Alessandra Biagi, 26 anni, parrucchiera, mamma. Uccisa dall’ex con una fucilata

Clipboard01Verciano (Lucca),  26 maggio 2010
Il prete gliel’aveva detto di non farsi vedere in giro, che per lui sarebbe stata una provocazione. Alessandra aveva paura e quella sera, rientrando in casa, aveva prima controllato che la Bmw di Dejan non fosse nei paraggi. Ma lui era nascosto dietro un cespuglio, con un fucile.

 

 

Clipboard02Dejan Ilic, 29 anni. Lasciato dalla compagna per i continui maltrattamenti, la minaccia per mesi, viene denunciato più volte. Addirittura viene denunciato da sua madre. Ma non c’è niente che serva. Dopo aver sparato ad Alessandra, si suicida.

Figli: 1 bambina, Gabriella, di 2 anni

 

 

Titoli & Articoli

 
Il Tirreno
«Mi sono armato, ora la uccido» Ha telefonato dalla Bosnia. La madre l’ha denunciato: invano
«Quello che mi avete fatto ve lo rendo. Sono in Bosnia e vado a prendere un’arma. Tanto la bimba la guardano i tuoi genitori». Sono le parole – un’esplicita minaccia di morte – con cui Dejan Ilic, 29 anni, aveva chiuso l’ultima telefonata alla sua ex compagna Alessandra Biagi, di 27, dopo che lei gli aveva chiesto di uscire per sempre dalla sua vita.
Una telefonata di pochi giorni fa che annunciava la tragedia. Non l’hanno potuta evitare neanche un padre – Andrea Biagi – che ha assistito impotente in giardino all’omicidio della figlia Alessandra e al suicidio del suo assassino, e neanche una madre – Gordana Ilic – che aveva rivelato quale fosse il piano che suo figlio Dejan le aveva raccontato per telefono: uccidere l’ex convivente Alessandra, madre della loro figlia di due anni, e togliersi la vita lui stesso.
Addirittura i due genitori, Andrea Biagi e Gordana Ilic, erano andati insieme dai carabinieri per riportare il contenuto della telefonata di Dejan alla madre.
Sono i contorni di una tragedia assurda, incomprensibile. Eppure è accaduta, in via Ponte Strada a Verciano, martedì poco prima della mezzanotte. Assurda perché tutti sapevano quale ossessione accecava la mente di Dejan Ilic, e quale rischio corresse Alessandra Biagi. Lo sapevano i familiari dei due giovani e lo sapevano gli abitanti di Verciano. Lo sapeva il parroco don Pietro Biagi. E lo sapevano anche le forze dell’ordine.
Dal gennaio 2009, dopo che Alessandra, stanca di maltrattamenti, aveva deciso di lasciare definitivamente Dejan e di tornare con la piccola Gabriella dai suoi genitori, la famiglia Biagi per tre volte aveva dovuto chiamare i carabinieri. Perché l’ex convivente della figlia tutte le volte che veniva a Verciano per vedere la bambina era sempre molto aggressivo con Alessandra. Anzi, era sempre più aggressivo. Ma quando i carabinieri arrivavano, nel frattempo lui si era allontanato.
Una volta i familiari di Alessandra avevano denunciato Ilic per danneggiamento ai carabinieri di Pieve di Compito: avevano trovato il vetro rotto di una finestra di casa dopo che il giovane bosniaco era stato visto aggirarsi nei paraggi.
E non si contavano le minacce che Dejan indirizzava all’ex compagna, le telefonate per terrorizzarla, a tutte le ore del giorno e della notte, tanto che lei aveva dovuto cambiare numero. Nei giorni scorsi, attraverso un parente avvocato, Alessandra si era decisa a denunciare l’ex compagno per stalking.
Ieri tutto il paese di Verciano era sotto choc. Il parroco don Pietro Biagi, il primo a vegliare i corpi dei due giovani ancora distesi nel giardino di casa Biagi, non nasconde che la situazione fosse pericolosa e che i genitori di Alessandra fossero molto preoccupati.
«Avevo detto loro di raccomandare alla figlia di non farsi vedere in giro, tantomeno a parlare con qualcuno. Per Ilic sarebbe stata una provocazione».
E anche Naima El Hakkouni, amica di Alessandra che lavora al bar trattoria La Piazzetta, proprio davanti al negozio di parrucchiera della madre della povera giovane, racconta che Alessandra era sconvolta. «L’ho vista per l’ultima volta ieri pomeriggio (l’altroieri, per chi legge, ndr). Non ce la faceva più a sopportare le minacce del suo ex compagno e aveva paura. Una volta lui glielo aveva anche detto: “Ti ammazzo”».
di Barbara Antoni

TgCom 24
Lucca, uccide la ex e poi si spara – Tragedia dopo relazione troncata
Ha aspettato nascosto in giardino che la ex compagna rincasasse e l’ha uccisa con una fucilata. Poi ha rivolto l’arma verso di sé e si è sparato in bocca.
E’ accaduto a Verciano, una frazione del Comune di Capannori (Lucca), nel giardino della villa dove la vittima abitava con la famiglia.
Lui è Ilik Dejan, 28 anni, bosniaco. La vittima è Alessandra Biagi, di 26 anni. Era stata lei a decidere di troncare la relazione. Indagano i carabinieri.
I due avevano avuto una relazione, dalla quale era nata una bimba che ora ha due anni, e avevano convissuto per diverso tempo. Ma quando la donna aveva deciso di lasciare il bosniaco, erano iniziati i problemi. Erano seguiti momenti difficili, con liti frequenti e anche episodi di violenza culminati con l’omicidio-suicidio.
A scoprire la tragedia – come riporta il quotidiano “Il Tirreno” – il padre della ragazza, che ha sentito i due litigare nel giardino: è uscito di casa, ma non ha fatto in tempo a intervenire. La figlia della coppia al momento dei fatti era in casa con i nonni.
Alessandra Biagi, secondo una prima ricostruzione degli inquirenti, aveva confidato alle amiche che temeva qualche gesto inconsulto del suo ex che spesso la seguiva e la pedinava. La sua ultima sera di vita, prima di entrare in giardino dove è stata uccisa, dopo un’uscita con la cugina, avrebbe controllato che intorno alla villa non ci fosse l’auto di Ilik Dejan. L’ex compagno infatti per tutto il pomeriggio pare fosse stato visto aggirarsi nella zona a bordo della sua Bmw nera.
Solo una volta accertatasi che del bosniaco non vi fosse traccia, la ragazza è scesa dall’auto ed ha aperto il cancelletto per rincasare. Ma lui è spuntato da un cespuglio armato con un fucile da guerra di provenienza tedesca calibro 7.62 (probabilmente un residuato bellico), con calcio e canna segati e numero di matricola limato. Poi ha esploso tre colpi contro la vittima di cui uno fatale al volto e con un altro in bocca si è tolto la vita.

Testimonianze

Il messaggio di Roberto
Grazie Alessandra per i sorrisi che ci hai regalato, e per averci insegnato che nella vita bisogna sempre sorridere. Dal tuo sorriso adesso è nato un accorato appello per dire basta alla violenza contro le donne.. Un coro che non smetterà mai di cantare…
tuo amico, Roberto

 

 

 

 

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