Elizabeth Lassman ed Eleonora Salomi, 45 anni madre e 25 anni figlia. Uccise dallo stesso amante a tre anni di distanza

Francavilla Fontana (Brindisi)
6 novembre 2001 – Il corpo di Elizabeth, con indosso solo un paio di slip, viene ritrovato al bordo di una stradina isolata. La donna è stata strangolata e poi colpita alla testa. Deceduta, è stata denudata e stuprata. Il volto era stato reso irriconoscibile dall’assassino che aveva staccato pezzi di pelle.

7 gennaio 2004 – Eleonora, figlia di Elizabeth, muore per un colpo di pistola alla fronte. Francesco dice che si è suicidata senza che lui, che le sedeva affianco in macchina, avesse avuto il tempo di fermarla.

 

Francesco Alfonzetti, 44 anni, geometra. Sposato e padre, non faceva mistero di frequentare altre donne. Fra cui Elizabeth e, dopo o contemporaneamente, la figlia di lei, Eleonora. Uccise entrambe a distanza di tre anni. Condannato all’ergastolo.

 

 

 

 

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La Gazzetta del Mezzogiorno
Uccise la madre e “suicidò” la figlia…


Brindisi Report

Francesco Alfonzetti di Francavilla Fontana uccise Elisabeth Lassman, madre della sua fidanzata, per mettere le mani sull’eredità della vittima. Nei giorni scorsi è stato formalmente indagato anche per la morte della ragazza, Eleonora Salomi
La Cassazione conferma l’ergastolo per il primo omicidio del geometra-play La prima sezione penale della Corte di Cassazione scioglie i dubbi residui: fu il geometra francavillese Francesco Alfonzetti, 44 anni, a uccidere l’olandese Elisabeth Lasman, 45 anni, madre della giovanissima amante 25enne Eleonora Salomi. La sentenza di terzo grado condanna definitivamente l’imputato all’ergastolo, confermando la sentenza inflitta in primo grado dalla Corte d’assise di Brindisi nel 2007, avallata nel 2009 dalla Corte d’appello di Lecce. La condanna al fine pena mai arriva esattamente una settimana dopo la notifica dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del tribunale di Bari, sulla scorta della richiesta formulata dal pm Renato Nitti, a carico di Alfonzetti, oggi accusato di aver ucciso anche la giovane amante simulandone il suicidio.
A Francavilla dell’ombroso geometra accusato del duplice omicidio, tutti hanno un ricordo nitido. Viveva con la moglie e il figlio nel centro storico della città, e faceva sfoggio di amicizie femminili senza troppo riserbo. Ma la vanità e la passione, con l’omicidio delle due donne, sembrano c’entrare poco: secondo gli inquirenti Alfonzetti indossò i guanti da assassino per accaparrarsi la cospicua eredità lasciata dal padre della Lasman alla figlia, pari a 400 milioni di lire. Tesoretto per il quale il geometra ordì un piano diabolico, a partire dalla liaison stretta con entrambe le donne, delle quali diventò amante.
Il primo omicidio risale al novembre del 2001. All’alba del 6, in una località sciistica della Baviera, Garmisch Partenkirchen, viene ritrovato il cadavere della Lasman, con indosso soltanto un paio di slip scuri. Il corpo era stato abbandonato sul ciglio di una stradina isolata nei pressi della statale 23 Brennero-Augsburg. Il medico legale che esegue l’autopsia rivela che la donna è stata strangolata, colpita al capo, poi denudata e stuprata. L’assassino le aveva staccato dei pezzi di pelle dal volto, verosimilmente nell’intento di renderlo irriconoscibile. Gli abiti della vittima, intrisi di sangue e appallottolati in un sacchetto di plastica, vengono ritrovati a sessanta chilometri di distanza, in una piazzola di sosta a Mittenwall, al confine con l’Austria. E’ proprio grazie a quegli indumenti che, due anni dopo, gli investigatori d’Oltralpe risalgono all’identità del cadavere.
Siamo al novembre del 2003. Alcuni dei capi ritrovati portano in Italia: le scarpe Giada Gabrielli fabbricate ad Ancona, una giacca di pelle confezionata nel Vicentino, a Trissino. La giacca era stata acquistata con una carta di credito. Si fa avanti l’ex marito della Lasman, un ingegnere di Mestre. La giovane Eleonora Salomi viene interpellata dalla polizia giudiziaria bavarese, scoppia in lacrime, conferma che quegli indumenti sono di sua madre. Manca però l’assassino. La svolta arriva il 17 gennaio 2004. Una chiamata al 112 di Bari avverte i carabinieri che Eleonora Salomi si è suicidata. A chiamare è Francesco Alfonzetti, secondo il quale la donna si è sparata un colpo di pistola alla fronte senza che lui abbia avuto il tempo di fermarla.
I militari, sulla scorta delle indicazioni fornite dal presunto assassino, giungono sotto un cavalcavia della Bari-Bitritto. Il cadavere della donna è adagiato sul sedile anteriore, posto guida, esanime. Alfonzetti giace accanto a lei sconvolto e seminudo, malgrado il gelo invernale. Parla di un suicidio, c’è un biglietto che sarebbe stato lasciato dalla ragazza, in cui Eleonora chiede perdono per la morte della madre. Alfonsetti cerca di alimentare il depistaggio: dice che Eleonora non aveva mai perdonato a Elisabeth Lassman di essersi fatta bloccare 400 milioni di lire alla frontiera. Ma gli investigatori non abboccano: tra il 18 e il 20 gennaio il geometra di Francavilla Fontana viene fermato. Non uscirà mai più dal carcere.

Le nuove accuse contenute nell’ordinanza di custodia cautelare, per le quali è indagato dal 2009, sono state formulate sulla scorta di nuovi elementi acquisiti dai carabinieri della compagnia di Bari ma anche delle motivazioni della sentenza d’appello depositate due anni fa. Nei pressi della scena del finto suicidio, i militari trovarono una busta in plastica accuratamente occultata in un canale di scolo per le acque reflue, con i vestiti di Alfonzetti, ma anche uno scaldacollo indossato dalla vittima il giorno prima della morte. Ma c’era di più. Ventiquattro ore prima di togliersi la vita, Eleonora Salomi aveva acquistato in una agenzia viaggi di Modugno un biglietto aereo per Parigi. Strano proposito, per chi ha deciso di uccidersi.
Ma a incastrare Alfonzetti, demolendo l’alibi fornito per quella notte, le dichiarazioni rese a distanza di anni dai familiari. Secondo gli inquirenti il diabolico geometra aveva accuratamente predisposto ogni mossa, nell’intento di far credere che aveva trascorso la notte tra il 16 e il 17 gennaio nella sua abitazione e di aver incontrato la 25enne solo la mattina del 17. Il figlio ha raccontato che il padre gli aveva lasciato i cellulari, intimandogli di rispondere alle telefonate che avrebbe ricevuto nel corso della notte. Su un foglio, il padre-assassino scrisse con cura gli sms che il figlio avrebbe dovuto inviare. Ultimo tassello, composto sempre sulla scorta delle dichiarazioni di moglie e figlio, l’arma che secondo entrambi l’uomo possedeva: la donna e il ragazzo dicono di aver visto in casa un oggetto in una busta, probabilmente una pistola.
di Sonia Gioia

 

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