Agnese Schiopetti, 27 anni, cameriera, mamma da pochi mesi. Picchiata, strangolata con il guinzaglio del cane, soffocata con uno strofinaccio e gettata nel lago dal marito

CADAVERE DONNA NEL LAGO D'ISEO, AVANZA L'IPOTESI DI OMICIDIORodengo Saiano (Brescia), 24 maggio 2008
Lui aveva ripreso a drogarsi, aveva speso 800 euro per comprare la droga e si era pure licenziato dal ristorante dove lavorava come cuoco, e dove lei aveva smesso di fare la cameriera dopo la nascita del bambino. Era rientrato in casa visibilmente fatto, e lei se n’era accorta, lo ha rimproverato, lo ha minacciato di andarsene con il bambino. E lui le è salito addosso, l’ha menata, la strangolata con il guinzaglio del cane, le ha infilato un canovaccio in gola. Poi ha capito di non poterla più tenere e l’ha buttata nel lago.

 

 
logoDavide Sobacchi, 28 anni, cuoco disoccupato. La amava, non voleva ucciderla e prima di adagiarla tra le gelide acque le ha dato un ultimo bacio.

 

 

 

Figli: 1 bambino di 15 mesi

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Omicidio Agnese Schiopetti: il marito confessa. Ha avuto vita breve la ricerca del colpevole. Agnese Schiopetti, la donna di 27 anni il cui corpo è stato ritrovato nel lago d’Iseo, è stata uccisa dal marito Davide Sobacchi. L’uomo, fermato dai carabinieri nella notte con l’accusa di omicidio volontario, ha confessato.
Secondo gli inquirenti nella coppia non erano rari i litigi, l’ultimo dei quali dall’esito drammatico. Dai segni sul corpo della donna l’uomo l’avrebbe picchiata e poi strangolata. Una volta resosi conto dell’accaduto avrebbe prima gettato il corpo nel lago e poi si sarebbe recato a denunciarne la scomparsa per sviare i sospetti da sé.
Sono stati gli interrogatori di Davide Sobacchi a destare l’interesse degli investigatori. Senza logica. Contraddittori. Proprio le contraddizioni dell’uomo ed alcuni elementi oggettivi hanno spinto gli inquirenti ad insistere, e nella notte l’uomo è stato posto in stato di fermo il cuoco. Dopo una notte di interrogatorio fiume finalmente la confessione.
L’uxoricida ha confessato davanti al pm Claudia Moregola, che ha disposto l’autopsia della donna. Nel frattempo i carabinieri hanno posto sotto sequestro l’auto dell’uomo e la casa.

