Fabiana Luzzi, 15 anni. Accoltellata, cosparsa di benzina e bruciata viva dal fidanzato.

fabbCorigliano Calabro, 26 maggio 2013. Lei non voleva. Lui la mena, l’accoltella e le dà fuoco.

 

 

 

 

 

logoDavide Morrone, minorenne (17 anni), studente. “Anche lui è una vittima”.

 

 

 

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Il Corriere della Sera
Fabiana uccisa dal fidanzato perché si era rifiutata d’avere un rapporto sessuale con lui
Le ha dato fuoco nonostante lei supplicasse di non farlo
Il padre della vittima le aveva detto di lasciare quel ragazzo

L’ha bruciata quando ancora era viva. D.M., 17 anni, ha ammesso di aver prima accoltellato Fabiana e poi di averla cosparsa di benzina e quindi, mentre lei pregava di non farlo, le ha dato fuoco. Un racconto raccapricciante quello del giovane che ha ammesso davanti ai carabinieri di aver ucciso la sua fidanzata per gelosia. La città di Corigliano è sotto choc per questo assurdo delitto. La gente ha atteso per ore davanti la caserma dei carabinieri, per cercare di vedere in faccia l’assassino di Fabiana Luzzi, 16 anni a giugno. Il giovane assassino, avrebbe ucciso la sua fidanzata al culmine di una lite.

IRREQUIETO – In città lo indicano come un tipo irrequieto, a tratti violento, capace di azioni eclatanti. Questo ragazzo dai modi esuberanti, forte caratterialmente, anche molto intelligente affermano i suoi insegnanti, ha deciso di uccidere in un momento d’ira la sua fidanzata, solo perché lei si era rifiutata d’avere un rapporto sessuale con lui. Il ragazzo venerdì non era andato a scuola, frequenta la quarta classe dell’istituto tecnico per geometri a Corigliano. Il giorno prima aveva litigato con Fabiana. Ha trascorso tutta la notte a rimuginare e riflettere su come riallacciare quel rapporto. Poi ha atteso la sedicenne all’uscita dalla scuola. Fabiana frequentava la prima classe dell’istituto tecnico commerciale di Corigliano. All’uscita da scuola, la giovane si è trovata di fronte il suo ragazzo. Le compagne hanno raccontato che Fabiana vedendo il fidanzato ha cercato in tutti i modi di evitarlo. Il ragazzo, però, l’avrebbe inseguita e costretta a salire sul suo ciclomotore. Prima però fra i due ci sarebbe stata una violenta discussione.

Il Fatto Quotidiano

“L’ho accoltellata e bruciata. Poi a casa”. La confessione del fidanzato minorenne

Il 17enne fermato a Corigliano Calabro, in provincia di Cosenza, per l’uccisione della 15enne Fabiana Luzzi ha detto ai carabinieri: “Abbiamo litigato e l’ho colpita più volte”. Secondo gli amici della ragazza lui aveva un rapporto morboso nei suoi confronti arrivando spesso a picchiarla. L’accusa: omicidio volontario

”Era ancora viva quando le ho dato fuoco”. Questo il racconto fatto davanti al magistrato dal diciassettenne fermato per l’omicidio della fidanzata sedicenne, Fabiana Luzzi, ferita a coltellate e poi finita col fuoco, a Corigliano Calabro grosso centro lungo la fascia ionica cosentina.

Un racconto fatto di parole fredde, trapela dal riserbo delle indagini. Solo in rari momenti il ragazzo, studente all’istituto industriale e che nella prossima estate festeggerà i 18 anni, si è interrotto mostrando un minimo di emozione. Ma quello che sembrava interessarlo di più, nel corso del drammatico interrogatorio cui è stato sottoposto per gran parte della notte, era quella di andare a dormire. “Sono stanco – ha detto più volte – voglio andare a letto”.

I carabinieri lo hanno tenuto per ore sotto torchio, da ben prima che, in nottata, scattasse il fermo per omicidio volontario. Da quando cioè, gli investigatori si erano resi conto che la vicenda della scomparsa di Fabiana e quella delle strane ustioni sul volto e sul dorso delle mani del diciassettenne si sovrapponevano.

Già dal 24 maggio, i militari della Compagnia di Corigliano guidati dal capitano Pietro Paolo Rubbo stavano cercando di chiarire il perché della scomparsa della sedicenne, uscita dall’istituto per ragionieri che frequentava e mai arrivata a casa. Nelle ore immediatamente successive alcune amiche della giovane avevano parlato di quel ragazzo andato a prenderla col motorino all’uscita della scuola. E, quando quello stesso giovane i carabinieri se lo sono ritrovato in ospedale con ustioni al volto e alle mani, sono iniziati i primi sospetti. Le domande sono proseguite per tutta la giornata di sabato 25, sempre più incalzanti. All’inizio il diciassettenne, incensurato anche se qualcuno tra le forze dell’ordine lo aveva notato per certi suoi atteggiamenti, ha provato a sviare i sospetti, sempre più forti, su di lui. Ha detto di essere stato aggredito da due ragazzi che lo volevano punire, a suo dire, per alcuni suoi comportamenti, e ha fatto anche alcuni nomi. Per non tralasciare nulla, gli investigatori hanno sentito i due ragazzi, risultati però totalmente estranei.

Nel tardo pomeriggio di sabato, poi, le prime ammissioni e le indicazioni per il ritrovamento del corpo, abbandonato in una stradina interpoderale, isolata e completamente al buio in una zona scarsamente abitata. E’ li, tra la polvere di un viottolo e un muro di roccia, che Fabiana ha trovato la morte. A Corigliano sono arrivati anche il comandante provinciale dei carabinieri, Francesco Ferace, e quello del Reparto operativo, Vincenzo Franzese.

In nottata, infine, la confessione: “Abbiamo litigato, lei ha cercato di aggredirmi ed io l’ho colpita più volte con un coltello pieghevole. Poi sono andato a casa, sono riuscito, mi sono procurato una tanica di benzina e sono tornato a darle fuoco quando era ancora viva”. Una ricostruzione che, nei fatti, coincide con gli elementi raccolti dai carabinieri (ancora alla ricerca del coltello, che non si trova), se non per quel “mi ha aggredito” che sa di estremo tentativo di autodifesa. Venuto drammaticamente meno quando è emerso il particolare agghiacciante delle fiamme appiccate a un corpo ancora vivo. All’origine della lite un rapporto contrastato fatto di alti e bassi e, ha detto lui, di gelosie reciproche.

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