Halina Renata Kaminska, 41 anni, impiegata, mamma. Uccisa a colpi d’ascia dal marito

Clipboard01Celano (L’Aquila), 25 agosto 2011
Qualche giorno prima erano intervenuti i carabinieri, chiamati dai vicini, per placare una lite violenta, una di quelle che erano sempre più frequenti tra Halina e suo marito Renato, ossessionato dalla gelosia. Ma stavolta non hanno fatto in tempo: Halina è morta quasi subito, colpita con un’ascia.

 

 

luiDino Stornelli, 42 anni, pavimentista. Suicida

 

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Celano L’uomo ha ucciso la moglie in casa con tre coltellate e poi ha deciso di impiccarsi
La gelosia assassina
La vittima: Halina Renata Kaminska, 41 anni, polacca Lui: Dino Stornelli, quarantaduenne. Lasciano un figlio Uccide la moglie e poi si toglie la vita.
Il dramma si è verificato a Celano, in via Sagittario, una traversa di via Aquila. Protagonista del tragico epilogo Dino Stornelli, 42 anni, pavimentista del posto.
All’origine della tragedia potrebbe esserci la possessività e la gelosia dell’uomo nei confronti della moglie, Halina Renata Kaminska, quarantunenne polacca, residente in Italia ormai da anni, impiegata in un internet point. Una forma di gelosia che si sarebbe acuita negli ultimi tempi e che avrebbe portato la coppia a frequenti litigi.
L’ultimo circa tre giorni prima del fatto di sangue, quando sono dovuti intervenire anche i carabinieri della Stazione di Celano.
Un episodio, comunque, circoscritto, considerato che non ha avuto seguito, non essendo stata presentata alcuna denuncia al riguardo. Poi, l’altra notte, il dramma.
Secondo una prima ricostruzione fatta dai carabinieri, Dino Stornelli attende il rientro della moglie a casa. Fuori, le manifestazioni legate alle feste patronali dei Santi Martiri, particolarmente sentite a Celano, sono ancora in corso. Appena la moglie rientra la aggredisce, le urla si odono fin fuori dalle mura domestiche.
La mano armata di Dino Stornelli affonda con un’arma da taglio tre fendenti, due alla gola, uno all’addome, sul corpo di Halina Renata Kaminska.
La donna tenta una fuga disperata, l’ultima. Fa appena in tempo a guadagnare l’uscio di casa per poi accasciarsi al suolo. Molto probabilmente il colpo all’addome è fatale, un organo importante potrebbe essere stato reciso, il particolare lo chiarirà il medico legale. Lo choc emorragico provocato è irreversibile. Vano ogni tipo di soccorso, la morte è quasi istantanea.
Scatta l’allarme, i primi ad accorrere sul posto sono i carabinieri della locale Stazione, ma parte del dramma è ormai compiuto. L’altra parte si concluderà da lì a poco. Dino Stornelli preso dalla disperazione corre in strada. L’anziano padre tenta invano di fermarlo. Il quarantaduenne percorre un tratto a piedi, sale in macchina in una folle corsa. Struscia le auto parcheggiate ai margini delle strade. Contattato al telefono dal nipote annuncia la volontà del gesto estremo.
Le operazioni di ricerca del pavimentista assumono un’ulteriore accelerazione ma lo spazio di tempo è troppo breve: Dino Stornelli pone fine ai suoi giorni, al suo dramma, impiccandosi nel cantiere di una casa in legno in costruzione in prossimità dello stadio.
La coppia lascia un figlio in età adolescenziale. Un dramma assurdo, secondo chi conosceva la coppia. Perché fino a qualche tempo fa l’affiatamento era tale che non avrebbe mai lasciato presagire un epilogo del genere.
di Silvio Volpe

 

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