Corriere della Sera
Lavoravano assieme in un ristorante. Perquisito l’appartamento della coppia
Ragazza gettata nel lago, fermato il marito
Cameriera di 27 anni trovata con uno straccio in gola. È stata picchiata e strangolata
Strangolata, forse picchiata e poi gettata nel lago d’Iseo. E’ morta così, vittima di un delitto che ricorda la trama del film «La ragazza del lago», Agnese Schiopetti, 27 anni, mamma di un bimbo di 15 mesi.
Il corpo è stato recuperato ieri mattina. In tarda serata, dopo un lungo interrogatorio, il marito Davide Sobacchi, 28 anni, è stato fermato con l’accusa di omicidio. Lavora come cuoco in un ristorante della Franciacorta. Nello stesso locale era impiegata anche lei, fino a quando era rimasta a casa, un anno e mezzo fa, dopo la nascita del loro bambino.
Era stato lo stesso Sobacchi, in mattinata, a denunciare la scomparsa della moglie. «Mi sono svegliato e non l’ho trovata in casa. Ho pensato che forse poteva essere andata via», ha detto agli investigatori.
Sabato sera avevano litigato, e non era la prima volta.
Il corpo di Agnese è stato avvistato in acqua poco dopo da un passante che ha dato l’allarme. Era poco distante dalla riva, a un metro e mezzo di profondità, proprio davanti a un chioschetto che vende pesce fritto tra Sale Marasino e Marone, sulla sponda bresciana del lago.
Agnese aveva sul collo evidenti segni di strangolamento, in gola uno straccio rosso che le usciva dalla bocca. L’autopsia, disposta dal pm Claudia Moregola, potrà dire di più sulla morte della giovane donna: comunque, sembra probabile che sia stata uccisa durante la notte e buttata in acqua poco dopo.
La ragazza, alta e con i capelli corti, indossava pantaloni e maglietta. Il corpo è stato recuperato da alcuni sub della Protezione civile, arrivati in pochissimo tempo sul posto perché già in immersione: stavano lavorando alla pulizia del lago per la manifestazione «Fondali puliti». Da subito i sospetti più gravi erano stati rivolti al marito della giovane.
Gli inquirenti hanno ascoltato anche parenti e vicini di casa della vittima ma era proprio il racconto del cuoco a non essere abbastanza convincente: i carabinieri della scientifica hanno lavorato tutto il giorno nell’appartamento di Ospitaletto in cui la giovane coppia viveva da pochissimo.
Al setaccio casa, garage e auto dove sembra siano stati trovati diversi elementi utili per le indagini: tra le ipotesi anche quella che Agnese possa essere stata uccisa in un luogo chiuso, poi nascosta in una stanza poco distante e infine buttata nell’acqua del lago d’Iseo.
Nello spiazzo davanti al punto in cui la vittima è stata ripescata sono state trovate tracce di pneumatici compatibili con quelli della macchina del marito.
I vicini di casa raccontano di una coppia tranquilla, si erano trasferiti poco dopo le nozze, in settembre. Sembrava dimenticato il passato di lui in una comunità per problemi di tossicodipendenza. Lei era l’ultima di cinque figli. Qualcuno la vedeva spesso uscire con il passeggino, portava a spasso il suo bimbo di 15 mesi, accompagnata da un cagnolino.
di Maddalena Brunetti

Corriere della Sera
Davanti al gip il cuoco ha ricostruito la serata di sabato e la lite con la moglie
«L’ ultimo bacio, poi l’ ho spinta nel lago»
La confessione di Davide Sobacchi: non volevo uccidere Agnese
Un ultimo bacio, poi l’ ha affidata alle acque del lago. Così Davide Sobacchi ha dato l’ addio alla moglie Agnese, la ragazza di 27 anni trovata morta domenica mattina nel Sebino. L’ amava. Non voleva ucciderla.
Ma lei si era accorta che lui aveva ricominciato con la cocaina: troppi problemi sul lavoro, troppo stress e ci era ricascato.
Dal conto, già scarso, mancavano 800 euro, soldi che aveva speso per la droga. E lei non sopportava l’ idea di vederlo così: «Sei un bastardo. Mi hai rovinato la vita», gli ha urlato contro quando lui è rincasato quel sabato sera completamente fatto. «Me ne vado e il bambino non lo vedi mai più» gli gridava tra le lacrime. Ed è a queste parole che lui ha perso la testa. Sua moglie era girata, accasciata a terra per la disperazione quando Davide l’ ha aggredita. L’ ha afferrata per il collo e ha stretto. Lei ha cercato di difendersi disperatamente ma lui le è salito sopra a cavalcioni e ha continuato a stringere. «Era troppo tardi» non poteva più tornare indietro e l’ ha finita con un laccio.
Una vicina ha sentito le grida, un tonfo e poi dei gemiti, ma ha pensato fosse il solito televisore dal volume troppo alto. Davide è rimasto solo, Agnese lo guardava e non respirava più. L’ ha vegliata tutta la notte, l’ ha accarezzata e solo dopo l’ alba ha capito che non poteva più tenerla in casa.
Così ha caricato il corpo in auto, è arrivato tra Sale Marasino e Marone e, dopo un bacio d’ addio, l’ ha lasciato andare in acqua.
Un passante ha visto un ragazzo che trascinava una donna, ma ha pensato fosse una coppia che rientrava dalla discoteca e che forse aveva esagerato un po’ con l’ alcol.
Sobacchi è poi tornato a casa, ha dato la colazione a suo figlio ed è uscito con il passeggino. E’ andato dai carabinieri: «Mi sono svegliato e mia moglie non c’ era più. Credo sia andata via» ha detto nel denunciare la scomparsa di Agnese. Sulle prime ha negato di averla uccisa, ma dopo un lungo interrogatorio ha confessato. E ha raccontato come e perché Agnese era morta.
Un racconto che Davide Sobacchi ha ribadito ieri mattina in carcere, durante l’ interrogatorio davanti al gip e in presenza del suo avvocato Michele Passerella che ha intenzione di nominare un perito che valuti le condizioni psichiche del ragazzo.
«Per noi – ha spiegato l’ avvocato – si tratta di un delitto preterintenzionale. Resta da valutare quali fossero le condizioni mentali di Davide al momento del fatto». * * * La vicenda Notte di veglia dopo il delitto Ora per ora la tragedia sul lago La lite Sono le 22 di sabato scorso quando Davide Sobacchi, cuoco di 28 anni, rientra a casa. Sua moglie Agnese Schiopetti si accorge che lui ha ricominciato a drogarsi e i due iniziano a discutere. Una lite violenta al culmine della quale l’ uomo strangola la moglie. La veglia Davide resta in casa tutta la notte a vegliare il cadavere; solo attorno alle 8 del mattino decide di disfarsene. Lo carica nell’ auto e poi lo getta nelle acque del lago di Iseo. La scoperta Verso le 10.30 un passante vede il corpo in acqua dà l’ allarme. Agnese viene ripescata con indosso un paio di pantaloni chiari e una maglietta. In gola uno straccio rosso.
di Brunetti Maddalena

