Antonia Maria (Mariuccia) Sangiovanni, 53 anni, badante, mamma. Investita con l’auto e poi massacrata con trenta coltellate dall’ex

mariucciaCrema, 21 giugno  2008
Mariuccia era una persona mite con la passione per il gioco, e proprio ad un tavolo verde aveva incontrato Vito, con cui aveva avuto una relazione. Poi aveva però deciso di troncare il rapporto, lui la attesa all’alba, mentre lei si recava al lavoro in bicicletta, l’ha dapprima investita con l’auto e poi l’ha inseguita e accoltellata.

 

 
Clipboard01Vito D’onghia, 55 anni, tassista abusivo.  Fuggito, è stato rintracciato grazie alla targa. Dice che Mariuccia aveva un altro, che gli doveva dei soldi e che avrebbe dovuto ucciderla due anni prima. Condannato a trent’anni, il suo legale dice che non era capace di intendere.

 

 

 

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Sembrava avere tutte le caratteristiche dell’omicidio passionale quanto accaduto stamattina a Crema, provincia di Cremona, ma oggi pomeriggio una possibile svolta. Antonia Maria Sangiovanni, detta Mariuccia, era una vedova 53enne che faceva la badante a un’anziana nel Bergamasco. Intorno alle 6.30 era uscita di casa in bicicletta per andare al lavoro quando improvvisamente un’auto l’ha investita. Mariuccia, benché ferita, avrebbe tentato di scappare, ma è stata subito raggiunta dall’uomo che l’ha colpita ripetutamente all’addome con un coltello. Secondo i testimoni l’assassino si è subito dato alla fuga a bordo di un’auto scura, lasciando la donna in mezzo alla strada in un lago di sangue, dove è deceduta intorno alle 7 di questa mattina …

TgCom 24
Erano passate circa 11 ore dal delitto. Alla vista dei carabinieri di Chiari, non ha opposto resistenza. D’Onghia non ha un lavoro fisso e si guadagna da vivere facendo il tassista abusivo a Milano. Ora è in stato di fermo nella caserma dei carabinieri di Chiari con l’accusa di omicidio volontario. Non si sa che cosa l’abbia spinto ad ammazzare la donna, descritta dai vicini di casa e dai figli come una persona mite, avvezza al lavoro duro e che come unico svago si concedeva una partita a carte in cortile con gli amici. E’ esclusa l’ ipotesi del delitto passionale perché sembra che tra i due, che peraltro si conoscevano bene, non ci fosse, almeno attualmente, una relazione sentimentale. Più probabile che il movente sia riconducibile ad una questione di denaro anche se gli inquirenti non hanno ancora spiegato che legame ci fosse o che interessi unissero la vittima e il suo assassino. I figli della donna non sapevano nemmeno che la loro madre e quell’uomo si conoscevano. Dopo la morte del marito, Antonia aveva avuto una lunga relazione con un agricoltore bergamasco, che però era finita da tempo.

