Enzina Cappuccio, 33 anni, mamma, semicieca dalla nascita e segregata in casa dal marito. Uccisa a morsi, calci e pugni dal marito, dalla sorella di lui e dal marito di quest’ultima, che l’hanno ripetutamente seviziata e infine strangolata

Marano (Napoli), 15 gennaio 2012
La vita di Enzina sembra uscita da una di quelle terribili favole di povertà di due o tre secoli fa. Povera, cieca, quattordicesima figlia di un caldarrostaio, era finita nelle mani di un marito padrone con cui aveva avuto sei figli, di qui quattro femmine portate via da quella casa di violenze paterne. Lei era rimasta, o era stata lasciata lì, a subire schiaffi, pugni, calci, ogni sorta di violenza inconcepibile, senza volere – ma più probabilmente senza potere – mai denunciare, senza sapere dove andare, perché è come se Enzina non conoscesse altro che quella vita, se vita si può chiamare.
E un giorno come gli altri i calci e i pugni sono stati troppi, e poi ci sono stati i morsi che le hanno staccato i lobi delle orecchie, le sigarette spente addosso e infine uno straccio in bocca mentre la strangolavano.  Morta, finalmente morta, l’hanno avvolta in un tappeto e con quello portata al Pronto Soccorso.
La storia di Enzina viene raccontata in un commovente articolo di Antonio Di Costanzo su Repubblica.


Salvatore Giuliano, 34 anni, parcheggiatore abusivo. Dopo aver ucciso la moglie, cena con gli altri coinquilini e dorme accanto al cadavere.

 

 

 

 

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La vita senza luce di Enzina uccisa dal marito-padrone
Massacro di una donna cieca, povera e debole  Era la quattordicesima di quindici figli, il padre vendeva castagne per strada. Nessuna cura per la sua vista . Aveva messo al mondo quattro bambine, tolte alla coppia per le violenze paterne. Lei era rimasta nell’inferno
In tre sono seduti a tavola. Mangiano gnocchi al sugo. Nella stanza accanto c’è il corpo, o quello che ne resta, di Enzina Cappuccio, 34 anni, semicieca dalla nascita, quattordicesima di quindici figli di una famiglia poverissima, l’aspetto fisico di una reclusa in un campo di concentramento, madre di quattro bambine avute dall’uomo che ora sta mangiando gli gnocchi e che l’ha appena ammazzata a pugni, calci, morsi perché, dice, “Enzina era tosta-tosta”.
Questa è una storia terribile, accaduta adesso e qui, nel 2012, a pochi passi da Napoli, la capitale del sentimento …

Su Enzina c’è stato un accanimento mostruoso e non un semplice litigio. Le sono stati staccati a morsi i lembi delle orecchie. Le hanno morso la schiena in più punti. Spento cicche di sigarette sulla pelle e bruciato parte del volto. È stata colpita ripetutamente con calci e pugni su tutto il corpo. Non si sa quante ore è durata la notte di sevizie di ogni natura. Già, perché Enzina era “tosta-tosta”. E, infatti, per ucciderla le hanno sbattuto la testa con violenza contro la ringhiera del letto e sul pavimento. Ma non è bastato. E così le hanno messo anche una pezza in bocca mentre la strangolavano.
di Antonio Di Costanzo

 

 

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