Ospitaletto.org
Condanna a 20 anni per l’assassino di Agnese Schiopetti
Aveva fatto di tutto per farlo smettere, perchè recidesse ogni rapporto con la cocaina, soprattutto ora che c’era di mezzo un figlio di pochi mesi. Quella maledetta droga, lo stava portando alla rovina e gli aveva fatto perdere posti in locali prestigiosi dall’Alto Adige a Milano.
Così quando la sera del 24 maggio, un sabato di un anno fa, Agnese Schiopetti si trovò davanti il marito nel loro appartamento di ospitaletto, con il volto e lo sguardo che «parlavano» nuovamente di cocaina, è scoppiato un litigio. Un faccia a faccia che sarebbe stato l’ultimo.
Davide Sobacchi, oggi 29enne, strangolò con il guinzaglio del cane la moglie e dopo aver vegliato il corpo tutta notte decise di gettarlo nelle acque del lago di Iseo dove fu scorto qualche ora dopo nello specchio d’acqua anrtistante Marone. Un ritrovamento dopo il quale Davide Sobacchi crollò ammettendo ogni responsabilità.
Ieri in tribunale, a Brescia, lo chef di origine milanese, è stato condannato a 20 anni di carcere, pena mitigata dal rito abbreviato che ha abbattuto di un terzo il massimo della pena: 30 anni di reclusione. Ai vent’anni Davide Sobacchi dovrà aggiungere i due anni e 8 mesi per il tentativo di occultare il corpo della donna con la complicità del lago d’Iseo.
Davide Sobacchi era accusato di omicidio volontario, aggravato dall’uso abituale di sostanze stupefacenti e di soppressione di cadavere. Alla lettura della sentenza da parte del giudice per l’udienza preliminare Ciro Iacomino l’imputato è rimasto impassibile. Non lo ha stupito quella condanna, peraltro abbondantemente prevista nel corso dell’udienza.
Evidentemente il suo legale, l’avvocato milanese Michele Passarella lo aveva preparato. Nessuna parola, nessuna reazione. Nemmeno incrociando lo sguardo del suocero, del papà di Agnese Schiopetti, che era arrivato da Rodengo Saiano per assistere alla lettura della sentenza, per capire l’epilogo di questa storia d’amore naufragata un giorno di maggio tra un appartamento di Ospitaletto e le acque limacciose del Sebino, lasciano dietro di sè, gli occhi vispi di un bambino di pochi mesi. Di un piccolo che non conoscerà mai la sua mamma e vedrà il padre nel freddo e austero parlatoio di un carcere.
Dal Bresciaoggi del 22.9.09

