Fadma Assour, 40 anni, addetta alle pulizie. Sfregiata e uccisa con 13 coltellate dal marito

Mandrogne (Alessandria), 9 luglio 2011
Secondo la legge della Shari’a l’adulterio è punibile con l’omicidio dell’adultera.  E, nonostante fosse in Italia da una vita, Moussad le ha mozzato il naso, seguendo le pulsioni ancestrali.

 

 

 

Moussad Mouch, 59 anni, facchino. Nega, ma il suo alibi non regge.

 

 

 

 

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«Fadma uccisa dal compagno per motivi passionali» – La sua vita da immigrato onesto, senza macchie con la giustizia italiana a 59 anni compiuti, non ha retto alla gelosia per lei troppo bella e troppo giovane. Ed è per questo, con ogni probabilità, che il facchino Moussad Mouch, originario di Casablanca e però da tempo trapiantato a Mandrogne in provincia di Alessandria, fra giovedì e venerdì ha straziato la convivente Fadma Assour, 41 anni il mese prossimo.
Mouch da ieri pomeriggio è in stato di fermo per omicidio volontario aggravato, autore – nell’opinione di carabinieri e Procura – della mattanza andata in scena nell’anonima villetta monofamiliare … dove Fadma è stata trafitta da 13 coltellate. Ma soprattutto, dove la mano del killer ha infierito sul suo volto con un gesto che ha da subito indirizzato gli investigatori su una strada precisa. Perché l’assassino le ha quasi mozzato il naso, un gesto tanto istintivo quanto eloquente dell’amore tradito, un rituale punitivo dell’adulterio che non ricorre evidentemente solo nella storia e nelle pulsioni più ancestrali.
C’era qualcosa, nella vita di questa donna che con la bellezza e la riservatezza (…) aveva comunque vinto i pregiudizi? I militari non hanno impiegato molto, scandagliando una comunità per forza di cose contenuta, a capire che s’era forse innamorata, da qualche tempo. Aveva incontrato un uomo più giovane del suo compagno, nordafricano come lei e di Tortona, con cui s’incontrava saltuariamente, di nascosto. Una storia che l’ha travolta e quasi certamente – in ambienti investigativi la soluzione definitiva del giallo è definita a un passo – l’ha infine trascinata alla morte.
Ci sono stati due momenti cruciali (…) che hanno inguaiato pesantemente Moussad Mouch. E si sono materializzati nel corso dell’interrogatorio cui il maghrebino è stato sottoposto sabato pomeriggio.
Il facchino s’era appena presentato alla caserma di San Giuliano vecchio, sostenendo d’essere rientrato da una tre giorni di lavoro a Genova e di aver trovato Fadma esanime in cucina.
«Non so cosa sia successo» le prime parole, confuse, le mani sudate che s’agitavano davanti agli occhi bassi. Il problema è che della sua trasferta non s’è trovato riscontro, e a questa contestazione Mouch ha biascicato senza di fatto replicare. E nemmeno ha saputo dire come avesse potuto l’aggressore entrare senza forzare la porta, per esempio; o perché la casa – contrariamente alla sua descrizione – risultasse in realtà parzialmente pulita.
Troppe voragini nel suo resoconto, raccolto mentre il sostituto procuratore Alberto Ghio ascoltava il nuovo partner di Fadma. Operaio e incensurato, ne confermava la storia segreta, sfoderando contestualmente l’alibi che lo avrebbe messo a sua volta al riparo dai sospetti.
E ieri ecco la svolta, in realtà nell’aria fin dalle prime battute degli accertamenti poiché risultava difficile ipotizzare una scintilla diversa dalla passione: non è stato sottratto nulla di valore, dall’alloggio di Mandrogne. E certo sarebbe stato difficile pensare alla villetta teatro d’una rapina ordita dalle gang che, talvolta, spadroneggiano in questa fetta di Basso Piemonte, con obiettivi assai diversi. I militari hanno perciò capito che era necessario mettere alle strette l’uomo con cui la vittima da tre anni divideva un’esistenza magari non troppo felice. Fadma bellissima con il volto sfregiato. La spiegazione, e forse la confessione, erano già tutte lì.
di Matteo Indice

Notizie 2000
… Ad aggravare la sua posizione già abbastanza precaria è stata la testimonianza di diverse persone che hanno smentito quanto detto dal 59enne e così, per l’operaio Moussad Mouch, attualmente in stato di fermo, è scattata così l’accusa di omicidio volontario.
Il medico legale ha stabilito che la morte di Fadma Assour risaliva già a diverse ore prima del ritrovamento. La donna sarebbe stata uccisa con 13 coltellate nella tarda serata di venerdì e lasciata priva di vita in una pozza di sangue. Si ipotizza che l’assassino abbia ripulito la scena del crimine facendo scomparire gli abiti e anche l’arma del delitto.
Per gli inquirenti potrebbe trattarsi di un delitto passionale anche perché alcuni vicini hanno parlato di una presunta relazione extraconiugale in cui era coinvolta la donna. Inoltre, in base alle modalità in cui è avvenuto l’omicidio, pare che l’assassino potrebbe aver applicato la legge della Shari’a, una legge islamica secondo la quale l’adulterio è punibile con l’omicidio dell’adultera.

 

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