Antonietta Paparo, 36 anni, mamma. Uccisa a coltellate dal marito

San  Sebastiano al Vesuvio, 11 novembre 2012
Lei aveva un tumore ed era depressa, lo dicono anche altri familiari, e implorava il marito di ucciderla e dare il bambino di 7 anni in adozione. Allora lui, non per accontentarla – sia mai –  ma perchè era esasperato, ha preso un coltellino e con soli 4 colpi nonostante la lama così piccola è riuscito ad ucciderla, anche se lei forse ci aveva ripensato e tentava disperatamente di scappare dalla macchina.

 

 

Pasquale Iamone, 38 anni. Tutti i vestiti macchiati.

 

 

 

 

 

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“Antonietta era caduta in depressione e mi chiedeva continuamente di ucciderla e di far adottare il bambino. Abbiamo parlato di questo poche ore fa in auto. Ero esasperato dalla situazione, ho perso il controllo e l’ho uccisa” … Secondo quanto ha rivelato, negli ultimi mesi  alla 36enne era stato diagnosticato un tumore. Diagnosi che avrebbe fatto cadere la donna in un profondo stato di depressione: la circostanza sarebbe stata confermata agli investigatori anche da altri familiari … Mentre andavano a riprendere il bimbo ci sarebbe stata l’ennesima litigata. Allora Iamone avrebbe parcheggiato (…) e tentato di calmare la giovane moglie. A questo punto il racconto dell’uomo si fa agghiacciante: Antonella Paparo gli avrebbe chiesto ancora una volta di ucciderla e lui, non per accontentarla ma perché esasperato, l’avrebbe colpita davvero, quattro volte al petto, con un coltellino multiuso che aveva in auto …

Vip
L’omicidio si è consumato all’interno dell’auto. La donna ha anche tentato di aprire lo sportello del lato guida per fuggire, ma inutilmente. Lo stiletto utilizzato dal marito è stato rinvenuto dagli agenti della Scientifica proprio nel luogo in cui era parcheggiata la vettura. Poche le tracce di sangue dal momento che gli abiti già invernali indossati dalla vittima sono riusciti ad assorbire il sangue provocato dalle coltellate.

 Il Mattino
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Italia Laica
Tenere il conto delle morte per questioni di famiglia, per amore criminale, è la nuova manipolazione del femminicidio, la banalizzazione del pensarci dopo e di trovare le parole scimmiottando il dolore e le espressioni di ognuna e tutte coloro che sanno che non basta dire basta.
Antonietta sta per diventare “statistica”, perdendo la qualità della sua testimonianza di ribellione al comando o chissà che altro abbia impaurito e spiazzato una famiglia, un uomo, una comunità.
Antonietta ci mancherà, gli altri se ne sono già fatti una ragione.
Il nuovo metodo dell’occultamento culturale è quello della ripetizione fino alla nausea di un temine, femminicidio, violentato e ridotto a fatalità, è quello della rimozione di tutto quello che c’è prima e dopo un’uccisione.
Le denunce ma poi le conciliazioni, lo stanziamento dei fondi ma il loro uso intempestivo ed improprio, la ritualità istituzionalizzata di un dolore non sempre genuino, la concessione delle attenuanti nei tribunali, le lunghe molestie sopportate in una vita vissuta a metà “perchè disobbedire è pericoloso” questo è femminicidio.
Femminicidio è solo nella parte finale una soppressione: noi Antonietta, lo sappiamo ora, l’avevamo già persa. Antonietta ha incontrato la morte mentre le tremavano i polsi, confusa tra il desiderio di salvarsi e la certezza che nessuno avrebbe creduto la famiglia capace di ucciderla. ” Anche la televisione lo dice”. Al sud le donne muoiono di meno perchè la famiglia le protegge. Ma protegge anche i loro assassini. E protegge le statistiche dall’impatto con un’altra morte inflitta in modo “più intelligente”, dissimulandone le cause, i moventi e le armi. La prima arma, lo stupro è già la morte del futuro, l’opzione proprietaria, nella quale prima del reato ci sono le forche caudine del dove si era, che si faceva, e soprattutto del quanto sei onesta, buona, illibata. Se sei cresciuta nella camorra, femminicidio è già il ricatto tra l’essere camorrista o morire meritando di morire, se sei di buona famiglia femminicidio è l’obbligo di onorare la normalità.
Le vittime sono buone o cattive, belle o brutte, puttane o vergini  ma muoiono perchè sono donne.
Almeno qualcuna ometta nella cronaca di enumerare le bellezze e le virtù della vittima, e guardi a quanto sia servita la sua morte, il suo annullamento sociale, la sua fuga ad un sistema che non è affatto debole, è anzi sempre più forte e sfacciato nel ricacciare le donne nel serbatoio modiale delle risorse a disposizione.
Almeno qualcuna dica che che con Antonietta è finita un’ altra piccola rivoluzione.
A San Sebastiano al Vesuvio l’11 novembre 2012.
di Stefania Cantatore

Un commento
LF: Io conoscevo molto bene Anto e il suo unico errore è stato quello di voler aiutare il marito, voleva aiutarlo a capire ed accettare che lei non voleva più stare con lui. Semplicemente voleva continuare la sua vita senza il marito ma con il figlio…. Perchè LE BELVE si arrogano il diritto di toglierti la vita?? Farò in modo che il suo nome non venga infangato mai e che non si raccontino buglie!!

 

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