Corriere della Sera
Brescia Il delitto del lago, parla il padre della vittima
«Ha ucciso Agnese, non è degno di dare il nome al figlioletto»
Marito arrestato, l’ ombra della droga
DAL NOSTRO INVIATO RODENGO SAIANO (Brescia) – Quale terremoto abbia provocato la morte di Agnese Schiopetti, uccisa e gettata nel lago d’ Iseo dal marito Davide Sobacchi, lo raccontano le parole di Vincenzo, il papà di Agnese: «Il loro figlio resterà con noi. Lo cresceremo io e i miei figli. Anzi, voglio che gli venga tolto il cognome del padre, deve avere il nostro».
Adesso che Agnese è in obitorio e suo marito in carcere con l’ accusa di omicidio volontario emergono tutte le ombre di un rapporto che ai più pareva sereno. «Me lo sentivo – racconta adesso papà Vincenzo – che sarebbe successo qualcosa. Ho avuto un presentimento il giorno in cui i due decisero di trasferirsi a Ospitaletto dopo aver abitato per anni con noi qui a Rodengo».
Adesso i parenti della vittima descrivono quel giovane arrivato da Milano e con un passato un po’ tribolato come sempre scontento e chiuso. «Sembrava che a lui, che veniva da una famiglia benestante – racconta Elisabetta, la sorella di Agnese – pesasse essersi trasferito qui in campagna e che non vedesse l’ ora di andarsene. Gli piaceva vivere bene e voleva che fosse così per Agnese: sapesse che fior di collana le aveva regalato per il matrimonio…»
Agnese, specie da quando era diventata mamma quindici mesi fa, era il ritratto della felicità. Però anche su quell’ immagine ora compaiono delle crepe. «Non mi ero mai accorto di nulla – dice ancora papà Vincenzo – ma pare che mio figlio Giuliano avesse saputo che lui trattava male Agnese, che aveva anche alzato le mani su di lei. E l’ aveva affrontato a quattr’ occhi: “Guai a te se fai del male a mia sorella” gli aveva detto».
Del resto, nella casa di famiglia di Rodengo, tutti avevano un’ attenzione particolare per Agnese, la più piccola, la più sfortunata, quella che aveva perso la mamma quando aveva appena due anni. E adesso, il medesimo destino tocca a suo figlio.
Per la giovane la vita sembrava aver svoltato quando aveva conosciuto Davide, suo collega cuoco tra i fornelli del ristorante «il Giardino» di Paderno Franciacorta.
«Lei per noi era come una figlia – raccontano i titolari del locale – e quando aveva dato le dimissioni, dopo la nascita del bimbo, veniva sempre a salutarci. È stata qui anche venerdì. Lui ce lo aveva raccomandato invece un sacerdote di Sesto San Giovanni, nostro cliente. Ci avevano detto che aveva passato qualche periodo della sua vita in comunità e che aveva bisogno di una mano. Gliela avevamo data e per quanto ci riguarda non avevamo mai avuto nulla da ridire».
E invece qualche ombra era ricomparsa nella vita di Davide. Prima di tutto, senza spiegazioni e contro ogni logica, una settimana fa si era licenziato dal ristorante, nonostante la famiglia campasse solo del suo stipendio. Ora gli inquirenti vociferano che fosse ricascato nel giro della droga e che Agnese l’ avesse scoperto. Proprio questo sarebbe all’ origine del litigio di sabato pomeriggio, culminato con l’ aggressione e il soffocamento della donna, poi ritrovata nel lago d’ Iseo a Marone. Pare che qualche vicino, sabato sera, avesse udito la povere Agnese invocare aiuto, poi il silenzio. Per sempre. Il licenziamento *** Solo una settimana fa Davide si era licenziato senza ragione dal ristorante in cui lavorava come cuoco, nonostante la famiglia campasse del suo stipendio
di Del Frate Claudio

