriosamente ed è proprio lui, Gianfranco, il suo fidanzato e convivente, che denuncia la scomparsa e si reca anche a Chi l’ha visto. Per cinque mesi recita alla perfezione e depista le indagini.

 

 

 

Gianfranco Bari, 35 anni, operaio. Incensurato e insospettabile, divorziato e padre di tre figli. Condannato a 20 anni in primo grado, pena ridotta a 18 in appello

 

 

 

 

 

 

Titoli & Articoli

Giornalettismo
Quello che squarta la fidanzata E ottiene una riduzione della pena
Ha ottenuto una riduzione della pena l’operaio … che uccise e fece a pezzi la sua fidanzata. I giudici della Corte di Appello di Catania hanno inflitto 18 anni …. Sia in primo che in secondo grado l’accusa aveva chiesto l’ergastolo. (Agi)

 

Servizio Civile Magazine
27 ottobre 2009. La 22enne barista di Augusta, scomparsa alla fine del maggio scorso, è finita tra le insospettabili, ordinarie mani di un mostro

Gianfranco Bari un insospettabile operaio di trentacinque anni dalla vita apparentemente normale nascondeva da mesi un atroce segreto: l’assassinio di una donna, che altro non era che la sua giovane compagna. L’omicida ha confessato dopo mesi di angoscia per la famiglia della “piccola” Francesca. Disperati gli appelli lanciati durante la trasmissione televisiva “Chi l’ha visto?”. I dubbi, le incertezze, le supposizioni, le speranze sono terminate nel peggiore dei modi.
Finalmente l’uomo ha confessato. Dopo aver picchiato a morte la donna per motivi di gelosia, avrebbe sezionato il cadavere, trasportandolo e sotterrandolo in un terreno vicino all’abitazione rurale del padre dove poi è stato ritrovato. L’uomo è un separato qualunque, padre di tre figli, nati dal precedente matrimonio e con nessuna macchia nel suo passato. Augusta è una piccola e ridente cittadina della costa siciliana dove vivono circa 50.000 persone, dove tutti conoscono tutti e dove la cosa più grave che può capitare è il furto di un motorino che poi, quasi sempre, viene pure ritrovato. Un carinissimo centro della provincia siracusana dove si vive bene e si può stare davvero tranquilli (parola di Augustana) almeno fino a qualche giorno fa, come in uno di quei pittoreschi paesaggi verghiani narrati ne ‘I Malavoglia’. Ma a maggio scorso avviene la scomparsa di una giovane donna, senza traccia nè macchia. Un evento troppo inspiegabile. Francesca scompare a maggio scorso. Ventidue anni, una ragazza come molte, una banconista innamorata evidentemente dell’uomo sbagliato… come molte appunto.
A rendere ancora più inquietante la vicenda è il fatto che per cinque mesi quest’uomo è riuscito, da abile, lucido e freddo omicida, a tenere in piedi un gioco perverso. Dopo aver fatto sparire le tracce della donna ne ha denunciato la scomparsa. Per depistare le indagini, avrebbe portato l’auto della ragazza davanti alla stazione di Catania, facendo credere a un allontanamento volontario della stessa. L’auto sarebbe stata ritrovata lo scorso 9 luglio dalla polizia. La vettura era aperta e con le chiavi inserite nel cruscotto. L’omicida che recitava la parte dell’innamorato abbandonato avrebbe raccontato che la sera del 25 maggio insieme a Francesca avevano fatto un giro per mangiare qualcosa. Poi dopo il ritorno a casa, l’ennesimo litigio.
Dopo la discussione mentre era in bagno, ha confessato l’uomo, avrebbe sentito il rumore della porta di casa che si chiudeva con violenza, sintomatico di un allontanamento deciso della donna. Immediatamente Gianfranco telefona l’amata dal suo cellulare lasciandole messaggi in segreteria telefonica e invitandola a ritornare. Così si costruisce l’alibi. Inoltre utilizza il telefono cellulare della compagna che aveva con sè, inviando sms sia a se stesso che al cellulare della madre della povera ragazza ed in seguito anche ad un sottufficiale dei carabinieri, che si stava occupando delle ricerche, invitando, fingendosi sempre Francesca, i suoi cari a non cercarla. Dalle testimonianze di amici e parenti della vittima è emerso che la relazione tra i due fosse a tratti burrascosa. L’ipotesi dell’omicidio è cominciata a balenare nella mente degli investigatori a causa del lungo silenzio della donna. L’uomo chiamato davanti al procuratore della Repubblica di Siracusa è apparso titubante e poco propenso a ricostruire gli ultimi momenti passati insieme alla vittima. Sottoposto alla pressione dell’interrogatorio alla fine è sfociato in una piena confessione. L’uomo adesso sarebbe sottoposto a fermo. Sulle stesse indicazioni fornite dal Bari, i carabinieri di Augusta, insieme ai vigili del fuoco, nella serata del 27 hanno cominciato a scavare, rinvenendo quello che ormai rimaneva del cadavere della povera donna. Per fare a pezzi il corpo della giovane l’uomo avrebbe utilizzato un flex, una sega elettrica impiegata per tagliare materiali duri come il marmo. Dopo lo avrebbe messo in alcuni sacchi di plastica e gettati in una profonda buca.
Una sceneggiatura, quella elaborata dall’uomo, degna dei migliori film horror. Shining docet. La loro era una storia d’amore in piena regola. Una giovane donna e un uomo (senza precedenti penali) innamorati da due anni. Era una storia qualunque che potrebbe capitare a chiunque ed è proprio questo a far paura. Più di cento donne in Italia vengono uccise ogni anno dal proprio partner o ex partner con una media, cioè, di una ogni tre giorni. Mariti, conviventi, fidanzati: gli aggressori sono nella maggior parte dei casi uomini “normali” che uccidono in preda a rabbia, gelosia o per senso di dominio e possesso. Chi sono queste donne uccise da uomini? Perché questa mattanza? Ci sono dei segnali d’allarme? Si possono prevedere e prevenire questi delitti? Non si sa… l’unica cosa certa è che quando s’intuisce la pericolosità di un amore malato… è già troppo tardi. Purtroppo!
di Veronica Centamore

