Chiara Brandonisio, 34 anni, operaia. Uccisa a sprangate da un amico virtuale

Carbonara (Bari), 8 luglio 2011
Lunghe chiacchierate in chat, ma niente di più. Poi Domenico era diventato insistente e Chiara aveva deciso di “troncare” quella “relazione virtuale”. Allora lui parte da Piacenza e arriva a Bari, la segue e la uccide a colpi di spranga.

 

 

 

Domenico Iania, 52 o 54 anni. Non l’aveva mai incontrata prima ma dice di averla uccisa perchè lei lo tradiva. Condannato a 30 anni di reclusione.

 

 

 

 

Titoli & Articoli

La Stampa
Killer dopo il “no” su Facebook: preso – Chiara Brandonisio, 33 anni, aveva conosciuto il killer su internet – Tutta l’Italia in auto per raggiungere la vittima:
non l’aveva mai vista, l’ha ammazzata a sprangate
La prima volta che Domenico Iania ha visto Chiara Brandonisio è stato giovedì scorso, quando l’ha aggredita fino ad ucciderla. L’assassino, 52 anni, originario della provincia di Catanzaro e residente a Morfasso, in Val d’Arda nel Piacentino, era arrivato a Bari per incontrare la donna, 33 anni, operaia in un’azienda per la trasformazione di mandorle.
Con lei aveva avuto fino a quel giorno una relazione virtuale. Appuntamenti su Facebook, lunghe conversazioni scritte in chat e altre dal vivo, ma a distanza, attraverso l’uso di una webcam. Mai, prima della mattina dell’omicidio, c’erano stati contatti ravvicinati tra i due.
Ed è stato quando Chiara ha deciso di troncare quella relazione virtuale che Domenico ha pensato raggiungerla in Puglia per incontrarla. E’ partito da Morfasso con la sua panda blu che poi ha abbandonato poco lontano dal luogo del delitto.
Ha raggiunto Chiara poco dopo l’alba mentre la ragazza andava in bicicletta al lavoro. Una breve e probabilmente animata discussione. Poi la testa della ragazza martoriata a sprangate. Alcune ore di coma e la morte certificata dai medici dell’ospedale «Di Venere».
Subito dopo aver lasciato la spranga accanto al corpo agonizzante di Chiara, Domenico ha iniziato la sua fuga. Le prime fasi sono state riprese dalla telecamera di un negozio di Carbonara, il quartiere dov’era avvenuta l’aggressione. Domenico Iania è passato pochi minuti dopo l’aggressione poi rivelatasi mortale sotto l’obiettivo che ha immortalato la sua fisionomia. Da Carbonara alla stazione di Bari e da lì in treno fino in Emilia Romagna.
Durante la sua fuga, Domenico Iania ha appreso della morte di Chiara Brandonisio. E’ successo domenica mattina quando i giornali hanno pubblicato la notizia che la ragazza barese – separata dal 2004 e residente a Carbonara insieme a sua nonna – non era sopravvissuta alle gravi ferite. Domenico Iania ha continuato a rendersi irreperibile. Dal treno all’autostop fino a Fiorenzuola in Val d’Arda.
Giunto qui, l’uomo ha raggiunto Lugagnano grazie ad un passaggio in auto chiesto ad un cittadino straniero. Per continuare la sua fuga, Domenico Iania aveva bisogno di soldi. E ne ha chiesti ad amici e conoscenti di Morfasso mentre la polizia teneva d’occhio la sua abitazione sperando che l’uomo potesse tornarci.
Domenico Iania prima di crollare, ha dormito ovunque: in fienili, in casolari abbandonati. Poi la resa. L’uomo ha raggiunto l’abitazione di un conoscente a Morfasso e gli ha chiesto di chiamare la polizia per costituirsi. Ora agli inquirenti il compito di ricostruire la tragica fine di quella relazione virtuale. Le indagini muovono da alcuni punti fermi. Circa dieci anni fa Domenico Iania è stato accusato di tentato omicidio nei confronti della sua ex compagna.
Alcune settimane fa, Chiara Brandonisio aveva presentato alla polizia una denuncia per stalking. Non si conosce l’identità della persona verso la quale era stata mossa l’accusa, ma gli inquirenti hanno un’altra traccia da seguire. Di quella ragazza nessuno sapeva molto. A Carbonara la conoscevano in pochi e, dopo la separazione di sei anni fa, Chiara si è fatta vedere sempre meno in giro. Riservata, forse delusa dal suo matrimonio fallito, Chiara potrebbe aver cercato sulle chat nuove occasioni di incontro e di relazioni. Ma con Internet ha conosciuto il suo assassino.
di Carmine Festa