Brescia Oggi
«La pena? Fa più male l’indifferenza»
IL DELITTO DI OSPITALETTO. Il giorno dopo la sentenza di condanna a 20 anni di Davide Sobacchi per l’omicidio della moglie, a Rodengo parla Vincenzo Schiopetti
Il padre della vittima pensa anche al figlio della coppia: «Agnese avrebbe voluto che vivesse qui, ridatecelo»
Nessun tribunale con una sentenza potrà mai restituire affetti violati: così la condanna a vent’anni di Davide Sobacchi, per l’uccisione della moglie Agnese, non fa eccezione, se mai accentua il dramma.
«Non ci sono condanne che possano restituirmi mia figlia – dice rassegnato Vincenzo Schiopetti, nella sua casa a Rodengo -, ma se è già difficile accettare l’uccisione di una figlia, è ancora più difficile accettare l’indifferenza di chi l’ha uccisa».
Il padre di Agnese, lunedì non è andato a Brescia a Palazzo di giustizia per l’ultimo atto del processo contro il genero Davide Sobacchi che, nel maggio del 2008, uccise la figlia nell’appartamento di Ospitaletto, davanti alla camera del piccolo Andrea, il figlio di pochi mesi.
«L’avvocato – racconta il padre con gli occhi lucidi – mi ha chiesto di non andare in tribunale lunedì: l’ho ascoltato e penso sia meglio averlo fatto. Perdere Agnese è stato un dolore forte: era la mia ultima figlia, era il ricordo vivente di mia moglie Lina, che morì poco dopo la sua nascita. Perderla per sempre e in quel modo, uccisa dall’uomo che lei amava tanto da sposarlo senza ascoltare chi, come me, la invitava a lasciarlo, è ancora più doloroso». Fondatore 36 anni fa del gruppo dei volontari delle ambulanze, Vincenzo Schiopetti il dolore lo porta dentro: non grida, ritorna con amarezza al ricordo di quanti più volte avevano sconsigliato alla figlia di sposare Sobacchi, rampollo di una ricca famiglia, cuoco cresciuto in scuole di élite, con il vizio della cocaina, droga dei ricchi, fino a pochi anni fa.
«Lui era innamorato della droga più che di Agnese – osserva amaro il padre Vincenzo -: aveva rifiutato di entrare in comunità dicendo che ne sarebbe uscito da solo: lei gli ha creduto…».
Una fede che le è stata fatale. «L’avvocato mi aveva preparato – spiega il papà di Agnese -: mi aveva detto che lo avrebbero condannato a vent’anni, ma non ha saputo dirmi se starà in carcere davvero per venti anni, anche se a me sembrano pochi per chi senza motivo ti uccide la figlia, la butta nel lago e se ne va in caserma a denunciarne la scomparsa per tentare di coprire quel delitto. La droga non è una scusa sufficiente, l’assenza di pentimento dice che per lui Agnese non contava nulla».
A bruciare nella ferita mai rimarginata di quell’addio violento anche questi mesi in cui la famiglia Sobacchi sembra sparita nel nulla. «A farmi più male – conferma – è anche l’indifferenza dei suoi genitori, che lo hanno educato e cresciuto. In tutti questi mesi non si sono fatti sentire neppure per telefono: non una parola per me e per i miei figli». E il cruccio maggiore per Vincenzo ora si chiama Andrea, il figlio di Agnese nato pochi mesi prima del delitto. Quale sarà il suo futuro?
«Andrea è a Milano – spiega -, affidato alla sorella del padre: lo posso vedere poche volte e questa è un’ingiustizia anche più grande: perché non viene affidato alla nostra famiglia? Sarebbe giusto e doveroso che vivesse con noi. Starebbe dove sua mamma avrebbe voluto farlo crescere, in un ambiente dove tutti gli hanno sempre voluto bene fin dal primo giorno, con gli zii, le zie e gli altri miei nipotini. Speriamo che la giustizia almeno con lui sia più attenta ai sentimenti, agli affetti e all’educazione, che alle arringhe degli avvocati». La sentenza che ha condannato Sobacchi a 20 anni, non ha detto nulla infatti sull’affidamento. «È giusto che i figli non paghino le colpe dei padri – conclude Schiopetti – ma i genitori non possono ignorare come hanno educato i figli, e quelli di Davide sembrano vogliano ignorarlo. Il padre dice di averlo cancellato dalla sua vita: se avessi saputo che uno dei miei figli avesse fatto qualcosa anche di assai meno grave non me ne sarei lavato le mani, mi sarei sentito responsabile».
di Giancarlo Chiari

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