Augusta News
RITROVATI I RESTI DI FRANCESCA FERRAGUTO: L’ASSASSINO HA CONFESSATO  Si era diffusa già nello scorso mese di luglio la voce dell’assassinio della 21enne Francesca Ferraguto e del successivo occultamento del corpo dilaniato in pezzi da parte del convivente, il 35enne Gianfranco Bari . Alla voce, però, non erano seguite le conferme ufficiali da parte degli inquirenti, tanto che, per qualche tempo, s’era pensato a una pur triste “leggenda metropolitana”,  tanto più che lo scorso 14 settembre lo stesso Bari era apparso nella trasmissione “Chi l’ha visto”, tornata per la seconda volta a occuparsi della ragazza scomparsa.
Bari sembrava sinceramente  addolorato e, addirittura, aveva immesso su “Facebook”un video con le foto di lui insieme a Francesca, lanciando appelli per il ritrovamento della ragazza.  Era tutta un’abile messa in scena, per far sviare da sé  le indagini. In precedenza dal cellulare di Francesca aveva inviato messaggi al telefonino della madre e a quello proprio, in cui, fingendosi Francesca,  rassicurava sul volontario allontanamento, tranquillizzando tutti. Ma né magistrati né carabinieri sono caduti nella trappola mediatica così ben tesa dall’efferato omicida. Tanto hanno fatto, scoprendo, per esempio, che il cellulare di Francesca era nelle mani del Bari, e tanto hanno detto finché il 35enne operaio,  ancora sposato all’anagrafe, con tre figli, non ha finalmente confessato, indicando il luogo,  una campagna di proprietà in contrada Pezzagrande, dov’erano stati seppelliti i nove sacchi neri per la spazzatura che contenevano i poveri resti della giovane donna, massacrata di botte in sèguito all’ennesimo litigio  per gelosia e poi smembrata per  trasportare più facilmente il cadavere senza dare troppo nell’occhio, visto che Bari aveva l’abitudine di recarsi in campagna. L’assassino non ha confessato sùbito dov’era sepolto il cadavere. Prima ha fatto un tiramolla con gli  inquirenti, confessando  e ritrattando, giocando sul tema dell’infermità  mentale  o della mitomania.  Quando, finalmente, ha dato agl’inquirenti l’opportunità di scavare e di rintracciare le “reliquie” della povera ragazza, gl’inquirenti, il procuratore ossi in testa, non hanno avuto dubbi e hanno convocato  i giornalisti per comunicare la risoluzione del caso, che si protraeva da mesi, dallo scorso 25 maggio, data in cui i genitori avevano ufficialmente annunciato la scomparsa della figlia. Genitori che, ovviamente, sono passati dalla fervida speranza, allo sconforto quando s’era diffusa la voce estiva, alla più nera disperazione quando gl’inquirenti hanno diffuso la notizia nella serata del 26 ottobre. Orrore e sgomento hanno provato gli augustani perché mai nel loro territorio s’era verificato un delitto così atroce. Sgomenti maggiormente coloro che si ricordavano di Francesca che lavorava in un supermercato cittadino e orrore dipinto anche sui volti dei giovani coetanei, molti dei quali avevano appreso la notizia attraverso televideo. La notizia è stata diffusa in apertura dell’edizione pomeridiana  del TG di RaiRegione.
di Giorgio Càsole

 

 

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