Il Piacenza
«Chiara Brandonisio è stata uccisa da un uomo in preda ad una “sorta di esaltazione violenta”». Lo scrive il gup del Tribunale di Bari, Michele Parisi, nelle motivazioni della sentenza di condanna a 30 anni di carcere per Domenico Iania, il piacentino di 53 anni accusato dell’omicidio volontario premeditato della donna di Ceglie del Campo, ammazzata a colpi di spranga la mattina dell’8 luglio 2010.
Ricostruendo in 19 pagine il viaggio del killer dalla sua casa di Morfasso, nel Piacentino, fino in Puglia, il giudice ha spiegato perché ha ritenuto di riconoscere l’aggravante della premeditazione. Iania e la donna, che aveva 34 anni, avevano avuto per circa cinque mesi una relazione virtuale su internet primata tramite Facebook, poi su Messenger: Chiara però aveva poi ‘lasciato’ Domenico che in quei mesi di ‘relazione’ non aveva mai incontrato di persona e l’uomo aveva minacciato di suicidarsi. “E’ illogico ipotizzare – si legge nelle motivazioni – che lo scopo della sua venuta in Puglia fosse quello di riallacciare un rapporto sentimentale se egli si era presentato al cospetto della donna desiderata non già con un dono o dei fiori, ma brandendo una spranga di ferro di oltre novanta centimetri”. Per il gup l’uso di quell’arma “risulta nitida espressione della lucida volontà di infliggere una sofferenza indiscutibilmente esorbitante rispetto a quella necessaria e sufficiente a cagionare la morte”.
“L’azione dello Iania – scrive ancora il giudice motivando l’altra aggravante riconosciuta, quella della crudeltà – risulta inoppugnabilmente sintomatica della volontà non già di uccidere solamente, ma di sfigurare la persona che aveva offeso l’immagine che egli aveva di se stesso”, “con un’azione efferata, rivelatrice di un’ indole malvagia e priva del più elementare senso di umana pietà”. Secondo la ricostruzione dell’accusa, pienamente condivisa dal gup, dopo 5 mesi di una relazione virtuale in chat, prima su facebook poi su msn, Chiara Brandonisio aveva lasciato Domenico Iania, che in chat si chiamava “Daniele”. Iania, residente a Morfasso, un paesino in provincia di Piacenza, avrebbe quindi minacciato di suicidarsi in diretta in webcam. Poi il piano criminale.
Gli investigatori hanno ricostruito il percorso dell’assassino dalla sua casa nel Piacentino fino alla scena del crimine. Nella notte tra il 6 e il 7 luglio si sarebbe messo in viaggio sull’autostrada adriatica. Giunto a Ceglie all’alba, avrebbe utilizzato le 24 ore successive per studiare i movimenti della vittima. Dopo averla trovata, l’avrebbe osservata, pedinata e infine aspettata sulla strada che Chiara percorreva ogni mattina in bicicletta per andare a lavorare. Lì l’avrebbe colpita alla testa ripetutamente con una spranga di ferro verde, fracassandole il cranio e uccidendola.
Poi avrebbe abbandonato l’auto al limite di un precipizio ritornando nel Piacentino in treno e in autostop. E’ stato arrestato a 5 giorni dal delitto, il 13 luglio, a Piacenza, dove è attualmente detenuto. Iania aveva precedenti specifici per il tentato omicidio dell’ex moglie nel 1993. Su richiesta della difesa era stata disposta anche una perizia psichiatrica che ha stabilito che al momento del delitto Iania era capace di intendere e volere.

 

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