L’Eco di Bergamo
Uccise badante di Brignano – Condannato a trent’anni
Partì in auto da Vigevano con un coltello e, dopo averla investita con la macchina, finì con trenta fendenti la donna che aveva amato, e che l’aveva lasciato. Accadde all’alba del 21 giugno 2008 a Crema. Mercoledì la Corte d’Assise di Cremona ha condannato Vito D’Onghia, 55 anni, pugliese d’origine e tassista abusivo, a 30 anni di reclusione per omicidio volontario aggravato dalla premeditazione di Antonia Sangiovanni, di 53 anni. Tutti la chiamavano «Mariuccia», era vedova con tre figli, aveva fatto la bidella a Treviglio e lavorava come badante nella Bergamasca, a Brignano Gera d’Adda, dove accudiva un’anziana ottantenne residente in via Colleoni.
Una perizia psichiatrica ha ritenuto l’uomo capace di intendere e di volere al momento del fatto. La sentenza è arrivata dopo cinque ore di camera di consiglio. I giudici hanno accolto la richiesta di condanna avanzata dal pubblico ministero Raffaele Pesiri. D’Onghia è stato processato con il rito abbreviato e ha potuto beneficiare dello sconto della pena, dall’ergastolo a 30 anni. Mariuccia e Vito si erano conosciuti nel 2004. L’uomo aveva come casa una roulotte in un campo alle porte di Vigevano (Pavia). Li univa la passione per il gioco d’azzardo e i casinò. Si erano conosciuti davanti a un tavolo verde e l’uomo vedeva in lei la sua ancora di salvezza.
Quando lei troncò il rapporto, all’inizio del 2008, lui non si rassegnò e iniziò a tormentarla fino al tragico epilogo. Il delitto si consumò a Crema, in via Martini, alle cinque e quaranta del mattino del 21 giugno 2008. Come ogni mattina, Mariuccia uscì di casa, inforcò la bicicletta e si diresse alla stazione ferroviaria di Crema, dove avrebbe dovuto prendere il treno per andare a Treviglio. Da lì, avrebbe poi raggiunto l’abitazione dell’ottantenne di Brignano, dove lavorava come badante da circa tre anni. Ad aspettarla fuori casa, però, c’era Vito D’Onghia, al volante della sua vecchia Saab.
Appena la vide, l’uomo ingranò la marcia e la raggiunse, cercando di iniziare una discussione. La donna però continuò a pedalare e così lui, al culmine della rabbia, la investì e la scaraventò a terra. Lei si rialzò e si mise a correre verso il cortile di casa, lui la inseguì, impugnando un lungo coltello. Sotto casa la raggiunse e la colpì con trenta fendenti. La donna morì in un lago di sangue, mentre D’Onghia scappò e fece perdere momentaneamente le tracce. Il presunto aggressore fu rintracciato dodici ore dopo in un casolare in località Montorfano, a Rovato (Brescia) e fu sottoposto a fermo per omicidio.
A spingerlo a uccidere sarebbe stato il sentirsi rifiutato da quella donna «che lui vedeva come la sua ancora di salvezza», spiega l’avvocato difensore, Giuseppe Giardina, del Foro di Lodi. Fra le ipotesi di movente era emerso anche un presunto debito di 700 euro che la donna avrebbe avuto con D’Onghia. «Il mio assistito – aggiunge il legale – è pentito per quello che ha fatto. Ad ogni modo, secondo noi non fu un delitto premeditato, ma un omicidio d’impeto: al momento del fatto – è la tesi difensiva, respinta dalla Corte d’Assise – il mio assistito non era capace di intendere e di volere. Perciò faremo ricorso in Appello».

Corriere della Sera
L’ agguato era premeditato, soldi e gelosia dietro il delitto – «L’ ho uccisa per un debito» Confessa l’ omicida di Crema
Ha confessato, quasi sollevato, Vito D’ Onghia, l’ uomo che sabato all’ alba ha ucciso Antonia Sangiovanni, 53 anni di Crema, con una trentina di coltellate. Al magistrato Claudia Moregola di Brescia ha detto che avrebbe dovuto ammazzare quella donna due anni fa, che lei non gli pagava un debito di 700 euro e, in più, che lo tradiva.
L’ assassino ha un passato segnato da arresti per rapina, tentato omicidio, violenza carnale e altro ancora e aveva incontrato la sua vittima nel 2003: per quattro anni sarebbe stato l’ amante della donna, ma quest’ ultima aveva una relazione con un facoltoso agricoltore di Brignano, al quale chiedeva di continuo soldi, forse per alimentare la passione per il gioco d’ azzardo, che sembra accomunasse i due amanti.
«Dovevo ucciderla due anni fa, adesso mi daranno trent’ anni», ha detto l’ assassino, rassegnato e quasi sollevato. Il magistrato è orientato a contestargli l’ accusa di omicidio premeditato: D’ Onghia sembra infatti che abbia preparato l’ agguato. La sera prima era partito dalla sua roulotte di Vigevano, aveva passato la notte in auto a Crema e aveva chiamato Antonia alle 5.30 di sabato per chiederle per l’ ennesima volta i soldi.
Perché tanta insistenza? D’ Onghia avrebbe saputo che di recente la donna aveva ricevuto dall’ agricoltore un nuovo prestito, 3.500 euro. Riteneva dunque che Antonia sarebbe stata in grado di saldare il vecchio debito di 700 euro. Non ricevendo una risposta adeguata, l’ assassino l’ aveva minacciata e spaventata al punto che Antonia, che era già quasi arrivata in stazione per prendere il treno per Treviglio, aveva girato la bici per far ritorno a casa e barricarsi dentro. Errore fatale perché proprio lì la aspettava il suo carnefice. Ieri Vito D’ Onghia è stato portato nel carcere di Brescia, dove entro domani riceverà la visita del giudice delle indagini preliminari. Intanto, questa mattina a Crema è prevista l’ autopsia sul cadavere di Antonia Sangiovanni.
di Ruggeri Pier Giorgio

 

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